1 marzo 2018 - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

Archive for marzo, 2018

31
Mar

In pratica cosa deve contenere un Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI)?

 
In pratica cosa deve contenere un  Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI)?  
Semplificando si può rispondere a questa domanda dicendo che  un'impresa che deve svolgere la propria attività negli uffici/spazi di un’altra deve sapere che il datore di lavoro della ditta committente deve redigere il DUVRI, facendo l'analisi delle attività oggetto dell'appalto, l'individuazione dei rischi trasmissibili, il coordinamento interferenze e calcolare il costo della sicurezza. Quindi:

 STEP 1 – ANALISI ATTIVITÀ

  • descrizione delle singole attività oggetto di appalto;
  • analisi di ogni elemento della fase lavorativa, con l’individuazione di attrezzature impiegate, sostanze e preparati utilizzati.

STEP 2 – INDIVIDUAZIONE RISCHI TRASMISSIBILI

  • individuazione dei fattori di rischi specifici esistenti nel luogo di lavoro che possono essere trasferiti dalle attività aziendali ai lavoratori della ditta esterna;
  • individuazione dei fattori di rischio “trasmissibili” ai lavoratori presenti. STEP 3 – COORDINAMENTO INTERFERENZE
  • adozione delle necessarie misure di prevenzione e protezione finalizzate alla riduzione al minimo dei rischi da interferenze tra le attività della ditta esterna (attività esterne) e le attività effettuate dalla azienda committente (attività interne).
STEP 4  – COSTI DELLA SICUREZZA
  • definizione dei costi della Sicurezza.
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.
31
Mar

Duvri? Cosa sono i rischi derivanti da interferenze?

 

Duvri? Cosa sono i rischi derivanti da interferenze?

rischi derivanti da interferenze sono i rischi per la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, derivanti dall’intervento di una ditta esterna nell’unità produttiva, correlati all’affidamento di attività all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva.
I rischi da interferenze per i quali occorre redigere il DUVRI sono:
  • rischi derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte ad opera di appaltatori diversi;
  • rischi immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni dell’appaltatore;
  • rischi derivanti da particolari modalità di esecuzione, richieste esplicitamente dal committente;
Non sono rischi interferenti quelli specifici propri dell’attività del committente, degli appaltatori o dei lavoratori autonomi affidatari di attività interferenti.
Per consulenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, assunzione di incarico di RSPP in esterno, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.
31
Mar

Quali sono i casi in cui non occorre produrre il DUVRI?

Quando non occorre il DUVRI

I casi in cui il DUVRI non deve essere prodotto sono definiti dal comma 3 bis dell’art. 26 del dlgs 81/08 e sono i seguenti:
  • servizi di natura intellettuale;
  • la sola fornitura di o attrezzature o materiali;
  • lavori o servizi di durata non è superiore ai cinque uomini-giorno, sempre che i lavoratori nell'esercizio delle loro attività non incontrino rischi derivanti da:
    • rischio di incendio di livello elevato, ai sensi del D.M. 10/03/98;
    • svolgimento di attività in ambienti confinati (Dpr 177/2011);
    • presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici, di amianto o di atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari (Allegato XI del dlgs 81/2008).
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.
31
Mar

Come redigere correttamente il DUVRI ovvero il Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze?

 
Come redigere correttamente il DUVRI ovvero il Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze?
Il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze (DUVRI) è un documento obbligatorio introdotto dall’art. 26 del testo unico sulla sicurezza (D.Lgs n. 81/2008). Il DUVRI è redatto dal datore di lavoro committente e non dalle imprese o lavoratori autonomi, affidatarie del contratto d’appalto.
Il datore di lavoro committente con questo documento valuta i rischi specifici esistenti nell’ambiente lavorativo e indica le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da interferenze fra le attività affidate ad appaltatori e lavoratori autonomi (ed eventuali subappaltatori) e le attività svolte nello stesso luogo di lavoro dal committente.
L’individuazione dei rischi derivanti da interferenze dovrà essere adattata alle singole realtà aziendali nelle quali vengono rese operative la valutazione e la gestione delle interferenze.
Le fasi per la redazione del DUVRI sono sostanzialmente quattro:
  • calcolo dei costi della sicurezza;
  • individuazione dei rischi da interferenze fra le attività affidate al appaltatori e lavoratori autonomi;
  • adozione di adeguate misure di prevenzione dagli infortuni e protezione;
  • individuazione dei ruoli e delle responsabilità.
 
Il datore di lavoro committente ha i seguenti compiti:
  • verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa
  • promuovere la cooperazione ed il coordinamento ai fini della sicurezza
  • fornire ai lavoratori dell’impresa appaltatrice dettagliate informazioni circa i rischi specifici presenti nel luogo in cui sono destinati ad operare e le misure di prevenzione ed emergenza adottate in relazione alla propria attività.
Il DUVRI è un documento dinamico, che deve essere aggiornato in caso si ravvisino nuovi rischi da interferenza. In caso di redazione del documento esso è allegato al contratto di appalto o di opera e deve essere adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture.
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.
 
31
Mar

Nuove FAQ Responsabile Protezione Dati

 

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Ambito Privato, FAQ Garante Privacy

Nuove FAQ Responsabile Protezione Dati

Nuove FAQ Responsabile Protezione DatiNuove Faq sul Responsabile della Protezione dei Dati (RPD) in ambito privato (in aggiunta a quelle adottate dal Gruppo Art. 29 in Allegato alle Linee guida sul RPD)

1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?

2. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?

3. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?

4. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?

5. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell'ambito di un gruppo imprenditoriale?

6. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?

7. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?

8. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?

1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?

Il responsabile della protezione dei dati personali (anche conosciuto con la dizione in lingua inglese data protection officer – DPO) è una figura prevista dall'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di un soggetto designato dal titolare o dal responsabile del trattamento per assolvere a funzioni di supporto e controllo, consultive, formative e informative relativamente all'applicazione del Regolamento medesimo. Coopera con l'Autorità (e proprio per questo, il suo nominativo va comunicato al Garante; v. faq 6) e costituisce il punto di contatto, anche rispetto agli interessati, per le questioni connesse al trattamento dei dati personali (artt. 38 e 39 del Regolamento).

2. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?

Il responsabile della protezione dei dati personali, al quale non sono richieste specifiche attestazioni formali o l'iscrizione in appositi albi, deve possedere un'approfondita conoscenza della normativa e delle prassi in materia di privacy, nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano lo specifico settore di riferimento.

Deve poter offrire, con il grado di professionalità adeguato alla complessità del compito da svolgere, la consulenza necessaria per progettare, verificare e mantenere un sistema organizzato di gestione dei dati personali, coadiuvando il titolare nell'adozione di un complesso di misure (anche di sicurezza) e garanzie adeguate al contesto in cui è chiamato a operare. Deve inoltre agire in piena indipendenza (considerando 97 del Regolamento UE 2016/679) e autonomia, senza ricevere istruzioni e riferendo direttamente ai vertici.

Il responsabile della protezione dei dati personali deve poter disporre, infine, di risorse (personale, locali, attrezzature, ecc.) necessarie per l'espletamento dei propri compiti.

3. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?

Sono tenuti alla designazione del responsabile della protezione dei dati personali il titolare e il responsabile del trattamento che rientrino nei casi previsti dall'art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di soggetti le cui principali attività (in primis, le attività c.d. di "core business") consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala o in trattamenti su larga scala di categorie particolari di dati personali o di dati relative a condanne penali e a reati (per quanto attiene alle nozioni di "monitoraggio regolare e sistematico" e di "larga scala", v. le "Linee guida sui responsabili della protezione dei dati" del 5 aprile 2017, WP 243). Il diritto dell'Unione o degli Stati membri può prevedere ulteriori casi di designazione obbligatoria del responsabile della protezione dei dati (art. 37, par. 4).

Ricorrendo i suddetti presupposti, sono tenuti alla nomina, a titolo esemplificativo e non esaustivo: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle "utilities" (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento.

4. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?

Nei casi diversi da quelli previsti dall'art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679, la designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria (ad esempio, in relazione a trattamenti effettuati da liberi professionisti operanti in forma individuale; agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala; imprese individuali o familiari; piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti: v. anche considerando 97 del Regolamento, in relazione alla definizione di attività "accessoria").

In ogni caso, resta comunque  raccomandata, anche alla luce del principio di "accountability" che permea il Regolamento, la designazione di tale figura (v., in proposito, le menzionate linee guida), i cui criteri di nomina, in tale evenienza, rimangono gli stessi sopra indicati.

5. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell'ambito di un gruppo imprenditoriale?

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede che un gruppo imprenditoriale (v. definizione di cui all'art. 4, n. 19) possa designare un unico responsabile della protezione dei dati personali, purché tale responsabile sia facilmente raggiungibile da ciascuno stabilimento (sul concetto di "raggiungibilità", v. punto 2.3 delle linee guida in precedenza menzionate). Inoltre, dovrà essere in grado di comunicare in modo efficace con gli interessati e di collaborare con le autorità di controllo.

6. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?

Il ruolo di responsabile della protezione dei dati personali può essere ricoperto da un dipendente del titolare o del responsabile (non in conflitto di interessi) che conosca la realtà operativa in cui avvengono i trattamenti; l'incarico può essere anche affidato a soggetti esterni, a condizione che garantiscano l'effettivo assolvimento dei compiti che il Regolamento (UE) 2016/679 assegna a tale figura. Il responsabile della protezione dei dati scelto all'interno andrà nominato mediante specifico atto di designazione, mentre quello scelto all'esterno, che dovrà avere le medesime prerogative e tutele di quello interno, dovrà operare in base a un contratto di servizi. Tali atti, da redigere in forma scritta, dovranno indicare espressamente i compiti attribuiti, le risorse assegnate per il loro svolgimento, nonché ogni altra utile informazione in rapporto al contesto di riferimento.

Nell'esecuzione dei propri compiti, il responsabile della protezione dei dati personali (interno o esterno) dovrà ricevere supporto adeguato in termini di risorse finanziarie, infrastrutturali e, ove opportuno, di personale. Il titolare o il responsabile del trattamento che abbia designato un responsabile per la protezione dei dati personali resta comunque pienamente responsabile dell'osservanza della normativa in materia di protezione dei dati e deve essere in grado di dimostrarla (art. 5, par. 2, del Regolamento; v. anche i punti 3.2 e 3.3. delle linee guida sopra richiamate).

I dati di contatto del responsabile designato dovranno essere infine pubblicati dal titolare o responsabile del trattamento. Non è necessario - anche se potrebbe rappresentare una buona prassi - pubblicare anche il nominativo del responsabile della protezione dei dati: spetta al titolare o al responsabile e allo stesso responsabile della protezione dei dati, valutare se, in base alle specifiche circostanze, possa trattarsi di un'informazione utile o necessaria. Il nominativo  del responsabile della protezione dei dati e i relativi dati di contatto vanno invece comunicati all'Autorità di controllo. A tal fine, allo stato, è possibile utilizzare il modello di cui al seguente link: http://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/7322292

7. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?

Si, a condizione che non sia in conflitto di interessi. In tale prospettiva, appare preferibile evitare di assegnare il ruolo di responsabile della protezione dei dati personali a soggetti con incarichi di alta direzione (amministratore delegato; membro del consiglio di amministrazione; direttore generale; ecc.), ovvero nell'ambito di strutture aventi potere decisionale in ordine alle finalità e alle modalità del trattamento (direzione risorse umane, direzione marketing, direzione finanziaria, responsabile IT ecc.). Da valutare, in assenza di conflitti di interesse e in base al contesto di riferimento, l'eventuale assegnazione di tale incarico ai responsabili delle funzioni di staff (ad esempio, il responsabile della funzione legale).

8. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede espressamente che il responsabile della protezione dei dati personali possa essere un "dipendente" del titolare o del responsabile del trattamento (art. 37, par. 6, del Regolamento); ovviamente, nelle realtà organizzative di medie e grandi dimensioni, il responsabile della protezione dei dati personali, da individuarsi comunque in una persona fisica, potrà essere supportato anche da un apposito ufficio dotato delle competenze necessarie ai fini dell'assolvimento dei propri compiti.

Qualora il responsabile della protezione dei dati personali sia individuato in un soggetto esterno, quest'ultimo potrà essere anche una persona giuridica (v. il punto 2.4 delle suddette Linee guida).

Si raccomanda, in ogni caso, di procedere a una chiara ripartizione di competenze, individuando una sola persona fisica atta a fungere da punto di contatto con gli interessati e l'Autorità di controllo.

 
31
Mar

La sicurezza sui luoghi di lavoro e la certificazione

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231 Osservatorio Accredia

La sicurezza sui luoghi di lavoro e la certificazione

La sicurezza sui luoghi di lavoro e la certificazioneLa salute e la sicurezza sul lavoro sono un valore comune e base imprescindibile di uno sviluppo economico sano e inclusivo. Accredia, in qualità di Ente unico nazionale di accreditamento, designato dal Governo con DM del 22 dicembre 2009 in ottemperanza al Regolamento CE 765/2008, valuta la competenza dei laboratori e degli organismi nel certificare imprese, professionisti e prodotti nel rispetto dei principi di indipendenza, imparzialità e trasparenza. La certificazione accreditata, quale autorevole attestazione di conformità alle norme di riferimento, diventa quindi, nel contesto della sicurezza sui luoghi di lavoro, strumento tecnico per realizzare le politiche di prevenzione del decisore pubblico. Sono 30 gli organismi accreditati da Accredia che certificano i sistemi di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro in conformità alla norma BS OHSAS 18001. Attraverso una rigorosa ricerca delle competenze migliori tra i suoi ispettori, l’Ente garantisce la qualità e uniformità del servizio di valutazione degli organismi stessi. Quasi 17 mila imprese hanno oggi un sistema di gestione certificato per la norma BS OHSAS 18001, il 9% in più rispetto al 2016 e il 32% in più rispetto a tre anni fa. Ciò testimonia la continua crescita della diffusione di tale certificazione. Sono numeri importanti, che non ci sollevano però dall’impegno nel diffondere sempre di più la certificazione accreditata come buona pratica e leva di sviluppo per le imprese. Sono le imprese stesse a dirci che la certificazione porta con sé dinamiche di efficienza che si riverberano su tutta la struttura aziendale e che ne aumentano la competitività, anche attraverso un miglioramento dell’immagine nel mercato. La nuova ISO 45001, alla cui elabo razione sia Inail che Accredia hanno dato un importante contributo, e che andrà a sostituire la BS OHSAS 18001, darà certamente un ulteriore impulso al ricorso a tali strumenti. Il riconoscimento internazionale verrà consolidato, grazie a uno standard nato in casa ISO, e a regole più uniformi che l’Ente ha promosso nella rete IAF. Accredia, ben consapevole dell’importanza della sicurezza dei lavoratori come valore trasversale e fondante di ogni politica industriale e del lavoro, ha voluto approfondire insieme a Inail e Aicq le principali caratteristiche del sistema di gestione certificato in questo specifico ambito, dando voce alle imprese. Questa è la seconda edizione dell’Osservatorio Accredia su tali temi e il lavoro svolto dà seguito alle analisi che erano state presentate nel 2012 e che focalizzavano l'attenzione sull'importanza delle politiche di prevenzione, evidenziandone la maggior efficacia in presenza di un sistema di gestione certificato. Nel lasciarvi alla lettura della ricerca e nell’augurarmi che possa essere di stimolo per proficui ragionamenti, colgo l’occasione per ringraziare i nostri partner con cui Accredia ha condiviso l’importante compito di diffondere cultura della sicurezza in un momento di grandi cambiamenti nel nostro Paese.

I sistemi di gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (SGSL) e i relativi modelli organizzativi (MOG) – la cui utilizzazione costituisce attualmente un atto volontario – traggono origine dall’intento del Legislatore di promuovere nelle imprese l’adozione di misure di prevenzione dei rischi capaci di fronteggiare l’innovazione, nell’epoca dei cambiamenti veloci. Le nuove tecnologie incidono sui processi di lavoro in modo complesso: possono portare “rischi emergenti”, inducono cambiamenti nell’organizzazione – nei ruoli, responsabilità e relazioni – e forniscono nuove potenzialità per fronteggiare i rischi, ad esempio con lo sviluppo dei sensori. La prevenzione cambia perciò dimensioni e fisionomia: deve tenere sotto controllo l’innovazione tecnologica, gestire l’allineamento efficiente dei processi di produzione alle nuove opportunità della tecnologia, dotarsi di sistemi efficaci di valutazione della rischiosità (nuovi strumenti di misura). Diventa componente essenziale e profittevole della “sana ed efficiente” gestione d’impresa, investimento con potenziali alti ritorni aziendali e sociali. Basti considerare che nel 2016, in Italia, gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità, con costo a carico dell’Inail; in media 84 giorni per infortuni che hanno provocato menomazione, circa 21 giorni in assenza di menomazione.

La sicurezza sui luoghi di lavoro e la certificazioneLa sicurezza sui luoghi di lavoro e la certificazione

 
30
Mar

Privacy? Il Garante per la protezione dei dati personali mette a disposizione l’aggiornamento 2018 della Guida all’applicazione del Regolamento UE 2016/679

Il Garante per la protezione dei dati personali mette a disposizione l'aggiornamento 2018 della Guida all'applicazione del Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali che fornisce indicazioni utili sulle prassi da seguire e gli adempimenti da attuare per dare una corretta applicazione alla normativa.
Il documento è un quadro generale delle principali innovazioni introdotte dal Regolamento e fornisce indicazioni utili sulle prassi da seguire e gli adempimenti da attuare per dare corretta applicazione alla normativa - è stato in parte modificato e integrato alla luce dell'evoluzione della riflessione a livello nazionale ed europeo. 
Il testo potrà subire ulteriori aggiornamenti, allo scopo di offrire sempre nuovi contenuti e garantire un aggiornamento costante.
La Guida intende offrire un panorama delle principali problematiche che imprese e soggetti pubblici dovranno tenere presenti in vista della piena applicazione del regolamento, prevista il 25/05/2018
Nelle raccomandazioni vengono indicate azioni applicabili da subito perché fondate su disposizioni precise del Regolamento 2016/679 perchè il legislatore nazionale non deve intervenire (come invece avviene per altre norme del Regolamento, in particolare quelle che disciplinano i trattamenti per finalità di interesse pubblico ovvero in ottemperanza a obblighi di legge). 
Altre novità introdotte dal GDPR 2016/679 rispetto alle quali sono suggeriti possibili approcci. La  Guida sarà soggetta a future integrazioni.
 
Modi S.r.l. offre servizio di consulenza per la Privacy e ha dedicato in merito a questo argomento un sito internet www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it. Per un preventivo è possibile compilare un questionario cliccando qui.
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.
30
Mar

Il 12/03/2018 è stata pubblicata la nuova norma ISO 45001 sui Sistemi di Gestione della Sicurezza (SGS).

Era prevista per la primavera del 2018 ma è stata pubblicata qualche giorno prima (12 marzo 2018) la nuova norma ISO 45001 sui Sistemi di Gestione della Sicurezza (SGS). Dal 12/03/2018 con la pubblicazione della nuova ISO 45001:2018 inizia il periodo di transizione. Le aziende non avranno più come riferimento la BS OHSAS 18001 ma bensi la ISO 45001:2018. Pertanto, nei prossimi tre anni, le aziende che hanno già implementato un Sistema di Gestione della Sicurezza secondo i requisiti della norma BS OHSAS 18001 dovranno adeguarsi alle nuove indicazioni previste dalla ISO 45001:2018.
MODI SRL si propone per la consulenza alle Organizzzioni ora certificate BS OHSAS 18001, che devono adeguare il proprio Sistema Sicurezza alla nuova norma ISO 45001:2018
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30
Mar

Il corso di AGGIORNAMENTO per CARRELLI INDUSTRIALI SEMOVENTI ha una durata di 4 ore (1 ora teoria e 3 ore pratica).

Il corso di AGGIORNAMENTO per CARRELLI INDUSTRIALI SEMOVENTI  ha una durata di 4 ore (1 ora teoria e 3 ore pratica) e va rifatto ogni 5 anni.
Il corso viene organizzato da MODI in modalità aziendale. Il cliente deve avere la disponibilità di una sala riunioni adeguata per lo svolgimento della parte teorica e la somministrazione del test di verifica apprendimento. Per lo svolgimento della prova pratica sarà cura dell'Azienda committente fornire le attrezzature, il libretto di istruzioni e i DPI.
Gli obiettivi del corso sono la verifica delle conoscenze teorico/pratiche acquisite dai lavoratori per l'utilizzo in sicurezza dei carrelli elevatori semoventi, al fine di adempiere agli obblighi dettati dall'Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 in attuazione dell'art. 73 comma 5 del D.Lgs. 81/2008.
Il 12 marzo 2018 è scaduto il primo quinquennio dall’entrata in vigore dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/12 sulla abilitazione per l’uso di attrezzature di lavoro.
Per l'organizzazione dei corsi di aggiornamento, è necessario l'invio degli attestati del corso di formazione relativo all'aggiornamento da effettuare per ciascun partecipante visto che dal 12 marzo 2018 è possibile partecipare ai corsi di aggiornamento sull'uso delle attrezzature di lavoro, anziché corsi completi, solo se i lavoratori sono in possesso di un attestato da cui si evinca che nella formazione pregressa (effettuata prima dell’entrata in vigore dell’accordo Stato Regioni del 22/02/2012) siano stati rispettati i punti previsti dall’Accordo stesso ovvero una durata del corso non inferiore al minimo previsto, l'effettuazione di un modulo giuridico, di un modulo tecnico e di un modulo pratico e l'effettuazione di un test per verifica finale di apprendimento.
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.  
 
30
Mar

Il 12 marzo 2018 è scaduto il primo quinquennio dall’entrata in vigore dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/12 sulla abilitazione per l’uso di attrezzature di lavoro.

MODI S.r.l. organizza corsi attrezzature presso la sede del Cliente.
Il Cliente deve dare la disponibilità di una sala riunioni adeguata per lo svolgimento della parte teorica e la somministrazione del test di verifica apprendimento. Per lo svolgimento della prova pratica sarà cura dell'Azienda committente fornire le attrezzature, il libretto di istruzioni e i DPI.
Gli obiettivi del corso sono la verifica delle conoscenze teorico/pratiche acquisite dai lavoratori per l'utilizzo in sicurezza dei carrelli elevatori semoventi, al fine di adempiere agli obblighi dettati dall'Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 in attuazione dell'art. 73 comma 5 del D.Lgs. 81/2008.
Riportiamo di seguito l’elenco delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori ai sensi dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/12:
- Piattaforme di lavoro elevabili;
- Gru per autocarro;
- Gru a torre;
- Carrelli elevatori semoventi;
- Carrelli elevatori semoventi a braccio telescopico;
- Carrelli elevatori semoventi telescopico rotativo;
- Gru mobili braccio telescopico o tralicciato ed eventuale falcone fisso;
- Gru mobili braccio con falcone telescopico o brandeggiabile;
- Trattori agricoli o forestali;
- Escavatori idraulici;
- Escavatori a fune;
- Caricatori frontali;
- Terne;
- Autoribaltabili a cingoli.
Il 12 marzo 2018 è scaduto il primo quinquennio dall’entrata in vigore dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/12 sulla abilitazione per l’uso di attrezzature di lavoro.
Per la corretta pianificazione dei corsi di aggiornamento, è necessario l'invio degli attestati del corso di formazione relativo all'aggiornamento da effettuare per ciascun partecipante visto che dal 12 marzo 2018 è possibile partecipare ai corsi di aggiornamento sull'uso delle attrezzature di lavoro, anziché corsi completi, solo se i lavoratori sono in possesso di un attestato da cui si evinca che nella formazione pregressa (effettuata prima dell’entrata in vigore dell’accordo Stato Regioni del 22/02/2012) siano stati rispettati i punti previsti dall’Accordo stesso ovvero una durata del corso non inferiore al minimo previsto, l'effettuazione di un modulo giuridico, di un modulo tecnico e di un modulo pratico e l'effettuazione di un test per verifica finale di apprendimento.
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.