1 12 settembre 2018 - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

Archive for settembre 12th, 2018

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Set

Privacy, Mobbing, prevenzione incendi, Manager HSE

 
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter 25 del 12 Settembre 2018 Privacy, Mobbing, prevenzione incendi, Manager HSE In caso di difficoltà nel recupero credenziali, non esiti a inviare una mail a mail@portaleconsulenti.it o 347 71.74.164. Ricordiamo che l'accesso al Portale è Gratuito per l'utilizzo dell'intera Banca Dati.
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Rettifica del regolamento (UE) 2016/679 Privacy  Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea 127 del 23 maggio 2018
 News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Cassazione Civile Demansionamento e Mobbing  Demansionamento e Mobbing. Ricorso inammissibile
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema duale  Decreto direttoriale n.10 del 31 luglio 2018
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter calcolatore del tempo di riverbero  calcolatore del tempo di riverbero per ambienti confinati
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Codice di prevenzione incendi  Prodotto: Volume Edizioni: Inail - 2018
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter La prevenzione degli incidenti su strada  ACCORDO ATTUATIVO DEL PROTOCOLLO D'INTESA TRA INAIL E MINISTERO DELL'INTERNO
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Bonus pubblicità 2018  istruzioni e modelli Agenzia delle Entrate
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Linee guida sulla notifica delle violazioni dei dati personali  GRUPPO DI LAVORO ARTICOLO 29 PER LA PROTEZIONE DEI DATI
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Decreto Gdpr in gazzetta ufficiale  DECRETO LEGISLATIVO 10 agosto 2018, n. 101
News sicurezza ambiente qualità E-learning HSE, Banca dati Newsletter Interpello 6, coinvolgimento lavoratori, Manager HSE  Ricordiamo che l'accesso al Portale è Gratuito per l'utilizzo dell'intera Banca Dati
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Rettifica del regolamento (UE) 2016/679 Privacy

 

Rettifica del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)

Considerando e aggiornato alle rettifiche pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea 127 del 23 maggio 2018Per facilitare una fruizione più ampia e ragionata del testo, articoli e paragrafi del Regolamento riportano tra parentesi i rispettivi “Considerando”, laddove esistenti, indicati con l’abbreviazione “C” e il numero corrispondente
Pagina 1, considerando (2), prima frase:
anziché:
«(2)
I principi e le norme a tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali dovrebbero rispettarne i diritti e le libertà fondamentali, in particolare il diritto alla protezione dei dati personali, a prescindere dalla loro nazionalità o dalla loro residenza.»
leggasi:
«(2)
I principi e le norme a tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale (“dati personali”) dovrebbero rispettarne i diritti e le libertà fondamentali, in particolare il diritto alla protezione dei dati personali, a prescindere dalla loro nazionalità o dalla loro residenza.»
Pagina 2, considerando (6), quarta frase:
anziché:
«Sempre più spesso, le persone fisiche rendono disponibili al pubblico su scala mondiale informazioni personali che li riguardano.»
leggasi:
«Sempre più spesso, le persone fisiche rendono disponibili al pubblico su scala mondiale informazioni personali che le riguardano.»
Pagina 2, considerando (7), ultima frase:
anziché:
«È opportuno che le persone fisiche abbiano il controllo dei dati personali che li riguardano e che la certezza giuridica e operativa sia rafforzata tanto per le persone fisiche quanto per gli operatori economici e le autorità pubbliche.»
leggasi:
«È opportuno che le persone fisiche abbiano il controllo dei dati personali che le riguardano e che la certezza giuridica e operativa sia rafforzata tanto per le persone fisiche quanto per gli operatori economici e le autorità pubbliche.»
Pagina 2, considerando (10), quarta frase:
anziché:
«In combinato disposto con la legislazione generale e orizzontale in materia di protezione dei dati che attua la direttiva 95/46/CE gli Stati membri dispongono di varie leggi settoriali in settori che richiedono disposizioni più specifiche.»
leggasi:
«In combinato disposto con la legislazione generale e orizzontale in materia di protezione dei dati che attua la direttiva 95/46/CE, gli Stati membri dispongono di varie leggi settoriali in settori che richiedono disposizioni più specifiche.»
Pagina 3, considerando (13), prima frase:
anziché:
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Set

Cassazione Civile Demansionamento e Mobbing

 

Demansionamento e Mobbing. Ricorso inammissibile

Cassazione Civile Demansionamento e Mobbing

cassazionePresidente: DI CERBO VINCENZO Relatore: BLASUTTO DANIELA Data pubblicazione: 10/09/2018 Sez. Lav., 10 settembre 2018, n. 21957

Fatto

1. La Corte di appello di Potenza ha confermato la sentenza di primo grado, che aveva respinto la domanda proposta da DR.M. nei confronti dell'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, avente ad oggetto l'accertamento del mobbing.

2. Il ricorrente aveva dedotto che era stato assunto dalla Asl di Lodi con la qualifica di "conduttore di generatori di vapori"; che nel 1995 aveva chiesto e ottenuto il trasferimento presso l'Ospedale di Potenza, ma poiché in detto ospedale la gestione dei generatori era stata privatizzata, era stato dapprima trasferito ad altra struttura e solo in un secondo momento era stato inserito nei ruoli del predetto ospedale, ma come addetto alle cucine; che l'Azienda ospedaliera lo aveva successivamente qualificato come "addetto alla manutenzione delle apparecchiature elettromedicali e manutentore di apparecchiature diverse"; che nel marzo 2006 gli era stata attribuita la qualifica di "operatore tecnico specializzato esperto", categoria C; che era stato esiliato in un locale antigienico e senza telefono. 3. Il Giudice di primo grado aveva respinto la domanda osservando che, in ordine al preteso demansionamento, il ricorrente aveva omesso di indicare in concreto le mansioni iniziali di conduttore di caldaie e quelle successive di addetto alle cucine, rendendo così impossibile accertare se le seconde rientrassero o meno nel profilo di appartenenza; che, anche in ordine alla condotta asseritamente persecutoria, non poteva qualificarsi come tale il negato trasferimento ad altra sede. 4. La Corte di appello, svolte alcune premesse in ordine generale in ordine alla responsabilità di tipo contrattuale derivante dall'art. 2087 cod. civ., ha osservato che nel ricorso di primo grado non vi era alcuna specifica allegazione sulla natura e sulle caratteristiche del danno da dequalificazione, solo genericamente enunciato; che analoghe considerazioni dovevano essere fatti in ordine al lamentato danno da mobbing e al danno morale; che, in particolare, il DR.M. non aveva dedotto, né provato circostanze concrete onde far ritenere che la diversa qualifica attribuitagli potesse avere deteriorato la specifica professionalità posseduta; che l'esternalizzazione del servizio di conduzione caldaie effettivamente impediva all'ospedale San Carlo l'adibizione del DR.M. alle mansioni rivendicate, rendendo al contrario necessitata l'attribuzione di una diversa qualifica; che non erano stati forniti elementi atti ad accertare in che cosa si fossero sostanziate le mansioni di addetto alle cucine e se le stesse potessero configurare il dichiarato demansionamento; che occorreva altresì evidenziare come la successiva attribuzione datoriale della qualifica di "addetto alle apparecchiature varie" fosse stata comunicata aia ricorrente e dallo stesso contestata solo due anni dopo.  5. Per la cassazione di tale sentenza il DR.M. propone ricorso affidato a dieci motivi. Resiste con controricorso l'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ..

Diritto

1. Il primo motivo denuncia violazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ. per non avere la Corte territoriale esaminato le allegazioni di parte ricorrente, volte a dedurre le circostanze concrete del danno lamentato. Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 115 cod. proc. civ. nella parte in cui la Corte d'appello aveva ritenuto che non vi fossero elementi di allegazione e di prova da cui desumere che la diversa qualifica attribuita al ricorrente potesse avere deteriorato la specifica professionalità posseduta, omettendo di considerare la richiesta di c.t.u. e la documentazione allegata agli atti. Il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 115 cod. proc. civ. e 2103 cod. civ. in merito alla circostanza della esternalizzazione del servizio di conduzione caldaie e all'affermazione che ciò avrebbe impedito all'Azienda ospedaliera di adibire il DR.M. alle mansioni proprie della qualifica di conduttore di caldaie, omettendo di considerare che la qualifica originaria del DR.M. era stata conseguita molti anni prima della esternalizzazione del servizio. Il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 112 e 115 cod. proc. civ. in ordine al demansionamento, per avere la Corte territoriale omesso di esaminare elementi documentali idonei a consentire il confronto delle qualifiche, nonché la richiesta di c.t.u. al fine di stabilire le differenze tra le funzioni proprie della qualifica di appartenenza e quelle di assegnazione. Il quinto motivo denuncia violazione dell'articolo 115 cod. proc. civ. sulla contestazione della modifica della qualifica, per avere la Corte di appello affermato che la qualifica di "addetto alle apparecchiature varie" fu contestata dal ricorrente solo dopo due anni, omettendo di considerare che il DR.M. ebbe contezza della modifica solo nel 2005 e che comunque anche in data anteriore il ricorrente aveva contestato l'attribuzione delle mansioni assegnategli. Il sesto motivo denuncia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e consistente nella relegazione del ricorrente in un locale fatiscente: nel ricorso introduttivo si era messo in rilievo che detto locale non era conforme alle regole e alle norme dettate in materia di sicurezza e igiene sul lavoro; a fronte delle richieste del DR.M. di avere a disposizione un locale adeguato, il responsabile dell'amministrazione lo esiliò in un seminterrato dov'era depositato materiale di ogni genere; a seguito delle sue rimostranze, anche il telefono del locale fu rimosso; al riguardo la Corte di appello, che pure nella parte narrativa della sentenza aveva dato atto delle allegazioni, ne aveva completamente omesso l'esame nella parte motiva. Il settimo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 112 e 115 cod. proc. civ. in relazione al fatto che il DR.M. avrebbe contestato in ritardo l'attribuzione della nuova qualifica. L'ottavo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ. per omessa considerazione di fatti controversi e dibattuti in giudizio quali le domande di trasferimento del DR.M.. Il nono motivo, erroneamente rubricato come settimo, denuncia violazione e falsa applicazione deM'articolo 112 cod. proc. civ. per aver omesso di decidere sulla possibilità di produrre in appello alcune prove documentali, tra le quali il C.C.N.L.. Il decimo motivo, erroneamente rubricato come ottavo, denuncia violazione degli 112 e 115 cod. proc. civ. in relazione agli articoli 2087 e 2103 cod. civ. per non avere la Corte territoriale dato risposta a quanto dedotto, eccepito e richiesto in ordine al danno subito dal DR.M. a titolo di mobbing.

2. Il ricorso è inammissibile. 3. Innanzitutto, giova ricordare che, in tema di pubblico impiego contrattualizzato, ove il lavoratore agisca per il riconoscimento del diritto all'assegnazione di mansioni equivalenti alle ultime esercitate, resta esclusa la possibilità della disapplicazione qualora le nuove mansioni rientrino nella medesima area professionale prevista dal contratto collettivo, restando la materia della mansioni del pubblico dipendente disciplinata compiutamente dall'art. 52 del d.lgs. n. 165 del 2001 (nel testo anteriore alla novella recata dall'art. 62, comma 1 del d.lgs. n. 150 del 2009), che assegna rilievo solo al criterio dell'equivalenza formale in riferimento alla classificazione prevista in astratto dai contratti collettivi, indipendentemente dalla professionalità in concreto acquisita, senza che possa aversi riguardo alla norma generale di cui all'art. 2103 cod. civ. e senza che il giudice possa sindacare in concreto la natura equivalente della massima (Cass. n. 18283 del 2010). In tema di pubblico impiego privatizzato, l'art. 52 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, assegna rilievo solo al criterio dell'equivalenza formale delle mansioni, con riferimento alla classificazione prevista in astratto dai contratti collettivi, indipendentemente dalla professionalità in concreto acquisita, senza che il giudice possa sindacare in concreto la natura equivalente della mansione, non potendosi aver riguardo alla norma generale di cui all'art. 2103 cod. civ. (Cass. n. 7106 del 2014). 4. La Corte di appello ha evidenziato che non vi erano né allegazioni né prove da cui potesse desumersi il demansionamento o il carattere deteriore della nuova qualifica attribuita. Ha altresì evidenziato come l'assegnazione a mansioni diverse fosse giustificata dalla esternalizzazione della manutenzione delle caldaie e come nulla fosse stato dedotto in ordine alle mansioni effettivamente svolte come addetto le cucine, onde valutarne la riconducibilità o meno alla qualifica di inquadramento. 5. A fronte di ciò, il ricorso sub specie violazione di legge censura in realtà l'esito cui è pervenuta la Corte territoriale nell'esame delle risultanze di causa. Va ricordato che il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un'erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l'allegazione di un'erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all'esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l'aspetto del vizio di motivazione (Cass. n.7394 del 2010, n. 8315 del 2013, n. 26110 del 2015, n. 195 del 2016). E' dunque inammissibile una doglianza che fondi il presunto errore di sussunzione - e dunque un errore interpretativo di diritto - su una ricostruzione fattuale diversa da quella posta a fondamento della decisione, alla stregua di una alternativa interpretazione delle risultanze di causa. 6. Quanto al presunto omesso esame della richiesta di c.t.u., va osservato che la consulenza tecnica d'ufficio non può essere utilizzata al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero a compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati (v. Cass. n. 3191 del 2006, n. 10202 del 2008, n. 3130 del 2011). Nel caso di specie, l’implicito rigetto delle istanze istruttorie è basato sul rilievo del difetto di allegazioni circa i fatti costitutivi del diritto azionato. 7. In ordine alla presunta violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., deve rilevarsi che questa è apprezzabile, in sede di ricorso per cassazione, nei limiti del vizio di motivazione di cui all'art. 360, primo comma, numero 5, cod. proc. civ., e deve emergere direttamente dalla lettura della sentenza, non già dal riesame degli atti di causa, inammissibile in sede di legittimità (Cass. n. 24434 del 2016, n. 14267 del 2006). Secondo costante giurisprudenza di legittimità, il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell'intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l'attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (v. tra le tante, Cass. n. 27197 del 2011 e n. 24679 del 2013). 8. Tali considerazioni valgono anche in ordine alla deduzione di omesso esame di fatto decisivo rappresentato dalla inidoneità dei locali di svolgimento della prestazione (sesto motivo). Invero, la sentenza ha dato atto che la questione era stata devoluta in appello, ma l'ha implicitamente ritenuta non decisiva, a fronte dell'assorbente rilievo della mancanza di altre allegazioni (sul mobbing).  9. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo per esborsi e compensi professionali, oltre spese forfettarie nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, ai sensi dell'art. 2 del D.M. 10 marzo 2014, n. 55. 10. Sussistono i presupposti processuali (nella specie, rigetto del ricorso) per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dall’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. 30 maggio, introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in euro 4.000,00 per compensi professionali e in euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi dell’art.13 comma 1-quater del d.P.R. n.115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13. Roma, così deciso nella camera di consiglio del 5 aprile 2018

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percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema duale

 

Decreto direttoriale n.10 del 31 luglio 2018

percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema duale

Decreto direttoriale n.10 del 31 luglio 2018 sulle risorse 2017 destinate al finanziamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema Ministero del Lavoro Decreto direttoriale n.10 del 31 luglio 2018 sulle risorse 2017 destinate al finanziamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema duale. Stanziati 112.000.000 euro a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione. Una tabella riporta la suddivisione delle risorse per Regioni e Province Autonome.

È stato registrato dalla Corte dei Conti il 27 agosto 2018, al n. 1-2964, il Decreto direttoriale n.10 del 31 luglio 2018 di ripartizione delle risorse relative all'annualità 2017 per il finanziamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema duale. Nel dettaglio, il Decreto firmato dal Direttore Generale della DG degli ammortizzatori sociali e della formazione stabilisce, al suo art. 1: "Come previsto dalle norme richiamate in premessa, con riferimento all'annualità 2017, sono destinati complessivamente euro 112.000.000,00 al finanziamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale nel sistema duale. L'importo di euro 112.000.000,00 è posto a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Le suddette risorse ripartite per ciascuna Regione e Provincia Autonoma sono riportate nella seguente Tabella A "Ripartizione complessiva Art.1 lett. a) e b)" derivanti dall'applicazione dei criteri di cui ai successivi punti a) e b) del presente articolo". Fonte Ministero del lavoro scaricaScarica decreto
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calcolatore del tempo di riverbero

 

Da Paf Portale agenti fisici calcolatore del tempo di riverbero per ambienti confinati come aule scolastiche, mense, palestre e piscine. Nuovo strumento tecnico per il calcolo online, affiancato da riferimenti sulla normativa, i limiti minimi previsti per la salubrità degli ambienti.

pafSviluppato da:  Andrea Bogi, Iole Pinto, Domenico Gioia, Nicola Stacchini  Azienda USL Toscana Sudest - Laboratorio Sanità Pubblica di Siena Raffaele Mariconte INAIL Dipartimento di innovazioni Tecnologiche e Sicurezza degli Impianti, Prodotti ed Insediamenti Antropici Diego Annesi e Pietro Nataletti INAIL Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale

Il Tempo di riverbero è uno dei requisiti acustici principali che concorre al benessere degli occupanti di un ambiente, in particolare per tutti gli ambienti di lavoro ove è richiesto ascolto e comunicazione verbale. In un campo riverberante, se una  sorgente sonora cessa istantaneamente di emettere, il suono non cessa altrettanto istantaneamente ma prosegue, grazie alle riflessioni sulle superfici (echi riflessi), per un certo tempo.

Il tempo di decadimento, detto “TEMPO DI RIVERBERO”, dipende dalla velocità del suono, dalla distanza fra le pareti e dal numero e dalla qualità delle superfici riflettenti e quindi dalla capacità di assorbimento del suono delle stesse. Il “tempo di riverbero”, è definito come quel tempo necessario per ottenere un decadimento di 60 dB del livello sonoro a partire dall’istante di interruzione della sorgente sonora.

In ambienti con pareti molto riflettenti, come le aule o le mense non  trattate con materiali fonoassorbenti, il tempo di riverbero è lungo, mentre in ambienti con pareti rivestite con materiali fortemente fonoassorbente, il tempo di riverbero si riduce. E’ importante che il tempo di riverbero sia adeguato all’uso cui è destinato l’ambiente. Un tempo di riverbero molto lungo causa perdite di intelligibilità della parola e incrementa il rumore di fondo.

Requisiti minimi per gli ambienti scolastici

Negli ambienti scolastici e comunitari il rumore influenza direttamente la fonazione degli insegnanti e le condizioni di ascolto degli studenti, con conseguenze sull’affaticamento dei docenti,  sull’apprendimento scolastico e con possibili importanti ricadute sulla salute dovute agli effetti non uditivi del rumore

L’eccessivo rumore presente all’interno degli ambienti comunitari destinati all’ascolto della parola determina una riduzione dell’intelligibilità del messaggio vocale attraverso due meccanismi che riguardano il mascheramento uditivo e la diminuzione dell’attenzione da parte degli ascoltatori. La riverberazione, oltre a ridurre l’intelligibilità per gli ascoltatori, condiziona la regolazione del volume della voce degli oratori con conseguente affaticamento degli stessi.

Negli altri tipi di ambienti, dove vengono svolte attività principalmente non connesse con l’ascolto  della parola, il tempo di riverbero può comunque svolgere un ruolo importante ai fini della fruizione degli ambienti stessi; si pensi alla situazione di stress che si prova in una mensa affollata e riverberante dove, per la difficoltà che si ha a comprendere i messaggi vocali ed a farsi comprendere, si finisce con l’alzare a propria volta il volume della voce in un crescendo che concorre all’incremento del rumore di fondo del locale, fino  raggiungere livelli potenzialmente nocivi per l’apparato uditivo.

La vigente normativa (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 5 dicembre 1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” che recepisce le indicazioni del Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975 sulle "Norme tecniche aggiornate relative alla edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica, da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica") prescrive per ambienti scolastici di dimensioni inferiori a 500 m3 valori del tempo di riverbero nell'intervallo di frequenza 1000 Hz - 2000 Hz non superiori a 0,8 s. Per ambienti di dimensioni comprese tra  500 m3 e 1000 m3 i valori del tempo di riverbero nell'intervallo di frequenza 1000 Hz - 2000 Hz non devono superare 1 s.

Va inoltre ricordato che sono state successivamente emanate due norme tecniche: UNI 11367:2010  e UNI 11532:2014 che fissano criteri specifici per gli edifici scolastici. Queste ultime sono rese cogenti dal recente collegato ambientale alla legge di stabilità L. 221/28.12.2015 (Green public procurement) all’articolo nel seguito riportato: Art. 206-sexies (Azioni premianti l’utilizzo di prodotti che impiegano materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi negli interventi concernenti gli edifici scolastici, le pavimentazioni stradali e le barriere acustiche). “Le amministrazioni pubbliche, nelle more dell’adozione da parte delle regioni di specifiche norme tecniche per la progettazione esecutiva degli interventi negli edifici scolastici, al fine di consentirne la piena fruibilità dal punto di vista acustico, prevedono, nelle gare d’appalto per l’incremento dell’efficienza energetica delle scuole e comunque per la loro ristrutturazione o costruzione, l’impiego di materiali e soluzioni progettuali idonei al raggiungimento dei valori indicati per i descrittori acustici dalla norma UNI 11367:2010 e dalla norma UNI 11532:2014....

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Codice di prevenzione incendi

 

Il Codice di prevenzione incendi, senza effettuare uno strappo rispetto al passato, si propone come promotore del cambiamento, privilegiando l’approccio prestazionale alla prevenzione incendi, in grado di garantire standard di sicurezza antincendio elevati mediante un insieme di soluzioni progettuali

accordoLa pubblicazione, di carattere introduttivo, si occupa della tematica generale relativa agli elementi di flessibilità progettuale offerti dal Codice; saranno sviluppati, in seguito, secondo l’approccio e con gli obiettivi evidenziati, una serie di ulteriori compendi riguardanti, fondamentalmente, le dieci misure della strategia antincendio presenti nel Codice. Prodotto: Volume Edizioni: Inail -  2018
Le misure di prevenzione e protezione da adottarsi nei luoghi di lavoro, al fine di ridurre l’insorgenza di un incendio e limitarne le conseguenze, costituiscono un obbligo del Datore di Lavoro sancito dall’art. 46 del d.lgs. 81 del 9 aprile 2008 e s.m.i. (testo unico per la sicurezza) e specificato nel dettaglio dal d.m. 10 marzo 1998. Le suddette misure, che si basano sulla preliminare valutazione del rischio incendio, possono essere individuate a partire da un approccio progettuale di tipo prescrittivo o di tipo prestazionale. La progettazione antincendio, nel rispetto della normativa vigente in materia, può essere effettuata elaborando soluzioni tecniche flessibili ed aderenti alle specifiche caratteristiche ed esigenze delle attività soggette al controllo di prevenzione incendi (metodo prestazionale). In questo contesto si inserisce il Codice di prevenzione incendi (Co.P.I.) il quale, senza effettuare uno strappo rispetto al passato, si propone come promotore del cambiamento, privilegiando l’approccio prestazionale, in grado di garantire standard di sicurezza antincendio elevati mediante un insieme di soluzioni progettuali, sia conformi che alternative. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha recentemente condotto un sondaggio, che ha coinvolto più di 2000 ingegneri - il 6,3% “professionisti antincendio” attualmente iscritti negli elenchi del Ministero dell’Interno - in merito ai progetti e alle deroghe che hanno fatto ricorso al Codice come metodo di progettazione. L'indagine ha rivelato un notevole interesse verso le nuove potenzialità introdotte dal Codice ma, allo stesso tempo, un utilizzo non diffuso dello stesso: oltre il 62% dei progettisti, infatti, pur avendo frequentato corsi di formazione incentrati sull’utilizzo del Codice, non ha provato ad utilizzarlo oppure ha rinunciato dopo un tentativo; di quelli che lo hanno adottato, pochi hanno fatto ricorso alle cosiddette soluzioni alternative. Probabilmente a causa della percepita complessità dello strumento normativo, e conseguente aumento della responsabilità, il Codice è di fatto spesso ignorato a vantaggio del più “consolidato” metodo prescrittivo. Al fine di illustrare le potenzialità del Codice e di fornire degli strumenti esplicativi, incentrati su esempi pratici di progettazione, che sembrano rappresentare un’esigenza particolarmente sentita dai professionisti intervistati nel sondaggio, è stata attivata una collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente - Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale - Università di Roma “Sapienza”, il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici - Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e il Dipartimento per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica - Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (C.N.VV.F.).
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Set

La prevenzione degli incidenti su strada

 

accordoACCORDO ATTUATIVO DEL PROTOCOLLO D'INTESA TRA INAIL E MINISTERO DELL'INTERNO - DIPARTIMENTO DI PUBBLICA SICUREZZA per la prevenzione degli incidenti su strada

tra L'INAIL, Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro, di seguito denominato Inail o Istituto, ***, nella persona del Direttore della Sede Territoriale Dott. Enrico Lanzone, domiciliato per la carica presso la Sede provinciale INAIL in Via Venezia 6 - 17100 Savona

e

Dipartimento della Pubblica sicurezza - Compartimento Polizia Stradale "Liguria" - Sezione di Savona, rappresentata dal Dirigente V.Q.Agg. Dr.ssa Deborha Montenero, domiciliata per la carica presso il Comando di Polizia Stradale in Corso Ricci 40r - 17100 Savona Premesso che

• In data 19 novembre 2015 è stato sottoscritto il Protocollo d'intesa tra l'Istituto Nazionale Assicurazione contro gli infortuni sul Lavoro e il Ministero dell’Interno - Dipartimento di Pubblica Sicurezza; • Il Protocollo si pone la finalità di sviluppare iniziative sinergiche che siano coerenti con le esigenze del mondo del lavoro avviando, in particolare, attività in materia di prevenzione e tutela della salute, attraverso materiale comunicativo ed incontri informativi e formativi che innalzino il livello di competenze e di conoscenze dei rischi della strada; • In data 26 settembre 2017 è stato stipulato un protocollo d'intesa Regionale fra INAIL e Polizia di Stato compartimento Polizia Stradale "Liguria" che prevede attività sinergiche attuate tramite interventi di formazione/informazione e sensibilizzazione e scambi d'informazioni sul fenomeno Infortunistico; • Il presente Accordo costituisce l'attuazione, dei suddetti Protocollo regionale e nazionale.

Tutto ciò premesso le parti firmatarie stabiliscono quanto segue:

Art. 1  Finalità

Le parti, con il presente Accordo attuativo, intendono realizzare il progetto "TRASporto a casa la sicurezza" al fine di diffondere la cultura della sicurezza stradale in particolar modo in ambito portuale.

Art. 2 Oggetto della collaborazione

Le Parti individuano congiuntamente l'obiettivo di cui all'art. 1 da perseguire attraverso la realizzazione del progetto "TRASporto a casa la sicurezza" destinato agli utenti professionali del porto di Savona per la prevenzione degli incidenti stradali e la promozione della cultura della sicurezza stradale che prevede incontri con i lavoratori ed i datori di lavoro ai fini della distribuzione di materiale informativo/formativo.

Art. 3 Compiti delle Parti

L'INAIL s'impegna a coadiuvare la Polizia Stradale fornendo: 1. Competenze amministrative, tecniche e scientifiche; 2. Attività di formazione ed informazione, in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro; 3. Compartecipazione finanziaria per la realizzazione delle attività previste. Il Compartimento Polizia Stradale "Liguria" Sezione di Savona s'impegna a: 1. Fornire le proprie competenze tecniche e specifiche in relazione alla prevenzione e rilevazione degli incidenti stradali; 2. Facilitare la partecipazione e il coinvolgimento dei destinatari delle iniziative alle attività previste.

Art. 4 Aspetti finanziari

L'INAIL comparteciperà alle attività con le proprie professionalità, amministrative e tecniche e provvedendo alla stampa del materiale informativo previsto e realizzato dal Liceo "Chiabrera-Martini" al quale verrà corrisposto, da parte di INAIL, un riconoscimento economico. Il Compartimento Polizia Stradale "Liguria" Sezione di Savona comparteciperà alle attività attraverso le proprie professionalità e fornendo materiale di prevenzione e i mezzi di servizio di rappresentanza. Le parti, quindi, s'impegnano a compartecipare alla realizzazione delle attività di cui ai precedenti artt. 2 e 3 secondo quanto previsto dal piano economico finanziario che verrà successivamente predisposto dal "Tavolo di coordinamento" e che farà parte integrante del presente accordo.

Art. 5  Durata

Il presente Accordo attuativo ha durata dalla data di sottoscrizione sino al completamento e alla conclusione del progetto.

Art. 6 Organismo per l'attuazione

Per il conseguimento degli obiettivi e per la gestione delle fasi progettuali è costituito il "Tavolo di coordinamento" composto da quattro componenti effettivi di cui due nominati dalI'INAIL e due nominati dal Compartimento Polizia Stradale "Liguria" Sezione di Savona. Il Tavolo avrà compiti di: • Coordinamento delle fasi progettuali; • Verifica intermedia e finale delle attività progettuali; • Verifica finale degli obiettivi previsti; • Definizione di tutti gli aspetti legati al progetto in particolare di ordine pratico che alla data della sottoscrizione del presente accordo non possono essere previsti. I suddetti componenti potranno, in caso di loro impedimento, essere sostituiti da soggetti debitamente delegati.

Art. 7 Recesso o scioglimento

Le parti hanno facoltà di recedere unilateralmente dal presente Accordo, ovvero di scioglierlo consensualmente. Il recesso deve essere esercitato mediante comunicazione scritta da notificare con P.E.C. Il recesso unilaterale o lo scioglimento hanno effetto per l'avvenire e non incidono sulle iniziative già eseguite alla data di estinzione del presente Accordo. Per cause di forza maggiore, non imputabili alle parti, sarà possibile modificare le finalità e le modalità attuative del progetto sulla base delle decisioni assunte dal "Tavolo di coordinamento" previsto dal precedente art. 6. Infine, le parti concordano di portare a conclusione le attività ancora in corso alla data di scioglimento del presente Accordo.

Art. 8 Controversie

Le Parti s'impegnano a risolvere bonariamente le controversie eventualmente sorte sulla validità, interpretazione ed esecuzione del presente Accordo. In caso di mancata definizione, il Foro competente sarà - in via esclusiva - quello di Savona.

Savona, 7 settembre 2018

Per l'INAIL

Il Direttore Territoriale Dott. Enrico Lanzone

Per il Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza Il Dirigente la Sez. Polizia Stradale di Savona V.Q. dr.ssa Deborha Montenero

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12
Set

Come si può produrre un’atmosfera asfissiante?

Come si può produrre un’atmosfera asfissiante?
Si può verificare la produzione di un’atmosfera asfissiante nei seguenti casi:
• dove c’è una reazione tra rifiuti e l’ossigeno dell’atmosfera;
• a seguito della reazione tra l’acqua del terreno ed il calcare, con produzione di anidride carbonica, che va a sostituire l’aria;
• nelle stive delle navi, nei containers, nelle autobotti e simili, come reazione delle sostanze contenute con l’ossigeno presente all’interno;
• all’interno di serbatoi di acciaio e recipienti ossidati;
• nell’uso di agenti estinguenti come l’anidride carbonica o agenti alogenati (halon) in ambienti non aerati;
• in ambienti o recipienti in aziende vitivinicole.
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12
Set

Condominio, la norma antincendio punta sulla progettazione delle facciate

12/09/2018 – Attenzione alla progettazione e ai requisiti delle facciate per la sicurezza antincendio dei condomìni. Lo prevede la bozza di decreto del Ministero dell’Interno contenente la regola tecnica integrativa del DM 246/1987 sulle norme antincendio negli edifici di civile abitazione di “altezza antincendi” uguale o superiore a 12 metri. Il testo è all’esame della Commissione Europea, che deve valutare se le nuove regole possano impedire la libera circolazione dei prodotti da costruzione. Antincendio in condominio, i requisiti delle facciate In base alla bozza, i requisiti di sicurezza antincendio delle facciate saranno valutati avendo come obiettivi: - limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’interno dell’edificio a causa di fiamme o fumi caldi che fuoriescono da vani, aperture, cavità verticali, interstizi tra la testa del solaio e la facciata o tra.. Continua a leggere su Edilportale.com     MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
12
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NTC 2018, Oice: professionisti esclusi dai controlli su strutture e materiali

12/09/2018 - "A rischio le valutazioni di sicurezza sulle costruzioni esistenti". Questo il commento di Gabriele Scicolone, presidente dell'Oice, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, sul tema dei controlli tecnici sulle strutture esistenti ed in particolare sul tema delle indagini in situ, disposizione modificata con l’aggiornamento delle norme tecniche delle costruzioni di marzo (NTC 2018). Le NTC 2018 non consentono più a professionisti, studi e società di effettuare i prelievi e le indagini sui materiali. Queste attività vengono riservate ai soli laboratori certificati. NTC 2018, Oice: a rischio la sicurezza Secondo Scicolone non sono da poco i problemi che potrebbero derivare, “se si tiene conto che il solo stock abitativo nazionale è di oltre 12 milioni di edifici, mentre i laboratori certificati sono oggi circa un centinaio. Se è quindi.. Continua a leggere su Edilportale.com     MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231