1 13 Dicembre 2019 - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

Archive for dicembre 13th, 2019

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Dic

Scuola e Privacy

 

Domande più frequenti Garante Privacy

Scuola e Privacy

Privacy e scuola1) La scuola deve rendere l’informativa?
Sì. Tutte le scuole – sia quelle pubbliche, sia quelle private - hanno l’obbligo di far conoscere agli “interessati” (studenti, famiglie, professori, etc.) come vengono trattati i loro dati personali. Devono cioè rendere noto - attraverso un’adeguata informativa con le modalità ritenute più opportune, eventualmente anche online - quali dati raccolgono, come li utilizzano e a quale fine.
2) È possibile accedere ai propri dati personali detenuti dagli istituti scolastici?
Sì. Ogni persona ha diritto di conoscere se sono conservate informazioni che la riguardano, di farle rettificare se erronee o non aggiornate. Per esercitare questi diritti è possibile rivolgersi direttamente al “titolare del trattamento” (in genere l’istituto scolastico di riferimento). Se la scuola non risponde o il riscontro non è adeguato, è possibile rivolgersi al Garante o alla magistratura ordinaria.
3) È possibile accedere alla documentazione relativa ad alunni e studenti in possesso della scuola?
Sì. È possibile accedere agli atti e ai documenti amministrativi detenuti dalla scuola ai sensi dalla legge n. 241 del 1990 (artt. 22 ss.) 
4) In caso di delega per prelevare il proprio figlio a scuola, è necessario fornire copia della carta d’identità del delegante e del delegato?
Sulla base del principio generale di accountability, è facoltà delle istituzioni scolastiche regolare e modulare tale modalità, assicurando al tempo stesso le cautele necessarie a garantire l’identificabilità dei soggetti coinvolti e che i dati eventualmente raccolti siano protetti (da accessi abusivi, rischi di perdita o manomissione) con adeguate misure di sicurezza.
5) Gli esiti degli scrutini o degli esami di Stato sono pubblici?
Sì. Le informazioni sul rendimento scolastico sono soggette ad un regime di conoscibilità stabilito dal MIUR. Nel pubblicare i voti degli scrutini e degli esami nei tabelloni, l’istituto scolastico deve evitare, però, di fornire informazioni sulle condizioni di salute degli studenti o altri dati personali non pertinenti. Il riferimento alle “prove differenziate” sostenute, ad esempio, dagli studenti con disturbi specifici di apprendimento (DSA) non va inserito nei tabelloni, ma deve essere indicato solamente nell’attestazione da rilasciare allo studente.
6) Le scuole possono trattare le categorie particolari di dati personali?
Le scuole possono trattare le categorie particolari di dati personali (es. dati sulle convinzioni religiose, dati sulla salute) solo se espressamente previsto da norme di legge o regolamentari. In ogni caso non possono essere diffusi i dati relativi alla salute: non è consentito, ad esempio, pubblicare online una circolare contenente i nomi degli studenti con disabilità oppure quegli degli alunni che seguono un regime alimentare differenziato per motivi di salute.
7) Nelle comunicazioni scuola-famiglia possono essere inseriti dati personali degli alunni?
No, nelle circolari, nelle delibere o in altre comunicazioni non rivolte a specifici destinatari non possono essere inseriti dati personali che rendano identificabili gli alunni (ad esempio, quelli coinvolti in casi di bullismo o quelli cui siano state comminate sanzioni disciplinari o interessati da altre vicende delicate).
8) Chi può trattare i dati degli allievi disabili o con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)?
La conoscenza di tali dati è limitata ai soli soggetti a ciò legittimati dalla normativa scolastica e da quella specifica di settore, come ad esempio i docenti, i genitori e gli operatori sanitari che congiuntamente devono predisporre il piano educativo individualizzato (L. n. 104/92, L. n. 328/2000 e D.Lgs. n. 66/2017).
9) L’utilizzo degli smartphone all’interno delle scuole è consentito?
Spetta alle istituzioni scolastiche disciplinare l’utilizzo degli smartphone all’interno delle aule o nelle scuole stesse. In ogni caso, laddove gli smartphone siano utilizzati per riprendere immagini o registrare conversazioni, l’utilizzo dovrà avvenire esclusivamente per fini personali e nel rispetto dei diritti delle persone coinvolte.
10) Violano la privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici?
No. Le immagini, in questi casi, sono raccolte per fini personali e destinate a un ambito familiare o amicale. Va però prestata particolare attenzione alla eventuale pubblicazione delle medesime immagini su Internet e sui social network. In caso di diffusione di immagini dei minori diventa infatti indispensabile ottenere il consenso da parte degli esercenti la potestà genitoriale.
11) È possibile registrare la lezione da parte dell’alunno?
Sì. È lecito registrare la lezione per scopi personali, ad esempio per motivi di studio individuale, compatibilmente con le specifiche disposizioni scolastiche al riguardo. Per ogni altro utilizzo o eventuale diffusione, anche su Internet, è necessario prima informare le persone coinvolte nella registrazione (professori, studenti…) e ottenere il loro consenso.
12)  Gli allievi con DSA possono utilizzare liberamente strumenti didattici che consentano loro anche di registrare (c.d. "strumenti compensativi e aumentativi")?
Sì. La specifica normativa di settore (L. n. 170/2010) prevede che gli studenti che presentano tali disturbi hanno il diritto di utilizzare strumenti di ausilio per una maggiore flessibilità didattica. In particolare, viene stabilito che gli studenti con diagnosi DSA possono utilizzare gli strumenti di volta in volta previsti dalla scuola nei piani didattici personalizzati che li riguardano (ivi compreso il registratore o il pc). In questi casi non è necessario richiedere il consenso delle persone coinvolte nella registrazione.
13) Gli istituti scolastici possono pubblicare sui propri siti internet le graduatorie di docenti e personale ATA?
Sì. Questo consente a chi ambisce a incarichi e supplenze di conoscere la propria posizione e il proprio punteggio. Tali liste devono però contenere solo il nome, il cognome, il punteggio e la posizione in graduatoria. È invece eccedente la pubblicazione dei numeri di telefono e degli indirizzi privati dei candidati.
14) Si possono installare telecamere all’interno degli istituti scolastici?
Sì, ma l’eventuale installazione di sistemi di videosorveglianza presso le scuole deve garantire il diritto dello studente alla riservatezza. Può risultare ammissibile l’utilizzo di tali sistemi in casi di stretta indispensabilità, al fine di tutelare l’edificio e i beni scolastici da atti vandalici, circoscrivendo le riprese alle sole aree interessate. È inoltre necessario segnalare la presenza degli impianti con cartelli. Le telecamere che inquadrano l’interno degli istituti possono essere attivate solo negli orari di chiusura, quindi non in coincidenza con lo svolgimento di attività scolastiche ed extrascolastiche. Se le riprese riguardano l’esterno della scuola, l’angolo visuale delle telecamere deve essere opportunamente delimitato. [Progetti di revisione della disciplina sull’utilizzo degli strumenti di videosorveglianza negli istituti scolastici sono attualmente all’attenzione del Parlamento.]
15) Le scuole possono consentire a soggetti legittimati di svolgere attività di ricerca tramite questionari, da sottoporre agli alunni, contenenti richieste di informazioni personali?
Sì, ma soltanto se i ragazzi e, nel caso di minori, chi esercita la responsabilità genitoriale, siano stati preventivamente informati sulle modalità di trattamento e sulle misure di sicurezza adottate per proteggere i dati personali degli alunni e, ove previsto, abbiano acconsentito al trattamento dei dati. Ragazzi e genitori devono, comunque, avere sempre la facoltà di non aderire all’iniziativa.
Garante Privacy
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Dic

Medico Competente Interpello 7 2019

 

Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Medico Competente Interpello 7 2019

Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sul lavoroLa Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia (CONSAP) ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione in merito alla legittimità della riconferma di nomina di un medico competente della Polizia di Stato che, pur essendo stato trasferito in altra Regione, continui ad esercitare la sua funzione a distanza dal luogo di destinazione, tenuto conto che nella provincia nella quale è stato nominato medico competente vi sono altri medici della Polizia di Stato che svolgono analogo incarico.
 
La citata Confederazione rappresenta, altresì, che “nella pagina del Ministero della Salute dedicata alla ricerca dei medici competenti[…] autorizzati a svolgere tale mansione, sono presenti due sezioni: la prima è riservata alla ricerca dei medici competenti autorizzati e che hanno sostenuto l’apposito esame e, la seconda, è la sezione dedicata ai medici delle Forze Armate e Forze di Polizia ai sensi dell’art. 38 co.1 lett. d – bis del D.L.gs. nr.81/08 ss.mm.ii.. I medici delle FF.AA. e delle FF.PP., per poter essere inseriti nella predetta sezione loro riservata, devono obbligatoriamente presentare al Ministero della Salute la prevista autodichiarazione[…].
Tanto premesso la CONSAP chiede, a questa Commissione “se i Medici della Polizia di Stato, per poter iniziare ad operare in qualità di medici competenti ai sensi della predetta lettera d – bis, hanno l’obbligo di inviare al Ministero della Salute l’autodichiarazione di cui sopra” e “se i medici della Polizia di Stato, qualora iscritti nell’apposita sezione di cui alla lettera d-bis, per poter continuare nel compito di medico competente per i lavoratori interni, debbano effettuare il previsto aggiornamento professionale e acquisire i previsti crediti formativi ECM come indicato nella circolare del Ministero della salute del 1/6/2017 ed inviare allo stesso la prevista autocertificazione […]”.
 
Al riguardo premesso che:
- l’articolo 12 del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni, rubricato “Interpello”, al comma 1, prevede che i soggetti legittimati ivi indicati possono inoltrare “…alla Commissione per gli interpelli di cui al comma 2, […], quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro”;
- l’articolo 25 del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni, rubricato “Obblighi del medico competente”, al comma 1, lett. n) sancisce che il medico competente “comunica, mediante autocertificazione, il possesso dei titoli e requisiti di cui all’articolo 38 al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali […]”;
- l’articolo 38 del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni, rubricato “Titoli e requisiti
del medico competente”, al comma 1, lettera d-bis), stabilisce che per svolgere le funzioni di medico competente è necessario possedere uno dei seguenti titoli o requisiti: “con esclusivo riferimento al ruolo dei sanitari delle Forze Armate, compresa l’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, svolgimento di attività di medico nel settore del lavoro per almeno quattro anni”;
- l’articolo 38, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni statuisce che “per lo svolgimento delle funzioni di medico competente è altresì necessario partecipare al programma di educazione continua in medicina ai sensi del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e successive modificazioni e integrazioni […]”;
- il citato articolo 38, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni dispone che “i medici in possesso dei titoli e dei requisiti di cui al presente articolo sono iscritti nell’elenco dei medici competenti istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali”;
- la circolare del Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria – e della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri n. 17041 del 1.06.2017, avente come oggetto “Elenco medici competenti: chiarimenti e procedure”, alla lettera a), stabilisce che “[…] ai fini dello svolgimento dell’attività rilevano esclusivamente le previsioni contenute al comma 1 e 3 dell’art. 38 dello stesso decreto, che disciplinano le condizioni abilitanti per poter svolgere la funzione.
Pertanto per poter svolgere le funzioni di medico competente risulta necessario il possesso del titolo e del requisito dell’aggiornamento ECM, mentre non risulta parimenti indispensabile la presenza in elenco, stante la funzione riepilogativa e non abilitativa dello stesso elenco […]” sulla base di tali elementi la Commissione ritiene opportuno ricordare, in via preliminare, come la stessa sia tenuta unicamente a rispondere a “quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa di salute e sicurezza del lavoro”, non potendo, quindi, pronunciarsi sulla legittimità di una specifica nomina per l’effettuazione delle funzioni di medico competente.
Per quanto concerne, invece, il quesito inerente all’obbligo dei medici della Polizia di Stato, di inviare al Ministero della Salute l’autodichiarazione relativa al possesso dei titoli e requisiti di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni, per poter iniziare ad operare in qualità di medici competenti ai sensi del citato articolo 38 lettera d – bis), la Commissione ritiene che, conformemente ai chiarimenti già forniti dal Ministero della Salute e dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con la circolare n. 17041 del 1.06.2017 richiamata in premessa, “ai fini dello svolgimento dell’attività rilevano esclusivamente le previsioni contenute al comma 1 e 3 dell’art. 38 dello stesso decreto, che disciplinano le condizioni abilitanti per poter svolgere la funzione.
Pertanto per poter svolgere le funzioni di medico competente risulta necessario il possesso del titolo e del requisito dell’aggiornamento ECM, mentre non risulta parimenti indispensabile la presenza in elenco, stante la funzione riepilogativa e non abilitativa dello stesso elenco”.
Infine, in linea con quanto già esplicitato nella sopra citata circolare, questa Commissione sulla base di un’interpretazione letterale del richiamato articolo 38, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni, ritiene che tale norma si riferisca in maniera generalizzata a tutti coloro che svolgono le funzioni di medico competente, non evincendosi alcuna esenzione, per i medici competenti della Polizia di Stato, dal partecipare al programma di educazione continua in medicina.
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13
Dic

ingegneria della sicurezza antincendio

 

documento INAIL 2019

ingegneria della sicurezza antincendio

sicurezza antincendioFocus sui Metodi del Codice di prevenzione incendi 
• M.1 Metodologia per l’ingegneria della sicurezza antincendio 
• M.2 Scenari d’incendio per la progettazione prestazionale 
• M.3 Salvaguardia della vita con la progettazione prestazionale
 
Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici
 
La progettazione della sicurezza antincendio nelle attività soggette alle visite ed i controlli dei Vigili del Fuoco e nei luoghi di lavoro, al fine di ridurre l'insorgenza di un incendio e di limitarne le conseguenze, è sancita dal d.p.r. 1 agosto 2011 n. 151 per le attività soggette, mentre nei luoghi di lavoro è prescritta dall'alt 17 del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. (Testo unico per la sicurezza).
Le suddette misure, che si basano sulla preliminare valutazione del rischio incendio, possono essere individuate a partire da un approccio progettuale di tipo prescrittivo o di tipo prestazionale.
 
Si segnala che tali obblighi valgono anche in attività che non sono luoghi di lavoro in virtù del d.lgs. 139 dell'8 marzo 2006 e s.m.i..
La progettazione antincendio, nel rispetto della normativa vigente in materia, può essere effettuata elaborando soluzioni tecniche flessibili ed aderenti alle specifiche caratteristiche ed esigenze delle attività soggette al controllo di prevenzione incendi (metodo prestazionale).
In questo contesto si inserisce il Codice di prevenzione incendi (Co.P.I.), d.m. 3 agosto 2015 recante ‘Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 8 marzo 2006. n. 139", il quale, senza effettuare uno strappo rispetto al passato, si propone come promotore del cambiamento, privilegiando l’approccio prestazionale, in grado di garantire standard di sicurezza antincendio elevati mediante un insieme di soluzioni progettuali, sia conformi che alternative.
In sostanza, il Codice rappresenta uno strumento finalizzato all’ottenimento degli obiettivi di sicurezza antincendio, caratterizzato da un linguaggio allineato con gli standard internazionali.
 
La strategia antincendio in esso rappresentata, in dipendenza dei livelli di prestazione scelti, garantisce i prefissati obiettivi di sicurezza, mediante diverse soluzioni progettuali, grazie alla compresenza ed all’apporto delle varie misure antincendio.
Si segnala che il recente d.m. 12 aprile 2019, modificando il d.m. 3 agosto 2015, prevede l’eliminazione del cosiddetto "doppio binario" per la progettazione antincendio delle attività soggette al controllo da parte dei W.F.; in particolare vengono introdotti due elementi:
• l'ampliamento del campo di applicazione del Codice (sono state inserite alcune nuove attività dell'allegato I al d.p.r. 1 agosto 2011 n. 151);
• l'obbligatorietà dell'utilizzo del Codice per la progettazione delle attività non nomiate, in luogo dei "criteri tecnici di prevenzione incendi".
In definitiva, saranno 42 le attività soggette, comprese nel citato allegato 1, per le quali la Regola Tecnica Orizzontale (RTO) del Codice diverrà l'unico riferimento progettuale possibile.
 
Si segnala, a latere, che il 18 giugno 2019 è stato approvato, in sede di Comitato Centrale Tecnico Scientifico dei W.F., un documento relativo alla proposta di aggiornamento del Codice.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, a proposito del reale utilizzo del Codice, ha condotto un sondaggio che ha coinvolto più di 2000 ingegneri - il 6,3% "professionisti antincendio" attualmente iscritti negli elenchi del Ministero dell’Interno - in merito ai progetti e alle richieste di deroghe che hanno fatto ricorso al Codice come metodo di progettazione.
 
L'indagine, i cui risultati sono stati pubblicati dal CNI sul proprio sito (www.tuttoingegnere.it) il 17 ottobre 2016. ha rivelato un notevole interesse verso le nuove potenzialità introdotte dal Codice ma, allo stesso tempo, un utilizzo non diffuso dello stesso: oltre il 62% dei progettisti, infatti, pur avendo frequentato corsi di formazione incentrati sull’utilizzo del Codice, non ha provato ad utilizzarlo oppure ha rinunciato dopo un tentativo: di quelli che lo hanno adottato, pochi hanno fatto ricorso alle cosiddette soluzioni alternative.
Probabilmente a causa della percepita complessità dello strumento normativo, e conseguente aumento della responsabilità, il Codice è di fatto spesso ignorato a vantaggio del più “consolidato" metodo prescrittivo.
 
Al fine di illustrare le potenzialità del Codice e di fornire degli strumenti esplicativi, incentrati su esempi pratici di progettazione, che sembrano rappresentare un'esigenza particolarmente sentita dai professionisti intervistati nel sondaggio, è stata attivata una collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Chimica Materiali Ambiente - Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale - Università di Roma “Sapienza", il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici - Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (C.N.W.F.) ed il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
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13
Dic

Prodotti rientranti nel campo di applicazione della Direttiva Macchine

 

Rapporto sull’attività di sorveglianza del mercato ai sensi del d.lgs. 17/2010

Prodotti rientranti nel campo di applicazione della Direttiva Macchine

Rapporto sull’attività di sorveglianza del mercato ai sensi del d.lgs. 17/2010L’analisi del processo di sorveglianza del mercato e in particolare dell’attività di accertamento tecnico condotta da Inail, in base al comma 2 dell’art. 6 del d.lgs. 17/2010 (ex comma 2 dell’art. 7 del d.p.r. 459/96), offre ogni due anni spunti per approfondimenti e valutazioni, che possano contribuire a migliorare l’intero processo. In particolare questo decimo rapporto costituisce un momento di svolta, o più precisamente di evoluzione, nella direzione di una sempre maggiore condivisione del patrimonio informativo che negli anni l’Istituto ha costruito e ha cercato di organizzare, in modo che potesse rappresentare uno strumento per l’avvio di importanti azioni per la sicurezza, con particolare attenzione, stante la mission istituzionale, agli ambienti di lavoro. 
 
Nel corso degli anni è emersa sempre più prepotentemente la stretta correlazione tra attività di vigilanza, verifica periodica e sorveglianza del mercato, dimostrando come queste azioni siano complementari e possano reciprocamente aiutarsi per un miglioramento del servizio prestato. 
 
Tutte queste attività (vigilanza, verifica periodica e sorveglianza del mercato), infatti, rappresentano strumenti messi al servizio del lavoratore o più in generale del cittadino, per garantire livelli minimi di sicurezza e contemporaneamente cercare di innalzarne la soglia, promuovendo, con interventi concreti e diretti, la cultura della sicurezza. Vigilanza e verifica sono da sempre i motori dell’attività di sorveglianza del mercato, in quanto storicamente ASL/ARPA, Ispettorato nazionale del lavoro e organi istituzionali preposti alla verifica periodica hanno dato avvio a oltre il 95% delle segnalazioni di presunta non conformità; allo stesso tempo le conclusioni dell’iter di sorveglianza del mercato hanno offerto utili indicazioni per rendere più puntuale e tecnicamente valido il contributo offerto nell’espletamento di questi servizi, indirizzando i tecnici nell’individuazione di situazioni critiche per la sicurezza dei lavoratori. 
 
Partendo, come nelle passate edizioni, dalla banca dati che Inail ha composto negli anni per gestire l’attività di accertamento, si è inteso in questo decimo rapporto realizzare un documento tecnico di pratico e immediato utilizzo per i vari soggetti che partecipano alla sorveglianza del mercato (organi di vigilanza, fabbricanti, datori di lavoro/utilizzatori, verificatori, distributori, ecc.). A tal fine sono state realizzate, per le principali tipologie di macchine (secondo la classificazione dei Comitati Tecnici CEN/CENELEC), delle schede che trattano le più significative non conformità rilevate, evidenziando, rispetto allo stato dell’arte di riferimento, le soluzioni tecniche ritenute accettabili. 
 
Naturalmente i documenti sono stati resi anonimi, recuperando esclusivamente le informazioni utili dal punto di vista tecnico, senza alcun riferimento a dati sensibili (riferiti al fabbricante o alla circostanza in cui la macchina segnalata è stata rinvenuta).
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Dic

Dossier scuola Inail 2019

 

Formazione documento INAIL 2019

 Dossier scuola Inail 2019

scuola 2019Le attività formative con cui l’Inail porta avanti il suo impegno di promozione e diffusione dei valori e della cultura della salute e della sicurezza nelle scuole sono progettate con uno sguardo attento non solo all’aggiornamento dei contenuti, ma anche alle metodologie didattiche che vengono rapportate rispetto ai diversi target di età degli studenti, dalla scuola primaria agli istituti di secondo grado. 
 
L’attenzione al metodo tiene conto delle esigenze emergenti nei più giovani e delle modalità più attuali ed efficaci per favorire i processi di apprendimento in età evolutiva. 
 
La direzione che l’Inail sta seguendo con le sue attività di prevenzione e promozione della salute e del benessere viaggia in linea di continuità e coerenza con quanto disposto dall’Organizzazione mondiale della sanità, che promuove lo sviluppo delle life skills come nucleo di competenze sociali e relazionali che consentono ai ragazzi di rispondere in modo efficace alle esigenze della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità. L’Oms definisce le life skills attraverso 10 capacità suddivise in tre diverse aree, tutte interconnesse tra loro. 
 
Area cognitiva 
Decision making (capacità di prendere decisioni): elaborare attivamente il processo decisionale, valutando le differenti opzioni e le conseguenze delle scelte possibili; Problem solving (capacità di risolvere i problemi): affrontare i problemi della vita in modo costruttivo; Pensiero creativo: questa capacità mette in grado di esplorare le alternative possibili e le conseguenze che derivano dal fare e dal non fare determinate azioni. 
 
Aiuta a guardare oltre le esperienze dirette, a rispondere in maniera adattiva e flessibile alle situazioni di vita quotidiana; Pensiero critico: è l’abilità di analizzare le informazioni e le esperienze in maniera obiettiva. Può contribuire alla promozione della salute, aiutando a riconoscere e valutare i fattori che influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti.
 
Area Relazionale 
Comunicazione efficace: capacità di sapersi esprimere, sia sul piano verbale che non verbale, con modalità appropriate rispetto alla cultura e alle situazioni. Questo significa essere capaci di manifestare opinioni e desideri, bisogni e paure, e, in caso di necessità, di chiedere consiglio e aiuto; Relazionarsi: capacità di mettersi in relazione e interagire con gli altri in maniera positiva, creando e mantenendo relazioni amichevoli che possono avere forte rilievo sul benessere mentale e sociale; Empatia: è la capacità di immaginare come possa essere la vita per un’altra persona anche in situazioni con le quali non si ha familiarità. Provare empatia può aiutare a capire e accettare i “diversi”
 
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Dic

Serbatoi con tetto galleggiante Indicatori/misuratori di livello

 

Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato due nuovi bollettini tematici

Serbatoi con tetto galleggiante Indicatori/misuratori di livello

documenti da scaricareSi tratta di due nuovi documenti realizzati, nell’ambito del Coordinamento nazionale “Seveso” istituito dal D.lgs. 105/2015, da Ministero Ambiente in collaborazione con Inail, Ispra, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Dipartimento della Protezione Civile, Regione Abruzzo, Arpa Liguria.
 
Nell’ambito del Coordinamento nazionale “Seveso”, istituito dal D.lgs. 105/2015, è stata avviata la pubblicazione periodica di bollettini tematici, indirizzati a gestori, operatori del settore e autorità di controllo, finalizzati alla diffusione di indicazioni operative utili alla prevenzione degli incidenti industriali. Queste indicazioni sono ricavate dall’analisi dei “quasi incidenti” verificatisi negli stabilimenti a rischio di incidente rilevante soggetti al citato decreto legislativo.
 
I documenti sono archiviati in un file ZIP.
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13
Dic

Come si svolge il programma di consulenza per arrivare ad ottenere la certificazione ISO 45001:2018?

La norma OHSAS 18001:2007 è stata sostituita dalla  ISO 45001:2018 che è applicabile per  ogni tipo di azienda. Le Organizzazioni certificate BS OHSAS 18001:2007 hanno tre anni di tempo (12/03/2018 -12/03/2021) per adempiere all’aggiornamento della certificazione secondo i criteri della  nuova direttiva. 
 
Le principali fasi dell'iter della consulenza aziendale per il passaggio dalla OHSAS 18001 all’attuale ISO 45001 comprendono:
  • pre-audit: verifica preliminare per analizzare le eventuali principali lacune, prima di avviare le fasi formali della certificazione;
  • stadio 1: verifica della documentazione del sistema di gestione a fronte di tutti i requisiti normativi e cogenti applicabili e verifica preliminare dello stato di attuazione del sistema a fronte dei requisiti più importanti;
  • stadio 2: completamento della verifica dell'attuazione del sistema di gestione, con riferimento a tutti i requisiti normativi applicabili e possibilmente chiudendo le eventuali non conformità emerse nello stadio 1;
  • emissione certificato: a conclusione dello stadio 2, se tutti gli accertamenti eseguiti in detta fase hanno dato esito favorevole viene emesso il certificato iniziale del sistema di gestione per la qualità, che ha durata di tre anni;
  • visite di mantenimento: visite periodiche nel corso dei 3 anni di validità del certificato, al fine di garantire la conformità del Sistema Sicurezza alla norma ISO 45001 nell'ottica del miglioramento continuo.
Per adeguarsi con MODI S.r.l. società di Consulenza e Formazione, contattare lo staff tecnico al numero verde 800300333.
Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari iso 45001 chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it
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Dic

Bonus facciate 90% per centri storici e zone B

13/12/2019 - Il bonus facciate farà il suo debutto dal 1° gennaio 2020 e sta finalmente assumendo i connotati definitivi. In base al testo oggi all'esame dell'Aula del Senato, la detrazione includerà le manutenzioni ordinarie, ma sarà limitata agli immobili residenziali localizzati nei centri storici e nelle zone già urbanizzate e, nella realizzazione dei lavori più importanti, si dovranno rispettare le norme sulla prestazione energetica degli edifici.   Bonus facciate 90%, edifici e interventi ammessi Le spese sostenute dal 1° Gennaio al 31 dicembre 2020, per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A (centri storici) e B (totalmente o parzialmente edificate) avranno diritto ad una detrazione dall'imposta lorda pari al 90%. Non è previsto un limite di spesa.   Tra gli interventi che danno diritto alla detrazione sono espressamente..
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Dic

Bonus facciate 90% solo per centri storici e zone B

13/12/2019 - Il bonus facciate farà il suo debutto dal 1° gennaio 2020 e sta finalmente assumendo i connotati definitivi. In base al testo oggi all'esame dell'Aula, la detrazione includerà le manutenzioni ordinarie, ma sarà limitata agli immobili residenziali localizzati nei centri storici e nelle zone già urbanizzate e, nella realizzazione dei lavori più importanti, si dovranno rispettare le norme sulla prestazione energetica degli edifici. Bonus facciate 90%, edifici e interventi ammessi Le spese sostenute dal 1° Gennaio al 31 dicembre 2020, per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A (centri storici) e B (totalmente o parzialmente edificate) avranno diritto ad una detrazione dall'imposta lorda pari al 90%. Non è previsto un limite di spesa. Tra gli interventi che danno diritto alla detrazione sono espressamente inclusi.. Continua a leggere su Edilportale.com MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
13
Dic

Abusi edilizi, quando la multa può fermare le ruspe?

13/12/2019 – In presenza di un abuso edilizio bisogna sempre emettere l’ordine di demolizione. Solo in un secondo momento, cioè nella fase esecutiva, l’Amministrazione competente può decidere di sostituite la demolizione con il pagamento di una sanzione. Lo ha spiegato il Consiglio di Stato con la sentenza 8285/2019. Abusi edilizi, il caso Il caso esaminato dai giudici trae origine dalla richiesta di condono per l’ampliamento di un immobile situato in un’area sottoposta a vincolo sismico e paesistico. Il Comune, dopo aver negato il condono, aveva notificato al proprietario l’ordine di demolizione delle opere realizzate e imposto il ripristino dello stato dei luoghi. Il proprietario aveva quindi chiesto un nuovo accertamento di conformità per la sanatoria delle opere. Sanatoria nuovamente negata dal Comune perché, anche se l’opera si trovava nella sottozona B2 (completamento edilizio) e risultava conforme.. Continua a leggere su Edilportale.com MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231