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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts by Marcello Parrella

13
Apr

Riduzione del rischio nelle attività di scavo

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

Guida per datori di lavoro, responsabili tecnici e committenti

Riduzione del rischio nelle attività di scavo

Inail Direzione Regionale per la Lombardia

sicurezza_lavoroIl grande interesse suscitato dalla prima edizione della pubblicazione “Riduzione del rischio nelle attività di scavo” ha spinto gli autori a predisporre un aggiornamento, anche alla luce del mutato quadro normativo. Nella nuova edizione gli autori si propongono di mettere a disposizione di datori di lavoro, responsabili dei servizi di prevenzione e protezione, responsabili tecnici, committenti e addetti ai lavori in generale, uno strumento di semplice e pratica consultazione che possa essere di ausilio per prevenire e ridurre i rischi connessi a questa particolare attività. Dopo una disamina delle principali caratteristiche dei terreni, dei problemi di instabilità, dei fattori organizzativi e ambientali, delle possibili dinamiche infortunistiche, vengono riportate pratiche soluzioni organizzative e istruzioni tecniche. Inoltre, al fine di fornire indicazioni più esaustive sulle misure di prevenzione e protezione da realizzare, sono riportati due nuovi capitoli riguardanti aspetti importanti e spesso sottovalutati, quali la sicurezza del cantiere stradale e i rischi di natura elettrica nelle attività di scavo. La pubblicazione è inoltre un esempio di come la gestione di attività peculiari e complesse, quali quelle di scavo, richieda un approccio interdisciplinare in grado di includere aspetti di natura tanto ingegneristica quanto geologica. Come per l’edizione precedente, in appendice, viene riportato un riepilogo delle principali disposizioni legislative e normative riguardanti la sicurezza nelle attività di scavo. Negli ultimi anni si è registrato a livello nazionale un graduale decremento del fenomeno infortunistico. Il trend positivo, ormai consolidato, non può prescindere dai cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel mercato del lavoro a seguito della crisi economica, ma è comunque espressione di una maggiore consapevolezza del rischio e di una più diffusa cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro. Il settore delle costruzioni è tra quelli che ha da sempre versato un pesante e triste tributo in termini di infortuni mortali; gli infortuni mortali in edilizia nel periodo 2008-2011 hanno avuto un peso medio pari al 42% dell’intero settore Industria e addirittura al 58% del settore Artigianato. Dall’esame del quadro statistico relativo agli infortuni mortali occorsi nel periodo citato non si possono trarre segnali completamente positivi in quanto, se da un lato il numero di infortuni è complessivamente in diminuzione, dall’altro i decessi nel settore industriale sono calati solo nel 2011 e inoltre la durata media dell’infortunio è aumentata (Vallerga, 2013), segnale che il rischio complessivo del settore permane a livelli molto alti. Tra i diversi comparti economici che caratterizzano le Costruzioni l’Edilizia e genio civile contribuisce da sola per quasi la metà delle denunce (47,8%), percentuale che sale a ben il 60,2% per i casi mortali. Tutti i comparti evidenziano, infine, la quasi totale prevalenza dell’infortunio in occasione di lavoro rispetto a quello in itinere con l’unica eccezione rappresentata dai casi mortali del comparto Preparazione del cantiere edile in cui, pur nella sua esiguità numerica, 3/4 degli infortuni si sono verificati nel tragitto casa-lavorocasa (DATI INAIL, dicembre 2012).

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13
Mar

Rapporto Cave 2017 di Legambiente

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Raccolti dall'associazione ambientalista i principali numeri dell'attività estrattiva in Italia

Rapporto Cave 2017 di Legambiente

cave 2017Gli impatti economici ed ambientali, le norme regionali e le opportunità del settore relativamente all'economia circolare Intorno alle attività estrattive si giocherà nei prossimi anni una sfida di innovazione di grande interesse per il nostro Paese. Attraverso la chiave dell’economia circolare diventa infatti oggi possibile guardare in modo nuovo al futuro del settore delle costruzioni, anche per farlo uscire da una crisi che va avanti da nove anni. Attenzione, non si tratta di slogan o sogni ambientalisti, ma di processi già in corso in tante realtà europee e anche italiane, dove si sta concretamente dimostrando come oggi sia possibile ridurre il prelievo di materiali naturali, attraverso il riciclo e una progettazione attenta ai pro- cessi e alle prestazioni degli interventi. E che puntando su ricerca, innovazione e qualità dei prodotti si può tornare a far crescere imprese e occupati. Sono queste le ragioni per cui il nuovo Rapporto cave di Legambiente concentra la sua attenzione sulle opportunità e le scelte da intraprendere per il futuro del settore delle attività estrattive, e più in generale delle costruzioni in Italia. La sfida non è banale per arrivare a chiudere una stagione di scontro, inevitabile per i rilevantissimi impatti paesaggistici e ambientali che le attività estrattive producono e hanno prodotto nel territorio italiano. I numeri del resto sono impressionanti. Sono 2.012 i Comuni con al- meno una cava attiva presente sul proprio territorio (il 25,1% dei Comuni italiani, seppur in leggero calo si tratta di un quarto del totale) e quasi 1.000 i Comuni che hanno almeno 2 cave. Sono addirittura oltre 1.680 quelli con almeno una cava abbandonata o dismessa e 1.150 con almeno 2 siti. Del resto le attività estrattive hanno accompagnato i processi insediativi e l’identità delle nostre città (pensiamo agli straordinari marmi delle cattedrali toscane, lombarde o pugliesi), riguardano da vicino tanti settori tradizionali dell’economia - come edilizia e infrastrutture -, incrociano alcuni dei marchi più noti del Made in Italy nel Mondo, come la ceramica e i materiali pregiati. Ma soprattutto sono attività con un impatto rilevante nei territori, e inevitabilmente sollecitano ragionamenti che riguardano il rapporto con una risorsa non rinnovabile come il suolo e di gestione dei beni comuni. È al cuore di questo conflitto tra identità e innovazione che dobbiamo guardare per capire la strada da intraprendere per il futuro del settore. Per capire la situazione delle attività estrattive nel nostro Paese occorre partire dai numeri e dai cambiamenti avvenuti a seguito della lunga crisi del settore delle costruzioni, cominciata nel 2008 e non ancora conclusa. La fotografia aggiornata della situazione italiana è impressionante. Le cave attive sono 4.752 mentre sono 13.414 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. A queste infatti bisognerebbe sommare le cave abbandonate del Friuli Venezia Giulia , Regione in cui non esiste un monitoraggio nè altre fonti, e di Lazio e Calabria, dove gli ultimi dati risalgono ormai a qualche anno fa e sono di fatto parziali, il numero complessivo arriverebbe ad almeno 14 mila cave dismesse. Rispetti agli ultimi anni si nota ancora marcatamente la crisi del settore edilizio che ha ridotto i dati delle quantità estratte in particolare per sabbia e ghiaia, ma i numeri rimangono comunque molto alti. Sono 53 i milioni di metri cubi estratti nel 2015 solo per sabbia e ghiaia , materiali fondamentali nelle costruzioni, ma elevati sono anche i quantitativi di calcare (22,1 milioni di metri cubi) e di pietre ornamentali (oltre 5,8 milioni di metri cubi). L’estrazione di sabbia e ghiaia rappresenta il 61% di tutti i materiali cavati in Italia; ai primi posti Lombardia, Puglia e Piemonte, che da sole raggiungono oltre il 59,3% del totale estratto ogni anno con circa 31,4 milioni di metri cubi.

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23
Feb

Serpentinite contenente amianto

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Regole vitali in caso di lavorazione

Serpentinite contenente amianto

E-learningDocumento SUVA. La vostra salute è importante La roccia di serpentino può contenere fibre di amianto pericolose che, in caso di lavorazione, vengono disperse nell’aria e inalate. Questo opuscolo spiega: – in quali situazioni si rischia di entrare in contatto con le fibre di amianto – quali misure di protezione adottare – quando ci si deve rivolgere a una ditta specializzata in bonifiche da amianto.

La vostra salute è importante La roccia di serpentino può contenere fibre di amianto pericolose che, in caso di lavorazione, vengono disperse nell’aria e inalate. Questo opuscolo spiega: – in quali situazioni si rischia di entrare in contatto con le fibre di amianto – quali misure di protezione adottare – quando ci si deve rivolgere a una ditta specializzata in bonifiche da amianto Le serpentiniti possono contenere elevate quantità di fibre di amianto; la presenza dell’amianto è visibile nelle spaccature, ma non è visibile a occhio nudo nella roccia compatta. Rischi per la salute Nelle serpentiniti contenenti amianto le fibre di amianto sono presenti in matrice compatta. Non avviene alcun rilascio pericoloso di fibre se il materiale non viene lavorato. Lavorando la serpentinite è possibile il rilascio di fibre di amianto. L’amianto è pericoloso se le fibre di cui è composto possono essere inalate. Le polveri aerodisperse possono favorire l’insorgere di malattie dell’apparato respiratorio (polmoni e pleura). Se la roccia di serpentino deve essere lavorata (levigatura, bocciardatura, riparazione ecc.) bisogna rispettare le misure riportate nel presente opuscolo. Nelle pagine seguenti, in base al livello di pericolo viene assegnato un colore a ogni attività tipica associata alla roccia serpentino.I colori indicano l’esposizione alle fibre di amianto e le misure di protezione da adottare. Significato: Nessun pericolo imminente: i lavori possono essere svolti senza problemi, seppur con la dovuta cautela. Moderato pericolo: è possibile un rilascio di fibre. I lavori devono essere svolti solo dopo aver adottato le dovute misure di protezione e solo da persone che sono state precedentemente istruite dall’azienda o da istituzioni esterne. Per tutti i lavori l’accesso alla zona operativa deve essere vietato ai non addetti ai lavori e ogni locale deve essere pulito al termine dei lavori. Elevato pericolo: si prevede un notevole rilascio di fibre. Questi lavori devono essere eseguiti esclusivamente da ditte specializzate Per evitare un eccesso di polveri di amianto nell’aria, bisogna adottare sempre misure efficaci sul piano tecnico e organizzativo.

Dispositivi di protezione e ausili Protezione delle vie respiratorie Il tipo di maschera da usare dipende dal pericolo cui si è esposti. Tute monouso Per impedire la propagazione delle polveri di amianto è vietato portare a casa gli indumenti contaminati da amianto. Deve essere data la possibilità di lavarsi sul posto. Aspirapolvere per amianto Bisogna impiegare un aspirapolvere industriale con filtro di classe H conforme alla norma 60335-2-69 con requisito speciale per l’amianto Pulizia e smaltimento Al termine dei lavori gli strumenti e gli utensili utilizzati devono essere puliti a regola d’arte. Le maschere antipolvere monouso, le tute monouso e i sacchetti per gli aspirapolvere devono essere deposti in un imballaggio ermetico, etichettati e smaltiti.

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11
Feb

Segnali di sicurezza nuova UNI su segni grafici e colori

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norma UNI EN ISO 7010:2017

Segnali di sicurezza nuova UNI su segni grafici e colori

segnali_uni.jpgIn vigore dal 2 febbraio 2017 la norma UNI EN ISO 7010:2017 che prescrive i segnali di sicurezza da utilizzare nella prevenzione degli infortuni, nella protezione dal fuoco, per l'informazione sui pericoli alla salute e nelle evacuazioni di emergenza. La norma prescrive i segnali di sicurezza da utilizzare nella prevenzione degli infortuni, nella protezione dal fuoco, per l'informazione sui pericoli alla salute e nelle evacuazioni di emergenza. La forma e il colore di ogni segnale di sicurezza sono conformi alla ISO 3864-1 e la progettazione dei segni grafici è conforme alla ISO 3864-3. La norma è applicabile a tutti i siti in cui le questioni legate alla sicurezza delle persone necessitano di essere poste. Comunque, non è applicabile ai segnali utilizzati nel traffico ferroviario, stradale, fluviale, marittimo e aereo e, in generale, in quei settori soggetti a una regolamentazione che può differire in alcuni punti della presente norma e della serie ISO 3864. La norma specifica gli originali dei segnali di sicurezza che possono essere ridotti o ingranditi per esigenze di riproduzione e di applicazione.

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1
Feb

Procedura sperimentale per la determinazione di spore fungine in atmosfera

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Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici

Procedura sperimentale per la determinazione di spore fungine in atmosfera

Il rischio biologicoIl rischio biologico all’interno dei luoghi di lavoro o in luoghi pubblici con grande affluenza di persone non sempre è ben conosciuto e, di conseguenza, correttamente prevenuto. Il d.lgs. 81/08 classifica come agente biologico “qualsiasi microorganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni”. Batteri, virus, funghi ricadono tutti all’interno di questa descrizione e sono elencati nell’allegato XLVI classificandoli in tre gruppi (2, 3 e 4) sulla base dell’effetto esercitato su lavoratori sani. Parte dell’esposizione umana ad agenti biologici è dovuta ai microorganismi trasportati dall’aria che nel loro insieme costituiscono una porzione del bioaerosol. Alcuni esempi di luoghi di lavoro, con atmosfere potenzialmente inquinate da bioaerosol, sono i laboratori di ricerca biotecnologica, le aziende farmaceutiche, le aziende agro-alimentari e quelle di allevamento del bestiame, o quelle che lavorano nel campo del trattamento dei rifiuti, ma anche tutti i luoghi di lavoro o di vita che possono subire contaminazioni indirette. Le norme UNI EN ISO 14698-1:2004, UNI EN ISO 14698-2:2004, UNI 11108:2004, UNI EN 13098:2002, UNI CEN/TS 16115-1:2011, UNI EN 14031:2005 riportano i principi generali e i metodi per il controllo della biocontaminazione e la valutazione e interpretazione dei dati. Tali metodi richiedono la conta al microscopio, che presenta errori dovuti all’accuratezza del conteggio stesso e all’incertezza dell’identificazione. Inoltre, nel caso di misure di microorganismi vitali, la coltivazione, dopo campionamento, causa tempi lunghi di analisi e errori dovuti ad anomalie di crescita. Al contrario, l’utilizzo di indicatori della presenza generica di microorganismi ridurrebbe i costi e velocizzerebbe l’informazione, vantaggi che sarebbero superiori allo svantaggio di non individuare tra le specie presenti quelle vitali e/o particolarmente dannose. Il presente lavoro propone pertanto l’analisi di ergosterolo nel bioaerosol come indicatore della presenza di spore fungine in atmosfera.

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1
Feb

Il futuro del lavoro le sostanze nootrope

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Documento Eu-OSHA uso e abuso di sostanze nootrope

Il futuro del lavoro le sostanze nootrope

E-learning

Tra gli studenti e alcune categorie di lavoratori l'assunzione di medicinali a scopo non terapeutico ma per potenziare l'attività cognitiva sta prendendo piede e sta diventando normale pratica. In una società e  un  ambiente  di  lavoro  sempre  più  competitivi  il  ricorso  ai  medicinali  nootropi  per  migliorare  il rendimento è destinato a crescere in futuro, nonostante non si conoscano le conseguenze di questa pratica nel lungo termine. Le sostanze nootrope sono sostanze farmacologiche che sarebbero in grado di migliorare alcuni stati psichici quali l'attenzione, la concentrazione, la memoria o la motivazione. Più in generale, rientrano in questa categoria anche le sostanze in grado di favorire l'acquisizione di competenze motorie o competenze affettive, come la capacità di gestire l'ansia associata allo svolgimento di talune attività lavorative, o che promuoverebbero la fiducia e un senso di appartenenza. Non esistono tuttavia medicinali approvati dalle autorità sanitarie nazionali che possono essere prescritti per favorire il "potenziamento cognitivo". L'espressione "sostanze nootrope" si riferi sce solitamente all'uso off -label, ossia non conforme alle indicazioni delle autorità sanitarie, di medicinali prescritti per il trattamento di condizioni mediche specifiche (per esempio, il modafinil per la narcolessia o il metilfenidato per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività ADHD) da parte di individui sani, al fine di modificare in senso potenziante le prestazioni individuali. I lavoratori si procurano tali medicinali per altre vie, acquistandoli online oppure da pazienti cui sono stati regolarmente prescritti. La commercializzazione e la disponibilità di tali sostanze su Internet ha inoltre cambiato il clima culturale in cui si acquistano e utilizzano i farmaci, che possono apparire "più sicuri" (pur non essendoci alcuna garanzia che si tratti effettivamente delle sostanze dichiarate) rispetto ai potenziali pericoli e allo stigma percepiti nei confronti della compravendita di farmaci in strada. Non è semplice fare chiarezza sulle sostanze usate per il potenziamento cognitivo e per il miglioramento delle prestazioni individuali. Esistono tuttavia tre principali sostanze farmaceutiche comunemente associate al potenziamento cognitivo: - Anfetamine farmaci  con  proprietà  stimolanti  usati  nel  trattamento  dell'ADHD  o  della  narcolessia.   Tali   sostanze   aumentano   i   livelli   di   dopamina.   Adderall (denominazione commerciale) è un composto di sali di anfetamine. Può essere usato off -label per incrementare la capacità di focalizzare l'attenzione (soprattutto nello studio) oppure per produrre euforia. Tra gli altri farmaci a base di anfetamine che rientrano in questa categoria si annovera Dexamed (desamfetamina solfato), che in Europa è commercializzato con la denominazione Attentin e Tentin. - Metilfenidato uno stimolante del sistema nervoso centrale usato per il trattamento dell'ADHD e  della  narcolessia.  Accresce  i  livelli  dei  neurotrasmettitori  dopamina  e  norepinefrina.  Le  denominazioni commerciali comprendono Ritalin, Concerta, Equasym, Medikinet e Rubifen. - Modafinil/Armodafinil un  altro  stimolante  del  sistema  nervoso  centrale,  che  favorisce  la  veglia.  Non  si  conoscono  ancora  esattamente  le  modalità  d'azione  di  tale  sostanza  a  livello cerebrale,   ma   è   certo   che   essa   interagisce   con   neurotrasmettitori   quali   dopamina   e   norepinefrina.  Le  denominazioni  commerciali  presenti  in  Europa  sono  Provigil,  Nuvigil,  Vigil,  Modalert, Modasomil e Modiodal.  

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17
Gen

La sicurezza nei cantieri temporanei o mobili e i contratti pubblici

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ATS Milano, 30 novembre 2016 Ing. Marco Masi

La sicurezza nei cantieri temporanei o mobili e i contratti pubblici

E-learningUn interessante documento del Ing Masi Coordinatore Comitato di Tecnico Interregionale ITACA presentate al convegno organizzato dalla ATS di Milano su "Il nuovo codice in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture".

Il contenuto del documento riguarda:

Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione Il nuovo codice degli appalti e delle concessioni Il rischio amianto in edilizia I dati di contesto: la produzione e l’utilizzo di amianto I suoi utilizzi I dati di contesto: la produzione e l’utilizzo di amianto La sorveglianza epidemiologica dei mesoteliomi Regioni attive nel circuito renam Le valutazioni di esposizione: prime considerazioni Spettacoli musicali, cinematografici e teatrali La definizione di responsabile dei lavori Parere anac sul responsabile dei lavori Il responsabile del procedimento nel nuovo codice dei contratti pubblici Il direttore dei lavori nei contratti di appalto Idoneità tecnico- professionale. Interpello n.3/2014 del 23 marzo 2014 Art. 97 obblighi del datore di lavoro dell’impresa affidataria Interpello n.13/2014 del 11 luglio 2014 – imprese esecutrici/affidatarie La pianificazione della sicurezza nei cantieri edili L’esecuzione dei lavori: il direttore dei lavori e il cse Modelli semplificati - sicurezza dei cantieri temporanei o mobili Responsabilità del committente e del responsabile dei lavori – art.93 Un esempio dei livelli di responsabilità Il p.s.s. – il vecchio piano di sicurezza sostitutivo (appalti pubblici) Nomina dei coordinatori per la sicurezza e notifica: contratti privati Imprese familiari: contratti privati interpello art.12 d.lgs.81/2008 Bonifica preventiva ordigni bellici interpello n.14 del 29 dic 2015 Il piano di manutenzione e il fascicolo tecnico Il fascicolo dell’opera Il fascicolo tecnico dell’opera – art.91 Piano di sicurezza e coordinamento: i riferimenti normativi La qualità del psc e la stima dei costi della sicurezza Interpello n. 25/2014 del 4 novembre 2014 – costi di manutenzione I costi della sicurezza La verifica di congruità degli oneri aziendali della sicurezza Il comunicato anac del 27 maggio 2015 La verifica di congruità degli oneri aziendali della sicurezza Oneri aziendali della sicurezza nei contratti di lavori pubblici I prezziari delle regioni e province autonome Il coordinatore per l’esecuzione Guida operativa per la sicurezza degli impianti elettrici

E-learningIl nuovo codice in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture

 
26
Dic

riduzione emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici

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Direttiva (UE) 2016/2284 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2016

riduzione emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici

inquinamentoDirettiva (UE) 2016/2284 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2016 concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, che modifica la direttiva 2003/35/CE e abroga la direttiva 2001/81/CE. Al fine di tendere al conseguimento di livelli di qualità dell'aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi significativi per la salute umana e l'ambiente, la presente direttiva stabilisce gli impegni di riduzione delle emissioni per le emissioni atmosferiche antropogeniche degli Stati membri di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3), e particolato fine (PM2,5) e impone l'elaborazione, l'adozione e l'attuazione di programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico e il monitoraggio e la comunicazione in merito ai suddetti inquinanti e agli altri inquinanti indicati all'allegato I e ai loro effetti. La presente direttiva si applica alle emissioni delle sostanze inquinanti di cui all'allegato I provenienti da tutte le fonti presenti nel territorio degli Stati membri, nelle loro zone economiche esclusive e nelle zone di controllo dell'inquinamento.

Al fine di tendere al conseguimento di livelli di qualità dell'aria che non comportino significativi impatti negativi e rischi significativi per la salute umana e l'ambiente, la presente direttiva stabilisce gli impegni di riduzione delle emissioni per le emissioni atmosferiche antropogeniche degli Stati membri di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3), e particolato fine (PM2,5) e impone l'elaborazione, l'adozione e l'attuazione di programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico e il monitoraggio e la comunicazione in merito ai suddetti inquinanti e agli altri inquinanti indicati all'allegato I e ai loro effetti. La presente direttiva si applica alle emissioni delle sostanze inquinanti di cui all'allegato I provenienti da tutte le fonti presenti nel territorio degli Stati membri, nelle loro zone economiche esclusive e nelle zone di controllo dell'inquinamento. Gli Stati membri riducono le loro emissioni annue antropogeniche di biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine conformemente agli impegni nazionali di riduzione delle emissioni applicabili dal 2020 al 2029 e a partire dal 2030 come indicato nell'allegato II.

E-learningDirettiva (UE) 2016/2284

Il download e' in formato zip: Portaleconsulenti.it

 
26
Nov

Campi elettromagnetici di radio-TV e telefonia cellulare

 

Documento ARPAT regione Toscana

Campi elettromagnetici di radio-TV e telefonia cellulare

Campi elettromagnetici di radio-TV e telefonia cellulareCosa fare e a chi rivolgersi in caso di campi elettromagnetici prodotti da impianti di ricetrasmissione radio/TV e/o telefonia cellulare.

È costante negli ultimi anni il numero dei cittadini che si rivolge ad ARPAT per avere informazioni o per chiedere la verifica dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. Gli impianti radio/TV diffondono le trasmissioni radiofoniche e televisive, sono costituiti da trasmettitori di grande potenza (10.000-100.000 Watt) e servono generalmente un’area molto vasta. Gli impianti per la telefonia cellulare sono composti di antenne distribuite sul territorio in base alla densità della popolazione e quindi prevalentemente concentrati nelle aree urbane densamente abitate.

I Comuni hanno il compito di autorizzare l’installazione di nuovi impianti e/o la modifica di quelli esistenti, sulla base di una preventiva valutazione di ARPAT.

ARPAT, in fase autorizzativa, determina l’impatto provocato dai campi elettromagnetici emessi da queste sorgenti attraverso: - le informazioni tecniche acquisite dai gestori, - la stima ottenuta utilizzando modelli matematici, - le misure di fondo elettromagnetiche.

Per quanto riguarda l’attività di monitoraggio e controllo dei campi elettromagnetici, in Toscana la normativa prevede controlli biennali degli impianti esistenti sul territorio regionale; nell'ambito di tale attività ARPAT valuta:

- il rispetto dei limiti di esposizione previsti dalla normativa, - l’attuazione, da parte dei soggetti obbligati, delle azioni di risanamento disposte dal Comune, su proposta di ARPAT (esempio, l’abbassamento della potenza, la rotazione o sostituzione delle antenne con modelli più performanti, la delocalizzazione dell’impianto) - il mantenimento dei parametri tecnici dell’impianto dichiarati dal gestore

Campi elettromagnetici di radio-TV e telefonia cellulareCampi elettromagnetici di radio-TV e telefonia cellulare

 
21
Nov

Linee Guida FAV 2016

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Aggiornate le Linee Guida FAV del Ministero della Salute

Linee Guida FAV 2016

Linee Guida FAV Aggiornamento 2016Nella seduta del 10 novembre 2016, la Conferenza Stato/Regioni, su proposta del Ministero della Salute, ha approvato l’aggiornamento del documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) - Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute”. L’aggiornamento del documento, originariamente approvato il 25 marzo 2015, si è reso necessario per recepire le novità introdotte dalle modifiche al Regolamento CLP e dal Regolamento n. 1357/2014 che ha modificato le regole per l’attribuzione del codice CER ai rifiuti.

Cosa sono le Fibre Artificiali Vetrose?

Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV), conosciute anche come Man-Made Vitreous Fiber (MMVF) costituiscono il gruppo di fibre commercialmente più importante di tutte le fibre artificiali inorganiche poiché sono altamente resistenti e inestensibili, ma molto flessibili, sono ininfiammabili e scarsamente attaccabili dall’umidità e dagli agenti chimici corrosivi e non sono degradabili da microrganismi.

Quanti tipi di FAV esistono?

La famiglia delle FAV contempla differenti tipi di fibre:

  • le fibre a filamento continuo sono utilizzate in campo tessile, per usi elettrici e di materiali di rinforzo per plastica e cemento;
  • le lane di vetro per scopi speciali sono utilizzate in filtri ad alta efficienza ed isolamento aerospaziale;
  • le fibre ceramiche refrattarie (FCR) sono utilizzate in applicazioni industriali per l’isolamento di forni, di altoforno, di stampi di fonderia, di condutture, di cavi, per la fabbricazione di giunti ma anche nell’industria automobilistica, aeronautica e nella protezione incendio;
  • le restanti FAV (lana di vetro per isolamento, lana di roccia, lana di scoria, AES, HT wool) sono denominate “lane minerali” e sono utilizzate come isolanti nell’edilizia ed in altre applicazioni: colture fuori suolo, camere sorde, rafforzamento di prodotti bituminosi, di cementi, di materiali compositi, ecc.

Che differenze vi sono tra i diversi tipi di FAV?

Le FAV hanno differenti proprietà fisiche (in primis il diametro) e differente composizione chimica, con particolare riguardo alla presenza di ossidi alcalini ad alcalino terrosi (Na2O, K2O, CaO, MgO, BaO e loro combinazioni), la cui elevata concentrazione indica la bio-solubilità delle fibre stesse (ovvero la capacità di essere smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo a qualunque effetto).

Esistono FAV pericolose per la salute?

La pericolosità delle FAV è oggetto di dettagliati studi pluri-decennali. La normativa di riferimento (regolamento CLP relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele) indica che le FAV rispondenti alla Nota Q o alla Nota R sono assolutamente sicure per la salute: non sono cancerogene, né irritanti. Nello specifico, la Nota Q stabilisce che la classificazione "cancerogeno" non si applica se è possibile dimostrare, con un test, che le fibre hanno alta bio-solubilità (caratteristica comune alle fibre con elevata concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi). La Nota R, invece, stabilisce che la classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre con diametro medio ponderale superiore a 6 micron. Il rispetto della Nota Q o Nota R è una caratteristica comune alle lane minerali; vi sono invece maggiori rischi per le FCR, dal momento che, rispetto alle lane minerali, hanno un basso contenuto di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi (dunque una minore bio-solubilità), tanto che è ormai assodata la correlazione fra esposizione a FRC e la comparsa di placche pleuriche, disturbi e segni quali dispnea, affanno, tosse, irritazione pleurica.

Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute Approvate dalla Conferenza Stato/Regioni, su proposta del Ministero della Salute, nella seduta del 25 marzo 2015 ed aggiornate nella seduta del 10 novembre 2016.

Linee Guida FAV Aggiornamento 2016 Linee Guida FAV Aggiornamento 2016

Linee Guida FAV Aggiornamento 2016 Sintesi tecnica delle linee guida FIVRA