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Modello di organizzazione e di gestione 231

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11
Ott

Regione Emilia Romagna, giunta approva Piano 2013-2014 ricostruzioni post sisma

BOLOGNA – Approvato dalla Giunta della Regione Emilia Romagna il Piano annuale 2013-2014 per la riparazione e il ripristino delle opere pubbliche, dei beni culturali e dell’edilizia scolastica e universitaria danneggiati dal sisma del maggio 2012. 656 gli interventi che potranno essere realizzati grazie allo stanziamento di 530 milioni di euro.

Il provvedimento è stato predisposto dalla struttura tecnica del commissario delegato alla ricostruzione e presidente della Regione,Vasco Errani, sulla base del rilevamento preliminare effettuato con i Comuni colpiti dal terremoto, con la direzione regionale del Ministero per i beni e le attività culturali e con la conferenza episcopale dell’Emilia Romagna.

Il piano individua le priorita e gli interventi più urgenti e permette l’attuazione di un primo stralcio del programma di ricostruzione che nel complesso prevede la realizzazione di 1502 opere e una spesa di 1.337 milioni di euro.

Per il 2013-2014 viene destinato alle opere pubbliche un importo complessivo di circa 134 milioni di euro (il 25% del totale) e saranno realizzati 180 interventi. 282 milioni di euro (53 per cento % del totale) saranno utilizzati per realizzare 357 interventi su beni culturali soggetti a tutela. Ammontano a 105 milioni di euro le risorse destinate all’edilizia scolastica e all’università (20% del totale, 119 interventi). Circa 9 milioni saranno utilizzati per interventi su proprietà miste pubbliche e private.

Nel dettaglio gli interventi riguarderanno otto raggruppamenti di strutture: strutture sanitarie, comuni e province, edilizia scolastica e università, enti religiosi, beni demaniali e beni ecclesiastici di proprietà pubblica, opere di bonifica e irrigazione, monasteri conventi sinagoghe e ex chiese e conventi, proprietà miste pubbliche e private.
Tra queste il numero maggiore di interventi riguardera Comuni e Province (264 interventi), enti religiosi (169 interventi), strutture sanitarie e opere di bonifica ed irrigazione.

Insieme al piano edilizia la Giunta ha approvato il regolamento cui gli enti attuatori dovranno attenersi. Questo definisce le tipologie dei lavori ammissibili e finanziabili sia per il restauro attraverso la riparazione con rafforzamento locale che per il ripristino con miglioramento sismico dei beni culturali.

Per approfondire: Regione Emilia Romagna piano 2013-2014 ricostruzione.

 

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16
Set

Pubblicata la nuova direttiva 2013/35/UE sulla protezione dei lavoratori da esposizione a campi elettromagnetici

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 29 giugno 2013 la direttiva 2013/35/UE che stabilisce le prescrizioni  minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici. La direttiva 2013/35/UE, che abroga la precedente direttiva 2004/40/CE, deve essere recepita dagli Stati Membri entro il 1 luglio 2016. L’entrata in vigore della direttiva 2013/35/UE posticiperà ulteriormente il recepimento dell’entrata in vigore dei limiti di esposizione entro il termine del 1 luglio 2016 e implicherà una riformulazione del Titolo VIII Capo IV del D.Lgs. 81/08. L’esposizione ai campi elettromagnetici è attualmente disciplinata dal titolo VIII, capo IV del D.Lgs. 81/2008, le cui disposizioni dovevano entrare in vigore il 31 ottobre 2013, prima dell’abrogazione della direttiva 2004/40/CE. In ottemperanza al Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro deve provvedere alla valutazione di tutti i rischi fisici, inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici; pertanto, la nuova direttiva 2013/35/UE non proroga il termine per la valutazione dei rischi da campi elettromagnetici, ma solo le disposizioni e il rispetto dei valori limite e di azione previsti dal Capo IV del Titolo VIII. I nostri tecnici qualificati restano a completa disposizione per chiarimenti e approfondimenti. La direttiva 2013/35/UE può essere scaricata cliccando sul seguente link.

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16
Set

Articolo 9 del Dl 14/8/2013, n. 93 contenente disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere

Entrano a far parte del catalogo dei reati che fanno scattare la responsabilità delle Società a norma del D.lgs 231/2001 i delitti sulla privacy, la frode informatica con sostituzione dell’identità digitale e l’indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito. A prevederlo è l’articolo 9 del Dl 14/8/2013, n. 93 contenente disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere. Considerando i nuovi reati presupposto, e facendo nostre le osservazioni della Corte di Cassazione con la recente relazione III/01/2013 del 22/8/2013 che ha fornito una prima interpretazione sulle novità apportate dal citato Dl 93/2013, si evidenzia che in particolare i delitti in materia di privacy risultano di grande impatto, soprattutto per la configurazione della responsabilità per l’illecito trattamento dei dati, violazione potenzialmente in grado di interessare l’intera platea delle società commerciali. Il Dl 14/8/2013, n. 93 introducendo i delitti (ma non le contravvenzioni) in materia di violazione della privacy previsti dal D.Lgs 196/2003 – e cioè le fattispecie di trattamento illecito dei dati, di falsità nelle dichiarazioni notificazioni al Garante e di inosservanza dei provvedimenti del Garante – nel catalogo dei reati che fanno scattare la responsabilità degli enti a norma del D. Lgs 231/2001, aumenta per le imprese il rischio derivante da una gestione non corretta degli aspetti privacy. Infatti una Società che dovesse, ad esempio, trattare illecitamente dei dati rientranti nella copertura del d.Lgs.196/2003, oltre alle sanzioni sino fino ad oggi previste, sarà sottoposta ad un processo penale e indagata da un PM per verificare se ha adottato efficacemente un Modello 231 anche a copertura degli aspetti privacy. In assenza di tali Modelli 231 o, se l’Azienda ha un Modello 231 che non disciplina anche la privacy, la Società sarà soggetta ad una sanzione da 100 a 500 quote e ad una sanzione interdittiva dell’attività d’impresa (come ad esempio la sospensione o revoca di autorizzazioni o licenze, il divieto di pubblicizzare beni o servizi) che può andare da un minimo di 3 ad un massimo di 24 mesi. Considerato che una quota singola può variare da un minimo di 258 fino a un massimo di 1.549 euro, l’Azienda nei casi più gravi rischia di dover pagare una sanzione pecuniaria anche superiore a 700.000,00 euro. L’Impresa per tutelarsi ed evitare di incorrere in tali sanzioni, deve adottare un Modello 231 a norma del D.lgs 231/2001 o, se l’ha già adottato, aggiornarlo e disciplinare le misure organizzative e di prevenzione per questi nuovi reati presupposto. Modi Srl di Mestre (Ve) rimane a disposizione con il proprio Staff tecnico al numero verde 800300333 o mog231@gmail.com

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