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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Albanese Pellegrino

13
Ott

Contaminazione fungina in ambienti indoor

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

rischi per la salute occupazionale

Contaminazione fungina in ambienti indoor

rischi per la salute occupazionaleAmbienti indoor; Funghi; Impianti di trattamento aria. Pubblicazione INAIL 2017

Le problematiche connesse con l’esposizione ad agenti fungini in ambienti indoor sono oggetto di studio da tempo, tuttavia solo recentemente è emersa l’esigenza di approfondire le conoscenze relative alle fonti di inquinamento ambientale e alle patologie ad essi correlate. Il documento fornisce una panoramica circa le principali sorgenti interne di accumulo e rilascio di tali agenti di rischio, gli effetti sulla salute, le misure di prevenzione e controllo più idonee alla luce della normativa nazionale di riferimento in tema di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e dell’Accordo Conferenza Stato-Regioni del 7 febbraio 2013.

I funghi sono organismi eucarioti unicellulari (lieviti) o più spesso organizzati in aggregati pluricellulari filamentosi (muffe), largamente diffusi in natura, le cui spore possono raggiungere facilmente gli ambienti indoor attraverso i sistemi di ventilazione naturale (finestre) o meccanica (impianti di trattamento aria), ma possono essere trasportate anche dagli animali e dall’uomo. Condizione necessaria per la loro proliferazione è la presenza di umidità: la maggior parte delle specie fungine prolifera rapidamente su superfici bagnate o semplicemente umide. I funghi necessitano per la loro crescita anche di nutrienti che trovano in residui vegetali o animali, materiali da costruzione ed elementi d’arredo, sebbene questi non siano un fattore limitante poiché possono contaminare anche materiali inerti ricavando le sostanze nutritive dalla polvere e da sostanze disciolte in acqua. Anche la temperatura interna non rappresenta un fattore critico ma può influenzare il tasso di crescita e la produzione di allergeni e metaboliti. Ventilazione inadeguata e scarsa illuminazione dei locali rappresentano, invece, fattori favorenti la proliferazione di tali agenti di rischio. Dal punto di vista qualitativo, la presenza di particolari specie sulle superfici ambientali (soffitti, pavimenti, pareti) dipende, oltre che dalla tipologia di materiale, soprattutto dal loro contenuto di acqua libera (water activity, aw), disponibile per le reazioni chimiche ed enzimatiche nonché per la moltiplicazione microbica.

rischi per la salute occupazionaleContaminazione fungina in ambienti indoor

 
1
Ott

COORDINATORE DELLA SICUREZZA IN FASE DI PROGETTAZIONE

 

Linee guida a cura del CNI

COORDINATORE DELLA SICUREZZA IN FASE DI PROGETTAZIONE

coordinatoreNel corso degli anni molto spesso sono state analizzate le criticità del ruolo del coordinatore in fase di esecuzione dell’opera (CSE), come peraltro fatto nel lavoro interfederazione delle Federazioni Regionali Ordini degli Ingegneri della regione Emilia Romagna e Toscana relativamente alle linee guida del CSE, successivamente rielaborate dal CNI e integrate attraverso la condivisione di essi con gli Ordini Provinciali di tutto il Paese. Tuttavia sul ruolo del coordinatore per la progettazione non si è forse dibattuto a sufficienza, sottovalutando spesso il fondamentale momento del “progettare” la sicurezza, e dell’importanza che questo riveste nel raggiungimento dell’obbiettivo di garantire la salute e sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei o mobili, come previsto dalla Direttiva Europea da cui discende il vigente D. LGS. 81/08 e s.m.i. Approvate dal Consiglio del CNI nella seduta del 06/09/2017.

L’affidamento dell’incarico, che nella pratica (specialmente nei cantieri privati) è molto spesso tardivo e non contestuale a quello di progettazione dell’opera, porta ad uno svilimento del ruolo professionale del CSP ed a una “mera” redazione del Piano di Sicurezza e Coordinamento (di seguito PSC) e del Fascicolo dell’Opera senza che il CSP possa intervenire in modo efficace all’atto delle scelte progettuali. L’attività del CSP, è dunque trattata nel presente documento cercando di evidenziare il fatto che durante lo svolgimento dei suoi compiti, debba necessariamente essere in sinergia sia con il progettista che con il committente/Responsabile dei Lavori e deve interagire con essi in modo che la realizzazione dell’opera e la sua successiva manutenzione avvengano nel pieno rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Nel seguito sono riportati, a titolo di promemoria, gli obblighi di legge che riguardano la figura del CSP e poi a seguire le azioni consigliate legate all’attività di coordinamento in fase di progettazione dell’opera, esse sono state riportate in un ordine tale da evidenziare come il PSC ed il FO siano in risultato conclusivo dell’attività di progettazione del CSP.

Obblighi normativi a carico del coordinatore per la progettazione (art. 90 del D81): Durante la progettazione dell’opera e comunque prima della richiesta di presentazione delle offerte, il CSP deve: a) Redigere il Piano di Sicurezza e Coordinamento (P.S.C.) di cui all’art. 100, comma1 i cui i contenuti minimi sono specificati nell’allegato XV; b) Predisporre il Fascicolo adattato alle caratteristiche dell’opera (F.O.) i cui contenuti sono stabiliti nell’Allegato XVI contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, tenendo conto delle specifiche norme di buona tecnica e dell’allegato II al documento UE 26 maggio 1993. Il fascicolo non è predisposto nel caso di lavori di manutenzione ordinaria di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a) del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380

c) Eseguire una valutazione del rischio relativa alla presenza di ordigni bellici inesplosi rinvenibili durante le attività di scavo (vedi anche rif. Interpello n. 14 del 2015 Commissione Consultiva); d) Coordinare l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 90, comma 1 del D.Lgs 81/08, ovvero ““Il committente o il responsabile dei lavori, nelle fasi di progettazione dell’opera, si attiene ai principi e alle misure generali di tutela di cui all’articolo 15, in particolare: a) al momento delle scelte architettoniche, tecniche ed organizzative, onde pianificare i vari lavori o fasi di lavoro che si svolgeranno simultaneamente o successivamente; b) all'atto della previsione della durata di realizzazione di questi vari lavori o fasi di lavoro.

E-learning_4.pngCOORDINATORE DELLA SICUREZZA IN FASE DI PROGETTAZIONE

 
28
Set

Lavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vita

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Il fact sheet riporta informazioni generali per la promozione della salute per la lavoratrice in menopausa.

Lavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vita

E-learningIn particolare riporta suggerimenti riguardo la corretta alimentazione, l’attività fisica e il fumo di tabacco in questo particolare periodo della vita.

In Italia le donne, dato l’innalzamento dell’età pensionabile, potrebbero trascorrere circa 15-20 anni della vita lavorativa in menopausa. Durante tale periodo, i dati statistici indicano che le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte, superando di gran lunga tutte le forme di neoplasie, compreso il cancro della mammella. Alcuni fattori di rischio eliminabili, in quanto correlati a scorretti stili vita, sono il fumo di tabacco, l’eccessivo consumo di alcool, una dieta non equilibrata e la scarsa attività fisica. La menopausa è un evento fisiologico per la donna caratterizzato da profondi cambiamenti ormonali che si verificano generalmente tra i 45 e i 55 anni. Il processo è progressivo, può determinare una sintomatologia la cui durata può durare da qualche mese a qualche anno e può aumentare il rischio per le malattie cardiovascolari (ipertensione arteriosa, infarto cardiaco, ictus cerebrale), osteoporosi e diabete di tipo 2 soprattutto se vi è un concomitante incremento di peso. La riduzione del rischio di malattie croniche e il miglioramento della sintomatologia associata alla menopausa possono essere ottenuti adottando corretti stili vita . Diversi studi sulle lavoratrici in menopausa hanno mostrato che la sintomatologia associata a questo ‘delicato’ periodo si ripercuote negativamente sul lavoro sia per il numero di assenze dovute alle cure (fino all’abbandono del posto di lavoro) che per la riduzione della capacità lavorativa dovuta a stanchezza, insonnia, perdita di concentrazione e diminuzione della memoria. L’osteopenia e l’osteoporosi determinano l’aumento del rischio di patologie muscolo scheletriche con maggiore possibilità di fratture e lussazioni per infortuni. Per migliorare la qualità della vita negli anni di lavoro in menopausa, accanto ai consigli forniti dal medico di fiducia, è necessario seguire alcuni accorgimenti riguardo l’alimentazione, l’attività fisica e il fumo di tabacco.

Secondo i dati Istat del 2015, in Italia il 38% delle donne sopra i 45 anni è in sovrappeso e il 13% è obeso. Un’alimentazione corretta ed equilibrata, associata a una regolare attività fisica di tipo aerobico, può contribuire efficacemente a mitigare i disturbi della menopausa e a prevenire e curare le patologie ad essa associate. Nella donna in menopausa, non affetta da patologie, la dieta dovrebbe seguire i consigli della dieta mediterranea ed essere ricca di frutta e verdura che apportano fibre, vitamine e antiossidanti con abbondante consumo quotidiano di acqua e integrazione di calcio, omega 3 e acido folico. Inoltre, è bene favorire il consumo di carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) rispetto alle carni rosse per il minor contenuto di grassi.

Lavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vitaLavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vita

 
25
Set

HACCP piano di autocontrollo

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L’importanza del piano di autocontrollo HACCP

HACCP piano di autocontrollo

HACCP piano di autocontrolloL’importanza del piano di autocontrollo HACCP Ogni impresa e attività del settore alimentare deve quindi dotarsi di un manuale, o piano di autocontrollo, HACCP, contenente tutte le informazioni sui rischi dell’azienda e le misure per prevenirli ed eliminarli. E questo permetterà agli operatori di effettuare un autocontrollo razionale sul proprio lavoro e di produrre, conservare e vendere cibi e bevande che siano sicuri. E’ necessario, che la corretta predisposizione e applicazione di procedure, se pure semplificate, consenta nell’ambito del processo produttivo, il controllo e la gestione dei pericoli. L’applicazione dei principi del sistema dell’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo (HACCP) alla produzione primaria non è ancora praticabile su base generalizzata, ma si incoraggia l’uso di prassi corrette in materia d’igiene in questo settore. Per facilitare l'adozione di piani di autocontrollo adeguati vengono resi disponibili Manuali di Corretta Prassi Igienica (Good Hygiene Practice o GHP) , che costituiscono documenti orientativi voluti dalla normativa comunitaria ed utilizzabili come guida all'applicazione dei sistemi di autocontrollo.

L'HACCP si basa sul monitoraggio dei "punti della lavorazione" degli alimenti in cui si prospetta un pericolo di contaminazione, sia di natura biologica che chimica o fisica. È sistematico ed ha basi scientifiche; la sua finalità è quella di individuare ed analizzare pericoli e mettere a punto sistemi adatti per il loro controllo (inteso nell'accezione di "regolazione").

Prima dell'adozione del sistema HACCP le verifiche venivano effettuate a valle del processo produttivo, con analisi della salubrità del prodotto finito, pronto per la vendita al consumatore, e spesso il prodotto era consumato prima dell'individuazione dell'irregolarità. Inoltre, per le analisi, veniva effettuato il campionamento (analisi di un lotto tramite prelievo di un campione) ed il risultato del campione analizzato non era sempre un risultato significativo (l'eventuale contaminazione non si distribuisce omogeneamente nel lotto). Dopo l'emanazione del D.Lgs. 155/1997, poi abrogato dal d.lgs. 193/2007 in attuazione del regolamento CE 852/2004, è stato introdotto in Italia il sistema HACCP che, promuovendo il concetto di prevenzione, analizza i possibili pericoli verificabili in ogni fase del processo produttivo e nelle fasi successive come lo stoccaggio, il trasporto, la conservazione e la vendita o somministrazione al consumatore. In altri termini, questo controllo si prefigge di monitorare tutta la filiera del processo di produzione e distribuzione degli alimenti; lo scopo è quello di individuare le fasi del processo che possono rappresentare un punto critico (per esempio: la distribuzione di prodotti surgelati, dove la temperatura di conservazione non deve salire oltrei -18 °C, rimanendo costante dalla produzione alla consumazione). Il sistema pone un importante accento sulla qualità alimentare, in particolare riguardo a salubrità e sicurezza; concetto che va oltre la semplice soddisfazione del cliente, ma punta piuttosto alla tutela della salute pubblica.

Le norme di buona fabbricazione (NBF), o buone prassi di fabbricazione, o ancora norme di buona preparazione (NBP), sono un insieme di regole, procedure e linee guida in base alle quali vengono prodotti i farmaci (in Europa si usa il termine medicinali), i cibi e le sostanze farmacologicamente attive (in inglese Active PharmaceuticalIngredients, API). Il meccanismo di campionamento dei prodotti può fornire solo garanzie di tipo statistico sul fatto che i campioni stessi (ed eventualmente le aree adiacenti al luogo dove vengono prelevati i campioni) siano idonei all'uso; di conseguenza, poiché i controlli finali si basano tutti su tecniche di campionamento, le NBF seguono un approccio olistico secondo il quale vengono regolamentati nel loro complesso gli ambienti di produzione e di controllo in laboratorio. Una componente estremamente importante delle NBF è la necessità di documentare ogni aspetto del processo, ogni attività ed ogni operazione. Se la documentazione non è corretta ed in ordine, se non evidenzia il modo in cui il prodotto è stato fabbricato e verificato, permettendo la rintracciabilità e il ritiro dal mercato in caso di problemi futuri, allora il prodotto viene considerato contaminato (negli Stati Uniti il termine corrispondente è adulterato).

HACCP piano di autocontrolloL’importanza del piano di autocontrollo HACCP

 
18
Set

Scegliere una piattaforma e-learning

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Questa pubblicazione sulle tecnologie e-learning si rivolge ai responsabili dell’azienda

Scegliere una piattaforma elearning

sicurezza ambiente qualità E-learning HSEQuesta pubblicazione sulle tecnologie, si rivolge ai responsabili dell’azienda coinvolti nel processo di scelta delle soluzioni per le infrastrutture tecnologiche e per le piattaforme software da dedicare alla formazione in modalità e-learning.

Chiunque sia stato associato a un corso eLearning negli ultimi dieci anni, avrà sicuramente notato il ritmo del cambiamento che l'industria ha subito - in particolare negli ultimi 5 anni. Dai passi avanti in metodologie di progettazione didattica; a un'integrazione più ricca dei contenuti nei moduli eLearning, come i video-on-demand, l'industria si è evoluta ad un ritmo enorme. Se c'è una tendenza che è emersa chiara e distinta nel mondo dell'eLearning, è il modo in cui i partecipanti sono impegnati nella formazione di oggi. La definizione di cosa significa "formazione" è cambiata. Nell'ultimo decennio, la ricerca avanzata nella psicologia umana e nella tecnologia ha generato una serie di nuove innovazioni su come le persone imparano.

I responsabili tecnici delle strutture che abbiano deciso di adottare una soluzione e-learning ovvero di estendere i servizi o rinnovare le tecnologie di soluzioni già in esercizio - e pertanto si accingano a redigere bandi per gare di forniture - saranno impegnati nelle fasi di selezione e valutazione tecnica ed economica di soluzioni e-learning. Essi dovranno tenere conto di fattori quali l’integrabilità, la riutilizzabilità e la manutenibilità dei sistemi e dei contenuti formativi, garantendo l’interoperabilità sistemistica verso architetture informative e web eventualmente pre-esistenti o di futura adozione.

Negli altri documenti pubblicati si è accennato a criteri complementari, spesso propedeutici alle scelte tecnologiche, quali l’analisi delle opportunità strategiche offerte dalla decisione di intraprendere un progetto e-learning, l’ottimizzazione della fase di progettazione didattica ed organizzativa e la scelta delle modalità implementative (come ad esempio soluzioni sincrone, asincrone, centrate sui contenuti o sul processo, completamente online o miste). Si sono esaminati i quattro aspetti che compongono il formato didattico (didattica, organizzazione, tecnologia e comunicazione) e si è fatto cenno alle decisioni che le aziende, nel progettare e realizzare un progetto formativo in modalità e-learning, devono prendere a livello tecnologico.

Un’attenzione particolare è dedicata ai sistemi software open source e ai nuovi media, che prendono in considerazione l’evoluzione che il settore ha subito negli ultimi anni in ambito in tecnologico e gli elementi necessari per effettuare una valutazione tecnica delle soluzioni e-learning adottate.

Rimane invariata la nostra puntualizzazione sui sistemi software e-learning che vanno adattati alla gestione professionale e alle normative di riferimento. Ricordiamo sempre, che i progetti open source e-learning sono sempre stati strutturati dalle o per le università in cui la metodologia didattica è completamente diversa dalla formazione professionale che è basata su tempo di fruizione minima, norme Ad hoc per le diverse tipologie di formazione professionale ( CFP – ECM – HACCP – Safety - HSE … ) con metodologia di insegnamento e apprendimento, articolazione, obiettivi e contenuti del percorso formativo, valutazione degli apprendimenti, riconoscimento formazione pregressa, verifiche in itinere e finale,  garantire la disponibilità dei profili di competenze per la gestione didattica e tecnica della formazione, etc.. Comunque ogni corso o modulo dovrà essere realizzato in conformità allo standard internazionale SCORM (Shareable Content Object Reference Model) (“Modello di riferimento per gli oggetti di contenuto condivisibile”) o eventuale sistema equivalente, al fine di garantire il tracciamento della fruizione degli oggetti didattici (Learning Objects) nella piattaforma LMS utilizzata.

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15
Set

modelli partecipativi aziendali

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modelli partecipativi aziendali e territoriali per la salute e la sicurezza sul lavoro. Il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e le interazioni con gli attori della prevenzione

modelli partecipativi aziendali

L’indagine, rivolta a tutte le figure della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza, RLS aziendaliLo studio riportato nella pubblicazione parte dall’esperienza di INSuLa e ne amplia le basi di indagine e rilevazione, raggiungendo un’ampia platea di RLS e favorendo un processo di ricerca partecipativo attraverso il coinvolgimento, nel comitato di pilotaggio, dei sindacati più rappresentativi.

L’indagine, rivolta a tutte le figure della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza, RLS aziendali, territoriali e di sito produttivo, ha riguardato tutto il territorio nazionale e i settori a dimensioni aziendali. Il progetto, finanziato dall’Inail, è stato condotto dal Politecnico di Milano, quale capofila, insieme alla Fondazione Di Vittorio e all’Università di Perugia, con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil e il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambiente dell’Inail. INAIL 2017.

Le indagini conoscitive, condotte in ambito europeo e nazionale sulla percezione della salute e sicurezza sul lavoro (SSL) da parte delle figure coinvolte nel sistema di prevenzione, hanno acquisito nel tempo una rilevanza sempre maggiore. In Italia la prima indagine campionaria rivolta a tutte le figure della prevenzione, con la finalità di fornire dati utili per lo sviluppo di strumenti di prevenzione finalizzati al miglioramento della vita lavorativa, è stata condotta nel 2014 dall’Inail nell’ambito del progetto Insula. Particolare attenzione è stata posta ai lavoratori ed ai loro rappresentanti per ottenere un quadro ampio sulla percezione del ruolo di questi ultimi nel contesto dell’approccio integrato e partecipato con le altre figure della prevenzione aziendale previsto dal d.lgs. 81/2008 e s.m.i. In tale analisi il ruolo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) si amplifica rivestendo la fondamentale funzione di contribuire attivamente alla tutela del diritto alla SSL e la sua valorizzazione rappresenta sempre più un’occasione di crescita e sviluppo della cultura della sicurezza all'interno delle aziende. Al fine di implementare l’indagine conoscitiva indirizzata ai RLS, l’Inail ha finanziato, all’interno del bando ricerche in collaborazione (BRIC) 2015, il progetto dal titolo: Indagine sui modelli partecipativi aziendali e territoriali per la salute e la sicurezza sul lavoro: il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e le interazioni con gli attori della prevenzione (Impact - RLS). La ricerca è stata affidata al Politecnico di Milano (Coordinatore scientifico), insieme con Fondazione Di Vittorio, Università degli Studi di Perugia e il coinvolgimento diretto di Cgil, Cisl, Uil nazionali. Lo studio si è posto l’obiettivo di ampliare l’indagine nazionale ad un campione rappresentativo di tutta la popolazione di RLS, approfondendo gli aspetti relativi alle relazioni, alle sinergie ed alle criticità esistenti tra il sistema di rappresentanza e il sistema di gestione della SSL. L’indagine è stata condotta su tutto il territorio nazionale, considerando tutti i settori e le dimensioni aziendali e ponendo particolare attenzione a tutte le tipologie della rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza: RLS aziendali, territoriali o di comparto e di sito produttivo. Il presente volume, che raccoglie i principali risultati raggiunti dal progetto, illustra le fasi del processo svolto e offre un quadro completo, sul ruolo del RLS nelle sue diverse forme e specificità, nell’ambito dei sistemi di valutazione, prevenzione e gestione dei rischi per la SSL. In appendice sono inoltre riportati nel dettaglio gli strumenti metodologici e i questionari utilizzati per le rilevazioni. Alla luce dell’analisi complessiva dei risultati ottenuti, la ricerca fornisce alcune proposte utili per dare un ulteriore impulso alla maturazione e diffusione di modelli partecipativi per la SSL nel nostro Paese e superare le principali criticità emerse, oltre a spunti per la generalizzazione della metodologia utilizzata, anche ai fini della replicabilità dell’indagine nel tempo.

modelli partecipativi aziendalimodelli partecipativi aziendali

 
15
Set

Impianti di climatizzazione: salute e sicurezza nelle attività di ispezione e bonifica

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Edizioni Inail – settembre 2017

Impianti di climatizzazione: salute e sicurezza nelle attività di ispezione e bonifica

E-learninImpianti di climatizzazione: salute e sicurezza nelle attività di ispezione e bonificaLa pubblicazione fornisce informazioni utili a prevenire infortuni e malattie professionali correlabili alle attività di ispezione e sanificazione degli impianti di climatizzazione. Promuove inoltre comportamenti sicuri e il corretto utilizzo di attrezzature e dispositivi di protezione.

Pubblicazione realizzata da Inail Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) Consulenza tecnica per l’edilizia (Cte) Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) AIISA Associazione italiana igienisti sistemi aeraulici

Gli impianti aeraulici sono utilizzati per controllare le condizioni termo-igrometriche degli ambienti di vita e di lavoro, per assicurare un adeguato ricambio d’aria e per abbattere le concentrazioni di polveri e altre particelle aerotrasportate; tuttavia, se non sono adeguatamente gestiti, possono diffondere nell’ambiente inquinanti di varia natura: microrganismi patogeni, allergeni, polveri, fibre e agenti chimici. Pertanto, l’impianto può divenire una fonte di rischio per gli occupanti e per i tecnici impegnati in eventuali operazioni di manutenzione e pulizia. Per mantenere gli impianti in buono stato di conservazione e puliti è necessario controllarli regolarmente per accertarne lo stato igienico, manutenerli ed eventualmente sanificarli. Durante qualsiasi tipo di intervento, in considerazione dei rischi specifici effettivamente o potenzialmente presenti, è necessario adottare tutte le misure preventive e protettive utili a garantire la salute e la sicurezza degli operatori. L’opuscolo, organizzato in schede, permette di identificare tutti i rischi connessi alle singole fasi di lavoro effettuate durante: • l’ispezione visiva • l’ispezione tecnica • la bonifica e per ogni rischio associato alle diverse fasi, fornisce indicazioni circa i comportamenti, le attrezzature e i dispositivi di protezione da adottare. Inoltre, sono fornite delle schede di sintesi relative ai DPI da utilizzare per ognuna delle fasi di lavoro e una scheda per le emergenze sulla quale annotare nomi e numeri utili da contattare in caso di emergenza.

E-learninImpianti di climatizzazione: salute e sicurezza nelle attività di ispezione e bonificaImpianti di climatizzazione: salute e sicurezza nelle attività di ispezione e bonifica

 
31
Ago

Guida europea per la prevenzione dei rischi a bordo dei piccoli pescherecci

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Commissione Europea

Guida europea per la prevenzione dei rischi a bordo dei piccoli pescherecci

pescaLa guida è stata studiata per prevenire i rischi per i piccoli pescherecci e per i lavoratori a bordo affinché sia l’imbarcazione che l’equipaggio possano rientrare in porto in sicurezza dopo un’uscita. Visto che queste imbarcazioni rappresentano circa l’80% dell’intera flotta di pesca dell’UE e che gli incidenti mortali, gli infortuni e la perdita di imbarcazioni si attestano a livelli inaccettabili, questa guida è fondamentale per prevenire i rischi e in genere per proteggere le comunità di pesca. I diversi moduli della guida vertono su aree chiave, in particolare l’imbarcazione, l’equipaggio, le operazioni di pesca, gli eventi reali, la valutazione dei rischi e le informazioni supplementari, come i dispositivi galleggianti, la stabilità, il primo soccorso, l’attrezzatura di lavoro e le esercitazioni di emergenza. Il glossario, insieme alle illustrazioni, alle fotografie e ai grafici, enfatizza i punti importanti della guida, rendendola un riferimento molto facile da consultare. Manoscritto completato nel marzo 2016.

La guida è stata commissionata dalla Commissione europea, direzione generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione.

Può essere difficile leggere e interpretare i regolamenti, ma il comandante (o il proprietario o l’operatore della nave) deve conoscere i regolamenti rispetto ai quali può essere ritenuto responsabile. In molti casi il comandante è il proprietario della nave ed è il soggetto responsabile. Se invece il comandante è un dipendente del proprietario della nave, quest’ultimo sarà tenuto ad assicurare che il comandante manovri la nave in modo sicuro. Se il comandante (o il proprietario o l’operatore della nave) non conosce i regolamenti e non li rispetta, potrebbero esserci gravi conseguenze. Circa la metà degli incidenti mortali nell’industria della pesca è dovuta alle navi stesse.

Un incidente, in particolare un decesso, esercita gravi effetti non solo su noi stessi ma anche su molte altre persone. Una lesione può causare inabilità al lavoro e la morte, ovviamente, ha un effetto devastante su familiari e amici. Si possono incontrare difficoltà nel caso in cui le compagnie assicurative non garantiscano un pagamento fino al recupero del corpo. Vi sono inoltre problemi di natura finanziaria nel caso in cui sia il capofamiglia a perdere la vita. Anche i colleghi subiscono spesso gli effetti dell’incidente e possono riscontrare difficoltà nel portare avanti una vita normale.

Guida europea per la prevenzione dei rischi a bordo dei piccoli pescherecci Guida europea per la prevenzione dei rischi a bordo dei piccoli pescherecci

 
29
Ago

Realizzazione dei contenuti E-learning

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Formazione Professionale come realizzarla

Realizzazione dei contenuti E-learning

salute e della sicurezza dei lavoratoriLa realizzazione di un prodotto E-learning di qualità passa necessariamente attraverso un efficace processo di progettazione. Le metodologie, i criteri e gli approcci che di solito già si adottano per la normale progettazione didattica, nella formazione in rete devono essere rivisti alla luce dei condizionamenti (positivi e negativi) introdotti dall’uso di tecnologie telematiche e riferibili a diversi fattori, quali il particolare tipo di interazione fra i diversi attori del processo (prevalentemente in testo scritto, ma discorsi analoghi si possono fare per la videocomunicazione), la diversa posizione del docente all’interno della propria classe, i problemi di gestione dell’accesso degli studenti alle risorse di rete, ecc.

La realizzazione dei contenuti e-learning viene generalmente affidata a fornitori esterni, tuttavia azienda deve impegnare alcune delle proprie risorse professionali per effettuare scelte strategiche; per monitorare le fasi di pre-produzione, produzione e postproduzione; per valutare la qualità dei materiali che vengono prodotti, prima che siano assemblati, e la loro rispondenza alle specifiche e agli obiettivi posti dall’HSE.

Numerose risorse devono quindi essere costantemente presenti e attive nel monitorare le fasi sotto descritte.

Realizzazione del progetto grafico Predisposizione di worksheet, storyboard, script audio e video Produzione dei contenuti in relazione ai media prescelti

Il progetto grafico riguarda tutti i media attraverso i quali vengono veicolati i contenuti e deve contenere alcuni fondamentali elementi di riconoscibilità:

• rispetto all’azienda committente-fruitrice: deve riportare lo stile, i colori e il logo dell’azienda, almeno nelle parti introduttive;

• rispetto al corso: moduli e unità didattiche, qualunque sia il mezzo di trasmissione, devono avere uno stesso stile che permetta di associarli al corso. Ad esempio la scelta dei colori e delle intestazioni; il colore, il font e la dimensione dei caratteri nelle diverse sezioni, ecc. È consigliabile che questo stile venga adottato – ove possibile – anche nelle situazioni di comunicazione virtuale: ad esempio nella prima pagina del forum, nella bacheca e così via;

• rispetto ai contenuti del corso stesso: i contenuti di approfondimento all’interno di un percorso principale, ad esempio, potrebbero avere caratteristiche grafiche proprie rispetto al resto dei contenuti (colore, font del carattere, copertina di introduzione, uso di icone, ecc.), oppure il glossario, le esercitazioni, le lezioni pratiche, le parti da seguire in modalità audio video e così via potrebbero essere contrassegnate da colori, etichette e simboli speciali.

La realizzazione del progetto grafico deve:

• riguardare il layout di tutto il corso, le interfacce principali, gli standard riferiti ai testi, ai grafici, alle figure, alle tabelle, ecc.;

• essere concordata ed approvata dall’azienda;

• tenere conto dei vincoli di accessibilità.

Per worksheet si intende uno schema generale del corso, una progettazione di dettaglio preliminare allo sviluppo dei contenuti, successivamente specificata negli storyboard. In un worksheet vengono descritte l’organizzazione generale dei corso (autori, destinatari, media e attrezzature necessarie, contenuti, tutoring, ecc.) e la sua articolazione (per ogni modulo, sezione, unità didattica, vengono riportati i prerequisiti, gli obiettivi, i contenuti, i media, i tempi e le modalità di studio suggerite, le esercitazioni previste, gli approfondimenti consigliati, ecc.). Quanto più sono esaustive le informazioni riportate sul worksheet, tanto più saranno chiare le modalità di realizzazione/produzione dei materiali. Le informazioni riportate sui worksheet possono essere lette come metadati, cioè dati di livello superiore rispetto ai contenuti formativi che parlano del corso, del modulo e dell’unità didattica.

Lo storyboard, che rappresenta la prima fase di realizzazione dei contenuti, è una collezione di schemi e modelli sui quali registrare in modo dettagliato il percorso formativo. Obiettivo dello storyboard è quello di documentare come i contenuti si sviluppano in relazione alle metodologie di comunicazione e ai media. Generalmente lo storyboard è usato per definire la successione delle schermate in un corso, ma è possibile utilizzarlo anche per descrivere tutti gli altri contenuti. Lo schema di uno storyboard viene definito dal progettista didattico, ma deve contenere almeno i dati identificativi su ciascuno schema, gli obiettivi di apprendimento, i media attraverso i quali tali obiettivi saranno raggiunti, le istruzioni per chi realizza e quelle per chi programma.

Agli storyboard, se i media prescelti lo richiedono, vengono affiancati gli script audio (i testi delle parti audio da inserire all’interno dei materiali didattici, costruiti secondo tecniche specifiche tali da permettere una lettura scorrevole da parte di uno speaker e l’inserimento di una colonna sonora o di altri effetti audio) e gli script video, realizzati anch’essi secondo specifiche tecniche proprie.

La realizzazione dei contenuti e quindi lo sviluppo dei materiali didattici, qualunque siano i media scelti, richiede:

• una fase di pre-produzione (storyboards, scripts per la parte audio e video, flowchart, ecc.);

• una fase di produzione (redazione dei testi, realizzazione della parti video, produzione delle parti grafiche, creazione ed assemblamento dei media, creazione di pagine web, ecc.). In questa fase si realizza il package didattico, usando, ad esempio, un sistema autore che permetta di integrare su un’unica piattaforma testi, grafici, parti audio e video, ecc.;

• una fase di post-produzione: debug e test di tutte le parti del corso e loro corrispondenza con gli storyboard e gli scripts precedentemente realizzati, verifica del funzionamento di tutte le modalità interattive previste (menù, link, analisi delle risposte ai test, modalità di navigazione, passaggio da un medium all’altro, ecc.).

Il monitoraggio delle attività svolte dal fornitore durante la fase di realizzazione permette all’azienda di richiedere, se necessario, interventi tempestivi e aggiustamenti in itinere, anche su materiali non ancora assemblati, con ovvi risparmi di tempo e di costo, rispetto ad una valutazione effettuata sul corso completo. Un metodo “classico” perché l’azienda abbia la certezza dell’efficacia del corso e dei materiali didattici ad esso associati è quello di creare piccoli gruppi pilota di discenti/utenti cui vengono presentati prototipi relativi alle parti di corso realizzate: dalle loro reazioni e dai loro commenti sarà possibile ricavare informazioni preziose per i progettisti ed i realizzatori dei contenuti.

È fondamentale che l’azienda, nei suoi rapporti con il fornitore, evidenzi l’importanza di questi momenti di monitoraggio e controllo e vincoli – se possibile – le fasi di sviluppo dei contenuti a valutazioni più o meno formali da parte di utenti finali.

Realizzazione dei contenuti E-learningRealizzazione dei contenuti E-learning  
21
Ago

ISO 14001

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I criteri per un sistema di gestione ambientale

ISO 14001

La ISO 14001 è un accordo internazionale Standard che definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientaleLa ISO 14001 è un accordo internazionale standard che definisce i requisiti per un sistema di gestione ambientale. Aiuta le organizzazioni a migliorare la loro prestazioni ambientali attraverso l'uso efficiente delle risorse e la riduzione di sprechi, guadagnando un vantaggio competitivo e la fiducia delle parti interessate. Un sistema di gestione ambientale aiuta le aziende a identificare, gestire, monitorare e controllare le loro problematiche ambientali in modo "olistico". Altri standard ISO che riguardano diversi tipi di sistemi di gestione, quali ISO 9001 per la gestione della qualità e ISO 45001 per la salute e la sicurezza sul lavoro, utilizzano tutte una Struttura ad alto livello. Ciò significa che ISO 14001 può essere facilmente integrato in qualsiasi sistema di gestione ISO esistente. ISO 14001 è adatto a organizzazioni di tutti i tipi e dimensioni, siano essi privati, non-profit o governativi. Essa richiede che un'organizzazione ritiene tutte le questioni ambientali pertinenti alle sue operazioni, come l'inquinamento atmosferico, le acque e le acque reflue, la gestione dei rifiuti, la contaminazione del suolo, la mitigazione del cambiamento climatico e l'adattamento e l'uso e l'efficienza delle risorse. Come tutti gli standard ISO per il sistema di gestione, ISO 14001 include la necessità di migliorare continuamente i sistemi e l'approccio di un'organizzazione alle problematiche ambientali. Lo standard è stato recentemente riveduto, con miglioramenti fondamentali come l'aumento della promozione della gestione ambientale nei processi di pianificazione strategica dell'organizzazione, un maggiore contributo alla leadership e un impegno più forte verso iniziative proattive che aumentano le prestazioni ambientali. Ci sono molte ragioni per cui un'organizzazione dovrebbe adottare un approccio strategico per migliorare le proprie prestazioni ambientali. Gli utenti dello standard hanno riferito che ISO 14001 aiuta a: • dimostrare la conformità ai requisiti statutari e normativi vigenti e futuri • Aumentare il coinvolgimento della leadership e l'impegno dei dipendenti • Migliorare la reputazione aziendale e la fiducia delle parti interessate attraverso la comunicazione strategica • Ottenere obiettivi strategici aziendali incorporando le questioni ambientali nella gestione aziendale • Fornire un vantaggio competitivo e finanziario grazie ad una maggiore efficienza e riduzione dei costi • Incoraggiare le migliori prestazioni ambientali dei fornitori integrandoli nei sistemi aziendali dell'organizzazione La certificazione accreditata ISO 14001 non è un requisito e le organizzazioni possono trarre molti vantaggi dall'utilizzo dello standard senza passare attraverso il processo di certificazione accreditato. Tuttavia, la certificazione di terze parti - dove un organismo di certificazione indipendente controlla le tue pratiche nei confronti dei requisiti dello standard - è un modo per segnalare agli acquirenti, ai clienti, ai fornitori e agli altri titolari che è stata implementata correttamente. Inoltre, per alcune organizzazioni, aiuta a mostrare come soddisfano requisiti regolamentari o contrattuali.

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