1 gennaio 2013 - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

Archive for gennaio, 2013

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Modifiche al Codice Antimafia in tema di documentazione antimafia

Il D.Lgs. 15 Novembre 2012, n. 218, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 Dicembre 2012 ed in vigore dal 28 Dicembre 2012, ha introdotto significative modifiche al c.d. Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011) in tema di documentazione antimafia. Il documento che segue, a cura dell'avvocato Carlo Alberto Marchi* e della dottoressa Carolina Secolo*, illustra i principali articoli di riferimento
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Modifiche al Codice Antimafia in tema di documentazione antimafia

Il D.Lgs. 15 Novembre 2012, n. 218, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 Dicembre 2012 ed in vigore dal 28 Dicembre 2012, ha introdotto significative modifiche al c.d. Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011) in tema di documentazione antimafia. Il documento che segue, a cura dell'avvocato Carlo Alberto Marchi* e della dottoressa Carolina Secolo*, illustra i principali articoli di riferimento
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Modifiche al Codice Antimafia in tema di documentazione antimafia

Il D.Lgs. 15 Novembre 2012, n. 218, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 Dicembre 2012 ed in vigore dal 28 Dicembre 2012, ha introdotto significative modifiche al c.d. Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011) in tema di documentazione antimafia. Il documento che segue, a cura dell'avvocato Carlo Alberto Marchi* e della dottoressa Carolina Secolo*, illustra i principali articoli di riferimento del Codice Antimafia, con le relative modifiche apportate dal D.Lgs. 218/2012.Scarica il documento "Modifiche al Codice Antimafia (D.Lgs. 159/2011) in materia documentazione antimafia introdotte dal D.Lgs. 15 novembre 2012, n. 218". (*)Studio Associato Servizi Professionali Integrati Member Crowe Horwath International 20153 Milano – Via Caldera, 21 (tel. 02.409991) MODI Qualità, Ambiente, Sicurezza, Corsi di Formazione, Privacy e 231
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INAIL – Rogo all’Eureco di Paderno Dugnano, processo con rito abbreviato per il titolare

Il gup di Milano Antonella Bertoja ha accolto la richiesta di Giovanni Merlino, imputato per diversi reati, tra cui l'omicidio colposo plurimo, le lesioni colpose e l'incendio colposo. L'esplosione avvenuta il 4 novembre 2010 all'interno dell'azienda di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti ha provocato la morte di quattro operai MODI Qualità, Ambiente, Sicurezza, Corsi di Formazione, Privacy e 231
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INAIL – Rogo all’Eureco di Paderno Dugnano, processo con rito abbreviato per il titolare

Processo Eureco

16 gennaio 2013. Il gup di Milano Antonella Bertoja ha accolto la richiesta di Giovanni Merlino, imputato per diversi reati, tra cui l'omicidio colposo plurimo, le lesioni colpose e l'incendio colposo. L'esplosione avvenuta il 4 novembre 2010 all'interno dell'azienda di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti ha provocato la morte di quattro operai

MILANO - Nell'udienza di oggi al tribunale di Milano il gup Antonella Bertoja ha accolto la richiesta di rito abbreviato avanzata da Giovanni Merlino, amministratore unico dell'Eureco di Paderno Dugnano, l'azienda di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti dove il 4 novembre 2010 si verificò un'esplosione costata la vita a quattro operai: Harun Zeqiri, 44 anni, Sergio Scapolan, 63, Salvatore Catalano, 55, e Leonard Shepu, 38.

Per l'accusa violate le norme di sicurezza sul lavoro. A Merlino sono contestati i reati di omicidio colposo plurimo aggravato dal numero delle vittime e dalla violazione delle norme sulla sicurezza, lesioni colpose gravissime, incendio colposo, frode fiscale, stoccaggio, traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. In base a quanto ricostruito dal pm Piero Basilone, infatti, l'esplosione mortale sarebbe stata provocata dalle miscelazioni non autorizzate a cui il titolare sottoponeva i rifiuti pericolosi (setacci molecolari), che venivano manipolati dagli operai in violazione della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

La prossima udienza fissata il 25 marzo. Come stabilito dal gup, il procedimento a carico del titolare dell'Eureco, in cui l'Inail si è costituito parte civile, proseguirà il 25 marzo. In passato Merlino ha patteggiato una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per l'omicidio colposo di un altro operaio, morto nel 2005 a Sannazzaro De' Burgondi, in provincia di Pavia, a causa di un incendio scoppiato nello stabilimento della Cr, specializzata nello smaltimento dei rifiuti industriali.

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Gen

INAIL – Amianto: otto morti alla Grandi Motori. Indagati gli ex dirigenti

Secondo la Procura di Trieste i manager – nel corso di 29 anni, dal 1971 al 2000 – non avrebbero attuato misure per la bonifica della fibra dallo stabilimento né avvisato i dipendenti del pericolo, causando la manifestazione del mesotelioma pleurico. Adesso sono accusati di omicidio e cooperazione colposi MODI Qualità, Ambiente, Sicurezza, Corsi di Formazione, Privacy e 231
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Gen

INAIL – Amianto: otto morti alla Grandi Motori. Indagati gli ex dirigenti

il complesso industriale triestino

15 gennaio 2013. Secondo la Procura di Trieste i manager - nel corso di 29 anni, dal 1971 al 2000 - non avrebbero attuato misure per la bonifica della fibra dallo stabilimento né avvisato i dipendenti del pericolo, causando la manifestazione del mesotelioma pleurico. Adesso sono accusati di omicidio e cooperazione colposi

TRIESTE - La Procura della Repubblica ha concluso le indagini su otto decessi per mesotelioma pleurico di lavoratori della Grandi Motori Trieste. Secondo le prime informazioni trapelate, le notifiche sono andate a quattro ex dirigenti, indagati per omicidio colposo e cooperazione colposa. Le esposizioni a amianto vanno dal 1971 al 2000. Gli indagati sono il direttore generale di Grandi Motori Trieste (Gmt) negli anni dal 1970 al 1977, il presidente e amministratore delegato dal 1977 al 1984, il direttore generale e amministratore delegato di Fincantieri (Divisione grandi motori) dal 1984 al 1992 e un membro del consiglio di amministrazione di Fincantieri dal 1984 al 1994.

Tra le contestazioni: gli operai lavoravano senza maschere protettive. La Procura contesta ai quattro di non aver posto in essere misure per la sostituzione dell'amianto, di non aver dotato gli ambienti di lavoro di impianti fissi e mobili per l'aspirazione e di non aver posto l'amianto in ambienti separati. Ancora, ai lavoratori non sono state date informazioni sui pericoli e nemmeno fornite le mascherine. I lavoratori morti per amianto erano attivi in vari reparti: saldatori, collaudatori e attività manutentiva. La proprietà dello stabilimento della Grandi Motori è più volte passata di mano: dal 1966 al 1972 è stato di Fiat-Iri, dal 1972 al 1982 di Grandi Motori Trieste (dal 1975 totalmente trasferita all'Iri), dal 1984 al 1998 di Fincantieri, dal 2000 è della multinazionale finlandese Wartsila.

Il primo fascicolo riguardante l'asbesto a Trieste. "E' difficile indicare le responsabilità per esposizione da amianto, nel territorio di Trieste, essendoci o essendoci state molte attività a rischio - ha affermato alla stampa il Procuratore generale, Michele Dalla Costa. Il fascicolo relativo alle otto morti per mesotelioma pleurico alla Grandi Motori rappresenta un primo caso in cui gli inquirenti sono riusciti a circoscrivere delle eventuali colpevolezze. La Procura ha in corso, inoltre, un ulteriore filone di indagini per altri sei casi di decessi alla Gt: tre sarebbero  recenti, gli altri tre casi sono stati riaperti dal gip proprio alla luce dell'inchiesta della Procura, dopo un'iniziale archiviazione per carenza di motivazione.

Il ceo Razeto: "La fibra killer è ormai bandita da anni". "Una volta si usava l'amianto, o materiali che lo contenessero, ora sono anni e anni che sono stati banditi - ha commentato il presidente e Ceo di Wartsila Italia, Sergio Razeto. Wartsila e i suoi dirigenti non sono indagati e il periodo oggetto dell'indagine della procura di Trieste si chiude prima dell'insediamento della multinazionale finlandese nello stabilimento friulano della ex Grandi Motori. Razeto - che è anche presidente di Confindustria Trieste - ha voluto ricordare che "al primo posto delle preoccupazioni Wartsila ha proprio la salute dei lavoratori. Se non c'è salute non c'è efficienza, non c'è niente". Il presidente della società ha anche riferito di non ricordare "grossi eventi" di bonifica da amianto, dopo l'insediamento. "Sono state eliminate delle guarnizioni, ma non avevamo un ambiente così inquinato - ha precisato - E' il materiale che veniva usato in passato che è dannoso".

Il complesso industriale oggi parte del gruppo Wartsila. Wartsila in Italia produce e fornisce impianti completi sia nel settore marino che in quello industriale per la generazione di energia. Lo stabilimento di Trieste si estende su un'area di 550 mila metri quadrati, di cui 155 mila coperti. In Wartsilaÿlavorano più di 1.500 professionisti tra le sedi di Trieste, Milano, Genova, Napoli, Taranto. Nei primi nove mesi del 2012 il gruppo Wartsila ha registrato ricavi netti per un miliardo di euro (+28%) e un risultato operativo di 122 milioni (+23%).

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La querela e la distorsione della concorrenza: due profili di rilievo della corruzione tra privati

di Maurizio Arena La legge n. 190/2012, recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione", dispone, a decorrere dal 28 novembre 2012, l'integrale sostituzione dell'art. 2635 c.c. (Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità) con la seguente disposizione: art. 2635 c.c. (Corruzione tra privati) 1. Salvo che il
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Gen

La querela e la distorsione della concorrenza: due profili di rilievo della corruzione tra privati

di Maurizio Arena La legge n. 190/2012, recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione", dispone, a decorrere dal 28 novembre 2012, l'integrale sostituzione dell'art. 2635 c.c. (Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità) con la seguente disposizione: art. 2635 c.c. (Corruzione tra privati) 1. Salvo che il
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La querela e la distorsione della concorrenza: due profili di rilievo della corruzione tra privati

di Maurizio ArenaLa legge n. 190/2012, recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione", dispone, a decorrere dal 28 novembre 2012, l'integrale sostituzione dell'art. 2635 c.c. (Infedeltà a seguito di dazione o promessa di utilità) con la seguente disposizione: art. 2635 c.c. (Corruzione tra privati) 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. 2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma. 3. Chi dà o promette denaro o altra utilità alle persone indicate nel primo e nel secondo comma è punito con le pene ivi previste. 4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'art. 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni. 5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi. Ai sensi del comma 5, pertanto, il reato è procedibile a querela di parte [1], a meno che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nell'acquisizione di beni o servizi, nel qual caso sarà possibile procedere d'ufficio. Nell'ipotesi in cui il reato sia stato commesso da un amministratore, il diritto di querela spetta all'assemblea; se invece il reato è commesso dagli altri soggetti, il diritto di querela compete al legale rappresentante o all'organo di amministrazione. Il principio di indivisibilità della querela Ai sensi dell'art. 123 c.p. la querela sporta nei confronti di un solo soggetto si estende di diritto anche agli altri concorrenti nel reato. Il delitto di corruzione tra privati è qualificabile come reato a concorso necessario (o plurisoggettivo) – secondo lo schema tipico dei classici delitti di corruzione - ed è pertanto interessato dalla disposizione menzionata. Di conseguenza nessuna improcedibilità deriva dal fatto che la persona offesa (id est: la società danneggiata dall'accordo corruttivo) abbia sporto querela soltanto contro uno degli autori del reato (il soggetto qualificato corrotto), escludendone gli altri, poiché la querela dispiega ope legis i propri effetti nei confronti del concorrente nel reato (il corruttore), anche senza [2] la volontà del querelante. La querela è condizione di punibilità del fatto-reato e non di uno o di taluno soltanto degli autori; con essa si rimuove soltanto l'ostacolo della perseguibilità di taluni reati, restando al pubblico ministero il potere di accertamento e di persecuzione dei rei, sicché la querela tempestivamente proposta, conserva valore nei riguardi di coloro che, non indicati inizialmente, risultino poi autori o compartecipi del reato [3]. Nel caso in cui il querelante manifesti contestualmente la volontà di perseguire alcuni colpevoli e non altri, l'intento punitivo ha prevalenza, in quanto esso, in base all'art. 123 c.p., permane e si espande, mentre la rinuncia risulta inoperante, in quanto implicitamente sottoposta alla condizione che vengano perseguiti gli altri responsabili e, dunque, priva di efficacia, secondo quanto disposto dall'art. 339 comma 2 c.p.p.[4] Il principio dell'"indivisibilità" della querela trova il limite nel fatto-reato in essa considerato ed opera, quindi, unicamente rispetto ai soggetti che quel fatto hanno commesso, anche se la loro individuazione avvenga in un momento successivo alla proposizione della querela, senza che occorra una nuova proposizione della stessa: condizione essenziale è, peraltro, che si tratti di concorso nello stesso reato. Infine, la disposizione dell'art. 123 non può essere intesa nel senso che soltanto se viene accertata la colpevolezza del concorrente in seguito al giudizio deve ritenersi che esattamente la querela sia stata estesa anche a lui, ma nel senso che l'estensione si verifica nei confronti di tutti quelli cui viene attribuita dall'organo istruttorio la commissione del reato [5]. Un esempio di procedibilità "derivata" nei confronti del corruttore e della sua società ai sensi del d.lg. 231/2001 Si faccia il caso di una società offesa e danneggiata ai sensi dell'art 2635 c.c. e si ipotizzi che la stessa proponga querela esclusivamente nei confronti del suo amministratore corrotto ("dimenticando" di manifestare la volontà di punizione nei confronti di eventuali concorrenti). Ebbene, una simile querela consentirà comunque al PM di procedere anche nei confronti del soggetto corruttore (appartenente ad altra società). Se poi quest'ultimo, in ipotesi, avesse agito nell'interesse della sua società, lo stesso PM potrebbe procedere anche nei confronti di quest'ultima ai sensi del d.lg. 231. In altri termini non sussisterebbe alcuna improcedibilità ai sensi dell'art 37 [6] del d.lg. 231. La nozione di distorsione della concorrenza L'ultimo comma dell'art 2635 c.c. configura quindi l'ipotesi in cui la corruzione tra privati, oltre a cagionare un nocumento alla società, vada a ledere il "corretto gioco della concorrenza commerciale". La strada italiana alla corruzione tra privati non contempla, quindi, il danno alla concorrenza come bene tutelato in via principale, ma come eventuale evento aggravatore, che può mutare il regime della procedibilità. Si badi bene: la distorsione alla concorrenza deve derivare dal "fatto di reato", vale a dire dalla condotta corruttiva da cui sia derivato causalmente il nocumento alla società, non dalla sola condotta corruttiva. La decisione-quadro 2003/568/GAI faceva riferimento alle "condotte che comportano o potrebbero comportare distorsioni di concorrenza riguardo all'acquisizione di beni o servizi commerciali". L'art 2635 c.c. non prevede invece il pericolo astratto, ma solo l'effettiva lesione della concorrenza. Incisivamente è stato rilevato che "sarebbe assai arduo, se non impossibile, dimostrare che un singolo fatto di corruzione privata abbia addirittura inciso negativamente sulla concorrenzialità di un intero settore di mercato. Un simile risultato offensivo può derivare solo da un insieme di condotte seriali e pervasive" [7]. Altra questione di rilievo: quale estensione deve avere la menzionata distorsione della concorrenza? È chiaro che la norma potrebbe avere una sua apprezzabile sfera di operatività solo ove non si facesse riferimento alla concorrenza all'interno di un singolo mercato, ma a quella nell'ambito di una specifica operazione economica. In ogni caso la potenzialità lesiva dell'atto corruttivo potrebbe essere esclusa, ad esempio [8], nel caso in cui il corruttore fosse l'unico fornitore sul mercato oppure allorchè l'offerta del corruttore risulti già ex ante la migliore in termini competitivi. ----- [1] È opinione comune che la procedibilità a querela renderà la fattispecie di applicazione sporadica, in relazione al reato dell'amministratore: spesso sarà difficile formare in assemblea una maggioranza intenzionata a sporgerla. [2] E, addirittura, eventualmente contro. [3] Cass., sez. III, 97/209570. [4] Cass., sez. V, 99/215032. [5] Cass., sez. I, 74/129884. [6] Ai sensi del quale "Non si procede all'accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente quando l'azione penale non può essere iniziata o proseguita nei confronti dell'autore del reato per la mancanza di una condizione di procedibilità". [7] Mongillo, La corruzione tra sfera interna e dimensione internazionale, ESI, 2012, 200. [8] Mongillo, op. cit., 201.
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