1 Albanese Pellegrino - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Albanese Pellegrino

20
Giu

LA TUTELA DELLA GRAVIDANZA NEI LUOGHI DI LAVORO


DESCRIZIONE E DIMENSIONE DEL PROBLEMA

LA TUTELA DELLA GRAVIDANZA NEI LUOGHI DI LAVORO

LA TUTELA DELLA GRAVIDANZA NEI LUOGHI DI LAVORONel contesto della definizione che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dà della salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non come la semplice assenza di malattia o infermità, la ‘salute riproduttiva’ è volta al sistema, ai processi e alle funzioni riproduttive in tutti gli stadi della vita umana. Non bisogna dimenticare che in gravidanza si passa da uno zigote ad un bambino: è una fase delicatissima perché nel totale divenire del nuovo essere questo è esposto, soprattutto nei primi tre-quattro mesi di vita intrauterina, a possibili danni da parte di un gran numero di agenti chimici, fisici e biologici Promuovere le iniziative di educazione alla salute della donna con particolare riferimento ai fattori di rischio professionale, nasce dal cambiamento del mondo del lavoro in termini di forza lavoro e nuove tipologie contrattuali.Negli anni il numero delle donne presente negli ambienti di lavoro è aumentato; il tasso di occupazione sale al 49,2% (Istat febbraio 2018). Questo fenomeno ha portato ad un incremento delle ricerche in campo epidemiologico che hanno permesso di riconoscere e studiare quei fattori di rischio presenti in diverse attività lavorative e che potrebbero avere effetti negativi sulla salute delle lavoratrici e/o dei loro bambini. Di seguito vengono riportati i principali fattori di rischio correlati agli effetti sulla salute riproduttiva.
Il datore di lavoro deve in collaborazione con il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) consultato il rappresentate dei lavoratori per la sicurezza (RLS), identificare le mansioni/lavorazioni vietate per la gravidanza e/o l’allattamento. Inoltre deve, integrare il Documento di valutazione dei rischi (DVR) (art. 28 d.lgs. 81/2008) con l’analisi e l’identificazione delle operazioni incompatibili, indicando per ognuna di tali mansioni a rischio le misure di prevenzione e protezione che intende adottare nel caso di gravidanza.
Informare tutte le lavoratrici in età fertile dei risultati della valutazione dei rischi e della necessità di segnalare lo stato di gravidanza non appena venga a conoscenza. Non ultimo in ordine di importanza è la ricerca e lo sforzo maggiore nell’ambito della formazione/informazione che trasmette alle lavoratrici una reale percezione del problema dei rischi lavorativi, che nella maggior parte dei casi risultano sovra o sottostimati: ‘la comunicazione del rischio è parte integrante della gestione del rischio stesso’.

24
Apr

Revisione delle patenti di abilitazione per l’impiego dei gas tossici

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DECRETO 20 febbraio 2018

Revisione delle patenti di abilitazione per l'impiego dei gas tossici rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2013

gazzetta(GU Serie Generale n.93 del 21-04-2018)

IL DIRETTORE GENERALE della prevenzione sanitaria

Visto il regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, recante «Approvazione del regolamento speciale per l'impiego dei gas tossici» e successive modificazioni, in particolare l'art. 35; Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante «Istituzione del servizio sanitario nazionale» e successive modificazioni, in particolare, l'art. 7, comma 1, lettera c), che demanda alle Regioni l'esercizio delle funzioni amministrative concernenti i controlli sulla produzione, detenzione, commercio ed impiego dei gas tossici; Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 concernente «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»; Visto l'art. 16 del richiamato decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali generali», in particolare, il comma 1, lettera d), a tenore del quale: «adottano gli atti e i provvedimenti amministrativi ed esercitano i poteri di spesa e quelli di acquisizione delle entrate rientranti nella competenza dei propri uffici, salvo quelli delegati ai dirigenti»; Visto il decreto dirigenziale 6 febbraio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 63, del 16 marzo 2017, ultimo in materia, concernente la revisione generale delle patenti di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici, rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2012; Considerato che ai sensi del suindicato regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, l'«utilizzazione, custodia e conservazione» dei gas tossici sono subordinati al conseguimento di apposita autorizzazione rilasciata dalla preposta Autorita' competente sanitaria; Considerato che gli addetti all'impiego di gas tossici devono essere persone di accertata idoneita' fisica e morale e di riconosciuta professionalita' attestata dalla patente di abilitazione di cui al Capo VII, del summenzionato regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, rubricato «Patente di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici», il cui rilascio comporta il superamento di un esame articolato in prove orali e pratiche, come previsto dal medesimo regio decreto; Tenuto conto che la patente di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici e' soggetta a revisione periodica quinquennale ai sensi del richiamato, art. 35, del regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147 e puo' essere revocata quando vengono meno i presupposti del suo rilascio ai sensi dell'art. 36, del medesimo regio decreto e decade se non e' rinnovata in tempo utile; Ritenuto necessario dover procedere alla revisione delle patenti di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2013;

Decreta:

Art. 1

1. Per i motivi in premessa ed ai sensi e per gli effetti dell'art. 35, del regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, e' disposta la revisione delle patenti di abilitazione alle operazioni relative all'impiego dei gas tossici rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2013.

Il presente decreto sara' inviato agli organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 20 febbraio 2018 Il direttore generale: D'Amario

GU n.93 21 aprile 2018 Decreto 20 febbraio 2018GU n.93 21 aprile 2018 Decreto 20 febbraio 2018

 
18
Apr

Salute e benessere sul lavoro EWCS

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una relazione fondata sulla quinta Indagine europea sulle condizioni di lavoro

Salute e benessere sul lavoro EWCS

Salute e benessere sul lavoro EWCSLa salute e il benessere sono due dimensioni fondamentali all’interno del dibattito politico su come migliorare la vita degli individui nella società. La salute e il benessere hanno un valore intrinseco e sono strettamente correlati al concetto di progresso degli individui e di funzionamento della società, per il loro legame diretto con questioni quali la partecipazione della forza lavoro, la produttività e la sostenibilità. La presente relazione esamina i rapporti tra lavoro, salute e benessere, in base ai risultati della quinta Indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS) condotta da Eurofound. Il lavoro è una componente irrinunciabile del benessere di una persona poiché garantisce un reddito e offre gli strumenti per una più ampia promozione sociale. Lavoro e benessere sono due aspetti intimamente correlati, nel senso che la qualità più o meno alta delle condizioni di lavoro ha ripercussioni dirette sulla qualità di vita di ogni individuo. Il lavoro influenza enormemente anche la salute, in considerazione del fatto che specifici fattori di rischio presenti sul luogo di lavoro possono essere causa di infortuni, malattie professionali e disturbi connessi all’attività lavorativa, o avere conseguenze di lungo termine sulla salute. La salute e il benessere sul lavoro sono fattori fondamentali della strategia generale europea per il 2020 in relazione a crescita, competitività e sviluppo sostenibile. Un’economia sana dipende dall’esistenza di una popolazione sana. Senza questa premessa, i datori di lavoro perdono produttività e i cittadini sono privati di una potenziale longevità e di una certa qualità di vita. Questo aspetto riveste un’importanza particolare alla luce del dibattito attuale sull’invecchiamento demografico della popolazione europea. Uno degli obiettivi fissati dagli Stati membri dell’UE nella strategia di Lisbona e nella strategia Europa 2020 è la tutela del diritto di ogni cittadino a lavorare, garantendo altresì il diritto delle persone diversamente abili a svolgere un’attività lavorativa retribuita. La legislazione contenuta nei trattati europei e le misure politiche dell’Unione riconoscono l’importanza di preservare la salute e la sicurezza dei lavoratori e di assicurarne il benessere. La direttiva 89/391/CEE concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro stabilisce che l’attività lavorativa deve essere adattata alle persone e non il contrario. La depressione e lo stress legato all’attività lavorativa sono due problematiche cui viene rivolta un’attenzione crescente, poiché possono ridurre il benessere, anche fino a compromettere irrimediabilmente la capacità lavorativa. Nel 2004 le parti sociali dell’Unione europea hanno sottoscritto un accordo quadro europeo relativo allo stress connesso all’attività lavorativa per individuare, prevenire e gestire i problemi legati allo stress sul lavoro. Nel 2008 la Commissione europea, insieme alle parti sociali e alle parti interessate pertinenti, ha firmato il Patto europeo per la salute e il benessere mentale, sottolineando l’importanza della salute e del benessere mentale per un’Europa forte e competitiva.

Salute e benessere sul lavoro EWCSSalute e benessere sul lavoro EWCS

 
10
Apr

Privacy e PMI

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Tutti i professionisti dovranno adeguarsi alle nuove regole in materia di trattamento dati personali

Privacy e PMI

Pmi e privacyLe norme si applicano alle PMI?

Risposta

Sì, l’applicazione del regolamento sulla protezione dei dati non dipende dalle dimensioni dell’azienda/organizzazione, ma dalla natura delle sue attività. Le attività che presentano rischi elevati per i diritti e le libertà delle persone, indipendentemente dal fatto che siano svolte da una PMI o da una società di capitali, determinano l’applicazione di norme più severe. Tuttavia, alcuni degli obblighi del GDPR potrebbero non applicarsi a tutte le PMI.

Ad esempio, le aziende con meno di 250 dipendenti non devono tenere un registro delle loro attività di trattamento, a meno che il trattamento dei dati personali non sia un’attività regolare, costituisca una minaccia per i diritti e le libertà individuali o riguardi dati sensibili o casellari giudiziari.

Analogamente, le PMI dovranno nominare un responsabile della protezione dei dati soltanto se il trattamento dei dati costituisce la loro attività principale e rappresenta una minaccia specifica per i diritti e le libertà individuali (come il controllo delle persone o il trattamento di dati sensibili o di casellari giudiziari), in particolare perché avviene su vasta scala.

A chi si applica la legge sulla protezione dei dati?

Risposta

Il regolamento si applica a:

· un’azienda o ente che tratta dati personali nell’ambito delle attività di una delle sue filiali stabilite nell’UE, indipendentemente dal luogo in cui i dati sono trattati;

· un’azienda stabilita al di fuori dell’UE e che offre beni/servizi (a pagamento o gratuiti) o monitora il comportamento delle persone nell’UE.

Se la tua azienda è una piccola o media impresa (PMI) che tratta i dati personali come descritto sopra, dovrai assicurarti di rispettare il regolamento. Tuttavia, se il trattamento dei dati personali non è una parte essenziale della tua attività e quest’ultima non crea rischi per le persone, alcuni obblighi del GDPR non si applicheranno alla tua azienda (ad esempio, la nomina di responsabile della protezione dei dati). Ricorda che tra le «attività essenziali» rientrano le attività in cui l’elaborazione di dati costituisce una parte fondamentale dell’attività del titolare o del responsabile del trattamento.

Esempi

Quando si applica il regolamento

La tua è una piccola azienda di istruzione superiore che opera online con uno stabilimento che ha sede al di fuori dell’UE e che si rivolge principalmente alle università di lingua spagnola e portoghese dell’UE. La tua azienda offre consulenza gratuita su alcuni corsi universitari e gli studenti devono avere un nome utente e una password per accedere al materiale online. La tua azienda fornisce il nome utente e la password quando gli studenti compilano un modulo di iscrizione.

Quando non si applica il regolamento

La tua azienda ha sede al di fuori dell’UE e fornisce servizi a clienti al di fuori dell’Unione. I clienti possono utilizzarne i servizi quando viaggiano in altri paesi, anche all’interno dell’UE. A condizione che la tua azienda non rivolga specificamente i suoi servizi a persone fisiche nell’UE, non è soggetta alle norme del regolamento.

Le norme sulla protezione dei dati si applicano ai dati relativi a una società?

Risposta

No, le norme si applicano solo ai dati personali delle persone fisiche, non regolano i dati delle società o di altre persone giuridiche. Tuttavia, le informazioni relative alle imprese individuali possono costituire dati personali se consentono l’identificazione di una persona fisica. Le norme si applicano anche a tutti i dati personali relativi a persone fisiche nel corso di un’attività professionale, quali ad esempio i dipendenti di un’azienda/organizzazione, come gli indirizzi e-mail aziendali del tipo «nome.cognome@azienda.it» o i numeri telefonici aziendali dei dipendenti.

Riferimenti

Articoli 1, 2 e 3; considerando 13, 14, 15, 18, 19 e 21 del regolamento. Cfr. sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 9 marzo 2017 nella causa C‑398/15, Manni ECLI:EU:C:2017:1971.

Responsabilizzazione dei titolari e responsabili

Una delle più importanti novità del GDPR consiste nella responsabilizzazione (in inglese “accountability”) di titolari e responsabili.

Essi devono adottare comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento.

Pertanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento.

Tra questi, spicca il c.d. “data protection by default and by design” (art. 25 GDPR), ossia la necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati – tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Tutto ciò deve avvenire a monte, prima di procedere al trattamento dei dati vero e proprio sia al momento di determinare i mezzi del trattamento sia all’atto del trattamento stesso (art. 25, paragrafo 1 GDPR).

A tal fine è necessaria un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari consistenti in una serie di attività specifiche e dimostrabili.

Ciò che va tenuto in debita considerazione è il rischio inerente al trattamento: si tratta del rischio di impatti negativi sulle libertà e i diritti degli interessati.

Tali impatti devono essere analizzati attraverso un apposito processo di valutazione tenendo conto dei rischi noti o evidenziabili e delle misure tecniche e organizzative (anche di sicurezza) che il titolare ritiene di dover adottare per mitigare tali rischi.

A seguito di tale valutazione il titolare potrà decidere in autonomia se iniziare il trattamento (avendo adottato le misure idonee a mitigare sufficientemente il rischio) ovvero consultare il Garante della privacy per ottenere indicazioni su come gestire il rischio residuale. Scarica sotto il documento completo....

Pmi e privacyPmi e privacy


Ulteriori Informazioni:

Guida applicativa 2018 Privacy

Informatica e libertà: sono preoccupato?

Concedere agli operatori un periodo sufficiente a prepararsi Regolamento UE 2016/679

Nuove FAQ Responsabile Protezione Dati

 
21
Mar

Punto Impresa Digitale Contributi a favore delle imprese

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Punto Impresa Digitale Contributi a favore delle imprese

BANDO VOUCHER DIGITALI I4.0 MISURA A Anno 2018

bandoLa Camera di commercio di Cuneo ha approvato il progetto “Punto Impresa Digitale” (PID), al fine di promuovere la diffusione della cultura e della pratica digitale nelle micro, piccole e medie imprese, di tutti i settori economici attraverso: la diffusione della “cultura digitale” tra le MPMI della circoscrizione territoriale camerale; l’innalzamento della consapevolezza delle imprese sulle soluzioni possibili offerte dal digitale e sui loro benefici; il sostegno economico alle iniziative di digitalizzazione in ottica Impresa 4.01 implementate dalle aziende del territorio in parallelo con i servizi offerti dai costituendi PID. Con il presente Bando, si intendono finanziare, tramite l’utilizzo di contributi a fondo perduto (voucher), Progetti indirizzati all’introduzione delle tecnologie di cui al comma 3 del presente articolo per le spese di consulenza e di formazione, i cui obiettivi e modalità realizzative siano condivisi da più imprese, presentati secondo quanto specificato nella parte generale del presente Bando e nella “Scheda Misura A” allegata. Le risorse complessivamente stanziate a disposizione dei soggetti beneficiari ammontano a euro 100.000,00 interamente a carico della Camera di commercio. I voucher avranno un importo massimo di euro 5.000,00, oltre la premialità di cui al successivo art. 13 del presente Bando, relativo al rating di legalità. Possono beneficiare delle agevolazioni di cui al presente Bando le microimprese, le piccole imprese e le medie imprese come definite dall’Allegato I al Regolamento n. 651/2014/UE della Commissione europea, aventi sede legale e/o unità locali – almeno al momento della liquidazione del contributo – in provincia di Cuneo e in regola con l’iscrizione al Registro Imprese e con il pagamento del diritto annuale. Le domande dovranno essere inviate esclusivamente mediante l’utilizzo della procedura telematica (completamente gratuita), con firma digitale, attraverso lo sportello on line “Contributi alle imprese”, all’interno del sistema Webtelemaco di Infocamere – Servizi e-gov, dal 01/04/2018 al 15/06/2018. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione ai voucher. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione al voucher. La trasmissione telematica delle domande può avvenire direttamente da parte del titolare/legale rappresentante dell’impresa o a cura di un soggetto delegato.

E-learning_12.pngScarica Bando

 
6
Mar

MODALITÀ FORMATIVE NEL SETTORE SSL

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La diffusione delle information and communication technology documento INAIL

MODALITÀ FORMATIVE NEL SETTORE SSL Prodotto: Fact sheet Edizioni: Inail – 2017

elearningL’accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016 ha introdotto diversi elementi di novità in merito alla durata e ai contenuti minimi dei percorsi formativi per responsabili e addetti dei servizi di prevenzione e protezione (RSPP/ ASPP) e ha apportato modifiche agli accordi che regolamentano la formazione delle altre figure in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL). Nell’accordo è stato, infatti, dedicato ampio spazio alla metodologia di insegnamento e di apprendimento, sia per quanto attiene alla modalità di formazione in presenza che in modalità a distanza, con la finalità di uniformare, per quanto possibile, i criteri di qualificazione della formazione rivolta ai soggetti con ruoli in materia di prevenzione e di fornire un quadro di riferimento completo e di facile lettura per il datore di lavoro e gli operatori del settore. In particolare l’allegato II riporta i requisiti e le specifiche di carattere organizzativo e tecnico per lo svolgimento della formazione in SSL in modalità e-learning, unita mente ai profili di competenze per la gestione didattica e tecnica e alla documentazione che l’ente erogatore deve predisporre ai fini della certificazione della formazione. Al fine di superare le incertezze applicative in tema di formazione in e-learning è stato chiarito che per i corsi in materia di SSL tale modalità è da ritenersi valida solo se espressamente prevista da norme, accordi o dalla contrattazione collettiva come nel caso della figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS). L’accordo ha esteso la possibilità di utilizzare la modalità e-learning al Modulo A per RSPP/ASPP e alla formazione specifica per i lavoratori a rischio basso, così come riportato nell’allegato II dell’accordo del 21 dicembre 2011. Poiché la formazione specifica per i lavoratori deve essere riferita all’effettiva mansione svolta tenendo conto degli esiti della valutazione dei rischi, l’e-learning vale anche per la formazione specifica dei lavoratori che, a prescindere dal settore di appartenenza, non svolgono mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi e d’altro canto non è consentito per tutti quei lavoratori che svolgono mansioni che li espongono ad un rischio medio o alto anche se operano in aziende inserite nel rischio basso. Il soggetto formatore dovrà essere dotato di ambienti e struttura organizzativa idonei alla gestione dei pro- cessi formativi in modalità e-learning, della piattaforma tecnologica e del monitoraggio continuo del processo Learning Management System (LMS). Ogni corso o modulo dovrà essere realizzato in conformità allo standard internazionale Shareable Con- tent Object Reference Model (SCORM) o eventuale sistema equivalente, al fine di garantire il tracciamento della fruizione degli oggetti didattici nella piattaforma LMS utilizzata. Il soggetto formatore dovrà garantire, mediante idonee soluzioni tecniche, la profilazione dell’utente nel rispetto della normativa sul trattamento dei dati personali e della privacy e un’interfaccia di comunicazione con l’utente per fornire, in modo continuo, assistenza, interazione, usabilità e accessibilità.

E-learningINNOVAZIONE NELLE MODALITÀ FORMATIVE NEL SETTORE SSLScarica Documento INAIL

 
28
Feb

Elearning condivisione delle risorse

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Formazione Professionale nuove tecnologie

Elearning condivisione delle risorse

Elearning condivisione delle risorseIn questo Post si descrivono alcune nuove tecnologie connesse ad Internet e al web (blog, wikies, podcast, instant messaging, RSS feed, social network, chat), la cui diffusione sta interessando sempre di più il settore dell’e-learning. Esse offrono interessanti opportunità per realizzare attività e funzionalità integrative rispetto a quelle realizzabili con le tradizionali piattaforme di e-learning e in grado di supportare particolari modalità e processi di apprendimento in rete. Anche se nate in ambiti e per finalità diverse, caratteristica comune di tali tecnologie è l’essere adatte alla diffusione e condivisione di contenuti in rete e alla cooperazione tra utenti.

Al fine di esaminare i loro campi di applicazione nell’e-learning, è possibile classificare queste tecnologie emergenti in tre categorie:

• tecnologie di supporto all’apprendimento cooperativo in rete;

• tecnologie per il reperimento delle informazioni e la gestione delle fonti in rete;

• tecnologie di supporto all’apprendimento per utenti mobili.

Le tecnologie appartenenti alla prima categoria hanno la caratteristica di supportare agevolmente la pubblicazione di contenuti e/o le interazioni di tipo cooperativo tra utenti remoti.

Nel contesto dell’e-learning, esse possono contribuire alla realizzazione di ambienti di apprendimento collaborativo, in cui i discenti - anche non esperti dei linguaggi e delle tecniche informatiche - possono interagire in un processo di apprendimento basato sullo scambio di conoscenze tacite ed esplicite (cooperative learning).

Nella seconda categoria rientrano, invece, tecnologie web che agevolano le attività di ricerca dei documenti e delle informazioni disponibili in rete. Esse possono essere utili nel contesto dell’e-learning per automatizzare la gestione delle fonti da parte dei discenti. Due esempi di tali tecnologie sono gli RSS feed e il social network.

Della terza categoria, infine, fanno parte le tecnologie di distribuzione dei contenuti adatte a quei dispositivi utente portatili che oggi sono di sempre più ampia diffusione quali telefoni di nuova generazione (smartphone) e lettori multimediali digitali. Per tale caratteristica, esse contribuiscono a creare opportunità di apprendimento per utenti mobili, dando luogo al paradigma del mobile learning.

Alcune delle nuove tecnologie software per la distribuzione di contenuti sul web possono essere efficacemente utilizzate in un progetto e-learning.

La tecnologia dei blog è adatta alla pubblicazione di contenuti in rete sotto forma di un diario online, anche multiutente. In campo educativo, in generale, e nei sistemi e-learning, in particolare, i blog presentano notevoli elementi di interesse. Un blog, infatti, può essere utilizzato per la condivisione di conoscenze su un corso o su uno specifico argomento, per la realizzazione collettiva di una esercitazione e, ancora, come diario o archivio di informazioni all’interno di una classe virtuale.

La tecnologia dei wiki permette di costruire e gestire contenuti ipertestuali come in un forum, in forma cooperativa ed incrementale. Essa, pertanto, è particolarmente adatta a supportare sia la distribuzione e la condivisione della conoscenza che la collaborazione tra i discenti.

In un processo di apprendimento a distanza i wiki possono essere utilizzati in due modi:

• in modo passivo, come fonte di conoscenza da consultare analogamente all’uso di un’enciclopedia per ricerche o riferimenti bibliografici (un esempio è rintracciabile in wikipedia, l’enciclopedia libera);

• in modo attivo, proponendo agli studenti di collaborare fra loro e/o con l’aiuto di un insegnante per creare un elaborato, un glossario o, più semplicemente, un testo.

La tecnologia del podcasting permette la produzione, condivisione e distribuzione di contenuti video e/o audio digitali online (tipicamente nell’ormai popolare formato MP3). Una volta scaricati, i documenti podcast possono essere riprodotti dall’utente sul proprio computer o trasferiti su un lettore digitale portatile, un pocket PC o un telefono cellulare. Un impiego tipico dei podcast nel contesto dell’e-learning è la riproduzione delle registrazioni di lezioni cattedratiche: la possibilità di scaricarle e riprodurle a piacere può andare incontro alle esigenze di discenti che possono decidere quando, come e dove ascoltare una lezione. In generale, l’utilizzo di podcast è adatto alla distribuzione di contenuti formativi che non richiedono interazioni col docente e che, quindi, possono più vantaggiosamente essere erogati a classi virtuali senza l’utilizzo di sessioni online.

In aggiunta, la portabilità dei podcast sui dispositivi elettronici preferiti dall’utente li rende adatti alla distribuzione di contenuti e-learning che possono essere fruiti fuori linea (off line) in ogni momento e luogo. In questo senso il podcasting può essere considerato una tecnologia a supporto del paradigma del mobile learning

Una ulteriore tecnologia che può trovare interessanti risvolti applicativi in processi di elearning è quella della messaggistica instantanea o Instant Messaging (IM). L’IM è una tecnologia di tipo client-server che consente di scambiare messaggi di testo, file e connessioni in audio e video in tempo reale fra utenti di computer o di dispositivi mobili connessi a Internet. Si tratta dunque di una tecnologia per la comunicazione sincrona tra singoli e tra gruppi spontanei (e dinamici) di utenti, che utilizzano uno stesso tipo di software cliente. .. continua

Elearning condivisione delle risorseElearning condivisione delle risorse

 
26
Feb

Ntc 2018 approvate con il decreto MIT

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Norme Tecniche per le Costruzioni sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale

Ntc 2018 approvate con il decreto MIT

Gazzetta UfficialeDopo ben 10 anni di servizio, le Ntc 2008 (approvate con dm 14 gennaio 2008) vanno in pensione e lasciano spazio alle Ntc 2018 approvate con il decreto MIT del 17 gennaio 2018, pubblicate sulla Serie Generale n. 42 del 20-2-2018.

Le NTC 2018 (Norme Tecniche per le Costruzioni) sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale (20 febbraio), decreto del ministero delle Infrastrutture del 17 gennaio 2018. Le NTC entreranno in vigore tra 30 giorni (22 marzo). Le Norme tecniche per le costruzioni sono infatti composte da due parti: decreto (tre articoli più un allegato da 12 capitoli) e circolare, che deve essere ancora pubblicata. L’iter di aggiornamento delle NTC è partito nel 2010. Il 14 novembre 2014 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici del Ministero Infrastrutture e Trasporti aveva approvato la bozza del testo revisionato delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni. Il 22 dicembre 2016 la Conferenza Unificata Stato Regioni aveva dato il proprio via libera al testo della bozza delle nuove NTC. Il parere positivo alle nuove NTC della Conferenza si accompagna ad alcuni rilievi e richieste di modifica del testo. Tre le novità delle NTC, contenute nell’allegato al decreto, 12 capitoli, vero cuore di contenuto del decreto stesso.

1) La semplificazione delle regole sulla messa in sicurezza degli edifici esistenti, che saranno diverse, in alcune situazioni, rispetto a quelle per il nuovo. Si tratta di un modo per rendere gli interventi economicamente più sostenibili. I progettisti, per mettere a norma una struttura già esistente, otterranno uno “sconto” del 20% in particolare in caso di cambi di destinazione d’uso, principalmente per evitare limiti irrealizzabili per le operazioni di ristrutturazione e rendere più applicabile il sisma-bonus. 2) Poi, gli interventi di miglioramento, cioè quelli durante i quali non si mette mano alla struttura dell’edificio. La novità consiste nel fatto che, quando si effettua la messa in sicurezza, bisogna rispettare livelli minimi, con standard che cambieranno in base alla tipologia di edificio e che saranno più elevati nelle situazioni più delicate, per le scuole. 3) Il terzo fronte è quello più rilevante per le imprese: i materiali utilizzati per uso strutturale e i coefficienti che determinano le caratteristiche degli elementi portanti di tutti gli edifici. Qualche novità c’è, come l’esordio dei calcestruzzi fibrorinforzati.

Gazzetta UfficialeGazzetta Ufficiale

 
25
Feb

Lavori elettrici in alta tensione

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manutenzione o verifiche sistemi elettrici di impianti a tensione > 1000 V e lavoratori che svolgono la propria attività nei pressi di tali impianti

 Lavori elettrici in alta tensione

Lavori elettrici in alta tensioneCon la pubblicazione del d.lgs. 81/2008 e delle norme CEI 11-15 e CEI 11-27, IV edizione, e con il recepimento della norma EN 50110-1:2013, sono a disposizione dei datori di lavoro tutte le disposizioni legislative e normative da mettere in atto per ridurre il rischio nei lavori con rischio elettrico. Quanto è riportato nel testo di questo volume è di interesse per i lavoratori che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici di impianti a tensione > 1000 V e per i lavoratori che svolgono la propria attività nei pressi di tali impianti, pur non avendo direttamente a che fare con essi. INAIL 2017 Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici.

Il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.) dedica un intero “Capo” (il III del Titolo III) all’attenzione che il datore di lavoro deve dedicare alla riduzione del possibile rischio elettrico. Per la maggior parte dei lavoratori il rischio elettrico è qualcosa a cui sono esposti solo a seguito del venir meno delle barriere di sicurezza di cui sono stati dotati in fase realizzativa gli impianti o le apparecchiature, pertanto solo a seguito di un’errata realizzazione o di incuria nell’uso. Vi sono invece lavoratori, come quelli che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici, che hanno particolarmente a che fare con il rischio elettrico durante l’attività lavorativa. Alcuni lavoratori, infine, svolgono la propria attività lavorativa nei pressi di impianti elettrici, pur non avendo direttamente a che fare con essi, ad esempio per la potatura di piante o per attività in cantieri che si sviluppano nei pressi di elettrodotti. Con la pubblicazione del d.lgs. 81/2008 e delle norme CEI 11-15 e CEI 11-27, IV Edizione, e con il recepimento della norma En 50110-1:2013, sono a disposizione dei datori di lavoro tutte le disposizioni legislative e normative da mettere in atto per ridurre il rischio nei lavori con rischio elettrico. L’Inail ha preso parte all’evoluzione della normativa e svolge attività di ricerca e di formazione sulla valutazione del rischio anche in tale campo. Il presente lavoro ha lo scopo di presentare le disposizioni legislative e normative per i lavori in alta tensione o in prossimità di parti attive in alta tensione.

Il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008 e s.m.i. nel seguito indicato semplicemente come “d.lgs. 81/2008” o come “Testo Unico”) dedica il Capo III del Titolo III agli elementi di cui il datore di lavoro deve tener conto per ridurre il rischio di natura elettrica. Per la maggior parte dei lavoratori il rischio elettrico è il rischio a cui sono esposti a seguito del venir meno delle barriere di sicurezza di cui sono stati dotati gli impianti o le apparecchiature, pertanto solo a seguito di un’errata realizzazione o di incuria nell’uso. Altri lavoratori, invece, sono esposti a tale rischio poiché svolgono la propria attività lavorativa sugli impianti elettrici stessi, ad esempio per l’esercizio, le verifiche o la manutenzione; ulteriori lavoratori, infine, sono esposti a causa di una attività lavorativa svolta nei pressi di impianti elettrici, come ad esempio la potatura di piante o altre attività nei cantieri edili in presenza di linee elettriche aeree. Quando un lavoro comporta un rischio elettrico? Quali procedure e accorgimenti devono essere adottati in presenza di rischio elettrico? Quando si ha un lavoro sotto tensione ai sensi dell’art. 82 del Testo Unico? Chi può eseguire lavori sotto tensione? Per la risposta a questi e ad altri quesiti ad essi collegati il Testo Unico fornisce alcune indicazioni e rimanda per ulteriori particolari alle norme tecniche pertinenti. La norma tecnica internazionale che disciplina i lavori elettrici è la norma CEI En 50110-1:2013. Le norme tecniche nazionali che disciplinano i lavori elettrici sono la norma CEI 11-27 (di cui a gennaio 2014 è stata pubblicata la IV edizione per allinearla alla norma internazionale) e la norma CEI 11-15 (specifica per i lavori in alta e media tensione).

 Lavori elettrici in alta tensione  Lavori elettrici in alta tensione  
20
Feb

INDIRIZZI OPERATIVI PER LA DIAGNOSI DELLE MALATTIE PROFESSIONALI DELL’ APPARATO RESPIRATORIO

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Pubblicazione realizzata da Inail Sovrintendenza sanitaria regionale Campania

INDIRIZZI OPERATIVI PER LA DIAGNOSI DELLE MALATTIE PROFESSIONALI DELL’ APPARATO RESPIRATORIO

MALATTIE PROFESSIONALILa Sovrintendenza sanitaria regionale dell’Inail Campania, in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in medicina del lavoro della Seconda Università degli Studi di Napoli e la Sovrintendenza sanitaria centrale Inail ha condotto uno studio nell’ambito del progetto “Iter procedurale per la diagnosi delle malattie professionali” per l’elaborazione di “Indirizzi operativi per la diagnosi delle malattie professionali”, mediante la costituzione di gruppi di lavoro specifici per l’esame dei diversi apparati esaminati, al fine di ottenere un’omogeneizzazione della trattazione dei casi e una definizione univoca da parte delle sedi Inail. Obiettivo ulteriore è il recepimento e l’utilizzo dei suddetti indirizzi da parte di tutti gli operatori territoriali (medici legali e del lavoro, consulenti tecnici, giudici, patronati, ecc.). Il progetto prevede l’elaborazione di indirizzi operativi inerenti la trattazione delle malattie professionali sia a carico dell’apparato respiratorio, che dell’apparato muscoloscheletrico. Nella prima fase, i cui risultati sono riportati nella presente pubblicazione, sono state affrontate le questioni inerenti le patologie a carico dell’apparato respiratorio, che rappresentano storicamente una grossa quota di tutte le malattie professionali. In Campania tali patologie risultano tra le più denunciate, seconde solo alle affezioni muscoloscheletriche. Le attività del gruppo di lavoro per le patologie respiratorie sono iniziate con l’esame di Circolari, indirizzi procedurali e protocolli diagnostici Inail già esistenti, nonché di Linee Guida di Società Scientifiche nazionali e internazionali e della letteratura scientifica. In una fase successiva è stata valutata l’appropriatezza delle metodiche ed è stato definito l’iter procedurale per la diagnosi etiologica e la diagnosi differenziale delle malattie respiratorie di origine professionale. Il progetto prevede la revisione sistematica di circolari, indirizzi procedurali e protocolli diagnostici Inail già esistenti, nonché di Linee Guida di Società Scientifiche nazionali e internazionali e della letteratura scientifica per ogni patologia professionale dell’apparato respiratorio. Per ogni malattia è stato previsto un iter diagnostico in step, così strutturato: 1. Validazione della diagnosi clinica; 2. ipotesi eziologica di malattia professionale; 3. acquisizione di tutta la documentazione inerente l’esposizione lavorativa; 4. anamnesi lavorativa; 5. diagnosi di malattia professionale e valutazione della funzionalità; 6. considerazioni medico-legali.

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