1 Albanese Pellegrino - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
Passa al contenuto
Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Albanese Pellegrino

10
Feb

Cassazione Civile, Sez. Lav., 07 febbraio 2019, n. 3643

 

Infortunio durante i lavori di potatura di un giardino. Valenza probatoria della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile

Cassazione Civile, Sez. Lav., 07 febbraio 2019, n. 3643

cassazionePresidente: BRONZINI GIUSEPPE Relatore: DE GREGORIO FEDERICO Data pubblicazione: 07/02/2019
LA CORTE, esaminati gli atti e sentito il consigliere relatore
OSSERVA
S.R., premesso che era stato assunto nell'anno 2002 dall'impresa individuale F.S. e che aveva subito un infortunio sul lavoro il 25 marzo 2003 (mentre stava eseguendo dei lavori di potatura nel giardino di proprietà dei coniugi L.- P., all'interno di un cestello agganciato al braccio della gru posta su di un autocarro e manovrata dal F.S., era caduto da un'altezza di circa 6 metri a causa di una eccessiva movimentazione del braccio della gru), conveniva in giudizio il suddetto F.S., proprio datore di lavoro, per ottenere il risarcimento del patito danno non patrimoniale in ragione di complessivi € 527.120,83. Instauratosi il contraddittorio, con la costituzione in giudizio del convenuto, che resisteva alle pretese avversarie (assumendo in particolare che l'infortunio si era verificato in modo del tutto accidentale e comunque per colpa esclusiva del dipendente, il quale sarebbe caduto da una scala mentre era intento a portare una pianta nel vivaio della ditta), istruita la causa con l'escussione di alcuni testi e con l'espletamento di una c.t.u. medico-legale, il giudice adito con sentenza n. 316/2009 rigettava la domanda, compensando le spese di lite. Tale pronuncia veniva appellata dal lavoratore, osservando tra l'altro che non era stato attribuito adeguato valore alla sentenza di patteggiamento pronunciata nei confronti del convenuto e che erano stati ignorati rilevanti elementi probatori, che confermavano la responsabilità del F.S. nella determinazione del sinistro.
La Corte d'Appello di Bologna con sentenza n. 1470 in data 31 ottobre - 3 dicembre 2013 rigettava l'interposto gravame, compensando le ulteriori spese di lite, ritenendo che nella fattispecie l'asserita responsabilità del convenuto circa la causazione dell'Infortunio de quo non poteva basarsi unicamente sulla sentenza di patteggiamento, non essendo ravvisabili presunzioni gravi, precise e concordanti che i fatti si fossero svolti secondo la dinamica prospettata da parte attrice. Inoltre, era poco credibile che la prima versione fornita dall'infortunato, già da un anno alle dipendenze del F.S., fosse il frutto dell'ignoranza della lingua italiana, come sembrava emergere successivamente, allorché il lavoratore era stato nuovamente sentito dall'ufficiale di polizia giudiziaria con l'ausilio di un interprete cambiando radicalmente versione, come si ricavava dalla deposizione del cugino J. e come altresì si evinceva dal libero interrogatorio effettuato sempre ricorrendo ad un interprete. La dichiarazione resa dall'infortunato nell'immediatezza del fatto ad un pubblico ufficiale non poteva, quindi, essere considerata priva di valenza probatoria, tenuto conto altresì che la diversa dinamica del sinistro fu prospettata dall'infortunato dopo che il medesimo aveva presentato querela in veste di persona offesa. Peraltro, andava evidenziata l'incongruenza della successiva ricostruzione operata dal dipendente, il quale sarebbe caduto a seguito di un'oscillazione del cestello, dotato comunque di un parapetto di metallo che gli arrivava all'incirca all'altezza dell'anca. Pertanto, il materiale probatorio disponibile non consentiva di ritenere dimostrata la dinamica dei fatti quale descritta in seconda battuta dall'infortunato. Era stato assodato che nel marzo del 2003 il F.S. aveva eseguito dei lavori di potatura di una siepe nel giardino dei suddetti coniugi con l'ausilio di un collaboratore di nazionalità indiana (verosimilmente S.R., anche se la P. non era stata in grado di fornire una descrizione), il quale << operava all'interno di un cestello collegato al braccio di una gru (cfr. dichiarazioni P., Po. e G.)>>. Non era stata, pertanto, dimostrata la presenza del S.R. nella proprietà dei coniugi il giorno dell'infortunio e il fatto che il F.S. avesse negato di essersi recato il 25 marzo 2003 sul posto non costituiva un argomento di prova a supporto dell'assunto attoreo, poiché la teste P. aveva ribadito in udienza che il 25 marzo 2003 non vide nessuno. Anche gli accertamenti effettuati dall'investigatore su incarico di parte attrice non avevano fornito elementi nuovi, avendo il predetto sentito la P. e visionato lo stato dei luoghi. Era poi irrilevante la circostanza che la potatura della siepe non fosse stata ultimata, ciò trovando giustificazione nella spiegazione resa dalla stessa P.. Era altresì inutilizzabile il giudizio espresso dal c.t.u., secondo cui le lesioni riportate dal ricorrente erano compatibili con un trauma da precipitazione da un'altezza significativa, essendo tale valutazione adattabile ad entrambe le versioni. Il lavoratore aveva sostenuto di essere caduto da un'altezza di circa sei metri, ma il pino che stava potando, secondo la versione del F.S., con l'utilizzo di una scala di oltre tre metri, era alto 4 metri e mezzo circa. Quanto, poi, alla pronuncia di condanna di F.S. per il reato di cui all'articolo 374 c.p. (n. 2691/10 Trib. Modena), il giudice penale aveva fondato il suo convincimento prevalentemente sulla deposizione del S.R. (che nel giudizio civile era parte - però al pari dello stesso convenuto F.S., le cui dichiarazioni sembrano appaiono essere state diversamente valutate dai giudici emiliani,), mentre quanto alla sentenza (n. 259/12 Trib. Modena) di condanna a favore dell'INAIL, dagli atti di causa non si ricavava il presupposto su cui il giudice del lavoro aveva fondato la responsabilità di F.S., ovvero l'essere stato costui presente nell'occasione dell'Infortunio e di condurre egli il mezzo in cui era sospeso il S.R.. Poteva, quindi, ritenersi provato che nel marzo del 2003 il F.S. e il ricorrente avevano eseguito la potatura di siepi nella proprietà dei suddetti L.-P. <<con l'utilizzo (verosimilmente inadeguato dal punto di vista della sicurezza) di un cestello», ma altrettanto non poteva affermarsi in ordine al fatto che ciò fosse avvenuto il 25 marzo 2003 e che pertanto lesioni riportate dal lavoratore fossero ricollegabili etiologicamente ad omissione di cautele generiche o specifiche da parte datoriale. Non meritava, quindi, censure la decisione gravata, laddove aveva evidenziato che la prova poteva essere anche logica e indiretta, ma che doveva comunque essere fornita in termini di elevata probabilità e non di mera possibilità, come era invece nel caso in esame.
Avverso l'anzidetta pronuncia di appello ha proposto ricorso per cassazione S.R. (n. in India il ...) con atto del 30 maggio 2014, affidato a due motivi, cui ha resistito F.S. mediante controricorso del 23 giugno 2014.
Il solo ricorrente ha depositato memoria illustrativa, previa rituale tempestiva comunicazione ad entrambe le parti dell'adunanza in camera di consiglio fissata per il 18 luglio 2018.
CONSIDERATO che
con il primo motivo di ricorso, formulato ex articolo 360 n. 3 c.p.c., è stata denunciata la violazione e falsa applicazione di norme di diritto nella parte in cui la sentenza impugnata, affermando che non poteva farsi discendere dalla sentenza ex art. 444 c.p.p. la prova dell'ammissione di responsabilità da parte dell'imputato e ritenendo che tale prova non fosse utilizzabile nel procedimento civile, aveva violato il disposto di cui agli articoli 115, 166 c.p.c., 2730 e ss. c.c., in relazione agli articoli 444 e 445 c.p.p. e al principio giurisprudenziale enunciato dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 17289 del 2006, ribadito con la successiva pronuncia n. 9456 del 2013, laddove era stato affermato che la sentenza di applicazione della pena emessa ai sensi del cit. art. 444, presuppone nel processo civile una ammissione di colpevolezza che esonera la controparte dall'onere della prova;
con il secondo motivo il ricorrente ha denunciato, ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c., l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, che aveva formato oggetto di discussione tra le parti, laddove la sentenza impugnata, nel disconoscere l'efficacia probatoria della sentenza cosiddetta di patteggiamento, non aveva spiegato le ragioni per cui il F.S. avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità e il giudice penale avesse quindi prestato fede a tale ammissione;
le anzidette doglianze, tra loro connesse e quindi esaminabili congiuntamente, risultano fondate nei seguenti termini;
preliminarmente, va ritenuta, tuttavia, la tempestività del ricorso di cui è processo, avverso la sentenza de qua, pubblicata mediante deposito in cancelleria il tre dicembre 2013 e non notificata, come da atto di cui è stata disposta la notifica in data 30 maggio 2014 (momento rilevante per stabilire la tempestività dell'impugnazione), in seguito meramente perfezionatasi il successivo sei giugno dello stesso anno mediante l'avviso di ricevimento pervenuto al destinatario, laddove per di più nella specie opera il termine c.d. lungo, di durata annuale secondo la previgente formulazione dell'art. 327 c.p.c., qui ratione temporis applicabile visto che la sentenza di primo grado risale al 10 giugno 2009 (cfr. il regime transitorio di cui all'art. 58, co. 1, l. n. 69/2009, in vigore dal 4 luglio 2009. V. poi, tra le altre, Cass. sez. un. civ. n. 13970 del 26/07/2004: in tema di notificazione, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 2002 - dichiarativa della sentenza della illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 cod. proc. civ. e dell'art. 4, comma terzo, della legge n. 890 del 1982, nella parte in cui prevede che la notificazione di atti a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario - deve ritenersi operante nell'ordinamento vigente un principio generale secondo il quale, qualunque sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale, almeno quando debba compiersi entro un determinato termine, si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario, che funge da tramite necessario del notificante nel relativo procedimento); 
invero, appare invalida la decisione impugnata nell'aver praticamente negato ogni valenza probatoria al comportamento processuale osservato dal convenuto F.S. in sede penale con la richiesta applicazione della pena, di cui poi alla conseguente sentenza di c.d. patteggiamento, pronunciata dal giudice penale ai sensi degli artt. 444 e ss. c.p.p., in ordine ai reati per i quali lo stesso F.S. era stato incriminato (ex art. 184 D.P.R. n. 547/55, poiché in qualità di titolare dell'omonima azienda agricola effettuava il sollevamento di persone con attrezzature di lavoro ed accessori non previsti a tal fine - ex art. 590 c.p., perché nell'esercizio delle sue mansioni di imprenditore, con negligenza, imprudenza e imperizia, ed in particolare mediante la violazione di cui alla suddetta contravvenzione, movimentando personalmente il braccio della gru installata sull'autocarro tg.to ..., cagionava al lavoratore S.R. -che effettuando lavori di potatura di una siepe formata da alberi di alto fusto, operando all'Interno di un cestello fissato a detta gru, alzato diversi metri dal suolo, cadeva a terra a causa di una repentina inclinazione del cestello stesso, dovuta alla brusca movimentazione del braccio della gru- lesioni personali gravi, consistite nella paraplegia degli arti inferiori. Per di più all’esito del procedimento penale il giudice competente, dopo aver emesso la sentenza, disponeva la trasmissione gli atti al Pubblico Ministero in ordine alla configurabilità a carico del medesimo F.S. di altre ipotesi di reato, legate alla falsa prospettazione dell'accaduto, sicché lo stesso F.S. veniva ulteriormente inquisito per il reato di cui all'art. 374 bis c.p., per aver immutato lo stato dei luoghi delle cose e delle persone...)) la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. costituisce, infatti, un importante elemento probatorio per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (Cass. sez. un. civ. n. 17289 del 31/07/2006: <<È del resto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che la sentenza penale emessa a seguito di patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p. costituisce un importante elemento di prova nel processo civile (la richiesta di patteggiamento dell'imputato implica pur sempre il  riconoscimento del fatto-reato); il giudice, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato avrebbe ammesso una sua responsabilità non sussistente e il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (cfr. le sentenze di questa Corte n. 2213 del 1 febbraio 2006 e n. 19251 30 settembre 2005). Infatti, la sentenza di applicazione di pena patteggiata, "pur non potendosi tecnicamente configurare come sentenza di condanna, anche se è a questa equiparabile a determinati fini", presuppone "pur sempre una ammissione di colpevolezza che esonera la controparte dall'onere della prova" (Cass. 5 maggio 2005, n. 9358)>>. V. in senso analogo, tra le altre, Cass. V civ. n. 10280 del 21/04/2008 e S.U. n. 21591 del 20/09/2013. Cfr. parimenti Cass. V civ. n. 13034 del 24/05/2017: la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale vi abbia prestato fede. Detto riconoscimento, pertanto, pur non essendo oggetto di statuizione assistita dall'efficacia del giudicato, ben può essere utilizzato come prova dal giudice tributario -nella specie ivi esaminata- nel giudizio di legittimità dell'accertamento, sicché in applicazione del principio veniva cassata la sentenza della Commissione tributaria, che aveva ritenuto ininfluente, ai fini della prova a carico del contribuente, la sentenza di patteggiamento emessa in sede penale nei suoi confronti per gli stessi fatti oggetto della pretesa tributaria. Conforme Cass. n. 24587 del 2010); d'altro canto, in base al principio di unitarietà dell’ordinamento giuridico, cui almeno in astratto tendono le previsioni di diritto positivo, per lo stesso fatto soltanto alla stregua di valide giustificazioni, debitamente argomentate, possono ammettersi differenti e contrastanti decisioni giudiziali, pur nell'autonomia dei relativi giudizi assicurata e disciplinata da norme di rango costituzionale e di natura processuale; la sentenza di patteggiamento, del resto, presuppone non solo il consenso delle parti (imputato e p.m.), ma anche che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129 c.p.p., oltre che corretta la qualificazione giuridica del fatto (art. 444, II co., c.p.p.); 
nei sensi di cui sopra, pertanto, va cassata con rinvio la sentenza qui impugnata, con la quale in sintesi si finisce, soprattutto, per omettere ogni esame dell'ammissione in sede penale di responsabilità riguardo al sinistro di cui alla causa civile da parte del convenuto, ammissione che ancorché implicita, costituisce, come rilevato dalla succitata giurisprudenza, qui condivisa, indefettibile presupposto della applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 c.p.p. (L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo ... omissis 1-bis. Sono esclusi dall'applicazione dei comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis e 3-quater... omissis
2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, ii giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica dei fatto, l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, ii giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato ai pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.
Peraltro, va pure ricordato quanto affermato dalla Corte Costituzionale, che con sentenza 26 giugno 1990 n. 313 aveva dichiarato l’illegittimità dell'originario art. 444, comma 2, c.p.p., «nella parte in cui non prevedeva che, ai fini e nei limiti di cui all'art. 27, comma 3, cost., il giudice potesse valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di sfavorevole valutazione». Inoltre, con la medesima pronuncia la Corte, nel dichiarare infondata nei sensi di cui in motivazione altra questione di legittimità sollevata al riguardo, aveva affermato, tra l'altro, che «anche la decisione di cui all'art. 444, c.p.p., quando non è decisione di proscioglimento, non può prescindere dalle prove della responsabilità»);
di conseguenza, nella specie, a parte la rilevata atomistica valutazione di varie circostanze indiziario-presuntive (per certi versi non cogliendo neppure taluni significativi elementi contraddittori nelle dichiarazioni citate a sostegno della pronuncia dubitativamente assolutoria), vi è stata omissione della implicita ammissione di responsabilità in sede penale ex cit. art. 444, per cui la Corte di merito nemmeno ha fornito una qualche appropriata e ragionevole spiegazione delle ragioni di una tale ammissione, a monte della richiesta applicazione di sanzioni penali, né tanto meno alcuna valida argomentazione circa la conseguente pronuncia del giudice penale, che ha così pure, evidentemente, escluso un possibile eventuale proscioglimento dell'imputato ai sensi dell'art. 129 c.p.p.; il rilevato omesso esame di un siffatto elemento decisivo, in difetto di ogni pertinente motivazione sul punto integra, pertanto, senza dubbio il vizio di cui all'art. 360, comma I n. 5 c.p.c., così sostituito dall'art. 54, co. 1, lett. b), d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in l. 7 agosto 2012, n. 134 (norma che per espressa previsione dell'art. 54, co. 3, d.l. cit., «si applica alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», avvenuta il 12 agosto 2012, perciò nella specie ratione temporis applicabile, visto che la sentenza d'appello impugnata con il ricorso de quo risale al 31 ottobre/tre dicembre 2013);
nei sensi anzidetti l'impugnata sentenza va, dunque, cassata con rinvio, ai sensi degli artt. 384 e 385 c.p.c., con rinvio ad altra Corte di Appello, designata in dispositivo, che attenendosi ai richiamati principi di diritto, riesaminerà la controversia valutando complessivamente tutte le acquisite risultanze istruttorie, tenuto altresì conto della censurabilità, in sede di legittimità, della decisione di merito in cui il giudice si limiti a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non siano in grado di acquisirla ove valutati nella loro convergenza globale, accertandone la pregnanza conclusiva (v. sul punto Cass. lav. n. 18822 del 16/07/2018, che nella specie, in causa di licenziamento per giusta causa, ha cassato la decisione impugnata, la quale, dopo aver esaminato atomisticamente gli indizi raccolti in istruttoria, anche relativi al giudizio penale, ne aveva escluso la valutazione complessiva al fine di ponderarne la valenza probatoria, in quanto privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. V. altresì Cass. III civ. n. 9059 del 12/04/2018, secondo cui in tema di prova per presunzioni, il giudice, dovendo esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento. In senso analogo v. pure Cass. Sez. 6-5, ordinanza n. 5374 del 2/3/2017. V. ancora Cass. III civ. n. 12002 del 16/05/2017: allorquando la prova addotta sia costituita da presunzioni, le quali anche da sole possono formare il convincimento del giudice del merito, rientra nei compiti di quest'ultimo il giudizio circa l'idoneità degli elementi presuntivi a consentire inferenze che ne discendano secondo il criterio del c.d. "id quod prelumque accidit", essendo il relativo apprezzamento sottratto al controllo in sede di legittimità, se sorretto da motivazione immune da vizi logici o giuridici e, in particolare, ispirato al principio secondo il quale i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza, richiesti dalla legge, devono essere ricavati in relazione al complesso degli indizi, soggetti ad una valutazione globale, e non con riferimento singolare a ciascuno di questi, pur senza omettere un apprezzamento così frazionato, al fine di vagliare preventivamente la rilevanza dei vari indizi e di individuare quelli ritenuti significativi e da ricomprendere nel suddetto contesto articolato e globale. Conforme Cass. III civ. n. 26022 del 05/12/2011. V. ancora in senso analogo Cass. V civ. n. 9108 del 06/06/2012: in terna di prova per presunzioni, il giudice, posto che deve esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento);
infine, essendo risultato, anzidetti termini il ricorso de quo, non ricorrono nella specie i presupposti di cui all'art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115/2002, circa il raddoppio del contributo unificato nell'ipotesi d'integrale rigetto dell'impugnazione ovvero nel caso d'inammissibilità o d'improcedibilità della stessa.
P.Q.M.
la Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione. Cassa, per l'effetto, l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di Firenze.
Così deciso in Roma il 18 luglio 2018
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
22
Gen

Scheda Tecnica Responsabile Sicurezza LASER

 

USL Toscana Sud Est Agenti Fisici a cura di  Iole Pinto, Andrea Bogi, Nicola Stacchini, Francesco Picciolo

Scheda Tecnica Responsabile Sicurezza LASER

sicurezza laserResponsabilità della sicurezza Le responsabilità della sicurezza nell’utilizzo di un laser presente in azienda è a carico del Datore di Lavoro che può avvalersi di personale qualificato per effettuare la valutazione. 
L’articolo 216 del capo V titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 prescrive che la valutazione del rischio dei sistemi laser sia effettuata secondo quanto dettato dalle norme IEC. 
La norma principale per la sicurezza di tali apparecchiature è la CEI EN 60825-1 all’interno della quale, per quanto concerne in particolare la valutazione dei rischi, viene citata la linea guida IEC TR 60825-14 SAFETY OF LASER PRODUCTS – Part 14: A user's guide Tale linea guida fornisce le seguenti indicazioni: 
• Ove vi siano rischi dovuti all’utilizzo di sistemi laser, deve essere stabilito un regolamento per l’uso sicuro di tali sistemi, che andrà ad integrare il documento di valutazione dei rischi. Tale documentazione dovrà prevedere anche misure specifiche di controllo del rischio compresa la gestione di dispositivi di protezione sia collettivi che individuali e dovrà essere aggiornata regolarmente. 
• Un regolamento specifico per la sicurezza dei laser non è in genere necessario per i sistemi in classe 1 e 2 e potrebbe non essere necessario per le classi 1M e 2M. In accordo con la citata linea guida IEC, la gestione della sicurezza per i sistemi Laser è assegnata a figure di riferimento con differenti specifiche responsabilità.
Personale competente Rischio Laser 
Qualora nell’ambito del SPP di un'azienda ove si utilizza il laser non siano presenti competenze tali da poter individuare le misure di prevenzione e protezione per la corretta gestione del rischio Laser, l'azienda dovrà rivolgersi a Personale Competente. Quest’ultimo deve avere sufficiente competenza in materia di sicurezza laser, per effettuare la valutazione del rischio, la determinazione delle necessarie misure di prevenzione e protezione e la stesura di un regolamento comprendente le procedure per il corretto utilizzo del sistema laser presente in azienda. 
Il Personale Competente LASER non deve necessariamente essere un impiegato dell’azienda ma potrebbe essere un consulente esterno. La sua assistenza in genere è richiesta solo temporaneamente, per esempio al momento dell'installazione di un nuovo apparato, della valutazione iniziale del rischio e della elaborazione delle procedure per la corretta gestione del sistema laser. La gestione quotidiana della sicurezza all’interno dell’azienda è viceversa demandata alla figura del Tecnico Sicurezza Laser di seguito descritta. 
Tecnico Sicurezza Laser (Laser Safety Officer) Il Tecnico Sicurezza Laser dovrebbe essere sempre nominato nelle aziende dove si utilizzano laser in classe 3B o 4. Tale figura è raccomandata anche quando siano presenti laser in classe 1M e 2M che producano fasci sufficientemente collimati da costituire un rischio se osservati attraverso strumenti ottici anche a distanza dal sistema laser. Situazioni tipiche in cui si potrebbe rendere necessaria tale figura sono ad esempio situazioni in cui in presenza di macchinari laser classificati in classe 1 o 2 sia necessario accedere per interventi di manutenzione a parti interne del macchinario dove sono presenti livelli di radiazione più elevati; oppure nell'impiego di apparecchi di classe 1M e 2M qualora il personale addetto non sia formato.
I compiti del Tecnico Sicurezza Laser devono essere definiti e concordati con il datore di lavoro nell'ambito del Servizio Prevenzione e Protezione dei Rischi e chiaramente documentati ed attribuiti con delega scritta e circostanziata.
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
 
14
Gen

SALUTE E SICUREZZA

 

Cgil Cisl Uil e Confindustria: primo accordo su sicurezza lavoro

SALUTE E SICUREZZA

patto per la fabbricaIl 12 dicembre 2018, nel corso dell’incontro tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria è stato siglato un primo accordo di attuazione del Patto per la Fabbrica, in materia di Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro.
Parte integrante dell’Intesa è l’Accordo Interconfederale sulla Rappresentanza e Pariteticità in materia di Salute e Sicurezza, con il quale le parti hanno integralmente rivisto l’Accordo Interconfederale del 22 giugno 1995, facendo salvo quanto già stabilito dai CCNL e dagli Accordi Nazionali di Categoria o Aziendali, laddove migliorativi.
In ottemperanza a quanto stabilito dal D. Lgs. 81/2008 e s.m.i., l’Intesa sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro impegna le Parti all’elaborazione di una serie di proposte dirette all’attuazione dei principi qualificanti del quadro normativo, rafforzando il clima di cooperazione tra imprese e lavoratori, stabilendo il ruolo della pariteticità come elemento di governance del sistema, con l’obiettivo di conseguire una maggiore prevenzione, elevati standard di sicurezza e più ampie tutele.
L’Intesa, così sottoscritta, rappresenta un ulteriore passo nel percorso delineato col Patto per la Fabbrica che, da gennaio prossimo, vedrà le Parti impegnate su temi importanti quali la riduzione del costo del lavoro, delle politiche fiscali, delle politiche attive per l’occupazione, formazione, capitale umano, welfare e politica di coesione e di sviluppo in ambito europeo. 

Il D.lgs 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i., delinea un vero e proprio sistema istituzionale di organismi deputati alla elaborazione e all’applicazione delle misure di prevenzione e protezione. 
In questo quadro un ruolo fondamentale è assegnato alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro a cui sono affidati vari compiti fra i quali quello di redigere annualmente, sulla base dei dati forniti dal sistema informativo nazionale, una relazione sullo stato di applicazione della normativa e sul suo possibile sviluppo. 
A dieci anni dalla adozione del D.lgs 81/2008 e s.m.i., la Commissione ha evidenziato, nei lavori per la elaborazione della sua Relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, un giudizio non del tutto soddisfacente, sottolineando, ancora una volta, la necessità di proseguire la realizzazione di un efficiente sistema di prevenzione e protezione in un quadro normativo capace di coniugare efficacia delle regolamentazioni, semplicità e certezza del diritto. 
I risultati raggiunti in questi dieci anni sono stati significativi ma sono ancora distanti dagli obiettivi che ci si prefigge di conseguire. In particolare, l’analisi degli ultimi dati forniti dall’Inail, evidenzia aspetti di criticità nell’andamento di infortuni e malattie professionali che inducono Confindustria e Cgil, Cisl, Uil a intervenire con decisione – per quanto è nelle loro disponibilità - sulle cause che ancora sono alla base di infortuni e malattie professionali, soprattutto, con riguardo ad alcune specifiche fattispecie in cui si evidenziano fenomeni di significativa frequenza e ripetitività (cadute dall’alto, infortuni negli ambienti confinati, infortuni legati ad attrezzature obsolete, con particolare attenzione all’agricoltura). 
Particolare attenzione merita il tema degli infortuni che avvengono nel sistema degli appalti, a causa di una non corretta applicazione delle regole della sicurezza.
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
 
3
Gen

Resto al Sud

 

Resto al Sud è l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali avviate dagli under46 nelle regioni del Mezzogiorno.

Le agevolazioni sono rivolte agli under46 residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia

sudRESTO AL SUD: con la Legge di Bilancio 2019 sono stati introdotte importanti miglioramenti:
ETA' MINIMA: fino a 46 anni non compiuti
BENEFICIARI: ora sono compresi anche i liberi professionisti, oltre agli aspiranti imprenditori e alle imprese  individuali e societa', ivi incluse le societa' cooperative, già costituite o ancora da costituire.
REGIONI INTERESSATE: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. 
FINALITA': promuovere la costituzione  e l'avvio di  nuove  imprese  nelle regioni Abruzzo,  Basilicata,  Calabria,  Campania,  Molise,  Puglia, Sardegna e Sicilia, da parte di giovani imprenditori con età compresa da 18 a 46 anni.
RESIDENZA: i beneficiari della misura, se non residenti in una delle regioni ammesse, devono trasferire  la residenza nelle regioni ammissibili entro 60 giorni dalla data di comunicazione della concessione dell'agevolazione (entro 120 giorni se residenti all'estero). Le imprese e le societa' devono avere, per tutta la durata del finanziamento, sede legale e operativa in una delle regioni ammissibili.
AGEVOLAZIONE MASSIMA: fino a 200.000 € di cui 35% a fondo perduto + 65% finanziamento a tasso zero senza garanzie da restituire in 8 anni, con 2 anni di pre-ammortamento.
SETTORI AMMESSI: sono  finanziate  le  attivita'  imprenditoriali  relative   a produzione di beni nei  settori dell'artigianato, dell'industria, delle produzioni agroalimentari, della pesca, dell'acquacoltura, e le attività rivolte alla  fornitura di servizi, compresi i servizi turistici. Infine sono finanziate le attivita' facenti capo ai professionisti.
DOMANDE: La domanda si presenta esclusivamente online. Le domande sono valutate in ordine cronologico di arrivo.
Possono presentare richiesta di finanziamento le società, anche cooperative, le ditte individuali costituite successivamente alla data del 21 giugno 2017, o i team di persone che si costituiscono entro 60 giorni (o 120 se residenti all’estero) dopo l’esito positivo della valutazione.
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
 
19
Nov

La fattura elettronica software gratuiti

 

La fattura elettronica e i servizi gratuiti dell’agenzia delle entrate

La fattura elettronica software gratuiti

La fattura elettronica e i servizi gratuiti dell’agenzia delle entrateDal 1° gennaio 2019 tutte le fatture emesse, a seguito di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti in Italia, potranno essere solo fatture elettroniche.
L’obbligo di fattura elettronica, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018, vale sia nel caso in cui la cessione del bene o la prestazione di servizio è effettuata tra due operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia nel caso in cui la cessione/prestazione è effettuata da un operatore Iva verso un consumatore finale (operazioni B2C, cioè Business to Consumer).
Le regole per predisporre, trasmettere, ricevere e conservare le fatture elettroniche sono definite nel provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018 pubblicato sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.
Per supportare gli operatori Iva, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione diversi servizi gratuiti per predisporre agevolmente le fatture elettroniche, per trasmetterle e riceverle, per conservarle nel tempo in maniera sicura e inalterabile nonché per consultare e acquisire la copia originale delle fatture elettroniche correttamente emesse e ricevute.
È sempre possibile utilizzare software e servizi reperibili sul mercato, purché conformi alle specifiche tecniche allegate al citato provvedimento del 30 aprile 2018.
Cos’è la fattura elettronica e che differenze ci sono con la fattura di carta
La fattura elettronica si differenzia da una fattura cartacea, in generale, solo per due aspetti:
1) va necessariamente redatta utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone
2) deve essere trasmessa elettronicamente al cliente tramite il c.d. Sistema di Interscambio (SdI).
Chi è esonerato dall’emissione della fattura elettronica Sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica solo gli operatori (imprese e lavoratori autonomi) che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” (di cui all'art.27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111) e quelli che rientrano nel cosiddetto “regime forfettario” (di cui all'art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190).
Come si predispone una fattura elettronica
Per compilare una fattura elettronica è necessario disporre di:
• un PC ovvero di un tablet o uno smartphone
• un programma (software) che consenta la compilazione del file della fattura nel formato XML previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione gratuitamente 3 tipi di programmi per predisporre le fatture elettroniche:
• una procedura web, utilizzabile accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet dell’Agenzia (per l’uso di tale procedura occorre disporre di una connessione in rete) Vedi Link
• un software scaricabile su PC (tale procedura può essere utilizzata anche senza essere connessi in rete) Vedi Link
• un’App per tablet e smartphone, denominata Fatturae, scaricabile dagli store Android o Apple (per l’uso di tale procedura occorre disporre di una connessione in rete). Vedi Link
Informazioni importanti per i software
WEB: VERIFICARE IL BROWSER Per poter utilizzare il servizio di "Fatturazione Elettronica e Corrispettivi" è necessario che il browser sia aggiornato a una versione recente. Controlla se il tuo browser è aggiornato
Client PC: Per eseguire il software è necessario utilizzare la Java Virtual Machine.
APP: E’ possibile scaricare l’app esclusivamente da Google Play e APP Store
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231  
30
Ott

salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale

 

Gli Atti del Seminario

salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale.

salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitaleSeminario di aggiornamento dei professionisti Contarp, Csa, Cit Sfide e cambiamenti per la salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale

Il seminario vuole stimolare momenti di riflessione sul contributo che le diverse professionalità dell’Inail possono fornire in merito a servizi innovativi e prodotti all’avanguardia nell’ottica di un sistema integrato a tutela del lavoratore. Infatti, la quarta rivoluzione industriale è in pieno svolgimento, sono in atto rapidi cambiamenti nell’intero contesto sociale e sono in via di sviluppo paradigmi che stanno introducendo un nuovo concetto di “lavoro” nell’ambito della cosiddetta GIG economy. Mentre si sta ragionando sugli impatti di tali profondi cambiamenti e sulle eventuali regolamentazioni da introdurre, lo scenario sta già nuovamente evolvendo. 

Occorre affrontare con tempestività, in un percorso multi-disciplinare, i diversi temi economici e sociali che si presentano quali, in primo luogo, gli aspetti di salute e sicurezza sul lavoro, gli aspetti legali e finanziari, lo sviluppo delle competenze professionali, le questioni di tutela ambientale, di normazione e certificazione e non ultima la dimensione etica. Inoltre, nonostante l’esplosione dell’Impresa 4.0, sono ancora diffusissimi i contesti produttivi non così evoluti e dinamici che ancora richiedono interventi per migliorare le condizioni di base di salute e sicurezza se non, addirittura per garantire la legalità del lavoro. L’evento intende fornire esempi concreti di approccio e di risoluzione delle problematiche citate, che incidono su alcuni degli obiettivi dell’Istituto. 

I lavori presentati testimoniano l’interazione e la collaborazione dei professionisti delle Consulenze organizzatrici: Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione, Consulenza statistico attuariale e Consulenza per l’innovazione tecnologica. Inoltre, il seminario evidenzia sia i contributi con riflessi sul sistema produttivo e istituzionale sia quelli per il miglioramento e l’evoluzione dei processi interni, considerando che la partecipazione delle tre Consulenze alle attività Inail è tale da interessare ogni ambito della mission istituzionale dell’ente. 

Queste giornate di approfondimento non solo tracciano una sintesi del lavoro svolto, ma vogliono proporre, facendo tesoro delle esperienze fatte, una riflessione sulle modalità tecniche di azione da mettere in campo per il miglioramento della tutela assicurativa, della prevenzione sul lavoro, delle attività di reinserimento socio-lavorativo, delle collaborazioni e delle relazioni istituzionali interne ed esterne all’Inail. 

In linea con la strategia europea di “Vision zero” è giusto lavorare per coltivare il sogno di “zero infortuni” per essere attori del cambiamento e dell’innovazione nella quarta rivoluzione industriale.

salute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitalesalute e la sicurezza sul lavoro nell’era digitale

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
9
Ott

Parapetti provvisori – Quaderno Tecnico

 

Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici 2018

Parapetti provvisori - Quaderno Tecnico

parapetti provvisori prezzo parapetti provvisori usati parapetti provvisori di cantiere uni en 13374 parapetti provvisori costo noleggio parapetti provvisori parapetti provvisori inail parapetti provvisori veroni parapetto provvisorio classe cL’adozione dei parapetti provvisori permette di ridurre gli effetti di una possibile caduta dall’alto e ben esprime il concetto di protezione collettiva. La classificazione introdotta dalla norma tecnica di prodotto UNI EN 13374: 2013 contribuisce in maniera incisiva al processo di valutazione del rischio in quanto mette in relazione i requisiti prestazionali e geometrici che i parapetti devono possedere con quelli relativi alla superficie di lavoro, esprimibili attraverso la pendenza e l’altezza di caduta.
Documenti di riferimento
- D.lgs. 81/08 e smi 
- Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. 
- D.lgs. 206/05 e smi 
- Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229. 
- UNI EN 13374: 2013 
- Sistemi temporanei di protezione dei bordi 
- Specifiche di prodotto, metodi di prova.
Cosa sono 
I parapetti provvisori sono dispositivi di protezione collettiva (DPC) destinati alla protezione di persone e/o cose contro le cadute dall’alto. Sono costituiti da almeno due montanti sui quali vengono fissati il corrente principale, il corrente intermedio e la tavola fermapiede realizzabili con diversi materiali (ad es. legno, acciaio ecc)
Destinazione d’uso 
I parapetti provvisori devono essere utilizzati nelle lavorazioni in cui c’è il rischio di caduta dall’alto e cioè nei lavori in quota (attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile) e nei lavori di scavo (attività lavorative che espongono il lavoratore anche al rischio di caduta all’interno dello scavo ad una quota posta ad una profondità superiore a 2 m rispetto al piano di campagna).
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
 
8
Ott

Reti di sicurezza – Quaderno Tecnico

 

Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici

Reti di sicurezza - Quaderno Tecnico

quaderni tecnici quaderni della sicurezza quaderni tecnici inail scavi quaderni sicurezza cantieri reti di sicurezza per ponteggi le reti di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili quaderni inail sulla sicurezza quaderno tecnico inail ponteggi fissiLe reti di sicurezza contribuiscono a ridurre gli effetti di una possibile caduta dall’alto e ben esprimono il concetto di protezione collettiva. Esse non vengono utilizzate frequentemente nei cantieri tempoaranei o mobili del nostro paese a causa di motivazioni di tipo culturale. Esistono applicazioni come la bonifica delle coperture in amianto o il rifacimento delle strutture secondarie dei tetti in legno in cui i benefici derivanti dal loro utilizzo sono evidenti. I vantaggi di questo tipo di protezione collettiva sono legati alla facilità di posa e alle ridotte azioni sul corpo che il lavoratore subisce in caso di caduta. Le reti di sicurezza non vanno utizzate nei casi in cui lo spazio vuoto sotto le stesse sia limitato o in quelli in cui è possibile che su di esse cada del materiale, come quello incandescente, che ne possa causare il facile danneggiamento.
Documenti di riferimento
- D.lgs. 81/08 e smi 
- Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. 
- D.lgs. 206/05 e smi 
- Codice del consumo, a norma dell’articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n.229. 
- Circolare del Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale 20 gennaio 1982 n. 13: Sicurezza nell’edilizia: sistemi e mezzi anticaduta, produzione e montaggio di elementi prefabbricati in c.a. e c.a.p. manutenzione delle gru a torre automontati. 
- UNI EN 1263-1:2015: Attrezzature provvisionali di lavoro - Reti di sicurezza  - Requisiti di sicurezza, metodi di prova. 
- UNI EN 1263-2:2015: Attrezzature provvisionali di lavoro - Reti di sicurezza - Requisiti di sicurezza per i limiti di posizionamento. 
Cosa sono 
Le reti di sicurezza sono dispositivi di protezione collettiva (DPC) destinati alla protezione di persone e/o cose contro le cadute dall’alto, costituiti da reti e da intelaiature di sostegno. 
Destinazione d’uso 
Le reti di sicurezza possono essere utilizzate nelle lavorazioni in cui esiste il rischio di caduta dall’alto e cioè nei lavori in quota (attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore ai 2 m rispetto a un piano stabile). 
Classificazione secondo la UNI EN 1263-1: 2015 
Le reti di sicurezza sono classificate secondo la UNI EN 1263-1: 2015 in base a due parametri: 1. classe; 2. sistema.
  MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
4
Ott

Variazioni della temperatura in Italia

 

estensione della base dati e aggiornamento della metodologia di calcolo

Variazioni della temperatura in Italia ISPRA 2018

variazioneIl Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA) assicura da diversi anni la disponibilità di dati, statistiche e indici climatici di qualità controllata, provenienti dalle principali reti osservative nazionali e regionali, con passo temporale decadale, mensile e annuale. Recentemente SCIA è stato arricchito con un dataset di serie di temperatura e precipitazione con passo giornaliero, realizzato integrando serie provenienti da fonti diverse.
Il Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.isprambiente.it) assicura da diversi anni la disponibilità di dati, statistiche e indici climatici di qualità controllata, provenienti dalle principali reti osservative nazionali e regionali, con passo temporale decadale, mensile e annuale (Desiato, 2007; Desiato et al., 2006; 2007; 2011). Recentemente il database del sistema SCIA è stato arricchito con un dataset nazionale di serie temporali di temperatura e precipitazione con passo giornaliero, realizzato integrando serie provenienti da fonti diverse (v. Cap. 2 – Dati). La realizzazione di un dataset nazionale, con una risoluzione spaziale e temporale più elevata rispetto ai dataset compilati per stimare le tendenze di lungo periodo su vasta scala (come quelli utilizzati nei report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change), risponde alla crescente esigenza di studiare i cambiamenti climatici a scala regionale e locale, con particolare attenzione all’evoluzione degli estremi climatici (Thorne et al., 2011). Per quanto riguarda la risoluzione temporale, mentre molti aspetti del clima possono essere studiati sulla base dell’analisi dei dati mensili, è la disponibilità di serie giornaliere che consente l’analisi degli eventi estremi, ai quali è stata rivolta una grande attenzione nel corso degli ultimi anni per i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute (Heim, 2015; Thorne et al., 2011, Easterling et al., 2016). 
Inoltre, le serie giornaliere costituiscono un’importante risorsa per la validazione dei modelli climatologici (Alexander, 2016; Gettelman and Rood, 2016). 
L’obiettivo di questo rapporto è quello di descrivere la nuova base dati, utile alla stima delle variazioni di temperatura in Italia (sia dei valori medi che degli estremi) e il processo di omogeneizzazione delle serie giornaliere di temperatura, che è stato completamente rivisto ed aggiornato rispetto a quello adottato nei precedenti lavori (Desiato et al., 2012). 
Una serie omogenea è una serie la cui variabilità temporale dipende solo da fattori climatici (Peterson et al., 1998). Sebbene l’omogeneità delle serie climatiche sia un requisito fondamentale per la stima corretta delle tendenze in atto, nella realtà le serie di dati osservati di lungo periodo risultano più o meno affette da discontinuità artificiali dovute a cambiamenti delle condizioni di misura, quali lo spostamento della stazione osservativa, il cambiamento della strumentazione e nuove procedure di elaborazione dei dati (Klein Tank et al., 2009; Aguilar et al., 2003). 
Il problema dell’identificazione di eventuali disomogeneità artificiali e della loro correzione è ampiamente documentato in letteratura (v., fra gli altri, Peterson et al., 1998; Aguilar et al., 2003; Reeves et al., 2007; Beaulieu et al., 2008; Venema et al.; 2012). 
Qui preme invece sottolineare che nel corso degli ultimi venti anni sono stati messi a disposizione diversi software per l’omogeneizzazione automatica o semi-automatica delle serie climatiche e in particolare delle serie di temperatura. Questi software semplificano notevolmente il problema dell’omogeneizzazione, consentendo all’utilizzatore di concentrarsi più sull’aspetto tecnico (scelta delle serie da omogeneizzare, controlli di qualità, valutazione della completezza e continuità delle serie, analisi dei risultati) che sull’aspetto teorico (implementazione dell’algoritmo di omogeneizzazione). 
Tra i software più diffusi possono essere segnalati ACMANT (Domonkos et al., 2011), Climatol (Guijarro, 2014), HOMER (Mestre et al., 2013), MASH (Szentimrey, 1999), Rhtests (Wang et al., 2010) e USHCN (Menne and Williams, 2009). Una lista esaustiva dei software disponibili è riportata alla pagina web: www.climatol.eu/tthom/index.html. In questo lavoro, l’omogeneizzazione delle serie giornaliere di temperatura è stata effettuata utilizzando il software ACMANT (Adapted Caussinus-Mestre Algorithm for Networks of Temperature series), una metodologia inizialmente sviluppata nell’ambito dell’iniziativa europea COST Action ES0601 (HOME, Advances in Homogenisation Methods of Climate Series: An Integrated Approach) e sottoposta successivamente ad ulteriori miglioramenti (Domonkos e Coll, 2017).
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231
 
2
Ott

Sistemi di protezione individuale dalle cadute

 

Quaderno Tecnico INAIL 2018

Sistemi di protezione individuale dalle cadute

cantieri temporanei o mobili è accrescere il livello di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili.Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici
I sistemi di protezione individuale dalle cadute vengono frequentemente impiegati nei cantieri temporanei o mobili durante l’esecuzione di attività in quota. Essi vanno utilizzati nei casi in cui, a seguito della valutazione dei rischi, le caratteristiche intrinseche dei luoghi di lavoro, le procedure di lavoro dell’azienda che effettua l’attività e l’adozione di dispositivi di protezione collettivo non permettono di ridurre a livello accettabile i rischi specifici. Solo in questi casi diventa indispensabile adottare tali sistemi di protezione individuale dalle cadute che devono essere idonei allo scopo.
Documenti di riferimento 
- Regolamento (UE) 2016/425 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 sui dispositivi di protezione individuale e che abroga la direttiva 89/686/ CEE del Consiglio.
 - D.lgs. 81/08 e smi 
- Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. 
- UNI 11158:2015 - Dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall’alto 
- Sistemi di protezione individuale delle cadute - Guida per la selezione e l’uso. 
- UNI EN 363:2008 - Dispositivi individuali per la protezione contro le cadute 
- Sistemi individuali per la protezione contro le cadute.
Cosa sono
I sistemi di protezione individuale dalle cadute sono un assemblaggio di componenti, destinati a proteggere il lavoratore contro le cadute dall’alto, comprendenti un’imbracatura ed un sistema di collegamento che deve essere collegato ad un punto di ancoraggio sicuro.
Destinazione d’uso 
Nei lavori in quota, qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva, è necessario che i lavoratori utilizzino sistemi di protezione individuale idonei all’uso specifico e composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente, conformi al Regolamento (UE) 2016/425, ovvero recanti la marcatura CE quali, ad esempio: 
- Dispositivo di ancoraggio non permanente; 
- Connettore; 
- Cordino (arresto caduta, trattenuta, posizionamento sul lavoro); 
- Assorbitore di energia; 
- Imbracatura per il corpo; 
- Cintura di posizionamento sul lavoro; 
- Cintura di trattenuta; 
- Dispositivo anticaduta di tipo retrattile; 
- Dispositivo anticaduta di tipo guidato comprendente una linea di ancoraggio flessibile; 
- Dispositivo anticaduta di tipo guidato comprendente una linea di ancoraggio rigida.
Classificazione 
I sistemi di protezione individuale dalle cadute proteggono il lavoratore contro le cadute dall’alto evitando o arrestando la caduta libera. Essi vengono raggruppati secondo la UNI EN 363: 2008 e comprendono: 
1. Sistema di trattenuta: sistema di protezione individuale dalle cadute che impedisce al lavoratore di raggiungere le zone dove esiste il rischio di caduta dall’alto. 
2. Sistema di posizionamento sul lavoro: sistema di protezione individuale dalle cadute che permette alla persona di lavorare sostenuta, in tensione/trattenuta, in maniera tale che sia prevenuta la caduta. 
3. Sistema di accesso su fune: sistema di protezione individuale dalle cadute, che permette al lavoratore di andare e tornare dal posto di lavoro in maniera tale che sia impedita o arrestata la caduta, utilizzando una fune di lavoro e una fune di sicurezza, collegate separatamente a punti di ancoraggio sicuri. 
4. Sistema di arresto caduta: sistema di protezione individuale dalle cadute che limita la forza d’urto sul corpo del lavoratore durante l’arresto caduta. 
5. Sistema di salvataggio: sistema di protezione individuale dalle cadute con il quale una persona può salvare se stessa o altri, in maniera tale che sia prevenuta la caduta.
MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231