1 Ing. A Ruggiero - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
Passa al contenuto
Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Ing. A Ruggiero

5
Dic

Spinta e traino di carichi con mezzi di movimentazione su ruote

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Istruzioni per l’analisi del sovraccarico biomeccanico

Spinta e traino di carichi con mezzi di movimentazione su ruote

Spinta e traino di carichi con mezzi di movimentazione su ruoteQuesta analisi è uno strumento per valutare il sovraccarico biomeccanico di un operatore impegnato a spostare dei carichi (spinta e traino) con mezzi di movimentazione su ruote. L’analisi può servire anche come punto di partenza per accertare un infortunio. A tale proposito, al capitolo 3 di questo documento si valuta una situazione a rischio infortunio. Per valutare se un’attività è sostenibile sul piano della salute, l’analisi va svolta come minimo con tre persone di diversa costituzione fisica e sesso. L’analisi del sovraccarico biomeccanico prevede una serie di domande sullo sforzo e l a postura assunta in una determinata attività. A ogni risposta si può assegnare un colore (verde, giallo o rosso) per ottenere un riscontro immediato. Il colore verde significa che la persona non è soggetta a un grave sovraccarico. Il colore giallo indica che il sovraccarico c’è ma è di lieve entità. Nelle categorie a rischio, ossia giovani di età inferiore a 18 anni, persone anziane oltre i 50 anni o perso ne con rendimento ridotto per diversi motivi, questo sovraccarico potrebbe causare alla lunga un danno alla salute. Più situazioni di sovraccarico di piccola entità possono, se sommate, rappresentare un rischio serio per qualsiasi lavoratore. Il colore rosso indica che il sovraccarico per la persona è notevole e che il rischio di un danno alla salute è considerato alto per tutte le categorie di lavoratori. L’analisi non deve essere effettuata dalla persona che svolge l’attività presa in esame, bensì da una terza persona, ad es. l’addetto alla sicurezza in azienda. L’opinione e la valutazione della persona esaminata sono importanti e vanno prese in considerazione, soprattutto per quanto concerne la percezione soggettiva dello sforzo. L’analisi è strutturata in modo sistematico ed è corredata da immagini di facile comprensione e quindi può essere svolta anche da persone con scarse conoscenze in materia. Tuttavia, può essere utile aver applicato in passato un simile metodo di valutazione. Le informazioni di base servono a descrivere il posto di lavoro e garantiscono che l’analisi sia comprensibile in un momento successivo o per i non partecipanti. Il capitolo 1 (fattori esterni) descrive le condizioni generali che possono avere un’influenza sull’esecuzione di un’attività. Il capitolo 2 (sovraccarico biomeccanico in tutto il ciclo lavorativo) documenta la modalità di lavoro tipica o più frequente che può avere una certa rilevanza se associata ai potenziali pericoli per la salute. Il capitolo 3 (sovraccarico biomeccanico nella situazione più gravosa) si limita a descrivere questa determinata situazione. In questo caso si prende nota dei momenti di maggior sovraccarico (picchi di forza) che spesso rappresentano un pericolo per la salute. Rispondere e valutare ogni domanda in modo indipendente Ogni domanda deve essere valutata singolarmente e solo in riferimento alla postura o allo sforzo della persona, indipendentemente dagli altri fattori. Ad esempio: l’altezza della zona di presa deve essere considerata e valutata senza tener conto della postura del tronco. La relativa constatazione viene registrata nel grafico e attribuita a un determinato colore con una crocetta.

Spinta e traino di carichi con mezzi di movimentazione su ruoteScarica documento SUVA

 
4
Dic

Prevenzione delle malattie professionali in ambito sanitario

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Factsheet novembre 2017 SUVA

Prevenzione delle malattie professionali in ambito sanitario

Prevenzione delle malattie professionali in ambito sanitarioIl personale di ospedali, studi medici, laboratori e istituti è esposto a diversi rischi durante lo svolgimento delle attività quotidiane, legati a sostanze chimiche, agenti patogeni di malattie infettive, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti nonché sollecitazioni a carico dell’apparato locomotore. La presente scheda tematica illustra i rischi più importanti in ambito sanitario e rimanda ai principali testi di riferimento. In molti settori della sanità i lavoratori sono esposti ai rischi legati all'utilizzo delle sostanze di lavoro. Soprattutto in sede di preparazione, i medicamenti possono entrare in contatto con la pelle o penetrare nelle vie respiratorie e provocare reazioni locali o sistemiche, nonché allergie. Particolare attenzione è richiesta dai farmaci con effetti cancerogeni , mutageni o tossici per la riproduzione come i citostatici e determinati virustatici. Nell'ambito dell'aerosolterapia, ad esempio con antibiotici, ribavirina o iloprost, i medicamenti possono essere inalati diretta- mente dai lavoratori. Durante le anestesi e inalatorie si possono verificare esposizioni a diversi gas anestetici. Vanno menzionate anche le operazioni di disinfezione ad esempio con aldeidi o alcol, la sterilizzazione a bassa temperatura con ossido di etilene o formaldeide, i lavori con formaldeide e solventi organici negli istituti di anatomia patologica e nei laboratori di istologia, i lavori nei laboratori clinici nonché nell’ambito della biologia molecolare ad esempio con bromuro di etidio . L'uso di guanti di protezione può provocare allergie in seguito al contatto con diversi componenti dal potere sensibilizzante. Negli interventi di ortopedia si utilizzano sistemi acrilici, nella tecnica ortopedica sistemi poliuretanici, poliesteri, epossidici e acrilici. Per il rinforzo di fissaggi vengono utilizzati sistemi poliuretanici e poliesteri. Sistemi acrilici ed epossidici trovano applicazione anche in odontotecnica. Non vanno dimenticati gli effetti che non risultano specifici per l'ambito sanitario, come le esposizioni nei servizi tecnici. Le malattie professionali causate dalle sostanze di lavoro in ambito sanitario possono manifestarsi in vario modo. Le malattie cutanee, più spesso di origine tossico - irritativa che non allergica, sono ad esempio causate da disinfettanti, detergenti, additivi della gomma, medica- menti, nonché sostanze ausiliarie utilizzate nei laboratori e in ambito dentario. L'orticaria da contatto, una particolare forma di allergia cutanea, è causata soprattutto dalle protei ne con- tenute nel lattice e si manifesta con reazioni di ipersensibilità di tipo immediato. Tuttavia, un'orticaria da contatto può anche verificarsi in seguito a esposizioni alla clorexidina, alla formaldeide, agli antibiotici e ad altre sostanze di lavoro. Questo quadro clinico può sfociare anche in eventi che coinvolgono le vie respiratorie sotto forma di asma bronchiale o in uno shock circolatorio (shock anafilattico). Le allergie di tipo immediato delle vie respiratorie sono state descritte nel quadro d i una rinite allergica (ipersensibilità delle mucose nasali) o di un'asma bronchiale (ipersensibilità delle vie respiratorie inferiori) in seguito a esposizioni a proteine del lattice, disinfettanti come aldeidi o composti di ammonio quaternario, ossido di etilene, enflurano, antibiotici, psillio, isoniazide, isocianati, resine epossidiche e sistemi poliesteri. I disinfettanti, l'ossido di etilene, le pentamidine in aerosol o gli acrilati possono anche causare irritazioni delle vie respiratorie .

Prevenzione delle malattie professionali in ambito sanitariomalattie professionali in ambito sanitario

 
17
Nov

Geometri accesso agevolato al credito bancario

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Finanziamenti fino a un massimo di 30.000 euro per l’avvio dello studio professionale

Geometri accesso agevolato al credito bancario

Prestito Cipag attività professionaleLa campagna di informazione sulle misure di natura finanziaria messe in campo dalla Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri liberi professionisti (CIPAG) a sostegno dei propri iscritti. In questi giorni, i professionisti riceveranno informazioni relative all’accesso agevolato al credito bancario per l’attività lavorativa. L’iniziativa è destinata a consentire ai geometri di disporre di ulteriori risorse finanziarie ed essere quindi maggiormente in grado di poter sviluppare la propria professione, dotandosi anche di innovativi strumenti di lavoro in grado di rispondere alle rinnovate esigenze del mercato. Grazie ad una convenzione stipulata nel 2013 con la Banca Popolare di Sondrio, rinnovata nel 2016, CIPAG prevede un percorso agevolato per la concessione di finanziamenti fino a un massimo di 30mila euro per l’avvio dello studio professionale e per l’anticipazione dei costi da sostenere a fronte della committenza di uno o più incarichi professionali e la possibilità di accedere a prestiti personali per qualsiasi finalità fino a un massimo di 15mila euro. “CIPAG, vista l'attuale situazione economica e forte del numero degli iscritti, oltre che del proprio know-how economico-finanziario, è intervenuta presso il sistema bancario ottenendo condizioni particolarmente favorevoli rispetto a quelle di mercato, stipulando questo genere di convenzioni” ha dichiarato Diego Buono, presidente della Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza dei Geometri liberi professionisti (CIPAG). “Il nostro obiettivo è quello di continuare ad agevolare i professionisti nello svolgimento del proprio lavoro quotidiano, permettendo loro di accedere a finanziamenti utili a strutturare e dare slancio alle proprie attività”. Le iniziative finanziarie della Cassa a favore dei propri iscritti si estendono inoltre anche alla sfera personale. Sempre con la Banca Popolare di Sondrio è destinato uno specifico capitolo ai mutui, con un accesso al finanziamento agevolato e che riguarda l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione di immobili, destinati a uso abitativo o come studio professionale.

Prestito Cipag attività professionalePrestito Cipag attività professionale

 
8
Nov

12 mesi per l’adeguamento al regolamento DPI

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

LEGGE 25 ottobre 2017, n. 163

12 mesi per l'adeguamento al regolamento DPI

DPILegge di delegazione europea 2016-2017. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 6 novembre 2017 n.259 la Legge 25 ottobre 2017, n. 163 Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea. L’articolo 6 della Legge introduce la delega per l’attuazione in Italia del Regolamento (UE) 2016/425 sui Dispositivi di protezione individuale. Il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi per l’attuazione del regolamento sui Dpi entro dodici mesi dall’entrata in vigore della stessa legge, che avverrà il 21 novembre 2017. Il testo abrogherà la direttiva 89/686/CEE. Con la sua approvazione verrà aggiornato il Decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, verranno instaurati nuovi criteri e procedure per la verifica della conformità e dei requisiti dei Dpi: organismi notificati soggetti all’autorità di notifica (Ministero dello Sviluppo Economico). I principi e criteri direttivi della Legge di Delegazione europea Il comma 3 dell'art. 6 indica i criteri che il Governo dovrà seguire per l'emanazione dei suddetti decreti, li riportiamo testualmente: a) aggiornamento delle disposizioni del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, per l'adeguamento alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/425 e alle altre innovazioni intervenute nella normativa nazionale, con abrogazione espressa delle disposizioni incompatibili con il medesimo regolamento (UE) 2016/425 e coordinamento delle residue disposizioni; b) salvaguardia della possibilità di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/425 e agli atti delegati e di esecuzione del medesimo regolamento europeo con successivo regolamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, nelle materie non riservate alla legge e già eventualmente disciplinate mediante analoghi regolamenti; c) individuazione del Ministero dello sviluppo economico quale autorità notificante ai sensi dell'articolo 21 del regolamento (UE) 2016/425; d) fissazione dei criteri e delle procedure necessari per la valutazione, la notifica e il controllo degli organismi da autorizzare per svolgere compiti di parte terza nel processo di valutazione e verifica della conformità dei dispositivi di protezione individuale ai requisiti essenziali di salute e sicurezza di cui agli articoli 5 e 19 del regolamento (UE) 2016/425, anche al fine di prevedere che tali compiti di valutazione e di controllo degli organismi siano affidati mediante apposite convenzioni non onerose all'organismo unico nazionale di accreditamento ai sensi dell'articolo 4 della legge 23 luglio 2009, n. 99; e) previsione di disposizioni in tema di proventi e tariffe per le attività connesse all'attuazione del regolamento (UE) 2016/425, conformemente al comma 4 dell'articolo 30 della legge 24 dicembre 2012, n. 234; f) previsione di sanzioni penali o amministrative pecuniarie efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità delle violazioni degli obblighi derivanti dal regolamento (UE) 2016/425, conformemente alle previsioni dell'articolo 32, comma 1, lettera d), e dell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, e individuazione delle procedure per la vigilanza sul mercato dei dispositivi di protezione individuale ai sensi del capo VI del regolamento (UE) n. 2016/425; g) abrogazione espressa delle disposizioni di legge o di regolamento incompatibili con i decreti legislativi di cui al comma 1.

LEGGE 25 ottobre 2017, n. 163LEGGE 25 ottobre 2017, n. 163

 
30
Ott

Rapporto SICUREZZA IN EDILIZIA

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Rapporto 2017 attività CNCPT

Rapporto SICUREZZA IN EDILIZIA

RAPPORTO CNCPT 2017 SULLA SICUREZZA IN EDILIZIAAnche quest’anno si è ripetuta la scelta, già effettuata con il rapporto di attività precedente, di fornire dati aggiornati al giugno del 2017 sulla struttura degli enti territoriali, preferendo attualizzare le informazioni a scapito della confrontabilità di alcune statistiche con gli anni scorsi. Il trend di diminuzione del numero dei sopralluoghi nei cantieri si è attenuato, passando dalle 38.556 visite del 2015 alle 37.452 del 2016 (la diminuzione era stata di quasi 3.000 visite nel 2015 sul 2014) e ciò fa ritenere che sarà possibile fermare la tendenza negativa con la chiusura del 2017, anche se il processo di unificazione con le scuole edili non è ancora concluso (sono 25 gli enti che ancora si devono unificare) e sappiamo che questo, unitamente alla crisi, ha inciso significativamente con le dinamiche in corso, pur non costituendo ciò una giustificazione.

Nel dibattito presente tra le forze sociali e tra gli addetti al settore circa il ruolo, l’importanza e l’utilità della bilateralità, si inseriscono le novità introdotte quest’anno nel rapporto di attività: con l’ausilio dei dati forniti dalla CNCE (Commissione nazionale casse edili) si è analizzato l’andamento delle ore di malattia ed infortunio registrate dalle Casse edili, cioè nella parte “regolare del settore” nel corso degli anni compresi tra il 2009 ed il primo semestre del 2017.

La prima parte propone una analisi del fenomeno infortunistico, fornendo alcuni elementi di riflessione sull’evoluzione storica del fenomeno ed approfondendo le dinamiche più recenti grazie gli ultimi aggiornamenti resi disponibili dall’INAIL nella sezione Open Data, con riferimento al periodo gennaio-agosto 2017. Novità di questa edizione, una sezione dedicata all’analisi dei dati delle principali Casse Edili Industriali ed Artigiane, occasione per riflettere sulle dinamiche settoriali e sull’attività delle imprese edili più strutturate, con aggiornamento a giugno 2017. La seconda parte è dedicata allo studio dell’attività di 103 CPT collaboranti all’indagine annuale, con dati sulla struttura operativa ed organizzativa riferiti a giugno 2017, mentre quelli sull’attività svolta fanno riferimento all’anno edile (settembre-ottobre di ogni anno). La terza parte invece è dedicata ad una dettagliatissima analisi dell’attività di visita svolta da un campione di CPT, con l’ausilio dell’Osservatorio Permanente Visite in Cantiere, che dall’ottobre ottobre 2014, avvio della raccolta dati, al 23 settembre 2017, data della statisticazione delle informazioni provenienti da trentadue CPT dislocati sul territorio nazionale, offre un quadro informativo estremamente dettagliato su 1.096.974 verifiche effettuate nel corso di 48.294 visite a 23.117 cantieri.

La prima parte propone una analisi del fenomeno infortunistico, fornendo alcuni elementi di riflessione sull’evoluzione storica del fenomeno ed approfondendo le dinamiche più recenti grazie gli ultimi aggiornamenti resi disponibili dall’INAIL nella sezione Open Data, con riferimento al periodo gennaio-agosto 2017. Novità di questa edizione, una sezione dedicata all’analisi dei dati delle principali Casse Edili Industriali ed Artigiane, occasione per riflettere sulle dinamiche settoriali e sull’attività delle imprese edili più strutturate, con aggiornamento a giugno 2017. La seconda parte è dedicata allo studio dell’attività di 103 CPT collaboranti all’indagine annuale, con dati sulla struttura operativa ed organizzativa riferiti a giugno 2017, mentre quelli sull’attività svolta fanno riferimento all’anno edile (settembre-ottobre di ogni anno). La terza parte invece è dedicata ad una dettagliatissima analisi dell’attività di visita svolta da un campione di CPT, con l’ausilio dell’Osservatorio Permanente Visite in Cantiere, che dall’ottobre ottobre 2014, avvio della raccolta dati, al 23 settembre 2017, data della statisticazione delle informazioni provenienti da trentadue CPT dislocati sul territorio nazionale, offre un quadro informativo estremamente dettagliato su 1.096.974 verifiche effettuate nel corso di 48.294 visite a 23.117 cantieri. Rapporto CNCPT

 
25
Ott

installazione degli impianti all’interno degli edifici

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Elaborata dal MiSE una raccolta di pareri, circolari e lettere circolari destinata alle imprese

installazione degli impianti all’interno degli edifici

MISEIl MiSE, Ministero dello Sviluppo Economico, con riferimento al DM n. 37/2008 che trova applicazione, oltre che agli impianti a servizio degli edifici, anche agli impianti a servizio delle attività di processo, commerciali e terziarie che si svolgono all’interno di edifici, ha curata una raccolta di pareri, circolari e lettere circolari dal titolo “Imprese di installazione degli impianti all’interno degli edifici DM 37/2008”"

Gli impianti summenzionati sono classificati come segue:
a) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, nonché gli impianti per l’automazione di porte, cancelli e barriere;
b) impianti radiotelevisivi, le antenne e gli impianti elettronici in genere;
c) impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense, e di ventilazione ed aerazione dei locali;
d) impianti idrici e sanitari di qualsiasi natura o specie;
e) impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas di qualsiasi tipo, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e ventilazione ed aerazione dei locali;
f) impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili;
g) impianti di protezione antincendio.
 
18
Ott

omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

esposti a un rischio specifico lettera circolare n. 3/2017

omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori

Indicazioni operative sulle sanzioni da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratoriIl 12 ottobre 2017 L'INL ha fornito ai propri Uffici territoriali chiarimenti inerenti l'omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti a un rischio specifico. In particolare la lettera circolare n. 3/2017 illustra le tre ipotesi  cui ricondurre i comportamenti omissivi dell'obbligo per ognuna delle quali sono previste specifiche sanzioni penali ed amministrative.

Prot. n. 3/2017 Oggetto: Indicazioni operative sulle sanzioni da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori. Come è noto, nell'ambito della normativa in materia di salute e sicurezza la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, così come declinata dall'art. 41 del d.lgs. n. 81/2008, diviene un obbligo nel momento in cui la valutazione dei rischi evidenzi la necessità di sottoporre il lavoratore a sorveglianza sanitaria. Tale obbligo non è però esplicitamente individuato da un'unica disposizione normativa ma, almeno nel Titolo I del D.Lgs. 81/2008, vi sono almeno tre fattispecie cui ricondurre i comportamenti omissivi dell'obbligo in esame, fattispecie dotate ognuna di una diversa previsione sanzionatoria. Tale situazione determina comportamenti diversificati nei vari uffici e pertanto appare necessario fornire indicazioni univoche al fine di assicurare l'uniformità di comportamento da parte di tutto il personale ispettivo nell'adozione dei provvedimenti sanzionatori. In considerazione di quanto sopra premesso, si ritiene che la sanzione da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria sia riconducibile alla violazione dell'obbligo sancito dai seguenti articoli del d.lgs. n. 81/2008: a) art. 18 comma 1 lettera c): nei casi in cui si debba valutare lo stato di salute del lavoratore, al fine dell'affidamento dei compiti specifici, che non dipendono dai rischi presenti nell'ambiente di lavoro, ma dalla capacità del lavoratore stesso di svolgerli (es. lavori in quota, lavori in sotterraneo o in ambienti chiusi in genere, lavori subacquei, ecc.); b) art 18 comma 1 lettera g): in tutti i casi in cui la normativa vigente prevede l'obbligo della sorveglianza sanitaria; c) art. 18 comma 1 lettera bb): nei casi in cui nei confronti del lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria (pur essendo stato sottoposto a visita, esami clinici e biologici e indagini diagnostiche), non sia stato ancora espresso il giudizio di idoneità ed in sede ispettiva si riscontri che lo stesso sia adibito a quella specifica mansione; in questo caso risulta evidente il difetto di vigilanza del datore di lavoro o del dirigente. Si ricorda da ultimo che, come precisato con la circolare n. 33/2009 (alla quale si rinvia per ogni ulteriore chiarimento), l'accertamento delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro deve avvenire "nel rispetto delle competenze in tema di vigilanza” in forza dell'art. 13 del d.lgs. n. 81/2008. Pertanto, qualora l'omessa sorveglianza sanitaria sia riscontrata in settori diversi dall'edilizia, gli ispettori del lavoro devono comunicare la notizia di reato all'Autorità Giudiziaria ai sensi dell'art. 347 del c.p.p.

circolare n. 3/2017circolare n. 3/2017

 
9
Ott

Inquinamento atmosferico e beni culturali

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

effetti sui materiali a Roma pubblicazione ISPRA

Inquinamento atmosferico e beni culturali

Inquinamento atmosferico e beni culturaliIl deterioramento dei materiali che costituiscono il patrimonio culturale è un fenomeno complesso solitamente riconducibile a vari fattori, tra cui l’inquinamento dell’aria e le condizioni climatiche del territorio in cui i beni sono collocati.  L’azione sinergica dei fattori ambientali e climatici spesso comporta un danno di tipo estetico e/o strutturale del materiale originale che può compromettere la percezione e la fruizione dell’opera stessa e causarne la perdita di valore.  Gli inquinanti maggiormente coinvolti nei processi di degrado frequentemente riscontrati sui beni culturali (annerimento, recessione superficiale, corrosione, etc.) sono il biossido di zolfo (SO2), il biossido di azoto (NO2), l’ozono (O3) e il particolato atmosferico (PM10, PM2.5 etc.).  Le politiche di riduzione di SO2 messe in atto a livello  europeo negli ultimi decenni, hanno portato ad una significativa diminuzione delle concentrazioni di questo inquinante in atmosfera, mentre altre sostanze (ossidi di azoto, particolato atmosferico, ozono),  potenzialmente altrettanto pericolose sia per la salute umana che per l’ambiente e per i materiali da costruzione, continuano ad essere presenti in aria in quantità significative. Pertanto la conoscenza di come gli inquinanti atmosferici influiscano sui processi di deterioramento e di alterazione delle opere d’arte è particolarmente importante per la loro protezione e per la scelta dei materiali appropriati da utilizzare per la costruzione di nuove strutture (Tzanis et al., 2009).  Per questo motivo il rapporto tra patrimonio culturale e ambiente continua a rappresentare per la ricerca scientifica un tema ancora molto attuale e di grande interesse.  A livello europeo, negli anni passati, sono stati condotti progetti di ricerca finalizzati alla valutazione e alla quantificazione del danno cui sono soggetti alcuni dei materiali che generalmente vengono impiegati nel settore dei beni culturali (MULTIASSESS Final Report 2007, CULT-STRAT 2006).   In particolare l'obiettivo di questi studi è stato quello di analizzare i meccanismi di deterioramento di ogni materiale preso in esame, arrivando a definire per ciascuno di essi, specifiche relazioni matematiche (funzioni dose-risposta) in grado di stimare quantitativamente, laddove non sia possibile misurarlo direttamente, il danno attribuibile agli inquinanti atmosferici e ai parametri climatici.
Nell’ambito dei suddetti progetti, le funzioni dose-risposta (di danno) sono state definite esponendo provini nuovi di alcuni materiali, in un determinato numero di siti su un'ampia scala geografica. Tali funzioni, oltre alla stima, permettono di prevedere l’andamento del danno di un materiale nel tempo e di realizzare mappe che mostrino le eventuali variazioni nello spazio del danno stesso (Verney-Carron et al, 2012). Facendo riferimento ai lavori appena citati, ISPRA e ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro), in collaborazione con ARPA Lazio, hanno avviato nel 2013 una campagna di monitoraggio della durata di tre anni, a Roma, con lo scopo di analizzare i processi di annerimento e di degradazione di alcuni dei materiali costituenti il patrimonio culturale italiano. In particolare lo studio sperimentale è consistito nell’esposizione di campioni di marmo, rame e vetro in sette siti, all’interno del Grande Raccordo Anulare, in corrispondenza di sette centraline di monitoraggio della qualità dell’aria caratterizzate da differenti condizioni ambientali.  Sui provini sono state condotte analisi colorimetriche periodiche, in situ, per verificare le variazioni di colore causate dalla deposizione degli inquinanti, misure di differenze di peso, eseguite in laboratorio, per quantificare l’eventuale perdita di materiale, analisi con Microscopio Elettronico a Scansione (SEM-EDS) per la caratterizzazione del particolato depositato sui provini nel corso dell’esposizione e analisi con Spettroscopia Raman per la determinazione dei prodotti di corrosione del rame. La sperimentazione ha permesso di definire l’andamento dei processi di annerimento del marmo e del vetro, di studiare la recessione superficiale del marmo e la corrosione del rame. Per quanto riguarda il marmo, è stato inoltre possibile confrontare i dati sperimentali ottenuti nel corso della campagna di monitoraggio con quelli ricavati applicando le funzioni dose-risposta presenti in letteratura (Christodoulakis et al., 2016).
 
28
Set

rischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavoro

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

La legionellosi continua ad essere una patologia poco conosciuta, soprattutto in ambito occupazionale

rischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavoro

E-learningCon il termine di Legionellosi si definiscono tutte le forme morbose causate da batteri Gram-negativi aerobi appartenenti al genere Legionella. Il termine legionellosi venne coniato nel 1976 in occasione di un’epidemia di polmonite che si verificò a Philadelphia tra partecipanti ad un convegno dell’associazione di ex combattenti dell’American Legion. Al microrganismo responsabile dei 34 decessi venne dato il nome di Legionella pneumophila e la malattia da esso causata venne denominata “malattia dei legionari”. La legionellosi costituisce un problema emergente in Sanità pubblica, essendo sottoposta a sorveglianza speciale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Comunità Europea (European Legionnaires’ Disease Surveillance Network - ELDSNet) e dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) presso il quale è istituito il registro nazionale dei casi. Nonostante l’obbligo di notifica, il numero dei casi (6412 casi in Europa nel 2014, di cui 1435 in Italia) è ancora largamente sottostimato e, per la maggior parte di questi (80% circa), non è possibile risalire alle circostanze in cui si è verificata l’esposizione all’agente biologico. La famiglia delle Legionellaceae comprende un solo genere con più di 50 specie alcune delle quali con più di un sierogruppo. L. pneumophila sierogruppo 1 è la specie maggiormente implicata nella patologia umana essendo responsabile del 95% delle infezioni in Europa e dell’85% nel mondo; altre specie di isolamento clinico sono L. micdadei, L. dumoffii, L. bozemanii, L. gormanii, L. anisa e L. longbeachae. Secondo la vigente normativa in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, tutti i batteri appartenenti al genere Legionella sono classificati nel 2° gruppo di rischio (Allegato XLVI del d.lgs 81/2008 e s.m.i.). Nell’ambito della legionellosi vengono distinte due manifestazioni cliniche: la febbre di Pontiac e la malattia dei legionari. Quest’ultima è la forma più severa dell’infezione con una letalità totale del 10 - 15% che, nei casi nosocomiali, può arrivare fino al 30 - 50%. Dopo un periodo di incubazione compreso tra 2 e 10 giorni, la malattia si manifesta con febbre alta, cefalea, tosse ed un quadro polmonare non distinguibile da altre forme di polmoniti batteriche o atipiche. Per ridurre la probabilità di un esito infausto della malattia, è necessario attuare una terapia antibiotica mirata (chinoloni e macrolidi). La febbre di Pontiac, è una forma simil-influenzale di lieve entità, senza interessamento polmonare con un’evoluzione benigna anche in assenza di specifico trattamento antibiotico.

rischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavororischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavoro

 
5
Set

Responsabile tecnico nuovi requisiti

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Delibera n. 6 del 30 maggio 2017

Responsabile tecnico nuovi requisiti

Delibera n.6/2017 Albo gestori ambientali: Responsabile tecnico nuovi requisitiLa delibera entra in vigore il 16 ottobre 2017.

Delibera n.6/2017 Albo gestori ambientali: Responsabile tecnico nuovi requisiti Delibera n. 6 del 30 maggio 2017 relativa ai requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del D.M. 120/2014 Con la delibera n. 6 del 30 maggio 2017 il Comitato nazionale ha definito i requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del D.M. 3 giugno 2014, n. 120.

Articoli 1 Requisiti del responsabile tecnico 1. I requisiti del responsabile tecnico sono individuati, per ciascuna categoria e classe d'iscrizione, nell'allegato "A". 2. Ai fini dell'iscrizione prevista per i diversi settori di attività, l'esperienza richiesta al responsabile tecnico consiste nell'esperienza acquisita in almeno uno o più dei seguenti casi: a) come legale rappresentante di impresa operante nel settore di attività per la quale si chiede l'iscrizione; b) come responsabile tecnico o direttore tecnico operante nel settore di attività per la quale si chiede l'iscrizione; c) come dirigente o funzionario direttivo tecnico con responsabilità inerenti il settore di attività per le quali si chiede l'iscrizione; d) come dipendente nell'affiancamento al responsabile tecnico. In tal caso, l'impresa interessata, con nota a firma congiunta del legale rappresentante, del dipendente e del responsabile tecnico, comunica preventivamente alla Sezione regionale competente, utilizzando il modello allegato sotto la lettera "B", l'inizio e la durata del periodo di affiancamento.

E-learning_5.pngDelibera n. 6 del 30 maggio 2017