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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Albanese Pellegrino

21
Ago

ISO 14001


I criteri per un sistema di gestione ambientale

ISO 14001

La ISO 14001 è un accordo internazionale Standard che definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientaleLa ISO 14001 è un accordo internazionale standard che definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientale. Aiuta le organizzazioni a migliorare la loro prestazioni ambientali attraverso l'uso efficiente delle risorse e la riduzione di sprechi, guadagnando un vantaggio competitivo e la fiducia delle parti interessate.

Un sistema di gestione ambientale aiuta le aziende a identificare, gestire, monitorare e controllare le loro problematiche ambientali in modo "olistico". Altri standard ISO che riguardano diversi tipi di sistemi di gestione, quali ISO 9001 per la gestione della qualità e ISO 45001 per la salute e la sicurezza sul lavoro, utilizzano tutte una Struttura ad alto livello. Ciò significa che ISO 14001 può essere facilmente integrato in qualsiasi sistema di gestione ISO esistente. ISO 14001 è adatto a organizzazioni di tutti i tipi e dimensioni, siano essi privati, non-profit o governativi. Essa richiede che un'organizzazione ritiene tutte le questioni ambientali pertinenti alle sue operazioni, come l'inquinamento atmosferico, le acque e le acque reflue, la gestione dei rifiuti, la contaminazione del suolo, la mitigazione del cambiamento climatico e l'adattamento e l'uso e l'efficienza delle risorse. Come tutti gli standard ISO per il sistema di gestione, ISO 14001 include la necessità di migliorare continuamente i sistemi e l'approccio di un'organizzazione alle problematiche ambientali. Lo standard è stato recentemente riveduto, con miglioramenti fondamentali come l'aumento della promozione della gestione ambientale nei processi di pianificazione strategica dell'organizzazione, un maggiore contributo alla leadership e un impegno più forte verso iniziative proattive che aumentano le prestazioni ambientali.

Ci sono molte ragioni per cui un'organizzazione dovrebbe adottare un approccio strategico per migliorare le proprie prestazioni ambientali. Gli utenti dello standard hanno riferito che ISO 14001 aiuta a:
• dimostrare la conformità ai requisiti statutari e normativi vigenti e futuri
• Aumentare il coinvolgimento della leadership e l'impegno dei dipendenti
• Migliorare la reputazione aziendale e la fiducia delle parti interessate attraverso la comunicazione strategica
• Ottenere obiettivi strategici aziendali incorporando le questioni ambientali nella gestione aziendale
• Fornire un vantaggio competitivo e finanziario grazie ad una maggiore efficienza e riduzione dei costi
• Incoraggiare le migliori prestazioni ambientali dei fornitori integrandoli nei sistemi aziendali dell'organizzazione

La certificazione accreditata ISO 14001 non è un requisito e le organizzazioni possono trarre molti vantaggi dall'utilizzo dello standard senza passare attraverso il processo di certificazione accreditato. Tuttavia, la certificazione di terze parti - dove un organismo di certificazione indipendente controlla le tue pratiche nei confronti dei requisiti dello standard - è un modo per segnalare agli acquirenti, ai clienti, ai fornitori e agli altri titolari che è stata implementata correttamente. Inoltre, per alcune organizzazioni, aiuta a mostrare come soddisfano requisiti regolamentari o contrattuali.

E-learningI criteri per un sistema di gestione ambientale


2
Ago

checklist formazione lavoratori

 

Elenco delle voci corrispondenti ai controlli da eseguire nelle varie fasi della formazione

checklist formazione lavoratori

asr2016Una lista di controllo è un qualsiasi elenco esaustivo di cose da fare o da verificare per eseguire una determinata attività. È spesso utilizzato anche il termine anglosassone checklist.

La Direzione generale cura della persona, salute e welfare Servizio prevenzione collettiva e sanità pubblica Regione Emilia Romagna ha predisposto una lista di controllo DOCUMENTO DI OMOGENEITÀ DEI COMPORTAMENTI IN VIGILANZA conforme agli Accordi Stato-Regioni 21.12.2011 n. 221 – n. 223 -  Linee Applicative - Accordo Stato Regioni 07.07.2016 n. 123. In data 7 luglio 2016 è stato approvato il nuovo accordo che disciplina i requisiti della formazione per responsabili ed addetti dei servizi di prevenzione e protezione, previsti dall’art. 32, comma 2, del D. Lgs. n. 81/2008. Il presente accordo sostituisce integralmente quello del 26 gennaio 2006 ed interviene su alcuni elementi relativi la formazione dei diversi soggetti della sicurezza. L'Accordo Stato Regioni del 7/7/2016 nasce con l'obiettivo di riallineare la normativa relativa alla formazione degli RSPP e ASPP al cosiddetto “Testo Unico della Sicurezza sul lavoro” D. Lgs. 81/2008, ai successivi Accordi Stato-Regioni sulla formazione in materia di sicurezza e al Decreto del 6 marzo 2013, riguardante i criteri di qualificazione del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro. La necessità di tale aggiornamento era sentita da tempo: dall'agosto 2014 infatti la Commissione Consultiva Permanente aveva iniziato la redazione del testo di aggiornamento dell’Accordo, in conformità alle disposizioni normative vigenti emanate o modificate successivamente al 2006 e tenendo conto dei risultati ottenuti dopo il periodo di sperimentazione, previsto al punto 2.7 dell’Accordo del 2006. L’accordo disciplina anche la formazione dei lavoratori inseriti in aziende a rischio medio basso o, anche se occupati in aziende identificate con codice ateco di rischio medio-alto, che svolgano comunque mansioni riconducibili a rischio basso. Per tali categorie di lavoratori sarà possibile effettuare la formazione specifica di 4 ore, ai sensi dell’art. 37 del D.lgs. 81/2008, anche in modalità e-learning, a condizione che i lavoratori conoscano la lingua utilizzata ed abbiano facilità di accesso alle tecnologie impiegate per la formazione. Nella premessa all’Accordo si precisa che la modalità e-learning per lo svolgimento dei corsi di formazione e di aggiornamento è da ritenersi valida solo se espressamente prevista da norme e Accordi Stato-Regioni e dalla Contrattazione collettiva, ove previsto, e con le modalità disciplinate dall’allegato II dell’accordo, che sostituisce l’allegato I degli accordi DLSPP/lavoratori/dirigenti/preposti. A tal proposito si precisa che sono stati eliminati gli esami in presenza per la formazione e-learning laddove previsti dai precedenti accordi. Nell’allegato III l’accordo recepisce quanto previsto della legge 98/2013 (il cosiddetto “Decreto del Fare”) che ha introdotto, mediante il comma 5 bis all’art. 32 ed il comma 14 bis all’art. 37 del D.Lgs. 81/08, il riconoscimento dei crediti formativi e gli esoneri per contenuti analoghi della formazione relativa ai vari attori che hanno ruoli in materia di sicurezza. E-learning_2.pngScarica checklist formazione lavoratori

 
1
Ago

E-state in privacy

 

Informazioni utili su selfie e foto, protezione di smartphone e tablet, acquisti on line, uso di app, chat e social network quando si è in vacanza

E-state in privacy

garanteInformazioni utili su selfie e foto, protezione di smartphone e tablet, acquisti on line, uso di app, chat e social network quando si è in vacanza. Non tutti vogliono apparire on line, essere riconosciuti o far sapere dove e con chi si trovano durante le ferie estive. Soprattutto se le immagini possono risultare in qualche modo imbarazzanti. Se si postano foto o video in cui compaiono altre persone, è sempre meglio accertarsi prima che queste siano d'accordo, specie se si inseriscono anche dei tag con nomi e cognomi. E' bene porre particolare attenzione alle foto di minori, per garantire anche il loro diritto alla riservatezza e proteggerli dall'eccessiva esposizione: le immagini pubblicate on line possono infatti finire anche nelle mani di malintenzionati. Per gli amanti della riservatezza che non vogliono far sapere dove sono durante le vacanze estive, il suggerimento è disattivare le opzioni di geolocalizzazione di smartphone e tablet, oltre a quelle dei social network utilizzati. Postando sui social network informazioni sulle vacanze si potrebbe far sapere ad eventuali malintenzionati che la propria casa è vuota. Il pericolo aumenta se poi si scrive per quanto tempo si resterà in ferie o in quali giorni. Il suggerimento è innanzitutto quello di evitare di postare sul web informazioni troppo personali, come ad esempio l'indirizzo di casa o le foto del proprio appartamento. E' bene controllare le impostazioni privacy dei social network utilizzati, limitando la visibilità e la condivisione dei post ai soli amici. Altra buona regola è fare attenzione a non accettare sconosciuti nella cerchia di amicizie on line. In generale, se disponibili, è bene attivare particolari misure di sicurezza come, ad esempio, il controllo degli accessi al proprio profilo social o un codice di sicurezza da ricevere via sms o e-mail nel caso si acceda ai social network da device diversi da quelli abituali. In questo modo è possibile accorgersi in tempo di eventuali accessi abusivi alle proprie pagine social personali e di furti di identità. Durante un viaggio può capitare di utilizzare il pc di un Internet café o una postazione web messa a disposizione dall'albergo per controllare l'e-mail personale o i propri profili social. E' importante in questi casi ricordare - una volta terminata la consultazione - di fare sempre il logoff dagli account ed evitare di salvare le proprie credenziali nei browser di navigazione.

E-learning_5.pngScarica documento garante della privacy

 
17
Lug

Concetti di Pericolo, Danno, Rischio, Prevenzione e Protezione

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Seminario La sicurezza ed il fattore umano: percezione e propensione

Concetti di Pericolo, Danno, Rischio, Prevenzione e Protezione

pericolo e rischioSeminario " la sicurezza ed il fattore umano: percezione e propensione" gli atti del seminario del 06 luglio 2017. Ordine degli ingegneri della provincia di Roma 6 luglio 2017. Pericolo una proprietà o una quantità di un oggetto. Di un'azione, di uno strumento o di una situazione rischio presenza contemporanea del pericolo e di qualcuno o qualcosa che ne sia esposto Ing. Gianluca Giagni 2017 probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno. Il rischio è un concetto probabilistico, è la probabilità che accada un certo evento capace di causare un danno alle persone. La nozione di rischio implica l'esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità che essa si trasformi in un danno.

Pericolo -  Causa o origine di un danno o di una perdita potenziali. ( UNI 11230 – Gestione del rischio ) -  Potenziale sorgente di danno ( UNI EN ISO 12100-1 ) - Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore (sostanza, attrezzo, metodo di lavoro) avente la potenzialità di causare danni . ( Orientamenti CEE riguardo alla valutazione dei rischi di lavoro ) -  Fonte di possibili lesioni o danni alla salute. Il termine pericolo è generalmente usato insieme ad altre parole che definiscono la sua origine o la natura della lesione o del danno alla salute previsti: pericolo di elettrocuzione, di schiacciamento, di intossicazione, ....( Norma Uni EN 292 parte I/1991 - ritirata ) -  Fonte o situazione potenzialmente dannosa in termini di lesioni o malattie, danni alle proprietà, all’ambiente di lavoro, all’ambiente circostante o una combinazione di questi. ( OHSAS 18001, 3.4 )

Il  pericolo  è  una  proprietà  intrinseca (della  situazione,  oggetto,   sostanza, ecc.) non legata a fattori esterni; è una situazione, oggetto, sostanza, etc. che per le sue proprietà o caratteristiche ha la capacità di causare un danno alle persone.

Danno -  Qualunque conseguenza negativa derivante dal verificarsi dell’evento ( UNI 11230 – Gestione del rischio ) -  Lesione fisica o danno alla salute ( UNI EN ISO 12100-1 ) -  Gravità delle conseguenze che si verificano al concretizzarsi del pericolo - La magnitudo delle conseguenze M può essere espressa come una funzione del numero di soggetti coinvolti in quel tipo di pericolo e del livello di danno ad essi provocato

E-learning_9.pngconoscenza del rischio

 
17
Lug

La sicurezza ed il fattore umano: percezione e propensione

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L’analisi dei rischi, affidabilità, valutazione e rappresentazione

La sicurezza ed il fattore umano: percezione e propensioni

E-learningSeminario " La sicurezza ed il fattore umano: percezione e propensione"  gli atti del seminario del 06 luglio 2017. Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma 6 Luglio 2017 LA VALUTAZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA Negli ambienti di lavoro, il concetto di valutazione dei rischi, viene introdotto per la prima volta dal D. Lgs. 626 del 19 settembre 1994. Nel 2008 lo stesso concetto viene confermato con l’emissione del D. Lgs. 81 del 09 aprile, noto anche come Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. CONCETTO DI RISCHIO E SUA EVOLUZIONE Storicamente il concetto rischio e di sua valutazione, ha origini ben più lontane. Già nel XVIII secolo in economia e più precisamente nell’economia delle assicurazioni, si presentò la necessità di quantificare in termini monetari il premio che un soggetto era disposto a pagare per garantirsi contro eventuali danni, ovvero determinati rischi. Fu allora stabilito che sostanzialmente valeva il principio di equità: se X è un guadagno (o perdita) aleatorio e P la probabilità di X, l'importo certo che ogni persona è disposta a spendere per avere quel guadagno (o per coprirsi dal rischio di quella perdita) è dato dal prodotto di P per X; in formula:R = P.X Se invece di avere un unico valore di X, ne abbiamo N ed il generico Xi ha una probabilità Pi di verificarsi, si tratta di applicare la seguente relazione: E-learning         Più in generale, nel caso di distribuzione continua della probabilità di verificarsi del danno X, il rischio viene definito tramite l'integrale: E-learning essendo dP(X) = f(X) dX la probabilità che il danno abbia una valore compreso fra X e X+dX ed A il valore massimo che X può assumere; f(X) è la densità di probabilità di danno. Secondo la precedente definizione, il rischio è la "speranza matematica" di un danno aleatorio o anche il valore atteso o il valor medio del danno. E-learning_1.png La sicurezza ed il fattore umano: percezione e propensione  
11
Lug

FMEA

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Applicazione F.M.E.A. - Valutazione dei Rischi D.Lgs. 81/2008

FMEA

FMEALa FMEA (o Analisi dei modi e degli effetti dei guasti, dall'inglese Failure Mode and Effect Analysis) è una metodologia utilizzata per analizzare le modalità di guasto o di difetto di un processo, prodotto o sistema. Generalmente l'analisi è eseguita preventivamente e quindi si basa su considerazioni teoriche e non sperimentali. Oggi la FMEA è applicata nei più disparati settori manifatturieri, per la sua dimostrata validità e applicabilità, soprattutto nell’ambito della metodologia Six Sigma orientata al miglioramento della Process Capability. I VANTAGGI DERIVANTI DALL’APPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA FMEA Attraverso l’applicazione della metodologia FMEA è possibile: – Individuare preventivamente i potenziali modi di guasto che possono verificarsi durante la produzione, la consegna e l’utilizzo del prodotto. – Determinare le cause dei modi di guasto riferite sia al processo di progettazione che di produzione/consegna del prodotto. – Valutare gli effetti dei modi di guasto in ottica di soddisfacimento dei bisogni del cliente (esterno/interno). – Quantificare il gli indici di rischio e stabilire le priorità di intervento per eliminare alla radice le cause dei modi di guasto individuati e/o migliorare i sistemi di controllo. – Identificare le opportune azioni correttive/preventive (a livello di progetto, produzione, utilizzo del prodotto) e valutarne l’impatto complessivo sugli indici di rischio. Applicazione F.M.E.A. - Valutazione dei Rischi D.Lgs. 81/2008 Algoritmi tipici nella Stima del Rischio Generalmente la stima e valutazione del rischio viene effettuata con algoritmi del tipo: R = P x D Dove: R = Rischio (Eventualità di subire un danno connesso a circostanze più o meno prevedibili) P = Probabilità di accadimento dell’evento D = Danno L’approccio P x D, pur se corretto, presenta alcuni limiti, in particolare: - poca chiarezza nella distinzione dei punteggi che producono uno stesso rischio R (es. 1x4 e 4x1); - non permette di distinguere se la valutazione sia riferita alle misure di prevenzione già attuate o ancora da attuare. Esistono anche altri strumenti per la realizzazione dell’analisi dei rischi. Un modo di valutazione dei rischi è quello di aggiungere un parametro all’approccio P x D che può risolvere tali questioni, utilizzando i metodi di affidabilità F.M.E.A. / F.M.E.C.A. F.M.E.A. Failure mode and effect analysis - Analisi dei modi di guasto/errore e dei loro effetti F.M.E.C.A Failure Mode, Effects, and Criticality Analysis - Analisi dei modi, degli effetti e della criticità dei guasti Con le metodologie F.M.E.A. / F.M.E.C.A., si aggiunge, all'algoritmo R = P x D,  il parametro "Efficacia": 1. Gravità 2. Probabilità 3. Efficacia La FMEA (Failure Mode and Effect Analysis, Analisi dei modi e degli effetti dei guasti) è una metodologia utilizzata per analizzare le modalità di guasto o di difetto di un processo, prodotto o sistema. Generalmente (ma non necessariamente) l'analisi è eseguita preventivamente e quindi si basa su considerazioni teoriche e non sperimentali, inoltre: - È una tecnica di tipo previsionale cui è collegato il concetto di affidabilità; - È utilizzata per identificare le vulnerabilità dei processi; - È elaborata attraverso la partecipazione di un Gruppo di Lavoro multidisciplinare nominato ad hoc per lo studio del problema.

E-learningApplicazione FMEA

E-learningFMEA

 
3
Lug

USO ECCEZIONALE DI ATTREZZATURE DI SOLLEVAMENTO MATERIALI

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Modalità operative per l’accesso degli operatori alla stiva delle navi

USO ECCEZIONALE DI ATTREZZATURE DI SOLLEVAMENTO MATERIALI

downloadl documento fornisce criteri di carattere generale in base ai quali condurre una corretta valutazione e riduzione dei rischi relativamente alla fase di accesso degli operatori alla stiva per le normali attività, operazioni id manutenzione o in casi di emergenza.Prodotto: Volume Edizioni: Inail – giugno 2017

Il presente documento ha l’obiettivo di definire criteri di carattere generale in base ai quali condurre una corretta valutazione e riduzione dei rischi relativamente alla fase di accesso degli operatori alla stiva per le normali attività, per operazioni di manutenzione o in casi di emergenza. In particolare il lavoro analizza i casi in cui, per indisponibilità di mezzi specifici e per le peculiarità dell’ambiente di lavoro, è necessario per il sollevamento di persone il ricorso ad attrezzature non previste a tal fine ovvero utilizzate per il sollevamento di materiali dalla banchina. Il d.lgs. 81/08 e s.m.i. prescrive, come regola generale, l’adozione di attrezzature esclusivamente in base alle destinazioni d’uso per le quali sono state progettate e realizzate e impone, in conseguenza di ciò, un’attenta valutazione da parte del datore di lavoro nella fase di scelta dei mezzi da adottare nelle fasi lavorative. Nel caso specifico del sollevamento persone, il punto 3.1.4 dell’allegato VI al sopradetto decreto ha però previsto delle eccezioni o meglio ha definito la possibilità, a titolo eccezionale, di ricorrere per il sollevamento persone ad attrezzature non previste a tal fine.

Il sollevamento di persone è permesso soltanto con attrezzature di lavoro e accessori previsti a tal fine.

A titolo eccezionale possono essere utilizzate per il sollevamento di persone attrezzature non previste a tal fine a condizione che si siano prese adeguate misure in materia di sicurezza, conformemente a disposizioni di buona tecnica che prevedono il controllo appropriato dei mezzi impiegati e la registrazione di tale controllo. Qualora siano presenti lavoratori a bordo dell’attrezzatura di lavoro adibita al sollevamento di carichi, il posto di comando deve essere occupato in permanenza. I lavoratori sollevati devono disporre di un mezzo di comunicazione sicuro. Deve essere assicurata la loro evacuazione in caso di pericolo. Al fine di agevolare il datore di lavoro nell’individuazione delle condizioni che possano rientrare nella definizione di eccezionalità, la Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro di cui all’art. 6 del d.lgs. 81/08 e s.m.i. ha cercato di chiarire il reale significato e l’estensione di tale locuzione, al fine di garantire valide condizioni di sicurezza per i lavoratori nelle operazioni di sollevamento svolte con attrezzature non previste a tal fine.

E-learning_5.pngscarica documento Inail

 
3
Lug

Fumo passivo, spazi non regolamentati dalla Legge Sirchia

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Volume pubblicato dal Ministero della Salute e dal gruppo di lavoro Gard

Fumo passivo, spazi non regolamentati dalla Legge Sirchia

downloadLa tutela dal fumo passivo negli spazi confinati o aperti non regolamentati dalla Legge 3/2003 art.51 (Legge Sirchia) e successive modificazioni Giugno 2017 - Introduzione - Fumo passivo - Effetti del fumo passivo sulla salute - Fumo di terza mano - Vaporizzatori (sigarette elettronica) - Esposizione al fumo passivo in ambienti aperti - Esposizione al fumo passivo in ambiente domestico - Interventi di prevenzione dal fumo e loro efficacia - Conclusioni - Appendice: Raccolta normativa nazionale ed internazionale relativa a divieto di fumo negli ambienti aperti e/o confinati - Normative nazionali - Normative Europee - Normative internazionali - Bibliografia La prevenzione e la cura del tabagismo, primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili, sono essenziali per promuovere e tutelare la salute pubblica e richiedono lo sviluppo di politiche ed interventi, anche in ambiti diversi da quello strettamente sanitario, con l’obiettivo di attuare misure efficaci (interventi normativi, attività di educazione e promozione della salute, sviluppo di metodologie e farmaci per favorire la cessazione) per diminuire i consumi di prodotti del tabacco, ridurre la prevalenza dei fumatori e, quindi, delle malattie croniche fumo correlate. L’attuazione di misure efficaci è un obiettivo intersettoriale che può essere raggiunto solo attraverso strategie e politiche condivise tra vari Ministeri e Regioni e integrate con quelle dell’Unione Europea (UE) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’OMS, con il Piano di Azione Globale 2014-2020 per il controllo delle malattie croniche non trasmissibili, ha previsto l’obiettivo finale della riduzione del 25% della mortalità precoce per le malattie non trasmissibili entro il 2025; per raggiungere questo scopo gli Stati membri, tra cui l’Italia, si sono impegnati, tra l’altro, a ridurre la prevalenza dei fumatori del 30% entro il 2025. Attraverso documenti programmatici (Guadagnare salute) e piani nazionali (Piano Nazionale della Prevenzione) l’Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani ed al controllo del tabagismo. Secondo l’approccio intersettoriale di “Guadagnare salute”, il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 impegna tutte le Regioni italiane a ridurre la prevalenza dei fumatori del 10% entro il 2018 (contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo previsto dall’OMS), attraverso l’attivazione di interventi di promozione della salute con approccio trasversale ai determinanti, per ciclo di vita e setting (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizio sanitario).

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26
Giu

Cavi elettrici, da luglio 2017 obbligo del marchio CE

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Cavi 7 classi di reazione al fuoco: Aca; B1ca; B2ca; Cca; Dca; Eca; Fca

Cavi elettrici, da luglio 2017 obbligo del marchio CE

E-learningCon la pubblicazione della norma EN 50575, nell'elenco delle norme armonizzate per il Regolamento CPR 305/2011, Com. 2016/C 209/03, anche i cavi elettrici, soggetti già a marcatura CE per la Direttiva Bassa Tensione 2014/35/UE, dovranno essere marcati CE anche ai sensi del Regolamento CPR. Il Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) è in vigore per tutti gli Stati dell’UE dal 1° Luglio 2013, nella Comunicazione della Commissione 2016/C 209/03 del 10 Giugno 2016, le tempistiche sono: Data di entrata in vigore della norma in quanto norma armonizzata: 10.6.2016 Data di scadenza del periodo di coesistenza: 1.7.2017 Dopo il 1° Luglio 2017: I cavi non marcati CE potranno comunque essere utilizzati: - in applicazioni differenti da edifici ed opere di ingegneria civile; - al di fuori dell’Unione Europea (export). EN 50575:2014 Cavi di energia, comando e comunicazioni Cavi per applicazioni generali nei lavori di costruzione soggetti a prescrizioni di reazione al fuoco Regolamento Prodotti da Costruzione (CPR) Il Regolamento Prodotti da Costruzione riguarda tutti i prodotti destinati ad essere installati in maniera permanente in edifici e opere di ingegneria: abitazioni edifici industriali e commerciali uffici ospedali scuole metropolitane ecc. La Commissione Europea ha riconosciuto l’importanza del comportamento al fuoco dei cavi elettrici. Ha inserito le seguenti caratteristiche considerate rilevanti ai fini della sicurezza delle costruzioni: reazione al fuoco dei cavi elettrici resistenza al fuoco  dei cavi elettrici rilascio di sostanze nocive Pertanto, tutti i cavi installati permanentemente nelle costruzioni (trasporto di energia o di trasmissione dati), di qualsiasi livello di tensione e con conduttori, metallici o fibra ottica, dovranno essere classificati in base alle classi del relativo ambiente di installazione. Essendo i cavi elettrici e ottici installati in maniera fissa considerati prodotti da costruzione, devono seguire il Regolamento prodotti da costruzione, CPR, (UE 305/2011). Il Regolamento è in vigore per tutti gli Stati dell’Unione Europea dal primo luglio 2013 per tutte le famiglie di prodotti tranne che per i cavi. Dal 10 giugno 2016 (data di pubblicazione della Norma EN 50575) il Regolamento è applicabile anche ai cavi elettrici. Cavi elettrici, il Regolamento prodotti da costruzione Il Regolamento si applica a tutti i cavi elettrici per installazioni permanenti negli edifici e nelle altre opere di ingegneria civile (abitazioni, edifici industriali, commerciali, ospedali, scuole, ecc.). In pratica, concerne tutti i cavi che sono installati in maniera fissa nelle opere di costruzione, in relazione: alla loro reazione al fuoco all’emissione di sostanze pericolose al mantenimento del funzionamento (in futuro) Per i cavi, vista la loro pericolosità in caso di incendio, la Commissione Europea ha previsto 7 classi di prestazione di reazione al fuoco, a cui sono state aggiunte alcune prestazioni addizionali di sicurezza relative a: emissione di fumo gocce incandescenti acidi L’Aice (Associazione italiana industrie cavi e conduttori elettrici) ha pubblicato un’utile opuscolo con tutte le informazioni. È rivolto a tutti coloro che quotidianamente trattano cavi elettrici per energia e trasmissione dati che ricadono nell’ambito del Regolamento; ha lo scopo di supportare progettisti ed utilizzatori nella scelta del cavo adatto per ogni tipo di installazione. Ecco quanto contenuto nella pubblicazione:

  • gli obblighi di legge da rispettare
  • le classi di reazione al fuoco
  • i sistemi di valutazione e verifica della costanza delle prestazioni (AVCP)
  • le prestazioni minime da garantire
  • i tipi di ambienti e le tempistiche di applicazione del Regolamento Prodotti da Costruzione

E-learningla Guida AICE sulla marcatura CE dei cavi

 
22
Giu

Quello che l’e-learning può fare

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Scritto da Daniela Pellegrini Redazione www.elearningspecialist.it

Quello che l’e-learning può fare....

E-learningRiceviamo e pubblichiamo un interessante articolo di Daniela Pellegrini Esperto progettazione didattica, gare, R&S | Blogger elearningspecialist.it https://www.linkedin.com/in/pellegrinidaniela/

Quello che l’e-learning può fare… Sulla falsariga di una famosa canzone di Max Gazzè vogliamo riepilogare tutte le possibilità che oggi l’e-learning ci propone per la formazione. Teniamo subito conto che lo scenario in cui si muove la formazione online è quello della società liquida, iperconnessa, social e fortemente basata sull’informazione. In questo scenario le competenze digitali sono diventate strategiche per interagire e sfruttare pienamente le possibilità offerte dal web in generale. Il percorso stradale, i commenti di un ristorante, i pagamenti online, tutta la nostra vita oggi è semplificata dall’uso della tecnologia. Per questo le competenze digitali della popolazione si son evolute rapidamente. Questo uso massiccio del mondo digitale ha dunque cambiamo le abitudini, ma ha anche innalzato le aspettative rispetto alla comunicazione digitale. Con questi presupposti la proposta di e-learning che deve confrontarsi con utenti ormai esperti, deve per forza evolvere i propri strumenti. Ecco dunque, quello che l’e-learning può fare…L’e-learning può fare …. #apprendere con il video-learning La fruizione di contenuti video è divenuta sempre più comune in e-learning, soprattutto per coinvolgere sempre di più il partecipante, promuovere l’attenzione e l’interesse, ma anche semplificare la descrizione di casi, situazioni e scene prima solamente commentate con testo, audio e immagini. Il video è utilizzato in e-learning per: - promozione del corso (cosiddetti “learning spot”); - visualizzare contenuti animati integrati alla pagina html5 (evoluzione della “pagina flash”); - testimonianze e video lezioni (riprese dell’esperto); - video casi, presentazione di situazioni e casi aziendali; - video umoristici e/ o cartoon utilizzabili come casi, apertura, riepilogo o motivazione; - webinar registrati. Indubbiamente il video è uno strumento didattico ricco e gradito daipartecipanti, ma va sicuramente integrato ad altri strumenti o reso interattivo per coinvolgere maggiormente il partecipante. • L’e-learning può fare …. #giocare per imparare Ormai è ampiamente diffuso l’approccio didattico che punta all’ibridazione tra video-gioco e strumenti educativi per creare e realizzare il massimo coinvolgimento/engagement del partecipante, e sviluppare attraverso la forte interattività progetti formativi orientati alla sperimentazione di comportamenti (seppure simulati). Ingredienti fondamentali della gamification sono: sfida, competizione, scenario e premi (punteggi, status, badge); • L’e-learning può fare …. #usare i dispositivimobili Le statistiche delle piattaforme e-learning raccontano di una quota percentuale in crescita nell’uso dei dispositivi mobili per la formazione. Ciò racconta come per l’utente non ci sia distinzione nell’uso del corso da pc o da smartphone o tablet. Per questo i produttori di corsi devono adeguare i loro strumenti didattici per essere “responsive” cioè adattare il contenuto alla fruizione da mobile (senza eccessivi scrolling, o esigenza di zoom). Progettare in modo responsive richiede un elevato livello di consapevolezza nel trattamento dei contenuti, sono solo tecnicamente, ma sul piano didattico per costruire esperienze di apprendimento brevi, interattive e significative. La fruizione mobile richiede inoltre un significativo ragionamento sulla sostenibilità del corso in diverse tipologie di connessione (wi-fi o connessione dati). • L’e-learning può fare …. #evolvere il tracciamento xAPI è una novità recente ma con un futuro dirompente. Promette di rompere le barriere dei classici LMS, poiché: -    accoglie informazioni da diverse fonti (anche al di fuori della piattaforma); -    interpreta in senso lato ciò che si considera esperienza di apprendimento (es. aula, lettura, esercizi, ecc.) fornendo un quadro globale dell’azione formativa svolta dalla persona; L’aspetto più interessante è che lo standard xAPI non parte da una rigida descrizione di come l’oggetto corso deve registrare le informazioni, ma attribuisce a ogni singolo strumento formativo (indipendentemente dalla localizzazione e dalla natura dell’oggetto digitale) di codificare l’esperienza in un formato stabilito. L’oggetto acquisisce i dati per poi comunicarli in modo stabilito al software aggregatore dei dati (Learning Record Store). Il ruolo della piattaforma e-learning (LMS classico) diventa quello non più l’ambiente unico e privilegiato di fruizione, ma ne costituisce un “aggregatore/codificatore” dell’esperienza. • L’e-learning può fare …. #imparare dagli altri, usare il social learning In un settore dove improvvisamente irrompe il modello del 70:20:10 e sconvolge i piani degli enti formativi, la dimensione dell’apprendimento informale (al di fuori dei percorsi formativi classici), ma anche l’importanza del social learning assumono una rilevanza essenziale. Oggi il networking (il far parte contemporaneamente di diverse comunità di pratiche e/o di interesse), l’identità digitale e il personal branding e social linking, facilitato l’accesso a informazioni specifiche e condivise, ma anche la possibilità di relazionarsi con una molteplicità eterogenea di soggetti in relazione alle proprie esigenze, rendendo l’apprendimento informale ancora più interessante. Per questo l’e-learning deve porsi sempre di più la sfida di costruire delle community sui corsi per valorizzare all’interno dei canali istituzionali anche la dimensione sociale e realizzare un dialogo costante tra il social e il corso per alimentare dalla user genereted content, strumenti di micro e rapid learning che sostengono ed arricchiscono il percorso formale di formazione. • L’e-learning può fare …. #immergere nella realtà aumentata e realtà virtuale Utilizzare modelli didattici immersivi rispetto a procedure e situazioni, permette di coinvolgere attivamente il soggetto in un percorso realistico seppure simulato, scoprendo attivamente i significati connessi alla realtà che vive quotidianamente.  Sono varie le applicazioni di questo tipo di prodotti, che tuttavia non hanno ancora raggiunto una diffusione massiva negli utilizzatori, e richiedono elevate competenze progettuali, realizzative e di budget. • L’e-learning può fare …. #adattare i percorsi formativi Realizzare percorsi di studio personalizzati significa adeguare la sequenza didattica in base ai punti di forza o debolezza dimostrati nell’assessment preliminare. Differenziare il percorso di studio implica naturalmente una progettazione adeguata, che atomizza le unità didattiche, ne svincola le propedeuticità e le rende autonome e complete. Realizzare un percorso di studio personalizzato significa: - progettare un’architettura didattica unificata tra test di valutazione e percorso formativo, - considerare le diverse combinazioni possibili e la loro validità didattica e durata, - garantire un percorso minimo valido, trasversale e confrontabile, - gestire la proposta formativa in un pacchetto scorm differente per ciascun partecipante. • L’e-learning può fare …. #promuovere l’esperienza Si parla oggi di learning experience sulla falsariga della user experience. Ciò significa, di fatto, porre attenzione non solo al contenuto con il quale il partecipante entra in contatto, ma più in generale con tutta l’esperienza della persona nell’interazione con gli strumenti, le persone, i colleghi, i punteggi e il processo didattico in generale. Un’esperienza didattica efficace deriva, infatti, dalla corretta interazione del partecipante con il sistema formativo: cioè senza problemi di comunicazione, criticità tecnologiche o ritardi.Un’esperienza didattica efficace deriva da una interazione positiva con il sistema, gli strumenti, i contenuti, le regole, il ritmo di studioe le persone. Tanti sono gli spunti di riflessione attuali, tante sono le sfide del settore e-learning… La cosa più interessante è che risulta superata la fase in cui la tecnologia limitava le possibilità didattiche, perciò oggi la tecnologia ritorna a essere lo strumento per realizzare i prodotti formati più adatti alle esigenze e bisogni dei partecipanti.

E-learning_5.pngQuello che l’e-learning può fare