1 novembre 2012 - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

Archive for novembre, 2012

29
Nov

INAIL – In Umbria infortuni sul lavoro ancora in calo, ma aumentano quelli mortali

Umbria

29 novembre 2012. Il nuovo Rapporto regionale Inail mostra una diminuzione del numero delle denunce presentate all'Istituto nel 2011 del 10,3%, decisamente più marcata rispetto al dato rilevato a livello nazionale, a conferma del trend al ribasso degli ultimi anni

PERUGIA - Prosegue anche nel 2011 la riduzione degli infortuni sul lavoro denunciati in Umbria, a un ritmo che però è nettamente superiore rispetto a quello registrato l'anno precedente. Gli incidenti denunciati all'Inail nella regione, infatti, sono stati 13.343 contro i 14.886 del 2010, pari a un calo del 10,3%, superiore rispetto allo stesso dato rilevato a livello nazionale (-6.6%). Al netto degli effetti negativi prodotti dalla crisi sui livelli occupazionali, si tratta di una tendenza al ribasso degli infortuni senza dubbio positiva, che continua ormai da qualche anno a questa parte.

Una giornata-evento per ricordare le quattro vittime della Umbria Olii. Il nuovo Rapporto regionale dell'Inail Umbria - presentato ieri a Perugia nell'ambito della giornata-evento organizzata insieme ai Comuni di Campello sul Clitunno e di Perugia in memoria delle quattro vittime dell'incidente avvenuto il 25 novembre di sei anni fa alla Umbria Olii - rileva però anche l'aumento dei casi mortali, che nel 2011 sono stati 18, due in più rispetto ai 16 del 2010, pari a un incremento percentuale del 12,5%.

"Bilancio in chiaroscuro". Per il direttore regionale dell'Inail, Tullio Gualtieri, quello tracciato dal Rapporto è "un bilancio infortunistico in chiaroscuro, che ci esorta a continuare nella strada intrapresa in questi anni e a potenziare ulteriormente gli sforzi fatti finora. Nel 2011 l'Istituto ha continuato a perseguire la propria mission, recentemente arricchita dalla funzione di ricerca, grazie all'incorporazione dell'Ispesl e dalla contestuale creazione del Polo salute e sicurezza, e lo ha fatto operando in sinergia con le parti sociali e le istituzioni impegnate nel welfare, nella convinzione che solo 'facendo squadra' e moltiplicando gli sforzi è possibile riuscire a ridurre il fenomeno degli infortuni sul lavoro".

Il 91% dei casi in occasione di lavoro. La stragrande maggioranza degli infortuni (12.147 casi, pari a circa il 91%) è accaduto in occasione di lavoro, ossia in ambiente di lavoro ordinario (fabbrica, cantiere, terreno agricolo) e durante la circolazione stradale (autotrasportatori, commessi viaggiatori, addetti alla manutenzione stradale). Il resto (1.196 casi) è avvenuto invece "in itinere", ossia nel tragitto casa-lavoro-casa.

Meno incidenti (ma un morto in più) anche tra gli stranieri. La tendenza è al ribasso anche per quel che concerne gli infortuni occorsi ai lavoratori stranieri. Nel 2011, infatti, ne sono stati denunciati 2.191 contro i 2.521 dell'anno precedente (-13,1%). Anche nel loro caso, però, è in controtendenza il dato relativo ai casi mortali, passati da quattro a cinque, a conferma del fatto che molto resta da fare, soprattutto per tutelare gli addetti dell'agricoltura. Tre dei cinque lavoratori di cittadinanza non italiana che hanno perso la vita in Umbria nel 2011, infatti, erano impiegati in questo settore.

L'emersione del fenomeno tecnopatico. A crescere sono anche le malattie professionali, passate dalle 1.336 denunciate nel 2010 alle 1.419 del 2011 (+6,2%). Nello specifico l'emersione del fenomeno è da accreditare a una pluralità di fattori, tra cui l'attività di sensibilizzazione e informazione svolta nei confronti dei datori di lavoro e dei lavoratori da parte dell'Inail, ma anche dei sindacati, delle associazioni di categoria, dei patronati e dei medici di famiglia. Senza dimenticare l'effetto determinato dall'entrata a regime delle nuove tabelle delle malattie professionali, in base al decreto ministeriale del 9 aprile 2008.

"Con il bando 2011 incentivi a 72 imprese per 3,6 milioni". "L'Istituto - ha spiegato Gualtieri - è sempre più vicino alle imprese, in particolare quelle piccole e medie, anche dal punto di vista economico. Con il bando 2011 degli incentivi Inail sono state infatti 72 le imprese umbre che hanno ottenuto finanziamenti per realizzare interventi volti a migliorare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, per un importo complessivo pari a 3,6 milioni di euro che va ad aggiungersi ai sette milioni di euro concessi a partire dal 2002 in relazione alle circa 400 domande pervenute dalle aziende".

Per saperne di più:

Rapporto regionale 2011

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29
Nov

INAIL – Irregolare l’87% delle aziende ispezionate nei primi 10 mesi dell’anno

Business intelligence

29 novembre 2012. Gli ultimi dati relativi ai controlli effettuati dall'Inail confermano l'efficacia del sistema di business intelligence, che consente di concentrare le verifiche sulle imprese e sui settori produttivi più a rischio attraverso l'incrocio delle banche dati. Tra gennaio e ottobre regolarizzati più di 40mila lavoratori e accertati premi evasi per quasi 50 milioni di euro

ROMA - I controlli effettuati dall'Inail nei primi 10 mesi di quest'anno hanno accertato irregolarità nell'87,12% delle aziende ispezionate. Sul totale di 17.929 imprese sottoposte a verifica da parte dei funzionari di vigilanza dell'Istituto tra gennaio e ottobre, infatti, in 15.620 sono stati individuati 40.707 lavoratori irregolari (il 66% uomini e il 33% donne), 6.402 dei quali totalmente in nero. Per ogni azienda sottoposta ai controlli sono stati regolarizzati, in media, 2,27 lavoratori (di cui 0,36 in nero), con un picco di 6,20 nel settore del trasporto e magazzinaggio. Sul fronte del recupero contributivo, sono stati inoltre accertati premi evasi per più di 48,5 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 42 milioni di euro provenienti dalle verifiche amministrative.

Instaurati più di duemila nuovi rapporti assicurativi. L'attività ispettiva ha riguardato, in particolare, il terziario, con 11.457 aziende ispezionate, di cui 3.859 nel settore dell'attività dei servizi di alloggio e ristorazione, e l'industria, con 4.426 aziende verificate, di cui 2.253 nelle costruzioni. Terziario e industria sono anche i due settori di attività in cui è stato riscontrato il maggior numero di lavoratori in nero: 3.568 nel terziario, pari a una media di 0,30 lavoratori in nero per azienda ispezionata, e 2.153 nell'industria, pari a una media di 0,48. Le imprese ispezionate comprendono anche 2.178 nuovi rapporti assicurativi relativi a ditte che erano sconosciute all'Inail e che sono state individuate attraverso l'incrocio delle banche dati dell'Istituto con quelle dell'Inps.

Una strategia efficace per la lotta al sommerso. L'alta percentuale di successo dell'attività di vigilanza dell'Inail, che in quasi nove casi su 10 riesce a individuare situazioni di irregolarità nelle aziende sottoposte ai controlli, è il frutto della strategia di business intelligence promossa negli ultimi anni a livello centrale e territoriale, che si concretizza, in particolare, nell'elaborazione di apposite liste di evidenza, attraverso un applicativo informatico che consente anche di effettuare monitoraggi puntuali sull'efficacia delle liste rilasciate.

Rotoli: "Lo scambio di informazioni obiettivo prioritario". "Questa strategia ci ha già consentito di raggiungere risultati significativi sul fronte del contrasto dei fenomeni del lavoro nero e dell'evasione ed elusione contributiva - sottolinea Ester Rotoli, direttore centrale Prevenzione e Rischi dell'Istituto - Il sistema si basa su un'attività di studio propedeutica volta a indirizzare la nostra attività ispettiva e amministrativa verso aziende, settori e categorie che presentano determinati indicatori di rischio, individuati attraverso analisi approfondite sui comportamenti delle imprese e incrociando i dati gestiti dall'Inail con quelli presenti nelle banche dati delle altre amministrazioni. La creazione di reti integrate per lo scambio di informazioni e dati utili ai fini della lotta all'evasione è, quindi, un obiettivo prioritario per l'Istituto".

L'informatizzazione come antidoto al blocco del turn over. L'informatizzazione di tutto il sistema di vigilanza, oltre a migliorare la qualità e l'efficacia dell'azione ispettiva, in un periodo di crisi come quello attuale rappresenta anche l'unico antidoto possibile al blocco del turn over, perché consente di ottimizzare l'utilizzo delle risorse umane impegnate sul fronte delle ispezioni. In presenza della progressiva riduzione del numero degli ispettori e dell'incremento dei compiti loro attribuiti dal legislatore, attraverso il potenziamento dell'attività di business intelligence l'Inail, infatti, punta a migliorare i risultati dei controlli effettuati nelle aziende sia in termini quantitativi che qualitativi.

Verduci: "Studi ad hoc per individuare chi presenta denunce incomplete". Ma quali sono i presupposti che consentono di individuare preventivamente le aziende potenzialmente irregolari? "Gli indicatori di rischio - spiega Grazia Verduci, dirigente dell'ufficio Vigilanza assicurativa - sono individuati attraverso analisi effettuate sui risultati ottenuti attraverso le ispezioni, sia in riferimento ai settori ad alto indice infortunistico, che sui contesti socio-ambientali desunti anche da studi e pubblicazioni statistiche. Per contrastare il fenomeno dell'evasione e dell'elusione dei premi assicurativi, vengono effettuati, inoltre, analisi e studi finalizzati a individuare le aziende che, attraverso l'inoltro di denunce incomplete, versano all'Inail premi inferiori rispetto a quelli dovuti". La connessa attività di verifica, quando non può essere svolta dal personale amministrativo attraverso la consultazione delle banche dati interne ed esterne disponibili, viene demandata al personale ispettivo che, per la cosiddetta "verifica del rischio assicurato", può avvalersi anche dei professionisti della Contarp, la Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione dell'Istituto.

"Un incentivo alla regolarizzazione spontanea". Attraverso gli accertamenti ispettivi per il contrasto del lavoro nero, spesso svolto in assenza delle misure minime di prevenzione e sicurezza, l'Inail mira anche a diffondere la cultura della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. "Il nostro auspicio - precisa Rotoli a questo proposito - è che dai controlli derivi anche un incremento delle denunce di assunzione obbligatoria per la regolarizzazione spontanea dei lavoratori in nero".

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29
Nov

INAIL – Avvocati Inail: l’ordinamento giuridico alla luce dell’information technology

legge

29 novembre 2012. Da lunedì a mercoledì prossimi, presso la sede centrale di piazzale Pastore, a Roma, si svolgerà il seminario nazionale "L'accelerazione del cambiamento". Al centro delle quattro sezioni in programma il cambiamento del diritto a seguito della diffusione della telematica e dei processi di riorganizzazione della Pa

ROMA - L'evoluzione dell'ordinamento giuridico alla luce della diffusione sempre più capillare delle nuove tecnologie: si intitola "L'accelerazione del cambiamento" il seminario nazionale degli avvocati dell'Inail in programma da lunedì a mercoledì prossimi presso l'auditorium della sede centrale dell'Istituto, a piazzale Pastore, a Roma. L'evento - organizzato dall'Avvocatura generale e col patrocinio del Consiglio nazionale forense - vedrà la presenza di importanti rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico e giuridico italiano. La partecipazione è aperta anche a professionisti esterni all'Ente.

"Il sovrapporsi di fattori di trasformazione particolarmente incisivi - come lo sviluppo dell'Information technology e i cambiamenti economici, produce un'accelerazione della riorganizzazione complessiva dell'assetto sociale, che si riflette anche sull'ordinamento giuridico - spiega l'avvocato generale dell'Inail, Luigi La Peccerella, che introdurrà il seminario insieme al presidente dell'Istituto, Massimo De Felice - Sono posti in discussione i criteri di riparto della competenza, intesa in senso sia soggettivo che oggettivo, le modalità, i mezzi e gli strumenti dell'agire, non soltanto per effetto della diffusione della telematica, ma anche in conseguenza della riorganizzazione della pubblica amministrazione che incide direttamente sull'apparato pubblico e si riflette sui soggetti che quotidianamente interagiscono con esso".

Numerosi i temi che verranno affrontati nelle quattro sessioni previste: dalla riforma del giudizio di appello alle modifiche nei processi amministrativo e tributario, dalle prospettive del processo telematico ai rapporti più generali fra nuove tecnologie e pubblica amministrazione. Ancora, Lorenzo Fantini, dirigente presso il ministero del Lavoro, analizzerà il tema del sistema integrato della prevenzione del Polo salute e sicurezza, mentre Marco Rossetti, magistrato della Corte di Cassazione, illustrerà l'azione di rivalsa dell'inail e il danno differenziale. A concludere i lavori sarà il direttore generale dell'Inail, Giuseppe Lucibello.

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28
Nov

INAIL – In Veneto nel 2011 meno infortuni sul lavoro e malattie professionali

Veneto

28 novembre 2012. La flessione del fenomeno infortunistico rilevata dal nuovo Rapporto regionale Inail, pari al 6,9%, è sostanzialmente in linea con il dato nazionale. In controtendenza, invece, il dato delle tecnopatie, in calo del 4,5% rispetto all’anno precedente. Stabile il numero dei casi mortali, ma aumenta in misura significativa la quota legata al “rischio strada”

VENEZIA MARGHERA – Gli infortuni sul lavoro denunciati in Veneto nel 2011 sono stati 81.217, il 6,9% in meno rispetto agli 87.258 casi del 2010. Nel triennio 2009-2011, gli infortuni totali denunciati a livello regionale sono diminuiti del 9%, l’1% in più rispetto alla diminuzione registrata nello stesso periodo a livello nazionale. Stabili, invece, i casi mortali, che sono stati 83 come nel 2010, ma si è ridotto il numero di quelli avvenuti in ambiente di lavoro ordinario.

Con l’Associazione Industriali una collaborazione pluriennale. A tracciare il quadro aggiornato del fenomeno infortunistico in Veneto è il nuovo Rapporto annuale Inail, presentato ieri dal direttore regionale dell’Istituto, Elda Ferrari, al Vega Park di Venezia Marghera, presso la sede provinciale di Unindustria. Una scelta non casuale quella della sede provinciale di Confindustria, utile per sottolineare e rafforzare la collaborazione pluriennale dell’Inail con l'Associazione degli Industriali del Veneto, che ha consentito l'introduzione in oltre 200 aziende del territorio di sistemi gestionali sulla sicurezza basati sulle linee guida "Lavoro Sicuro".

L’81% degli incidenti in ambiente di lavoro ordinario. Rispetto al totale nazionale, in Veneto avvengono l’11,2% degli infortuni in generale, l’11,9% di quelli in itinere e l’11,5% di quelli da circolazione stradale. I casi mortali sono pari invece al 9,7%. In particolare, sul totale di 81.217 infortuni denunciati nella regione nel corso del 2011, 71.396 sono avvenuti in occasione di lavoro: 65.638, pari a circa l’81% del totale, in ambiente di lavoro ordinario e 5.758 durante la circolazione stradale (-9,4% rispetto al 2010). Gli infortuni in itinere, avvenuti cioè durante il percorso casa-lavoro-casa, sono stati invece 9.821 (-1,9% rispetto ai 10.008 del 2010) ed equivalgono a circa il 12% del totale.

Sei morti su dieci in itinere o durante la circolazione stradale. Per quanto riguarda i casi mortali sono 33, pari a circa il 40%, quelli che si sono verificati in ambiente di lavoro ordinario, in calo del 28% rispetto ai 46 dell’anno precedente. Le altre 50 morti del 2011 sono dunque legate al “rischio strada”, suddivise in parti uguali tra infortuni mortali da circolazione stradale e infortuni mortali in itinere. Nel dettaglio, i 25 casi che hanno coinvolto lavoratori impegnati sulla strada (autotrasportatori, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale…) equivalgono a un incremento del 38,9% rispetto al 2010, mentre i 25 decessi avvenuti per incidenti in itinere sono stati sei in più rispetto ai 19 dell’anno precedente.

Casi in calo anche tra i lavoratori stranieri. La flessione degli infortuni dei lavoratori stranieri nel 2011 in Veneto è stata pari al 7,2%. Dai 18.480 casi del 2010, infatti, l’anno successivo il dato è sceso a 17.157. I paesi di origine prevalenti tra i lavoratori infortunati di cittadinanza non italiana sono la Romania (3.226 infortuni), il Marocco (2.532) e l’Albania (1.348). Con 18 casi, rispetto ai 13 del 2010, sono però in aumento gli incidenti mortali occorsi nella regione a lavoratori di cittadinanza non italiana.

Tra le patologie prevalgono quelle dell’apparato muscolo-scheletrico. In controtendenza rispetto al dato nazionale, in Veneto il numero delle malattie professionali denunciate è passato dalle 2.319 del 2010 alle 2.214 del 2011. La situazione, però, varia sensibilmente a seconda della gestione presa in considerazione. Le tecnopatie, infatti, sono in calo nell’industria e servizi (1.954 denunce nel 2011 rispetto alle 2.143 dell’anno precedente) e tra i dipendenti conto Stato (8 denunce rispetto a 23), mentre sono 99 in più in agricoltura (252 denunce rispetto alle 153 del 2010). Le patologie riconosciute riguardano in particolare l’apparato muscolo-scheletrico (45%), le ipoacusie da esposizione a rumore (30%), i disturbi dell’apparato respiratorio (10%), le patologie neoplastiche (9%) e quelle dermatologiche (5%).

Per saperne di più:

Rapporto regionale 2011

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28
Nov

Corruzione tra privati e Induzione indebita a dare o promettere utilità, approfondimento

Legge "Anticorruzione" n.190 del 6.11.2012 - Nuovi reati presupposto della Responsabilità Amministrativa D.Lgs. 231/01: "Corruzione tra privati" e "Induzione indebita a dare o promettere utilità" dello Studio Legale Associato Tosello & Partners Con la recente Legge n. 190 del 6.11.2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13.11.2012, il Legislatore italiano ha inteso adeguare la normativa
28
Nov

Corruzione tra privati e Induzione indebita a dare o promettere utilità, approfondimento

Legge "Anticorruzione" n.190 del 6.11.2012 - Nuovi reati presupposto della Responsabilità Amministrativa D.Lgs. 231/01: "Corruzione tra privati" e "Induzione indebita a dare o promettere utilità" dello Studio Legale Associato Tosello & Partners Con la recente Legge n. 190 del 6.11.2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13.11.2012, il Legislatore italiano ha inteso adeguare la normativa
Consulenza Sicurezza Veneto
28
Nov

Corruzione tra privati e Induzione indebita a dare o promettere utilità, approfondimento

Legge "Anticorruzione" n.190 del 6.11.2012 - Nuovi reati presupposto della Responsabilità Amministrativa D.Lgs. 231/01: "Corruzione tra privati" e "Induzione indebita a dare o promettere utilità"
dello Studio Legale Associato Tosello & Partners

Con la recente Legge n. 190 del 6.11.2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13.11.2012, il Legislatore italiano ha inteso adeguare la normativa nazionale ai dettami della Convenzione di Strasburgo del 27 gennaio 1999, ratificata con Legge n. 110 del 28.6.2012.

La L. 190/12 è titolata: “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”; interviene su un duplice fronte:

1) detta disposizioni per la prevenzione, individuando e regolamentando una “Autorità nazionale anticorruzione”, imponendo nuovi obblighi alle Pubbliche Amministrazioni, a valere anche per le società partecipate dalle stesse e per le loro controllate (limitatamente alle attività di pubblico interesse), apportando modifiche normative e delegando al Governo ulteriori interventi in materia (L. 190/12 art. 1 co. da 1 a 74);

2) interviene sul fronte della repressione, innovando la disciplina del codice penale quanto ai reati di concussione e corruzione, modificando l’art. 2635 c.c. in tema di corruzione tra privati ed introducendo nuovi reati presupposto della Responsabilità Amministrativa D.Lgs. 231/01 (L. 190/12 art. 1 co. 75 e ss.).

Per quanto qui interessa, ci soffermiamo su tale ultimo versante della normativa, per formulare delle considerazioni in merito ai passaggi di rilievo.


L’Ufficio studi della Suprema Corte di Cassazione nell’immediatezza si è già pronunciato con una relazione di asprissima critica al testo della nuova legge, e non a torto se si considera quanto segue.

Esaminiamo le modifiche al codice penale

L’art. 1 co. 75 L. 190/2012 interviene sul codice penale, principalmente:

- attraverso alcune modifiche di sostanza degli artt. 317 c.p. (concussione), 318 c.p. (corruzione cosiddetta impropria) e 322 c.p. (istigazione alla corruzione); 

- mediante introduzione di due nuove fattispecie delittuose agli artt. 319-quater c.p. (induzione indebita a dare o promettere utilità) e 346-bis (traffico di influenze illecite);

- con un generale aggravamento delle sanzioni penali.

In merito all’intervento normativo sul precedente reato di Concussione previsto dall’art. 317 c.p., si osserva che la condotta delittuosa originaria è stata in sostanza scissa in due diverse fattispecie criminose ora contenute all’art. 317 come novellato ed all’art. 319-quater.

Prima nel reato di concussione era punito “il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità”.

Oggi:

- è punito per il reato di concussione (art. 317 c.p.) il solo pubblico ufficiale (non più l’incaricato di pubblico servizio), solo quando costringe (non più quando induce) taluno a dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità;

- tanto il pubblico ufficiale quanto l’incaricato di pubblico servizio qualora inducano taluno a dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità, realizzeranno il diverso reato di “Induzione indebita a dare o promettere utilità” (art. 319 quater c.p.).

Il risultato, ricavabile dal dato letterale, appare il seguente: ora l’incaricato di pubblico servizio che costriga taluno alla dazione non è più perseguibile, non più a sensi art. 317 c.p. e neppure in base al nuovo art. 319-quater.

Esaminiamo le modifiche ai reati di Corruzione per un atto d’ufficio (art. 318 c.p.) e Istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.): 

si evidenzia come il legislatore si sia discostato, quanto alle finalità della dazione o promessa, 

- sia dalla precedente impostazione che così disponeva: “per compiere un atto del suo ufficio”, 

- sia da quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo che impone, agli artt. 2 e 3, di considerare reato la corruzione attiva e passiva in caso di promesse, offerte o dazioni fatte affinchè il pubblico ufficiale “compia o si astenga dal compiere un atto nell’esercizio delle sue funzioni”.

Oggi sono puniti ai sensi degli artt. 318 e 322 c.p.:

- il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che riceva indebitamente la dazione o la promessa (318 c.p.) o che solleciti la dazione o promessa (322 co. 3 c.p.) semplicisticamente “per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri” e 

- chiunque offra o prometta la dazione al pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (322 co. 1 c.p.) “per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri”.

E’ evidente che tale modifica non è solo terminologica, ma è sostanziale perchè slega la condotta delittuosa dal compimento di un atto

E’ invece utilizzata una formula più ampia, ma sicuramente dai contorni alquanto sfumati, che determinerà non pochi problemi interpretativi nell’applicazione della fattispecie normativa ai casi concreti.

Corruzione tra privati

L’art. 1 co. 76 L. 190/2012 modifica l’art. 2635 c.c. e introduce il reato di “corruzione tra privati”.

In realtà è una costruzione più nominale-concettuale di corruzione tra privati, che reale e sostanziale.

Infatti, anche sul punto appare chiaro che il legislatore si è discostato dal dettato della Convenzione di Strasburgo, rimanendo legato nella sostanza al precedente reato di “Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità” di cui al vecchio art. 2635 c.c.

La Convenzione di Strasburgo impone agli Stati firmatari, in base agli artt. 7 e 8, la punizione come reato della corruzione attiva e passiva nel settore privato, intesa in comportamenti di promessa, offerta o dazione, sollecito e ricezione di un vantaggio indebito, per sé o per terzi, in capo a persone che dirigano o lavorino in un ente privato, affinchè questi compiano o si astengano dal compiere un atto in violazione dei loro doveri.

Il legislatore italiano nella L. 190/2012 ha invece disposto che il reato si perfeziona solo quando il soggetto compie od omette in concreto atti in violazione dei propri obblighi e alla società derivi di fatto un nocumento.

Non si tratta dunque di vera corruzione tra soggetti privati, ma di un “reato societario”, essendo solo una violazione nei rapporti tra soggetto ed ente per cui opera.

Mentre la Convenzione di Strasburgo intende punire il comportamento di chi dia o prometta il vantaggio indebito e di chi riceva la dazione o promessa del vantaggio stesso al fine di compiere un atto contrario ai propri doveri, 

oggi nell’art. 2635 c.c., come novellato, il reato sussiste solo se chi riceve il vantaggio indebito viene meno ai propri obblighi verso la propria società e se causa un nocumento alla società stessa, altrimenti l’atto corruttivo non è perseguito.

Il reato così come previsto dal legislatore italiano non è perciò diretto a garantire un comportamento etico sul mercato e nella concorrenza.

L’unico segnale positivo in tale ultima direzione, a nostro avviso di scarso effetto pratico, si rinviene solo nella previsione di procedibilità d’ufficio qualora dal reato derivi una distorsione della concorrenza.

Osservazioni ed interrogativi s’impongono per la corruzione tra privati sul lato attivo del corruttore: la norma novellata prevede “Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo o secondo comma è punito…”

A quale fine deve essere data o promessa l’utilità perché si configuri il reato?

Serve che sia compiuto od omesso un atto da parte del corrotto, in violazione dei propri obblighi, perché il corruttore sia punito? 

Deve derivare in concreto un nocumento alla società del corrotto?

Nulla dice in merito l’infelice formulazione della norma, che dovrà perciò trovare un correttivo normativo o quantomeno giurisprudenziale.

E’ importante interpretare correttamente il significato strategico per le imprese che emerge dal testo normativo della L. 190/2012, art. 1 co. 77, in tema di estensione dei reati presupposto della Responsabilità Amministrativa.

L’art. 1 co. 77 L. 190/2012 introduce tra i reati presupposto della Responsabilità Amministrativa D.Lgs. 231/01:

- all’art. 25 D.Lgs. 231/01 il reato di "Induzione indebita a dare o promettere utilità" (art. 319-quater c.p.) 
- e alla nuova lettera s-bis dell'art. 25-ter il reato di "Corruzione tra privati", quanto alla sola condotta attiva del corruttore (art. 2635 co. 3 c.c.).

L’introduzione nel D.Lgs. 231/01 dell’art. 319 quater c.p., in realtà, nulla innova, in quanto la condotta ora prevista come reato presupposto era già contemplata dal vecchio art. 317 c.p. che già costituiva reato presupposto.

Vero nuovo reato presupposto è invece la “Corruzione tra privati” dal lato attivo del corruttore, prevista dall’art. 2635 co. 3 c.c., con le problematiche già sopra esaminate circa i confini esatti di tale condotta delittuosa.

Appare chiara la ragione per cui non è invece stato previsto l’inserimento tra i reati presupposto della corruzione passiva tra privati. La formulazione della norma da parte del legislatore italiano, in contrasto con la Convenzione di Strasburgo, richiede che il fatto determini un nocumento alla società del corrotto perché si perfezioni il reato.

Dunque, dalla condotta reato è escluso l’interesse o il vantaggio dell’ente che è invece danneggiato e, di converso, sussiste un interesse esclusivo del soggetto agente-corrotto (art. 5 co. 2 D.Lgs. 231/01).

Ancora una volta il legislatore è intervenuto con un’ennesima estensione dei reati presupposto, ormai innumerevoli, della Responsabilità Amministrativa di società ed enti.

Studio Legale Associato Tosello & Partners

P.le Stazione, 6 – Padova

28
Nov

INAIL – Thyssen: parte il processo d’appello. Ed è subito scontro

Thyssen

28 novembre 2012. Oggi al tribunale di Torino la prima udienza. La difesa ha contestato la presenza delle parti civili, pur avendo firmato l'accordo transattivo col gruppo, si sono comunque presentato in aula. L'azienda si è impegnata a fornire un documento che attesti l'irrevocabilità del risarcimento in caso di sentenza diversa da quella di primo grado

TORINO - Ha preso il via stamattina, nella maxi aula 6 del tribunale di Torino, il processo d'appello contro i sei imputati per la morte di sette operai nel rogo allo stabilimento della Thyssenkrupp, nel capoluogo piemontese, la notte del 6 dicembre 2007. Davanti alla corte presieduta dal giudice Gian Giacomo Sandrelli i tre pm che hanno sostenuto l'accusa in primo grado - Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso -, gli avvocati della difesa e quelli delle parti civili. La sentenza di primo grado ha visto la severa condanna degli imputati (oggi assenti dal palazzo di giustizia): a cominciare dai 16 anni e mezzo per omicidio volontario assegnati all'amministratore delegato, Harald Espenhahn.

Esposte, dai familiari presenti in aula, le foto delle vittime. Presenti in aula - oltre ad alcuni ex lavoratori della multinazionale dell'acciaio - anche i famigliari delle vittime, che hanno portato in segno di protesta le foto dei loro cari scomparsi. Il procedimento si è aperto con l'appello delle parti civili: dieci hanno ritirato la loro costituzione (tra queste, si segnala l'unico superstite al rogo, l'ex operaio e oggi parlamentare Antonio Boccuzzi). Ma è stata subito battaglia: l'avvocato della difesa, Ezio Audisio, ha sottolineato, infatti, la presenza di alcune parti che - malgrado l'accordo di risarcimento stipulato con stipulato Thyssen che prevede la rinuncia a ogni altra azione nei confronti dell'azienda - non hanno lasciato il processo.

La difesa garantisce: "Una transazione assolutamente tombale". Di altro avviso sono stati i legali degli interessati, che hanno vincolato tale rinuncia a un'assicurazione formale da parte di Thyssen riguardo la non revocabilità del versamento dei risarcimenti in caso di sentenza diversa da quella di primo grado. Audisio - riferendosi a "una transazione che riteniamo assolutamente tombale" - si è impegnato per l'udienza di venerdì prossimo a presentare una rinuncia scritta da parte di Thyssen nei confronti di tali indennizzi. I giudici si sono riservati di decidere. Probabilmente, una volta ricevuto il documento e risolta la questione, il processo proseguirà senza la quasi totalità delle parti civili (fatta l'eccezione di Medicina Democratica che non ha sottoscritto con Thyssen nessuna intesa). Al prossimo appuntamento in aula si svolgerà, inoltre, la relazione introduttiva del giudice a latere, Paola Perrone.

Parte civile: il ritiro dell'Inail dopo l'accordo nel 2008. Si ricorda che l'Inail già a fine luglio 2008 - a margine della seconda udienza preliminare del processo di primo grado - ha raggiunto un'intesa positiva col gruppo industriale e che ha, pertanto, ritirato la propria costituzione come parte civile. Si è trattato di una scelta "obbligata" a fronte dell'offerta da parte di Thyssen del risarcimento richiesto dall'Istituto. L'accordo venne salutato positivamente dal pm Guariniello e da lui definito "un obiettivo importante da conseguire, con un valore che va al di là di questo caso specifico". "Bisogna, infatti, che le aziende si rendano conto che è meglio spendere prima, per fare prevenzione - valutò il pm - piuttosto che dopo, per risarcire".

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28
Nov

INAIL – A Milano la sicurezza sul lavoro arriva dal basso

Il cantiere di Porta Nuova a Milano

27 novembre 2012. Il merito è del progetto realizzato da Gae Engineering e Avventura Urbana nel cantiere di Porta Nuova Garibaldi, dove in tre anni si sono verificati solo tre infortuni tra i suoi 500 operai di 27 nazionalità diverse, grazie a una gestione attiva della prevenzione che capovolge l'approccio prescrittivo e sanzionatorio a favore di quello partecipato

MILANO - "In cantiere ci sono persone che hanno delle capacità e delle idee e che non hanno la possibilità di esprimersi. Gli operai sanno cose che gli ingegneri non sanno". Così Alessio, pontista della MTN Ponteggi, impresa coinvolta nel progetto di Porta Nuova Garibaldi a Milano, ha commentato la sua partecipazione al concorso "La sicurezza ti premia", una delle tappe del progetto di sicurezza partecipata realizzato da Gae Engineering e Avventura Urbana.

Una soluzione semplice per un rischio reale e frequente. Insieme ad Alberto, Alessio ha proposto un supporto di bloccaggio della tenaglia, uno degli attrezzi di lavoro più diffusi in cantiere, agganciato alla cintura. Una soluzione selezionata nella categoria miglioramenti dei dispositivi di protezione individuale poco costosa e facile da realizzare per proteggersi da un rischio reale e frequente. Per Luigi, preposto dell'impresa Fecarbo, premiato per aver ideato un dispositivo di sicurezza per il lavoro sui solai, "il progetto di sicurezza partecipata ha fatto conoscere un metodo di lavoro nuovo e ha dimostrato che si può tenere alta la produttività del cantiere anche lavorando in sicurezza. Basta cercare la soluzione migliore".

L'esperienza replicata nel restauro del Museo Egizio di Torino. L'approccio di individuare soluzioni dal basso, in un cantiere ad alta visibilità che in tre anni ha registrato solo tre infortuni tra i 500 operai di 27 nazionalità diverse che ci lavorano, mostra che la sicurezza partecipata è vincente. Il progetto di sicurezza partecipata - nato da un'idea di Giuseppe Amaro, della Gae Engineering, azienda che si occupa di gestione della sicurezza, in particolare nei cantieri, in collaborazione con Avventura Urbana, società esperta in progettazione partecipata - è in fase di realizzazione anche nel cantiere di restauro del Museo Egizio di Torino, dove la Gae è impegnata direttamente.

Il lavoratore fulcro di tutte le attività di prevenzione. Il progetto è il primo esperimento di gestione attiva della sicurezza in Italia che capovolge l'approccio prescrittivo e sanzionatorio a favore di quello partecipato come metodo di miglioramento continuo della sicurezza. Indagine, ascolto e mediazione sono gli strumenti che nel cantiere hanno permesso di superare la distanza tra norme e comportamenti reali facendo del lavoratore il fulcro di tutte le attività legate alla sicurezza.

"Nella pratica quotidiana regole e prassi sono scollegate". Ed è proprio il lavoratore il punto comune delle buone prassi presentate durante la giornata dedicata ai partner della campagna 2012-2013 "Lavoriamo insieme per la prevenzione dei rischi", promossa dall'Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro (Eu-Osha). In occasione della giornata Amaro ha condiviso la sua esperienza di sicurezza partecipata e in quanto partner della campagna europea, incentrata sulla collaborazione tra lavoratori e datori di lavoro, ha ricordato che nella pratica quotidiana "regole e prassi sono scollegate", sottolineando la necessità di "attivare una funzione di intermediazione che li connetta", partendo dai comportamenti reali degli operai, dei capocantieri e dei datori di lavoro.

Dallo shadowing all'ascolto creativo. Il metodo utilizzato è quello dello shadowing, un particolare tipo di osservazione "partecipante" in cui l'esperto segue come un'ombra il lavoratore nel corso di tutta la sua giornata, osservando le attività svolte. Nella fase successiva di ascolto creativo, tecnici e operai, con l'aiuto di mediatori esperti, individuano insieme delle soluzioni per migliorare o semplificare alcune procedure di lavoro rendendole più sicure. In questo modo la condivisione dei diversi punti di vista, molto spesso impliciti, che convivono in un cantiere permette di superare i racconti e le risposte standard sulla sicurezza, dettati spesso dalla paura della sanzione.

Sette regole da ricordare. Interviste di approfondimento, focus group, confronti creativi, concorso di idee hanno contribuito a migliorare la percezione del rischio in cantiere, con una forte riduzione degli infortuni, a individuare sette regole "da ricordare", che sono state affisse con manifesti tradotti in tutte le lingue parlate in cantiere per migliorare le modalità di comunicazione e innalzare la percezione del rischio. L'ultima ricorda che "se c'è una regola per la sicurezza è perché qualcuno, prima di te, si è fatto male quando la regola non c'era".

Raccolti i contributi di tutti i soggetti coinvolti. Tra i risultati innovativi della sperimentazione come utile strumento di prevenzione è stato elaborato il piano di sicurezza e coordinamento partecipato, trasformando il piano di sicurezza e coordinamento in uno strumento di lavoro utile perché applicabile e comprensibile. Il piano, infatti, è stato arricchito dai contributi di tutti i soggetti coinvolti nella redazione e dai contributi di quelli che lo utilizzano. Rispetto al piano di sicurezza ordinario, quello partecipato si arricchisce di nuovi capitoli nei quali si individuano soluzioni per migliorare la sicurezza in una fase anticipata rispetto a quella di esecuzione dei lavori, definendo problemi e soluzioni con margini molto più ampi, difficilmente realizzabili quando i lavori sono già in fase avanzata.

Una funzione più operativa per il piano delle attività. Lo sforzo è stato quello di dare al piano di sicurezza partecipata una funzione più operativa, con l'aggiunta di un capitolo sulla programmazione delle attività di cantiere, dove per ogni fase di lavorazione è indicato un livello di rischio collegato alle singole attività previste. L'obiettivo è quello di favorire la consapevolezza delle imprese del fattore di rischio presente nelle scelte progettuali e di realizzazione dell'opera e di guidarle nella scelta di modalità di esecuzione in cui la sicurezza prevale su costi ed efficienza.

(Valeria Rey)

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27
Nov

INAIL – Vittime dell’amianto, 15mila i beneficiari del Fondo istituito presso l’Inail

Un medico analizza una lastra

23 novembre 2012. La tutela assicurativa garantita ai tecnopatici e ai loro superstiti al centro dell'intervento di Angela Goggiamani, della Sovrintendenza medica generale dell'Istituto, nella seconda giornata della Conferenza governativa sulle patologie asbesto-correlate in corso a Venezia

VENEZIA - Sono 15.300 i tecnopatici o i loro superstiti che ad oggi hanno beneficiato del Fondo per le vittime dell'amianto, istituito presso l'Inail con la Finanziaria del 2008 e finanziato per tre quarti dal bilancio dello Stato e per un quarto dalle imprese. La platea dei beneficiari è stata individuata dall'Istituto attraverso l'estrazione dei casi dalla propria banca dati, che comprende un numero più ampio di vittime dell'amianto, con una puntuale verifica a livello territoriale quando necessario. Lo ha spiegato oggi Angela Goggiamani, della Sovrintendenza medica generale dell'Inail, intervenendo a Venezia alla seconda giornata della Conferenza governativa sull'amianto, che prosegue fino a domani presso la sede della Fondazione Giorgio Cini, sull'isola di San Giorgio Maggiore.

A chi spetta la prestazione aggiuntiva. L'erogazione della prestazione aggiuntiva prevista dal Fondo riguarda, in particolare, i lavoratori titolari di una rendita diretta, anche unificata, ai quali sia stata riconosciuta dall'Inail una patologia asbesto-correlata per esposizione all'amianto o alla fibra "fiberfrax", la cui inabilità o menomazione abbia concorso al raggiungimento del grado minimo indennizzabile in rendita. Oppure i loro familiari, individuati ai sensi dell'articolo 85 del Testo Unico, titolari di rendita ai superstiti, nel caso in cui la patologia asbesto-correlata abbia avuto un ruolo nel determinare la morte dell'assicurato.

Nell'industria e nei servizi riconosciute 1.328 malattie nel 2011. Nel corso della sua presentazione, inserita nell'ambito della sessione di lavori dedicata alla sanità pubblica e alla ricerca epidemiologica, Goggiamani ha tracciato il quadro della tutela assicurativa garantita dall'Istituto. Nel 2011 le denunce presentate all'Inail per patologie da asbesto - asbestosi, neoplasie (mesoteliomi e carcinoma del polmone) e placche pleuriche - nel settore dell'industria e dei servizi sono state 2.219. Tra queste 1.328, pari al 59,8%, sono state riconosciute come malattie di origine professionale. Le denunce sono leggermente in calo rispetto alle 2.267 presentate nel 2010, che hanno portato al riconoscimento di 1.567 casi, con un tasso del 69,1% rispetto al totale.

L'andamento storico delle denunce. Nel settore dell'industria e dei servizi l'andamento storico delle denunce presentate mostra una crescita costante delle neoplasie da asbesto, passate da poche decine nel 1994 fino a sfiorare quota 1.200 nel 2009. Nello stesso arco temporale il numero delle asbestosi denunciate ha oscillato tra 500 e 900 casi all'anno, con la significativa eccezione del 1996, quando è stata superata quota 1.200. Nel caso delle placche pleuriche l'analisi, limitata al periodo 2003-2009, mostra invece un trend in calo: dalle oltre 600 denunce presentate nel 2003, infatti, si è passati ai circa 400 casi del 2009.

Tasso di riconoscimento vicino all'80% per placche, mesoteliomi e carcinomi. L'analisi relativa ai dati Inail del triennio 2005-2007 rivela tassi di riconoscimento di poco inferiori all'80 per cento delle denunce presentate per placche e ispessimenti pleurici (79,6%), mesoteliomi (79,5%) e carcinomi polmonari (77,2%), mentre nel caso dell'asbestosi la percentuale dei riconoscimenti si ferma al 53,6%.

L'emersione delle malattie perdute e sconosciute. Concludendo il suo intervento, Goggiamani ha sottolineato come il miglioramento della tutela prevenzionale e assicurativa del lavoratore possa essere garantito solo attraverso una puntuale mappatura del rischio e un'accurata analisi dei danni, che consentono l'emersione delle cosiddette malattie perdute e sconosciute che non vengono denunciate all'Inail. Questo risultato può essere ottenuto utilizzando e integrando banche dati e registri specifici, esaminando la letteratura scientifica più recente e anche con la partecipazione e il supporto tecnico alla Commissione scientifica per l'aggiornamento dell'elenco e delle tabelle delle malattie professionali (ex art.10 d. lgs. 38/2000).

Per saperne di più:

Schede dell'intervento di Angela Goggiamani
Dossier amianto aggiornato con i lavori della seconda Conferenza governativa di Venezia

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