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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Albanese Pellegrino

1
Ago

PROMOZIONE DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO

 

INAIL 2018 partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori

PROMOZIONE DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO

salute sicurezzaNella fact sheet si illustrano i principi fondanti della promozione della salute nei luoghi di lavoro (WHP): partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori, impegno etico dei datori di lavoro e integrazione dell’organizzazione lavorativa nelle comunità di riferimento. Prodotto: Fact sheet Edizioni: Inail – 2018
La promozione della salute nei luoghi di lavoro (Workplace Health Promotion - WHP) è una strategia complessa di programmi di miglioramento organizzativo, della salute e del benessere psicofisico dei lavoratori. È definita nel quadro europeo come lo sforzo congiunto di imprese, addetti e società per migliorare la salute ed il benessere dei lavoratori. Tale sforzo può essere raggiunto attraverso la combinazione dei seguenti elementi di cui alla Dichiarazione di Lussemburgo (1997): - miglioramento dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro; -  promozione della partecipazione attiva; - incoraggiamento delle capacità personali. (Dichiarazione di Lussemburgo, 1997) Questa definizione mette in luce la complessità di un approccio globale che coinvolge numerosi attori, quali istituzioni, lavoratori, imprenditori, parti sociali e comunità.
DESCRIZIONE DEL PROBLEMA: LA COMPLESSITÀ DEL MONDO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI E LA MOLTEPLICITÀ DEGLI APPROCCI Nella promozione della salute nei luoghi di lavoro il primo passo da compiere è un’analisi attenta dei bisogni dei/delle lavoratori/lavoratrici, adottando una visione multi-prospettica capace di leggerne e individuarne le caratteristiche, riconoscendo la rilevanza di aspetti quali l’età, il genere, la nazionalità, le condizioni di salute, le tipologie di contratto e l’estrema varietà delle condizioni socio-economiche.
REINSERIMENTO LAVORATIVO E RESPONSABILITÀ SOCIALE DI ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI Data l’eterogeneità del pubblico a cui le misure di promozione della salute si rivolgono, è fondamentale che ogni azione sia capace di incontrare le molteplici e differenziate esigenze di lavoratori e lavoratrici, per non creare situazioni di discriminazione. Nella sua attuazione, la promozione della salute al lavoro richiede un’attenzione continua che va dall’attivazione di misure preventive all’adozione di soluzioni che aiutino la persona al reinserimento lavorativo dopo una lunga malattia o altro impedimento.
Inail - Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale - Direttore: Sergio Iavicoli
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25
Lug

UNI 11720:2018 Manager HSE Health, Safety, Environment

 

Requisiti di conoscenza, abilità e competenza

UNI 11720:2018  Manager HSE Health, Safety, Environment

hse managerConsiderando la rilevanza sociale, economica e normativa, sia in Italia che in Europa, delle tematiche relative alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e all’ambiente, risulta necessario riconoscere un livello professionale manageriale che abbia tra i suoi requisiti una conoscenza avanzata e la capacità di gestione integrata degli ambiti HSE. Tale conoscenza riguarda gli aspetti legali, normativi e tecnici e le competenze gestionali, relazionali, di leadership e di coordinamento al fine di contribuire alla definizione e all’aggiornamento delle politiche aziendali in materia di ambiente, salute e sicurezza, di supportare l’organizzazione nell'attuazione di tali politiche e di essere l’interlocutore di riferimento e un punto di integrazione in materia di HSE sia per gli enti e le funzioni aziendali, sia per gli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione.
L’HSE Manager è una delle figure professionali più richieste sul mercato; tuttavia, trattandosi di una professione non regolamentata, non esiste né una definizione né un preciso ambito di operatività.
HSE, infatti, è l’acronimo di “Health, Safety & Environment”, e il manager HSE è stato spesso considerato un “tuttofare” all’interno dell’azienda.
La materia della sicurezza sul lavoro è ampiamente normata, con precisi obblighi la cui violazione comporta sanzioni, quella ambientale è molto ampia ma non imposta obbligatoriamente nelle aziende, così come non c’è una figura istituzionale come quella dell’RSPP.
Sicuramente HSE manager è un professionista altamente qualificato sia per le funzioni sia per i ruoli che racchiude “mescolando” le due materie, sicurezza lavoro e diritto ambientale.
Varie sono le differenze fra le due discipline: in merito all’istituto della delega e sugli obblighi di legge da una parte e la stratificazione normativa dall’altra, i modelli organizzativi sono di recente adozione per la sicurezza – più datati in materia ambientale.
Norma numero : UNI 11720:2018
Titolo : Attività professionali non regolamentate - Manager HSE (Health, Safety, Environment) - Requisiti di conoscenza, abilità e competenza
ICS : [03.040] 
Stato : IN VIGORE 
Commissioni Tecniche : [Sicurezza]  [Figura professionale in ambito HSE] 
Data entrata in vigore : 19 luglio 2018
Data ritiro :
Sommario : La norma definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Manager HSE, ossia di un professionista che ha le conoscenze, abilità e competenze che garantiscono la gestione complessiva e integrata dei processi e sotto processi in ambito HSE.
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11
Lug

RUOLO DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

 

Compiti, funzioni e responsabilità

RUOLO DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

RUOLO DEI RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZAGli Spisal delle ex ULSS 15, 16 e 17 della Provincia di Padova, ora AULSS 6 Euganea, in collaborazione con l’Università di Padova, Cattedre di Psicologia del Lavoro e Medicina del Lavoro, hanno promosso un progetto di ricerca per studiare, a 20 anni dall’istituzione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), le attività e il ruolo di questa figura che, essendo al centro delle relazioni tra datore di lavoro e lavoratori, rappresenta una delle componenti principali del sistema di prevenzione aziendale.
L’obiettivo di questo studio consiste nell’analizzare e illustrare, attraverso l’elaborazione di un questionario autocompilato – che indaga l’area del coinvolgimento, l’area delle relazioni, l’area delle competenze e l’area della formazione – gli aspetti di seguito indicati: 
- quali compiti e quali funzioni sono realmente presidiati dai RLS; 
- come viene autopercepito il ruolo da parte di chi lo esercita; 
- quali sono le azioni da promuovere e mettere in campo per ovviare agli aspetti di criticità eventualmente evidenziati. 
In particolare la presente ricerca si è sviluppata da una prima indagine empirica condotta sul territorio della provincia di Padova. Successivamente, è stata condotta una seconda indagine empirica calata nel contesto scolastico veneto e ad essa è stata affiancata una terza indagine, che ha esplorato l’area sanitaria. Tutte e tre le ricerche sono incentrate sulla messa a fuoco di ruoli, compiti, funzioni e responsabilità dei RLS, sia in relazione a quanto contenuto nel d.lgs. n. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni, sia delle buone prassi e consuetudini che operativamente stanno caratterizzando il ruolo dei RLS.
La ricerca empirica condotta si colloca nell’ambito della prevenzione e sicurezza sul lavoro, con particolare riferimento alla figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), al suo ruolo e ai contenuti coinvolti. La ricerca, condotta nell’ambito di aziende del territorio, operanti nei settori dell’industria, dell’artigianato, del commercio e dei servizi, e implementata con la collaborazione dei Servizi Pubblici di Prevenzione e Vigilanza, si è articolata in due fasi.
Prima fase: l’indagine qualitativa
 
Seconda fase: l’indagine quantitativa
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9
Lug

Acustica e Vibrazioni

 

riduzione del disturbo, miglioramento del comfort

Acustica e Vibrazioni

acustica vibrazioniUNI dedica un dossier al tema “Acustica e Vibrazioni”. UNI ha pubblicato il dossier “Acustica e vibrazioni: riduzione del disturbo, miglioramento del comfort” sul numero 4/2018 della rivista U&C "Unificazione e certificazione". Il dossier è dedicato a uno dei grandi temi della normazione: quello della acustica e delle vibrazioni. L’intento delle norme tecniche che in questo ambito vengono sviluppate è quello di ridurre i disturbi sonori e migliorare il comfort acustico degli ambienti. Un obiettivo ambizioso che l’omonima Commissione “Acustica e vibrazioni” porta avanti da anni, muovendosi tra le maglie di una consistente legislazione nazionale e regionale. Si ha un disturbo quando un evento sonoro o da vibrazioni non desiderato induce a sensazioni fastidiose e sgradevoli fino a provocare, in particolari condizioni, effetti sanitari gravi e irreversibili sull'organismo umano.
L’UNI – Ente Italiano di Normazione – ha recentemente pubblicato, nell’ambito della rivista periodica U&C “Unificazione e certificazione”, un dossier dedicato a uno dei grandi temi della normazione: quello della acustica e delle vibrazioni. L’intento delle norme tecniche che in questo ambito vengono sviluppate è quello di ridurre i disturbi sonori e migliorare il comfort acustico degli ambienti.
L’omonima Commissione “Acustica e vibrazioni” porta avanti da anni questo tema, muovendosi tra le maglie della variegata legislazione nazionale e regionale.
Il dossier si articola attraverso vari punti:
– la gestione del rumore del cantiere in ambito urbano. E’impegno e responsabilità di chi genera il rumore mettere in campo tutte le azioni perché il rumore non solo sia di livello più basso possibile, ma anche più facilmente tollerabile. Per questo motivo, l’impatto da rumore di un cantiere deve essere oggetto di un’adeguata “gestione” che programmi, porti avanti e controlli tutti gli strumenti e le procedure per rendere il disagio dei cittadini più sopportabile.
– L’emissione acustica delle macchine
– Le nuove banche dati sulle vibrazioni.
– Le nuove norme sulla progettazione per l’isolamento acustico dell’edificio
– I lavori di comfort acustico nei cinema
– Criteri di valutazione del rumore ambientale e calcolo dell’incertezza
– Il disturbo alle persone e il danno agli edifici causato dalle vibrazioni
– Le caratteristiche acustiche interne di ambienti confinanti…
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3
Lug

Bando Bric 2018

 

Pubblicato sul portale #Inail il nuovo Bando Bric 2018

Bando Bric 2018

bandoLa scadenza per inviare le proposte progettuali di durata biennale è fissata al 3 agosto prossimo. Reinserimento lavorativo, tutela assicurativa e prevenzione gli ambiti in cui sviluppare le proposte di ricerca in linea con il vigente Piano triennale di attività della ricerca. Per il 2018 stanziati oltre 4,5 milioni di euro
Con il Bando Bric 2018, Inail intende valorizzare e implementare la propria rete scientifica, mediante l’affidamento di progetti in collaborazione di durata biennale, per lo sviluppo di tematiche di ricerca nei tre ambiti core della mission istituzionale (il reinserimento lavorativo, la tutela assicurativa e la prevenzione), per il completamento degli obiettivi del Piano di attività di ricerca 2016/2018 e in una prospettiva integrata con la prossima pianificazione operativa triennale ai sensi del D.Lgs. 25 novembre 2016, n. 218.
Destinatari delle collaborazioni Enti di ricerca pubblici e i relativi dipartimenti, che siano dotati del relativo potere di rappresentanza nei rapporti con i Terzi secondo i rispettivi ordinamenti o in virtù di specifici atti di delega, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, università e dipartimenti universitari. Le risorse finanziarie  Per l’attivazione del sistema di collaborazioni è previsto un finanziamento, per l’esercizio 2018, pari ad € 4.550.000,00 a valere sulle risorse stanziate per la Missione ricerca nel bilancio di previsione dell’Inail. Presentazione delle proposte progettuali La domanda di partecipazione alla selezione deve essere presentata, pena l’esclusione, a firma del soggetto che abbia il potere di rappresentanza del Destinatario Istituzionale nei rapporti con i Terzi, o di un suo delegato, compilando il modulo di cui all’Allegato 1 ed inviata, tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) all’indirizzo e-mail bandobric@postacert.inail.it, entro e non oltre le ore 24 del giorno 3 agosto 2018.
Un’apposita commissione per la valutazione tecnico-scientifica. Oltre alla verifica di ammissibilità delle proposte pervenute, i progetti saranno valutati dal punto di vista tecnico-scientifico, da una commissione composta da esperti interni qualificati. La graduatoria dei progetti finanziabili - con l’indicazione del relativo importo di finanziamento riconosciuto - sarà pubblicata sul sito istituzionale. Il finanziamento ripartito su due annualità. Le risorse riconosciute e assegnate a ogni progetto saranno ripartite su due annualità e lo stanziamento delle quote relative al secondo anno sarà subordinato all’esito positivo della verifica da parte dell’Istituto sulla disponibilità di bilancio per l’esercizio finanziario di competenza. È previsto un sistema di rendicontazione scientifico ed economico delle attività svolte per l’erogazione dei finanziamenti.
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20
Giu

LA TUTELA DELLA GRAVIDANZA NEI LUOGHI DI LAVORO

 

DESCRIZIONE E DIMENSIONE DEL PROBLEMA

LA TUTELA DELLA GRAVIDANZA NEI LUOGHI DI LAVORO

LA TUTELA DELLA GRAVIDANZA NEI LUOGHI DI LAVORONel contesto della definizione che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dà della salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non come la semplice assenza di malattia o infermità, la ‘salute riproduttiva’ è volta al sistema, ai processi e alle funzioni riproduttive in tutti gli stadi della vita umana. Non bisogna dimenticare che in gravidanza si passa da uno zigote ad un bambino: è una fase delicatissima perché nel totale divenire del nuovo essere questo è esposto, soprattutto nei primi tre-quattro mesi di vita intrauterina, a possibili danni da parte di un gran numero di agenti chimici, fisici e biologici Promuovere le iniziative di educazione alla salute della donna con particolare riferimento ai fattori di rischio professionale, nasce dal cambiamento del mondo del lavoro in termini di forza lavoro e nuove tipologie contrattuali.Negli anni il numero delle donne presente negli ambienti di lavoro è aumentato; il tasso di occupazione sale al 49,2% (Istat febbraio 2018). Questo fenomeno ha portato ad un incremento delle ricerche in campo epidemiologico che hanno permesso di riconoscere e studiare quei fattori di rischio presenti in diverse attività lavorative e che potrebbero avere effetti negativi sulla salute delle lavoratrici e/o dei loro bambini. Di seguito vengono riportati i principali fattori di rischio correlati agli effetti sulla salute riproduttiva.
Il datore di lavoro deve in collaborazione con il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) consultato il rappresentate dei lavoratori per la sicurezza (RLS), identificare le mansioni/lavorazioni vietate per la gravidanza e/o l’allattamento. Inoltre deve, integrare il Documento di valutazione dei rischi (DVR) (art. 28 d.lgs. 81/2008) con l’analisi e l’identificazione delle operazioni incompatibili, indicando per ognuna di tali mansioni a rischio le misure di prevenzione e protezione che intende adottare nel caso di gravidanza.
Informare tutte le lavoratrici in età fertile dei risultati della valutazione dei rischi e della necessità di segnalare lo stato di gravidanza non appena venga a conoscenza. Non ultimo in ordine di importanza è la ricerca e lo sforzo maggiore nell’ambito della formazione/informazione che trasmette alle lavoratrici una reale percezione del problema dei rischi lavorativi, che nella maggior parte dei casi risultano sovra o sottostimati: ‘la comunicazione del rischio è parte integrante della gestione del rischio stesso’.
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24
Apr

Revisione delle patenti di abilitazione per l’impiego dei gas tossici

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DECRETO 20 febbraio 2018

Revisione delle patenti di abilitazione per l'impiego dei gas tossici rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2013

gazzetta(GU Serie Generale n.93 del 21-04-2018)

IL DIRETTORE GENERALE della prevenzione sanitaria

Visto il regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, recante «Approvazione del regolamento speciale per l'impiego dei gas tossici» e successive modificazioni, in particolare l'art. 35; Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante «Istituzione del servizio sanitario nazionale» e successive modificazioni, in particolare, l'art. 7, comma 1, lettera c), che demanda alle Regioni l'esercizio delle funzioni amministrative concernenti i controlli sulla produzione, detenzione, commercio ed impiego dei gas tossici; Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 concernente «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»; Visto l'art. 16 del richiamato decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali generali», in particolare, il comma 1, lettera d), a tenore del quale: «adottano gli atti e i provvedimenti amministrativi ed esercitano i poteri di spesa e quelli di acquisizione delle entrate rientranti nella competenza dei propri uffici, salvo quelli delegati ai dirigenti»; Visto il decreto dirigenziale 6 febbraio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 63, del 16 marzo 2017, ultimo in materia, concernente la revisione generale delle patenti di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici, rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2012; Considerato che ai sensi del suindicato regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, l'«utilizzazione, custodia e conservazione» dei gas tossici sono subordinati al conseguimento di apposita autorizzazione rilasciata dalla preposta Autorita' competente sanitaria; Considerato che gli addetti all'impiego di gas tossici devono essere persone di accertata idoneita' fisica e morale e di riconosciuta professionalita' attestata dalla patente di abilitazione di cui al Capo VII, del summenzionato regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, rubricato «Patente di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici», il cui rilascio comporta il superamento di un esame articolato in prove orali e pratiche, come previsto dal medesimo regio decreto; Tenuto conto che la patente di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici e' soggetta a revisione periodica quinquennale ai sensi del richiamato, art. 35, del regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147 e puo' essere revocata quando vengono meno i presupposti del suo rilascio ai sensi dell'art. 36, del medesimo regio decreto e decade se non e' rinnovata in tempo utile; Ritenuto necessario dover procedere alla revisione delle patenti di abilitazione alle operazioni relative all'impiego di gas tossici rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2013;

Decreta:

Art. 1

1. Per i motivi in premessa ed ai sensi e per gli effetti dell'art. 35, del regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, e' disposta la revisione delle patenti di abilitazione alle operazioni relative all'impiego dei gas tossici rilasciate o revisionate nel periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2013.

Il presente decreto sara' inviato agli organi di controllo per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 20 febbraio 2018 Il direttore generale: D'Amario

GU n.93 21 aprile 2018 Decreto 20 febbraio 2018GU n.93 21 aprile 2018 Decreto 20 febbraio 2018

 
18
Apr

Salute e benessere sul lavoro EWCS

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una relazione fondata sulla quinta Indagine europea sulle condizioni di lavoro

Salute e benessere sul lavoro EWCS

Salute e benessere sul lavoro EWCSLa salute e il benessere sono due dimensioni fondamentali all’interno del dibattito politico su come migliorare la vita degli individui nella società. La salute e il benessere hanno un valore intrinseco e sono strettamente correlati al concetto di progresso degli individui e di funzionamento della società, per il loro legame diretto con questioni quali la partecipazione della forza lavoro, la produttività e la sostenibilità. La presente relazione esamina i rapporti tra lavoro, salute e benessere, in base ai risultati della quinta Indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS) condotta da Eurofound. Il lavoro è una componente irrinunciabile del benessere di una persona poiché garantisce un reddito e offre gli strumenti per una più ampia promozione sociale. Lavoro e benessere sono due aspetti intimamente correlati, nel senso che la qualità più o meno alta delle condizioni di lavoro ha ripercussioni dirette sulla qualità di vita di ogni individuo. Il lavoro influenza enormemente anche la salute, in considerazione del fatto che specifici fattori di rischio presenti sul luogo di lavoro possono essere causa di infortuni, malattie professionali e disturbi connessi all’attività lavorativa, o avere conseguenze di lungo termine sulla salute. La salute e il benessere sul lavoro sono fattori fondamentali della strategia generale europea per il 2020 in relazione a crescita, competitività e sviluppo sostenibile. Un’economia sana dipende dall’esistenza di una popolazione sana. Senza questa premessa, i datori di lavoro perdono produttività e i cittadini sono privati di una potenziale longevità e di una certa qualità di vita. Questo aspetto riveste un’importanza particolare alla luce del dibattito attuale sull’invecchiamento demografico della popolazione europea. Uno degli obiettivi fissati dagli Stati membri dell’UE nella strategia di Lisbona e nella strategia Europa 2020 è la tutela del diritto di ogni cittadino a lavorare, garantendo altresì il diritto delle persone diversamente abili a svolgere un’attività lavorativa retribuita. La legislazione contenuta nei trattati europei e le misure politiche dell’Unione riconoscono l’importanza di preservare la salute e la sicurezza dei lavoratori e di assicurarne il benessere. La direttiva 89/391/CEE concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro stabilisce che l’attività lavorativa deve essere adattata alle persone e non il contrario. La depressione e lo stress legato all’attività lavorativa sono due problematiche cui viene rivolta un’attenzione crescente, poiché possono ridurre il benessere, anche fino a compromettere irrimediabilmente la capacità lavorativa. Nel 2004 le parti sociali dell’Unione europea hanno sottoscritto un accordo quadro europeo relativo allo stress connesso all’attività lavorativa per individuare, prevenire e gestire i problemi legati allo stress sul lavoro. Nel 2008 la Commissione europea, insieme alle parti sociali e alle parti interessate pertinenti, ha firmato il Patto europeo per la salute e il benessere mentale, sottolineando l’importanza della salute e del benessere mentale per un’Europa forte e competitiva.

Salute e benessere sul lavoro EWCSSalute e benessere sul lavoro EWCS

 
10
Apr

Privacy e PMI

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Tutti i professionisti dovranno adeguarsi alle nuove regole in materia di trattamento dati personali

Privacy e PMI

Pmi e privacyLe norme si applicano alle PMI?

Risposta

Sì, l’applicazione del regolamento sulla protezione dei dati non dipende dalle dimensioni dell’azienda/organizzazione, ma dalla natura delle sue attività. Le attività che presentano rischi elevati per i diritti e le libertà delle persone, indipendentemente dal fatto che siano svolte da una PMI o da una società di capitali, determinano l’applicazione di norme più severe. Tuttavia, alcuni degli obblighi del GDPR potrebbero non applicarsi a tutte le PMI.

Ad esempio, le aziende con meno di 250 dipendenti non devono tenere un registro delle loro attività di trattamento, a meno che il trattamento dei dati personali non sia un’attività regolare, costituisca una minaccia per i diritti e le libertà individuali o riguardi dati sensibili o casellari giudiziari.

Analogamente, le PMI dovranno nominare un responsabile della protezione dei dati soltanto se il trattamento dei dati costituisce la loro attività principale e rappresenta una minaccia specifica per i diritti e le libertà individuali (come il controllo delle persone o il trattamento di dati sensibili o di casellari giudiziari), in particolare perché avviene su vasta scala.

A chi si applica la legge sulla protezione dei dati?

Risposta

Il regolamento si applica a:

· un’azienda o ente che tratta dati personali nell’ambito delle attività di una delle sue filiali stabilite nell’UE, indipendentemente dal luogo in cui i dati sono trattati;

· un’azienda stabilita al di fuori dell’UE e che offre beni/servizi (a pagamento o gratuiti) o monitora il comportamento delle persone nell’UE.

Se la tua azienda è una piccola o media impresa (PMI) che tratta i dati personali come descritto sopra, dovrai assicurarti di rispettare il regolamento. Tuttavia, se il trattamento dei dati personali non è una parte essenziale della tua attività e quest’ultima non crea rischi per le persone, alcuni obblighi del GDPR non si applicheranno alla tua azienda (ad esempio, la nomina di responsabile della protezione dei dati). Ricorda che tra le «attività essenziali» rientrano le attività in cui l’elaborazione di dati costituisce una parte fondamentale dell’attività del titolare o del responsabile del trattamento.

Esempi

Quando si applica il regolamento

La tua è una piccola azienda di istruzione superiore che opera online con uno stabilimento che ha sede al di fuori dell’UE e che si rivolge principalmente alle università di lingua spagnola e portoghese dell’UE. La tua azienda offre consulenza gratuita su alcuni corsi universitari e gli studenti devono avere un nome utente e una password per accedere al materiale online. La tua azienda fornisce il nome utente e la password quando gli studenti compilano un modulo di iscrizione.

Quando non si applica il regolamento

La tua azienda ha sede al di fuori dell’UE e fornisce servizi a clienti al di fuori dell’Unione. I clienti possono utilizzarne i servizi quando viaggiano in altri paesi, anche all’interno dell’UE. A condizione che la tua azienda non rivolga specificamente i suoi servizi a persone fisiche nell’UE, non è soggetta alle norme del regolamento.

Le norme sulla protezione dei dati si applicano ai dati relativi a una società?

Risposta

No, le norme si applicano solo ai dati personali delle persone fisiche, non regolano i dati delle società o di altre persone giuridiche. Tuttavia, le informazioni relative alle imprese individuali possono costituire dati personali se consentono l’identificazione di una persona fisica. Le norme si applicano anche a tutti i dati personali relativi a persone fisiche nel corso di un’attività professionale, quali ad esempio i dipendenti di un’azienda/organizzazione, come gli indirizzi e-mail aziendali del tipo «nome.cognome@azienda.it» o i numeri telefonici aziendali dei dipendenti.

Riferimenti

Articoli 1, 2 e 3; considerando 13, 14, 15, 18, 19 e 21 del regolamento. Cfr. sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 9 marzo 2017 nella causa C‑398/15, Manni ECLI:EU:C:2017:1971.

Responsabilizzazione dei titolari e responsabili

Una delle più importanti novità del GDPR consiste nella responsabilizzazione (in inglese “accountability”) di titolari e responsabili.

Essi devono adottare comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento.

Pertanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento.

Tra questi, spicca il c.d. “data protection by default and by design” (art. 25 GDPR), ossia la necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati – tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Tutto ciò deve avvenire a monte, prima di procedere al trattamento dei dati vero e proprio sia al momento di determinare i mezzi del trattamento sia all’atto del trattamento stesso (art. 25, paragrafo 1 GDPR).

A tal fine è necessaria un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari consistenti in una serie di attività specifiche e dimostrabili.

Ciò che va tenuto in debita considerazione è il rischio inerente al trattamento: si tratta del rischio di impatti negativi sulle libertà e i diritti degli interessati.

Tali impatti devono essere analizzati attraverso un apposito processo di valutazione tenendo conto dei rischi noti o evidenziabili e delle misure tecniche e organizzative (anche di sicurezza) che il titolare ritiene di dover adottare per mitigare tali rischi.

A seguito di tale valutazione il titolare potrà decidere in autonomia se iniziare il trattamento (avendo adottato le misure idonee a mitigare sufficientemente il rischio) ovvero consultare il Garante della privacy per ottenere indicazioni su come gestire il rischio residuale. Scarica sotto il documento completo....

Pmi e privacyPmi e privacy


Ulteriori Informazioni:

Guida applicativa 2018 Privacy

Informatica e libertà: sono preoccupato?

Concedere agli operatori un periodo sufficiente a prepararsi Regolamento UE 2016/679

Nuove FAQ Responsabile Protezione Dati

 
21
Mar

Punto Impresa Digitale Contributi a favore delle imprese

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Punto Impresa Digitale Contributi a favore delle imprese

BANDO VOUCHER DIGITALI I4.0 MISURA A Anno 2018

bandoLa Camera di commercio di Cuneo ha approvato il progetto “Punto Impresa Digitale” (PID), al fine di promuovere la diffusione della cultura e della pratica digitale nelle micro, piccole e medie imprese, di tutti i settori economici attraverso: la diffusione della “cultura digitale” tra le MPMI della circoscrizione territoriale camerale; l’innalzamento della consapevolezza delle imprese sulle soluzioni possibili offerte dal digitale e sui loro benefici; il sostegno economico alle iniziative di digitalizzazione in ottica Impresa 4.01 implementate dalle aziende del territorio in parallelo con i servizi offerti dai costituendi PID. Con il presente Bando, si intendono finanziare, tramite l’utilizzo di contributi a fondo perduto (voucher), Progetti indirizzati all’introduzione delle tecnologie di cui al comma 3 del presente articolo per le spese di consulenza e di formazione, i cui obiettivi e modalità realizzative siano condivisi da più imprese, presentati secondo quanto specificato nella parte generale del presente Bando e nella “Scheda Misura A” allegata. Le risorse complessivamente stanziate a disposizione dei soggetti beneficiari ammontano a euro 100.000,00 interamente a carico della Camera di commercio. I voucher avranno un importo massimo di euro 5.000,00, oltre la premialità di cui al successivo art. 13 del presente Bando, relativo al rating di legalità. Possono beneficiare delle agevolazioni di cui al presente Bando le microimprese, le piccole imprese e le medie imprese come definite dall’Allegato I al Regolamento n. 651/2014/UE della Commissione europea, aventi sede legale e/o unità locali – almeno al momento della liquidazione del contributo – in provincia di Cuneo e in regola con l’iscrizione al Registro Imprese e con il pagamento del diritto annuale. Le domande dovranno essere inviate esclusivamente mediante l’utilizzo della procedura telematica (completamente gratuita), con firma digitale, attraverso lo sportello on line “Contributi alle imprese”, all’interno del sistema Webtelemaco di Infocamere – Servizi e-gov, dal 01/04/2018 al 15/06/2018. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione ai voucher. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione al voucher. La trasmissione telematica delle domande può avvenire direttamente da parte del titolare/legale rappresentante dell’impresa o a cura di un soggetto delegato.

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