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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Albanese Pellegrino

15
Mag

installazione videosorveglianza sui luoghi di lavoro

 

Ministero del Lavoro - interpello n.3/2019

installazione videosorveglianza sui luoghi di lavoro

interpello 3 2019Con l’istanza di interpello n. 3/2019 il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro chiede il parere del Ministero del lavoro in merito all’applicazione del silenzio assenso per la richiesta di autorizzazione all’installazione ed utilizzo degli impianti videosorveglianza sui luoghi di lavoro.

Si chiede in pratica se il silenzio dell’organo amministrativo, in relazione all’istanza di autorizzazione di istallazione di impianti id videosorveglianza, possa essere considerato un assenso tacito, in virtù del quale l’impresa possa procedere all’installazione degli impianti richiesti.

Più in particolare, si chiede se il silenzio dell’organo amministrativo adito, in relazione all’istanza di autorizzazione, possa essere considerato un assenso tacito all’istanza medesima, in virtù del quale l’impresa possa procedere all’installazione degli impianti richiesti. 

Al riguardo, acquisito il parere dell’Ufficio legislativo e dell’Ispettorato nazionale del lavoro, si rappresenta quanto segue. Per espressa previsione del secondo comma dell’articolo 4 della citata legge n. 300 del 1970, sono esclusi dall’ambito applicativo del primo comma del medesimo articolo gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. 

Il terzo comma stabilisce, invece, l’utilizzabilità delle informazioni raccolte per tutti i fini connessi al rapportodi lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto delle previsioni del decreto legislativo n. 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali). 

Le disposizioni contenute nell’articolo 4 sono volte a contemperare le esigenze datoriali con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore sul luogo di lavoro. 

Più in particolare, si vuole evitare che l’attività lavorativa risulti impropriamente e ingiustificatamente caratterizzata da un controllo continuo e anelastico, tale da eliminare ogni profilo di autonomia e riservatezza nello svolgimento della prestazione di lavoro. La formulazione della norma affida, in primis, ad un accordo tra la parte datoriale e le rappresentanze sindacali la possibilità di impiego degli impianti e degli altri strumenti che consentano anche il controllo dell’attività dei lavoratori. 

In mancanza di accordo, l’installazione è subordinata all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

E-learning_6.pngScarica interpello n.3/2019

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6
Mag

regole vitali per i tecnici della costruzione

 

Vademecum SUVA

regole vitali per i tecnici della costruzione

sicurezzaIl vademecum è stato pubblicato da SUVA. La Suva (Svizzera) è più che un’assicurazione che coniuga prevenzione, assicurazione e riabilitazione. Le informazioni sono di carattere generale e utilizzabili anche per la nostra legislazione.
 
Obiettivo: tutti i lavoratori e i rispettivi superiori conoscono le regole vitali e le rispettano sempre
Formatori: capisquadra, capigruppo, addetti alla sicurezza, titolari d’impresa, persone di contatto per la sicurezza sul lavoro
Durata: circa 10 minuti per ogni regola
Luogo della formazione: posto di lavoro
 
Il lavoro nell’ambito della tecnica impiantistica prevede mansioni varie e impegnative. Per questo non bisogna mai trascurare l’aspetto della sicurezza, altrimenti ci si espone a numerosi pericoli.
In virtù della loro credibilità e autorevolezza, i superiori sono le persone più adatte per spiegare le regole vitali ai lavoratori.
Questo vademecum può essere utile, ad esempio, ai capisquadra, ai capigruppo o alle persone di contatto per la sicurezza sul lavoro per tenere una mini-lezione su ciascuna regola, meglio ancora se direttamente sul luogo di lavoro.
 
Questo vademecum contiene un foglio A4 per ciascuna regola. La parte frontale può essere usata come manifestino e appesa (ad es. alla bacheca) dopo aver spiegato la regola in questione. Sul retro sono presenti tutte le informazioni necessarie per istruire i lavoratori.
 
Dieci semplici regole per la nostra incolumità
Regola 1 Non improvvisare
Regola 2 Mettere in sicurezza i lati aperti a partire da un’altezza di caduta di 2m
Regola 3 Utilizzare ponteggi sicuri
Regola 4 Controllare i ponteggi ogni giorno
Regola 5 Mettere in sicurezza le aperture nel pavimento e nel tetto
Regola 6 Mettere in sicurezza le aperture nelle pareti
Regola 7 Utilizzare correttamente le scale portatili
Regola 8 Utilizzare solo prese con salvavita
Regola 9 Proteggersi dalle polveri di amianto
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29
Mar

Interpello 20/03/2019 – n. 3 / 2019

 

Aggiornamento per coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori - numero massimo di partecipanti a convegni o seminari validi ai fini dell’aggiornamento

Interpello 20/03/2019 - n. 3 / 2019

20/03/2019 - n. 3 / 2019

Istanza: Art. 12, d.lgs. n. 81/2008 e s.m.i. - risposta ad interpello Aggiornamento per coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori - numero massimo di partecipanti a convegni o seminari validi per l’aggiornamento. Seduta del 20 marzo 2019

Destinatario: Federazione Sindacale Italiana dei Tecnici e Coordinatori della Sicurezza

interpello 2019La Federazione Sindacale Italiana dei Tecnici e Coordinatori della Sicurezza, ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione in merito a “quale sia il corretto numero massimo di partecipanti ai convegni o seminari di aggiornamento per i Coordinatori per la Sicurezza: nessun limite massimo, così come indicato nel cap. 9.1, ovvero 35 partecipanti così come indicato nell’Allegato V all’ACSR del 07.07.2016”. 

In proposito l'istante rappresenta che, da un lato, il punto 9.1 dell’ Accordo in sede di Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e di Bolzano del 7 luglio 2016 stabilisce che in riferimento all’assolvimento dell’aggiornamento del coordinatore per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori per il tramite di convegni o seminari la frase “l’aggiornamento può essere svolto anche attraverso la partecipazione a convegni o seminari, in tal caso è richiesta la tenuta del registro presenza dei partecipanti da parte del soggetto che realizza l’iniziativa e non vi è alcun vincolo sul numero massimo di partecipanti”, dall’altro, la Tabella riassuntiva inserita nell’Allegato V del citato 

Accordo riporta che ai corsi di aggiornamento per la figura di Coordinatore per la sicurezza possano essere presenti un numero massimo di 35 partecipanti. 

Al riguardo occorre premettere che al punto 12.8 del predetto Accordo, viene previsto – come coerentemente riportato nella Tabella riassuntiva dell’Allegato V del medesimo Accordo - che “in tutti i corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fatti salvi quelli nei quali vengono stabiliti criteri specifici relativi al numero dei partecipanti, è possibile ammettere un numero massimo di partecipanti ad ogni corso pari a 35 unità”. La Commissione, pertanto, sulla base del combinato disposto dei sopra citati punti 9.1 e 12.8 del menzionato Accordo del 7 luglio 2016, ritiene che l’aggiornamento dei coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori, possa essere svolto sia mediante la partecipazione a “corsi” di formazione ai quali possono essere presenti un numero massimo di 35 unità, sia attraverso la partecipazione a “convegni o seminari” senza vincoli sul numero massimo di partecipanti, purché venga prevista la “tenuta del registro di presenza dei partecipanti da parte del soggetto che realizza l’iniziativa”.

Il Presidente della Commissione Dott.ssa Maria Teresa Palatucci
 
 
25
Mar

Annuario dei Dati Ambientali – Edizione 2018

 

Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

Annuario dei Dati Ambientali - Edizione 2018

dati ispraL’edizione 2018 rappresenta il frutto di un lavoro di ricerca complesso e articolato che include molteplici fasi: dalla raccolta sistematica dei dati primari al monitoraggio e al controllo, dalla verifica della solidità scientifica delle informazioni allo sviluppo di indicatori statistici sempre più efficaci nel descrivere le condizioni ambientali del Paese. Tale lavoro è svolto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) in collaborazione con le Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali e delle province autonome nell’ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), istituito già due anni fa con la Legge 132 del 28 giugno 2016.
L’Annuario dei dati ambientali ISPRA, giunto alla sedicesima edizione, si consolida come la raccolta di dati e informazioni ufficiali sull’ambiente più completa e valida, pubblicata in Italia con continuità.
Con grande piacere presento il frutto di un lavoro di ricerca complesso e articolato che include molteplici fasi: dalla raccolta sistematica dei dati primari al monitoraggio e al controllo, dalla verifica della solidità scientifica delle informazioni allo sviluppo di indicatori statistici sempre più efficaci nel descrivere le condizioni ambientali del Paese. 
Tale lavoro è svolto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) in collaborazione con le Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali e delle province autonome nell’ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), istituito già due anni fa con la Legge 132 del 28 giugno 2016. 
All’interno del Sistema, l’ISPRA riveste un ruolo di coordinamento tecnico fornendo indirizzi operativi e strategici di reporting ambientale, in particolare sulle modalità di condivisione delle informazioni e sull’elaborazione di nuovi report tematici e intertematici tra cui il “Report di Sistema”. L’Annuario ISPRA rappresenta un ampio bacino di informazioni da cui attingere anche per lo sviluppo di questi prodotti.
Per l’edizione 2018 sono 306 gli indicatori che alimentano il core set della Banca dati indicatori, di cui 260 aggiornati. Il processo di revisione a cui sono stati sottoposti ha previsto l’individuazione e l’integrazione delle fonti dei dati e delle informazioni ambientali mediante una maggiore partecipazione a livello operativo di tutte le componenti del Sistema e delle Istituzioni/ Organizzazioni tecnico-scientifiche coinvolte.
Attraverso ben 7 versioni - Banca dati indicatori, Annuario dei dati ambientali - versione integrale, Dati sull’ambiente, Annuario in cifre, Ricapitolando... l’ambiente, Versione multimediale, Giornalino - il prodotto restituisce un quadro preciso e dettagliato della situazione ambientale in Italia, soddisfacendo la richiesta di conoscenza delle principali tematiche e di libero accesso ai dati da parte di un pubblico esteso che include il comune cittadino, i tecnici, i ricercatori, i decisori politici. In particolare, i temi ambientali affrontati sono centrali rispetto alla sfida politica sempre più urgente di proteggere l’ambiente e le sue preziose risorse dall’inquinamento, dalla desertificazione, dai cambiamenti climatici, dal degrado; superando la fragilità di un territorio fortemente esposto non soltanto a rischi naturali, come quello sismico e idrogeologico, ma soprattutto a pressioni antropiche ad alto impatto.
L’Annuario, pertanto, descrive oggettivamente, con dati aggiornati, lo scenario ambientale di riferimento per il prossimo percorso politico che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) intende intraprendere, delineato nell’"Atto di indirizzo sulle Priorità politiche (2019-2021)" 
Annuario dei Dati Ambientali - Edizione 2018Link Annuario dei Dati Ambientali - Edizione 2018 MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
 
18
Mar

Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019

 

Attività di controllo sui prodotti chimici 2019, documento sulla vigilanza dell’applicazione dei Regolamenti Reach e Clp

Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019

piano nazionaleIl ministero della Salute ha predisposto, come ogni anno, il Piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici 2019, in collaborazione con il Gruppo Tecnico Interregionale REACH - CLP e il Centro Nazionale delle Sostanze Chimiche, Prodotti Cosmetici e Protezione del Consumatore dell'Istituto Superiore di Sanità.

Nella stesura del piano sono state prese in considerazione le indicazioni fornite dal Forum per lo scambio di informazioni sull’enforcement dell’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche), delle segnalazioni RAPEX (Sistema comunitario di allerta rapida sui prodotti di consumo non alimentari) registrate per gli anni 2017 e 2018 e delle esperienze maturate sui controlli ufficiali condotti negli anni precedenti (piani nazionali anni 2011-2017).

Il presente Piano è stato predisposto con la collaborazione del Gruppo tecnico interregionale REACH – CLP, con il Centro nazionale delle sostanze chimiche, prodotti cosmetici e protezione del consumatore dell’Istituto superiore di sanità e la Rete dei laboratori di controllo in attuazione all’accordo Stato/Regioni del 7 maggio 2015 (Rep. atti n. 88/CSR). 

La sua attuazione assolve, relativamente alle attività di controllo, a quanto indicato all’area di intervento B13 di cui all'allegato 1 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017 concernente la definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (G.U. Serie Generale, n. 65 del 18 marzo 2017). 

Il presente piano è altresì strumento per la programmazione delle azioni, pertinenti il tema specifico, necessarie al raggiungimento degli obiettivi di cui al Piano nazionale di prevenzione 2014 - 2019, capitolo 2.8 «ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute».

Ministero della Salute Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019 Pubblicato dal Ministero della Salute il Piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici 2019, documento sulla vigilanza dell’applicazione dei Regolamenti Reach e Clp, previsto dal Piano nazionale di prevenzione 2014 – 2019 e redatto dal Ministero Salute in quanto Autorità competente nazionale, in collaborazione con Gruppo tecnico interregionale Reach – Clp e Centro nazionale delle sostanze chimiche, Prodotti cosmetici e Protezione del consumatore dell’Istituto superiore di sanità.Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019
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15
Mar

Dossier donne 2019


Global Gender Gap Report 2018, il rapporto del World Economic Forum

Dossier donne 2019

donneL’opuscolo viene proposto sia come ausilio per la realizzazione dei percorsi di formazione e di informazione dei lavoratori sia come compendio sintetico degli adempimenti di legge previsti in tema di tutela della salute e della sicurezza in ambito professionale. Il testo è strutturato in schede monotematiche dedicate alle principali fasi di impiego del PF, integrate da sezioni relative alla sicurezza chimica in ambito professionale. Viene inoltre trattata la tutela dell’ambiente tramite l’impiego di metodologie agronomiche alternative a basso apporto di PF.
Edizione 2019 Realizzazione a cura di: Inail Direzione centrale pianificazione e comunicazione Consulenza statistico attuariale
Nel Global Gender Gap Report 2018, il rapporto del World Economic Forum che ogni anno misura il divario di genere a livello mondiale, l’Italia si colloca al 70esimo posto su un totale di 149 Paesi, recuperando parzialmente il passo indietro del 2017, quando era scivolata dalla 50esima all’82esima posizione. Tra i 20 Paesi dell’Europa occidentale, però, l’Italia è 17esima e precede soltanto la Grecia, Malta e Cipro. 
Concentrando l’analisi sui singoli campi presi in considerazione dal report del World Economic Forum, si rilevano situazioni molto differenti: se da un lato, infatti, gli indicatori della “salute” e della “partecipazione economica e opportunità lavorativa” situano il nostro Paese rispettivamente in 116esima e in 118esima posizione, dall’altro quello della “rappresentanza politica” fa da traino, collocando l’Italia in 38esima posizione. 
Tra i fattori che hanno determinato il passo avanti registrato nel 2018, il Global Gender Gap Report indica infatti l’incremento della quota femminile tra i parlamentari, insieme a una riduzione delle disparità di genere sul fronte dei salari. Particolarmente significativo è il dato rilevato nel settore dell’intelligenza artificiale, che il World Economic Forum indica come elemento cruciale di innovazione nell’ambito della trasformazione determinata dalla cosiddetta quarta rivoluzione industriale. Con il 28% di donne sul totale dei professionisti del settore, infatti, l’Italia è, insieme a Singapore e al Sudafrica, il Paese in cui il gap di genere è più ridotto.
Alla vigilia della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo 2019, la Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Inail ha analizzato i dati riferiti al 2017 e al quinquennio 2013-2017, rilevati al 31 ottobre 2018, per descrivere il fenomeno infortunistico in relazione alle varie caratteristiche che lo contraddistinguono (genere, età, modalità di accadimento, settore di attività, territorio, Paese di nascita…). 
L’analisi ha preso in considerazione anche i dati mensili, ancora provvisori, relativi al 2018, confrontati con quelli del 2017 (rilevati al 31 dicembre di ciascun anno). Le denunce pervenute all’Inail per infortuni sul lavoro avvenuti nel 2017 che hanno riguardato le donne nelle tre gestioni principali (Agricoltura, Industria e servizi, Per conto dello Stato) sono state 231.067, in crescita dello 0,3% rispetto alle 230.405 dell’anno precedente. A queste si aggiungono le 47 del settore Navigazione e le 405 della gestione autonoma casalinghe. 
I casi mortali denunciati nel 2017 che hanno coinvolto lavoratrici sono stati 111 (tre in più rispetto al 2016), 65 dei quali sono stati riconosciuti positivamente dall’Istituto (10 in più rispetto all’anno precedente). Nessuna denuncia per eventi mortali è stata registrata nel settore Navigazione, mentre delle tre denunce che hanno interessato le casalinghe nel 2017, due sono stati accertati positivamente.

10
Feb

Cassazione Civile, Sez. Lav., 07 febbraio 2019, n. 3643

 

Infortunio durante i lavori di potatura di un giardino. Valenza probatoria della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile

Cassazione Civile, Sez. Lav., 07 febbraio 2019, n. 3643

cassazionePresidente: BRONZINI GIUSEPPE Relatore: DE GREGORIO FEDERICO Data pubblicazione: 07/02/2019
LA CORTE, esaminati gli atti e sentito il consigliere relatore
OSSERVA
S.R., premesso che era stato assunto nell'anno 2002 dall'impresa individuale F.S. e che aveva subito un infortunio sul lavoro il 25 marzo 2003 (mentre stava eseguendo dei lavori di potatura nel giardino di proprietà dei coniugi L.- P., all'interno di un cestello agganciato al braccio della gru posta su di un autocarro e manovrata dal F.S., era caduto da un'altezza di circa 6 metri a causa di una eccessiva movimentazione del braccio della gru), conveniva in giudizio il suddetto F.S., proprio datore di lavoro, per ottenere il risarcimento del patito danno non patrimoniale in ragione di complessivi € 527.120,83. Instauratosi il contraddittorio, con la costituzione in giudizio del convenuto, che resisteva alle pretese avversarie (assumendo in particolare che l'infortunio si era verificato in modo del tutto accidentale e comunque per colpa esclusiva del dipendente, il quale sarebbe caduto da una scala mentre era intento a portare una pianta nel vivaio della ditta), istruita la causa con l'escussione di alcuni testi e con l'espletamento di una c.t.u. medico-legale, il giudice adito con sentenza n. 316/2009 rigettava la domanda, compensando le spese di lite. Tale pronuncia veniva appellata dal lavoratore, osservando tra l'altro che non era stato attribuito adeguato valore alla sentenza di patteggiamento pronunciata nei confronti del convenuto e che erano stati ignorati rilevanti elementi probatori, che confermavano la responsabilità del F.S. nella determinazione del sinistro.
La Corte d'Appello di Bologna con sentenza n. 1470 in data 31 ottobre - 3 dicembre 2013 rigettava l'interposto gravame, compensando le ulteriori spese di lite, ritenendo che nella fattispecie l'asserita responsabilità del convenuto circa la causazione dell'Infortunio de quo non poteva basarsi unicamente sulla sentenza di patteggiamento, non essendo ravvisabili presunzioni gravi, precise e concordanti che i fatti si fossero svolti secondo la dinamica prospettata da parte attrice. Inoltre, era poco credibile che la prima versione fornita dall'infortunato, già da un anno alle dipendenze del F.S., fosse il frutto dell'ignoranza della lingua italiana, come sembrava emergere successivamente, allorché il lavoratore era stato nuovamente sentito dall'ufficiale di polizia giudiziaria con l'ausilio di un interprete cambiando radicalmente versione, come si ricavava dalla deposizione del cugino J. e come altresì si evinceva dal libero interrogatorio effettuato sempre ricorrendo ad un interprete. La dichiarazione resa dall'infortunato nell'immediatezza del fatto ad un pubblico ufficiale non poteva, quindi, essere considerata priva di valenza probatoria, tenuto conto altresì che la diversa dinamica del sinistro fu prospettata dall'infortunato dopo che il medesimo aveva presentato querela in veste di persona offesa. Peraltro, andava evidenziata l'incongruenza della successiva ricostruzione operata dal dipendente, il quale sarebbe caduto a seguito di un'oscillazione del cestello, dotato comunque di un parapetto di metallo che gli arrivava all'incirca all'altezza dell'anca. Pertanto, il materiale probatorio disponibile non consentiva di ritenere dimostrata la dinamica dei fatti quale descritta in seconda battuta dall'infortunato. Era stato assodato che nel marzo del 2003 il F.S. aveva eseguito dei lavori di potatura di una siepe nel giardino dei suddetti coniugi con l'ausilio di un collaboratore di nazionalità indiana (verosimilmente S.R., anche se la P. non era stata in grado di fornire una descrizione), il quale << operava all'interno di un cestello collegato al braccio di una gru (cfr. dichiarazioni P., Po. e G.)>>. Non era stata, pertanto, dimostrata la presenza del S.R. nella proprietà dei coniugi il giorno dell'infortunio e il fatto che il F.S. avesse negato di essersi recato il 25 marzo 2003 sul posto non costituiva un argomento di prova a supporto dell'assunto attoreo, poiché la teste P. aveva ribadito in udienza che il 25 marzo 2003 non vide nessuno. Anche gli accertamenti effettuati dall'investigatore su incarico di parte attrice non avevano fornito elementi nuovi, avendo il predetto sentito la P. e visionato lo stato dei luoghi. Era poi irrilevante la circostanza che la potatura della siepe non fosse stata ultimata, ciò trovando giustificazione nella spiegazione resa dalla stessa P.. Era altresì inutilizzabile il giudizio espresso dal c.t.u., secondo cui le lesioni riportate dal ricorrente erano compatibili con un trauma da precipitazione da un'altezza significativa, essendo tale valutazione adattabile ad entrambe le versioni. Il lavoratore aveva sostenuto di essere caduto da un'altezza di circa sei metri, ma il pino che stava potando, secondo la versione del F.S., con l'utilizzo di una scala di oltre tre metri, era alto 4 metri e mezzo circa. Quanto, poi, alla pronuncia di condanna di F.S. per il reato di cui all'articolo 374 c.p. (n. 2691/10 Trib. Modena), il giudice penale aveva fondato il suo convincimento prevalentemente sulla deposizione del S.R. (che nel giudizio civile era parte - però al pari dello stesso convenuto F.S., le cui dichiarazioni sembrano appaiono essere state diversamente valutate dai giudici emiliani,), mentre quanto alla sentenza (n. 259/12 Trib. Modena) di condanna a favore dell'INAIL, dagli atti di causa non si ricavava il presupposto su cui il giudice del lavoro aveva fondato la responsabilità di F.S., ovvero l'essere stato costui presente nell'occasione dell'Infortunio e di condurre egli il mezzo in cui era sospeso il S.R.. Poteva, quindi, ritenersi provato che nel marzo del 2003 il F.S. e il ricorrente avevano eseguito la potatura di siepi nella proprietà dei suddetti L.-P. <<con l'utilizzo (verosimilmente inadeguato dal punto di vista della sicurezza) di un cestello», ma altrettanto non poteva affermarsi in ordine al fatto che ciò fosse avvenuto il 25 marzo 2003 e che pertanto lesioni riportate dal lavoratore fossero ricollegabili etiologicamente ad omissione di cautele generiche o specifiche da parte datoriale. Non meritava, quindi, censure la decisione gravata, laddove aveva evidenziato che la prova poteva essere anche logica e indiretta, ma che doveva comunque essere fornita in termini di elevata probabilità e non di mera possibilità, come era invece nel caso in esame.
Avverso l'anzidetta pronuncia di appello ha proposto ricorso per cassazione S.R. (n. in India il ...) con atto del 30 maggio 2014, affidato a due motivi, cui ha resistito F.S. mediante controricorso del 23 giugno 2014.
Il solo ricorrente ha depositato memoria illustrativa, previa rituale tempestiva comunicazione ad entrambe le parti dell'adunanza in camera di consiglio fissata per il 18 luglio 2018.
CONSIDERATO che
con il primo motivo di ricorso, formulato ex articolo 360 n. 3 c.p.c., è stata denunciata la violazione e falsa applicazione di norme di diritto nella parte in cui la sentenza impugnata, affermando che non poteva farsi discendere dalla sentenza ex art. 444 c.p.p. la prova dell'ammissione di responsabilità da parte dell'imputato e ritenendo che tale prova non fosse utilizzabile nel procedimento civile, aveva violato il disposto di cui agli articoli 115, 166 c.p.c., 2730 e ss. c.c., in relazione agli articoli 444 e 445 c.p.p. e al principio giurisprudenziale enunciato dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 17289 del 2006, ribadito con la successiva pronuncia n. 9456 del 2013, laddove era stato affermato che la sentenza di applicazione della pena emessa ai sensi del cit. art. 444, presuppone nel processo civile una ammissione di colpevolezza che esonera la controparte dall'onere della prova;
con il secondo motivo il ricorrente ha denunciato, ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c., l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, che aveva formato oggetto di discussione tra le parti, laddove la sentenza impugnata, nel disconoscere l'efficacia probatoria della sentenza cosiddetta di patteggiamento, non aveva spiegato le ragioni per cui il F.S. avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità e il giudice penale avesse quindi prestato fede a tale ammissione;
le anzidette doglianze, tra loro connesse e quindi esaminabili congiuntamente, risultano fondate nei seguenti termini;
preliminarmente, va ritenuta, tuttavia, la tempestività del ricorso di cui è processo, avverso la sentenza de qua, pubblicata mediante deposito in cancelleria il tre dicembre 2013 e non notificata, come da atto di cui è stata disposta la notifica in data 30 maggio 2014 (momento rilevante per stabilire la tempestività dell'impugnazione), in seguito meramente perfezionatasi il successivo sei giugno dello stesso anno mediante l'avviso di ricevimento pervenuto al destinatario, laddove per di più nella specie opera il termine c.d. lungo, di durata annuale secondo la previgente formulazione dell'art. 327 c.p.c., qui ratione temporis applicabile visto che la sentenza di primo grado risale al 10 giugno 2009 (cfr. il regime transitorio di cui all'art. 58, co. 1, l. n. 69/2009, in vigore dal 4 luglio 2009. V. poi, tra le altre, Cass. sez. un. civ. n. 13970 del 26/07/2004: in tema di notificazione, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 2002 - dichiarativa della sentenza della illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 cod. proc. civ. e dell'art. 4, comma terzo, della legge n. 890 del 1982, nella parte in cui prevede che la notificazione di atti a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario - deve ritenersi operante nell'ordinamento vigente un principio generale secondo il quale, qualunque sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale, almeno quando debba compiersi entro un determinato termine, si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario, che funge da tramite necessario del notificante nel relativo procedimento); 
invero, appare invalida la decisione impugnata nell'aver praticamente negato ogni valenza probatoria al comportamento processuale osservato dal convenuto F.S. in sede penale con la richiesta applicazione della pena, di cui poi alla conseguente sentenza di c.d. patteggiamento, pronunciata dal giudice penale ai sensi degli artt. 444 e ss. c.p.p., in ordine ai reati per i quali lo stesso F.S. era stato incriminato (ex art. 184 D.P.R. n. 547/55, poiché in qualità di titolare dell'omonima azienda agricola effettuava il sollevamento di persone con attrezzature di lavoro ed accessori non previsti a tal fine - ex art. 590 c.p., perché nell'esercizio delle sue mansioni di imprenditore, con negligenza, imprudenza e imperizia, ed in particolare mediante la violazione di cui alla suddetta contravvenzione, movimentando personalmente il braccio della gru installata sull'autocarro tg.to ..., cagionava al lavoratore S.R. -che effettuando lavori di potatura di una siepe formata da alberi di alto fusto, operando all'Interno di un cestello fissato a detta gru, alzato diversi metri dal suolo, cadeva a terra a causa di una repentina inclinazione del cestello stesso, dovuta alla brusca movimentazione del braccio della gru- lesioni personali gravi, consistite nella paraplegia degli arti inferiori. Per di più all’esito del procedimento penale il giudice competente, dopo aver emesso la sentenza, disponeva la trasmissione gli atti al Pubblico Ministero in ordine alla configurabilità a carico del medesimo F.S. di altre ipotesi di reato, legate alla falsa prospettazione dell'accaduto, sicché lo stesso F.S. veniva ulteriormente inquisito per il reato di cui all'art. 374 bis c.p., per aver immutato lo stato dei luoghi delle cose e delle persone...)) la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. costituisce, infatti, un importante elemento probatorio per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (Cass. sez. un. civ. n. 17289 del 31/07/2006: <<È del resto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che la sentenza penale emessa a seguito di patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p. costituisce un importante elemento di prova nel processo civile (la richiesta di patteggiamento dell'imputato implica pur sempre il  riconoscimento del fatto-reato); il giudice, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato avrebbe ammesso una sua responsabilità non sussistente e il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (cfr. le sentenze di questa Corte n. 2213 del 1 febbraio 2006 e n. 19251 30 settembre 2005). Infatti, la sentenza di applicazione di pena patteggiata, "pur non potendosi tecnicamente configurare come sentenza di condanna, anche se è a questa equiparabile a determinati fini", presuppone "pur sempre una ammissione di colpevolezza che esonera la controparte dall'onere della prova" (Cass. 5 maggio 2005, n. 9358)>>. V. in senso analogo, tra le altre, Cass. V civ. n. 10280 del 21/04/2008 e S.U. n. 21591 del 20/09/2013. Cfr. parimenti Cass. V civ. n. 13034 del 24/05/2017: la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale vi abbia prestato fede. Detto riconoscimento, pertanto, pur non essendo oggetto di statuizione assistita dall'efficacia del giudicato, ben può essere utilizzato come prova dal giudice tributario -nella specie ivi esaminata- nel giudizio di legittimità dell'accertamento, sicché in applicazione del principio veniva cassata la sentenza della Commissione tributaria, che aveva ritenuto ininfluente, ai fini della prova a carico del contribuente, la sentenza di patteggiamento emessa in sede penale nei suoi confronti per gli stessi fatti oggetto della pretesa tributaria. Conforme Cass. n. 24587 del 2010); d'altro canto, in base al principio di unitarietà dell’ordinamento giuridico, cui almeno in astratto tendono le previsioni di diritto positivo, per lo stesso fatto soltanto alla stregua di valide giustificazioni, debitamente argomentate, possono ammettersi differenti e contrastanti decisioni giudiziali, pur nell'autonomia dei relativi giudizi assicurata e disciplinata da norme di rango costituzionale e di natura processuale; la sentenza di patteggiamento, del resto, presuppone non solo il consenso delle parti (imputato e p.m.), ma anche che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129 c.p.p., oltre che corretta la qualificazione giuridica del fatto (art. 444, II co., c.p.p.); 
nei sensi di cui sopra, pertanto, va cassata con rinvio la sentenza qui impugnata, con la quale in sintesi si finisce, soprattutto, per omettere ogni esame dell'ammissione in sede penale di responsabilità riguardo al sinistro di cui alla causa civile da parte del convenuto, ammissione che ancorché implicita, costituisce, come rilevato dalla succitata giurisprudenza, qui condivisa, indefettibile presupposto della applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 c.p.p. (L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo ... omissis 1-bis. Sono esclusi dall'applicazione dei comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis e 3-quater... omissis
2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, ii giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica dei fatto, l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, ii giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato ai pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.
Peraltro, va pure ricordato quanto affermato dalla Corte Costituzionale, che con sentenza 26 giugno 1990 n. 313 aveva dichiarato l’illegittimità dell'originario art. 444, comma 2, c.p.p., «nella parte in cui non prevedeva che, ai fini e nei limiti di cui all'art. 27, comma 3, cost., il giudice potesse valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di sfavorevole valutazione». Inoltre, con la medesima pronuncia la Corte, nel dichiarare infondata nei sensi di cui in motivazione altra questione di legittimità sollevata al riguardo, aveva affermato, tra l'altro, che «anche la decisione di cui all'art. 444, c.p.p., quando non è decisione di proscioglimento, non può prescindere dalle prove della responsabilità»);
di conseguenza, nella specie, a parte la rilevata atomistica valutazione di varie circostanze indiziario-presuntive (per certi versi non cogliendo neppure taluni significativi elementi contraddittori nelle dichiarazioni citate a sostegno della pronuncia dubitativamente assolutoria), vi è stata omissione della implicita ammissione di responsabilità in sede penale ex cit. art. 444, per cui la Corte di merito nemmeno ha fornito una qualche appropriata e ragionevole spiegazione delle ragioni di una tale ammissione, a monte della richiesta applicazione di sanzioni penali, né tanto meno alcuna valida argomentazione circa la conseguente pronuncia del giudice penale, che ha così pure, evidentemente, escluso un possibile eventuale proscioglimento dell'imputato ai sensi dell'art. 129 c.p.p.; il rilevato omesso esame di un siffatto elemento decisivo, in difetto di ogni pertinente motivazione sul punto integra, pertanto, senza dubbio il vizio di cui all'art. 360, comma I n. 5 c.p.c., così sostituito dall'art. 54, co. 1, lett. b), d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in l. 7 agosto 2012, n. 134 (norma che per espressa previsione dell'art. 54, co. 3, d.l. cit., «si applica alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», avvenuta il 12 agosto 2012, perciò nella specie ratione temporis applicabile, visto che la sentenza d'appello impugnata con il ricorso de quo risale al 31 ottobre/tre dicembre 2013);
nei sensi anzidetti l'impugnata sentenza va, dunque, cassata con rinvio, ai sensi degli artt. 384 e 385 c.p.c., con rinvio ad altra Corte di Appello, designata in dispositivo, che attenendosi ai richiamati principi di diritto, riesaminerà la controversia valutando complessivamente tutte le acquisite risultanze istruttorie, tenuto altresì conto della censurabilità, in sede di legittimità, della decisione di merito in cui il giudice si limiti a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non siano in grado di acquisirla ove valutati nella loro convergenza globale, accertandone la pregnanza conclusiva (v. sul punto Cass. lav. n. 18822 del 16/07/2018, che nella specie, in causa di licenziamento per giusta causa, ha cassato la decisione impugnata, la quale, dopo aver esaminato atomisticamente gli indizi raccolti in istruttoria, anche relativi al giudizio penale, ne aveva escluso la valutazione complessiva al fine di ponderarne la valenza probatoria, in quanto privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. V. altresì Cass. III civ. n. 9059 del 12/04/2018, secondo cui in tema di prova per presunzioni, il giudice, dovendo esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento. In senso analogo v. pure Cass. Sez. 6-5, ordinanza n. 5374 del 2/3/2017. V. ancora Cass. III civ. n. 12002 del 16/05/2017: allorquando la prova addotta sia costituita da presunzioni, le quali anche da sole possono formare il convincimento del giudice del merito, rientra nei compiti di quest'ultimo il giudizio circa l'idoneità degli elementi presuntivi a consentire inferenze che ne discendano secondo il criterio del c.d. "id quod prelumque accidit", essendo il relativo apprezzamento sottratto al controllo in sede di legittimità, se sorretto da motivazione immune da vizi logici o giuridici e, in particolare, ispirato al principio secondo il quale i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza, richiesti dalla legge, devono essere ricavati in relazione al complesso degli indizi, soggetti ad una valutazione globale, e non con riferimento singolare a ciascuno di questi, pur senza omettere un apprezzamento così frazionato, al fine di vagliare preventivamente la rilevanza dei vari indizi e di individuare quelli ritenuti significativi e da ricomprendere nel suddetto contesto articolato e globale. Conforme Cass. III civ. n. 26022 del 05/12/2011. V. ancora in senso analogo Cass. V civ. n. 9108 del 06/06/2012: in terna di prova per presunzioni, il giudice, posto che deve esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento);
infine, essendo risultato, anzidetti termini il ricorso de quo, non ricorrono nella specie i presupposti di cui all'art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115/2002, circa il raddoppio del contributo unificato nell'ipotesi d'integrale rigetto dell'impugnazione ovvero nel caso d'inammissibilità o d'improcedibilità della stessa.
P.Q.M.
la Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione. Cassa, per l'effetto, l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di Firenze.
Così deciso in Roma il 18 luglio 2018
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22
Gen

Scheda Tecnica Responsabile Sicurezza LASER

 

USL Toscana Sud Est Agenti Fisici a cura di  Iole Pinto, Andrea Bogi, Nicola Stacchini, Francesco Picciolo

Scheda Tecnica Responsabile Sicurezza LASER

sicurezza laserResponsabilità della sicurezza Le responsabilità della sicurezza nell’utilizzo di un laser presente in azienda è a carico del Datore di Lavoro che può avvalersi di personale qualificato per effettuare la valutazione. 
L’articolo 216 del capo V titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 prescrive che la valutazione del rischio dei sistemi laser sia effettuata secondo quanto dettato dalle norme IEC. 
La norma principale per la sicurezza di tali apparecchiature è la CEI EN 60825-1 all’interno della quale, per quanto concerne in particolare la valutazione dei rischi, viene citata la linea guida IEC TR 60825-14 SAFETY OF LASER PRODUCTS – Part 14: A user's guide Tale linea guida fornisce le seguenti indicazioni: 
• Ove vi siano rischi dovuti all’utilizzo di sistemi laser, deve essere stabilito un regolamento per l’uso sicuro di tali sistemi, che andrà ad integrare il documento di valutazione dei rischi. Tale documentazione dovrà prevedere anche misure specifiche di controllo del rischio compresa la gestione di dispositivi di protezione sia collettivi che individuali e dovrà essere aggiornata regolarmente. 
• Un regolamento specifico per la sicurezza dei laser non è in genere necessario per i sistemi in classe 1 e 2 e potrebbe non essere necessario per le classi 1M e 2M. In accordo con la citata linea guida IEC, la gestione della sicurezza per i sistemi Laser è assegnata a figure di riferimento con differenti specifiche responsabilità.
Personale competente Rischio Laser 
Qualora nell’ambito del SPP di un'azienda ove si utilizza il laser non siano presenti competenze tali da poter individuare le misure di prevenzione e protezione per la corretta gestione del rischio Laser, l'azienda dovrà rivolgersi a Personale Competente. Quest’ultimo deve avere sufficiente competenza in materia di sicurezza laser, per effettuare la valutazione del rischio, la determinazione delle necessarie misure di prevenzione e protezione e la stesura di un regolamento comprendente le procedure per il corretto utilizzo del sistema laser presente in azienda. 
Il Personale Competente LASER non deve necessariamente essere un impiegato dell’azienda ma potrebbe essere un consulente esterno. La sua assistenza in genere è richiesta solo temporaneamente, per esempio al momento dell'installazione di un nuovo apparato, della valutazione iniziale del rischio e della elaborazione delle procedure per la corretta gestione del sistema laser. La gestione quotidiana della sicurezza all’interno dell’azienda è viceversa demandata alla figura del Tecnico Sicurezza Laser di seguito descritta. 
Tecnico Sicurezza Laser (Laser Safety Officer) Il Tecnico Sicurezza Laser dovrebbe essere sempre nominato nelle aziende dove si utilizzano laser in classe 3B o 4. Tale figura è raccomandata anche quando siano presenti laser in classe 1M e 2M che producano fasci sufficientemente collimati da costituire un rischio se osservati attraverso strumenti ottici anche a distanza dal sistema laser. Situazioni tipiche in cui si potrebbe rendere necessaria tale figura sono ad esempio situazioni in cui in presenza di macchinari laser classificati in classe 1 o 2 sia necessario accedere per interventi di manutenzione a parti interne del macchinario dove sono presenti livelli di radiazione più elevati; oppure nell'impiego di apparecchi di classe 1M e 2M qualora il personale addetto non sia formato.
I compiti del Tecnico Sicurezza Laser devono essere definiti e concordati con il datore di lavoro nell'ambito del Servizio Prevenzione e Protezione dei Rischi e chiaramente documentati ed attribuiti con delega scritta e circostanziata.
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14
Gen

SALUTE E SICUREZZA

 

Cgil Cisl Uil e Confindustria: primo accordo su sicurezza lavoro

SALUTE E SICUREZZA

patto per la fabbricaIl 12 dicembre 2018, nel corso dell’incontro tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria è stato siglato un primo accordo di attuazione del Patto per la Fabbrica, in materia di Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.
Parte integrante dell’Intesa è l’Accordo Interconfederale sulla Rappresentanza e Pariteticità in materia di Salute e Sicurezza, con il quale le parti hanno integralmente rivisto l’Accordo Interconfederale del 22 giugno 1995, facendo salvo quanto già stabilito dai CCNL e dagli Accordi Nazionali di Categoria o Aziendali, laddove migliorativi.
In ottemperanza a quanto stabilito dal D. Lgs. 81/2008 e s.m.i., l’Intesa sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro impegna le Parti all’elaborazione di una serie di proposte dirette all’attuazione dei principi qualificanti del quadro normativo, rafforzando il clima di cooperazione tra imprese e lavoratori, stabilendo il ruolo della pariteticità come elemento di governance del sistema, con l’obiettivo di conseguire una maggiore prevenzione, elevati standard di sicurezza e più ampie tutele.
L’Intesa, così sottoscritta, rappresenta un ulteriore passo nel percorso delineato col Patto per la Fabbrica che, da gennaio prossimo, vedrà le Parti impegnate su temi importanti quali la riduzione del costo del lavoro, delle politiche fiscali, delle politiche attive per l’occupazione, formazione, capitale umano, welfare e politica di coesione e di sviluppo in ambito europeo. 

Il D.lgs 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i., delinea un vero e proprio sistema istituzionale di organismi deputati alla elaborazione e all’applicazione delle misure di prevenzione e protezione. 
In questo quadro un ruolo fondamentale è assegnato alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro a cui sono affidati vari compiti fra i quali quello di redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema informativo nazionale, una relazione sullo stato di applicazione della normativa e sul suo possibile sviluppo. 
A dieci anni dalla adozione del D.lgs 81/2008 e s.m.i., la Commissione ha evidenziato, nei lavori per la elaborazione della sua Relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, un giudizio non del tutto soddisfacente, sottolineando, ancora una volta, la necessità di proseguire la realizzazione di un efficiente sistema di prevenzione e protezione in un quadro normativo capace di coniugare efficacia delle regolamentazioni, semplicità e certezza del diritto. 
I risultati raggiunti in questi dieci anni sono stati significativi ma sono ancora distanti dagli obiettivi che ci si prefigge di conseguire. In particolare, l’analisi degli ultimi dati forniti dall’Inail, evidenzia aspetti di criticità nell’andamento di infortuni e malattie professionali che inducono Confindustria e Cgil, Cisl, Uil a intervenire con decisione – per quanto è nelle loro disponibilità - sulle cause che ancora sono alla base di infortuni e malattie professionali, soprattutto, con riguardo ad alcune specifiche fattispecie in cui si evidenziano fenomeni di significativa frequenza e ripetitività (cadute dall’alto, infortuni negli ambienti confinati, infortuni legati ad attrezzature obsolete, con particolare attenzione all’agricoltura). 
Particolare attenzione merita il tema degli infortuni che avvengono nel sistema degli appalti, a causa di una non corretta applicazione delle regole della sicurezza.
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3
Gen

Resto al Sud

 

Resto al Sud è l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate dagli under46 nelle regioni del Mezzogiorno.

Le agevolazioni sono rivolte agli under46 residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia

sudRESTO AL SUD: con la Legge di Bilancio 2019 sono stati introdotte importanti miglioramenti:
ETA' MINIMA: fino a 46 anni non compiuti
BENEFICIARI: ora sono compresi anche i liberi professionisti, oltre agli aspiranti imprenditori e alle imprese  individuali e societa', ivi incluse le societa' cooperative, già costituite o ancora da costituire.
REGIONI INTERESSATE: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. 
FINALITA': promuovere la costituzione  e l'avvio di  nuove  imprese  nelle regioni Abruzzo,  Basilicata,  Calabria,  Campania,  Molise,  Puglia, Sardegna e Sicilia, da parte di giovani imprenditori con età compresa da 18 a 46 anni.
RESIDENZA: i beneficiari della misura, se non residenti in una delle regioni ammesse, devono trasferire  la residenza nelle regioni ammissibili entro 60 giorni dalla data di comunicazione della concessione dell'agevolazione (entro 120 giorni se residenti all'estero). Le imprese e le societa' devono avere, per tutta la durata del finanziamento, sede legale e operativa in una delle regioni ammissibili.
AGEVOLAZIONE MASSIMA: fino a 200.000 € di cui 35% a fondo perduto + 65% finanziamento a tasso zero senza garanzie da restituire in 8 anni, con 2 anni di pre-ammortamento.
SETTORI AMMESSI: sono  finanziate  le  attivita'  imprenditoriali  relative   a produzione di beni nei  settori dell'artigianato, dell'industria, delle produzioni agroalimentari, della pesca, dell'acquacoltura, e le attività rivolte alla  fornitura di servizi, compresi i servizi turistici. Infine sono finanziate le attivita' facenti capo ai professionisti.
DOMANDE: La domanda si presenta esclusivamente online. Le domande sono valutate in ordine cronologico di arrivo.
Possono presentare richiesta di finanziamento le società, anche cooperative, le ditte individuali costituite successivamente alla data del 21 giugno 2017, o i team di persone che si costituiscono entro 60 giorni (o 120 se residenti all’estero) dopo l’esito positivo della valutazione.
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