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Modello di organizzazione e di gestione 231

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18
Mar

Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019


Attività di controllo sui prodotti chimici 2019, documento sulla vigilanza dell’applicazione dei Regolamenti Reach e Clp

Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019

piano nazionaleIl ministero della Salute ha predisposto, come ogni anno, il Piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici 2019, in collaborazione con il Gruppo Tecnico Interregionale REACH - CLP e il Centro Nazionale delle Sostanze Chimiche, Prodotti Cosmetici e Protezione del Consumatore dell'Istituto Superiore di Sanità.

Nella stesura del piano sono state prese in considerazione le indicazioni fornite dal Forum per lo scambio di informazioni sull’enforcement dell’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche), delle segnalazioni RAPEX (Sistema comunitario di allerta rapida sui prodotti di consumo non alimentari) registrate per gli anni 2017 e 2018 e delle esperienze maturate sui controlli ufficiali condotti negli anni precedenti (piani nazionali anni 2011-2017).

Il presente Piano è stato predisposto con la collaborazione del Gruppo tecnico interregionale REACH – CLP, con il Centro nazionale delle sostanze chimiche, prodotti cosmetici e protezione del consumatore dell’Istituto superiore di sanità e la Rete dei laboratori di controllo in attuazione all’accordo Stato/Regioni del 7 maggio 2015 (Rep. atti n. 88/CSR). 

La sua attuazione assolve, relativamente alle attività di controllo, a quanto indicato all’area di intervento B13 di cui all'allegato 1 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017 concernente la definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (G.U. Serie Generale, n. 65 del 18 marzo 2017). 

Il presente piano è altresì strumento per la programmazione delle azioni, pertinenti il tema specifico, necessarie al raggiungimento degli obiettivi di cui al Piano nazionale di prevenzione 2014 - 2019, capitolo 2.8 «ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute».

Ministero della Salute Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019 Pubblicato dal Ministero della Salute il Piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici 2019, documento sulla vigilanza dell’applicazione dei Regolamenti Reach e Clp, previsto dal Piano nazionale di prevenzione 2014 – 2019 e redatto dal Ministero Salute in quanto Autorità competente nazionale, in collaborazione con Gruppo tecnico interregionale Reach – Clp e Centro nazionale delle sostanze chimiche, Prodotti cosmetici e Protezione del consumatore dell’Istituto superiore di sanità.Piano nazionale controlli prodotti chimici 2019

18
Mar

Vademecum degli incentivi per lo sviluppo


Presentato dal Ministero dello Sviluppo Economico il nuovo progetto online a sostegno delle imprese

Vademecum degli incentivi per lo sviluppo

Vademecum degli incentivi per lo sviluppoVademecum ragionato degli incentivi per lo sviluppo. Si tratta di un nuovo portale che raccoglie informazioni utili alle imprese e in particolare alle Pmi. 
Infomazioni che sono raccolte da un indice con i vari settori e da una brochure che per gli stessi settori spiega obiettivi e modalità dell’incentivo.
Questo vademecum ragionato sugli incentivi – che la pubblica amministrazione mette a disposizione - è un breve documento nel quale gli imprenditori potranno trovare l’incentivo giusto a seconda di ciò che davvero gli serve, del loro territorio o della dimensione della loro azienda. 
Gli incentivi riguardano l’avvio di una nuova impresa, gli investimenti in innovazione, la crescita, il rafforzamento patrimoniale, gli investimenti in macchinari, impianti e software, l’internazionalizzazione, gli investimenti in formazione, in ricerca e sviluppo, in efficienza energetica, in nuove assunzioni, fino ad arrivare agli sgravi fiscali. 
Non ultimo quello rivoluzionario connesso al reddito di cittadinanza.

I settori sono:

  • “Startup d’impresa;
  • Pmi;
  • Tutte le imprese;
  • Imprese di distribuzione di energia elettrica e gas, Esco, persone fisiche, Pa;
  • Settore aerospazio;
  • Imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata;
  • Imprese sociali, cooperative sociali, cooperative;
  • Confidi;
  • Camere di commercio;
  • Radio e Yv;
  • datori di lavoro ed enti formativi accreditati;
  • Autotrasportatori;
  • Cittadini”.

6
Mar

OPERAZIONI CON ELICOTTERI Il supporto all’elicottero

 

Procedure, precauzioni, sicurezza

OPERAZIONI CON ELICOTTERI Il supporto all’elicottero

elicotteriProvincia Autonoma di Trento Servizio Antincendi e Protezione Civile Scuola Provinciale Antincendi OPERAZIONI CON ELICOTTERI Il supporto all’elicottero
Procedure, precauzioni, sicurezza Nucleo Elicotteri - VVF Trento
A cura di:
• Scuola Provinciale Antincendi - Servizio Antincendi e Protezione Civile
• Nucleo Elicotteri - VVF Trento - Capt. Marco Abbagnale
• Impaginazione e disegni: © Michele Filippi email: mic.filippi@gmail. com Terza edizione - 2018
Grazie alla sua grande duttilità di impiego, l’elicottero è utile in diverse attività militari e civili: nel soccorso, nell’antincendio boschivo, per le riprese e nel lavoro aereo è divenuto un mezzo insostituibile.
In particolare è utile in montagna per la capacità di raggiungere in breve tempo zone remote o inaccessibili con altri mezzi.
Il volo però è soggetto a limitazioni tecniche, ambientali e meteorologiche.
Questa dispensa oltre ad illustrarne capacità, possibilità e limiti ha lo scopo di istruire il personale di terra sui pericoli, sulle procedure e sulle precauzioni per la sicurezza propria, altrui e dell’elicottero con l’obiettivo di interventi sicuri, efficaci e rapidi.
L’operatività è condizionata e modificata in funzione di molti fattori.
L’urgenza dell’intervento, la situazione ambientale, le caratteristiche del luogo e le condizioni meteorologiche possono modificare la progressione della missione sempre tenendo presente il migliore rapporto rischi/benefici.
La collaborazione dei Vigili del Fuoco con l’elicottero è molto importante per la sicurezza, per la rapidità dell’intervento e per l’efficacia del soccorso.
Sono un aiuto prezioso in caso di intervento dell’elisoccorso sanitario quando è importante far arrivare il più rapidamente possibile l’equipe sanitaria sull’infortunato.
E-learning_2.pngOPERAZIONI CON ELICOTTERI Il supporto all’elicottero
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19
Feb

Somministrazione fraudolenta

 

preclusioni; circolari n. 3 e n.4 Inl

Somministrazione fraudolenta

lavoroPubblicata dall’Ispettorato nazionale del lavoro la circolare n.3/2019 11 febbraio con indicazioni operative in merito alla vigilanza sul reato di somministrazione fraudolenta reintrodotto dalla Legge 96/2018 nell’articolo 38 bis del D.Lgs. n. 81/2015.
Il 12 agosto u.s. è entrata in vigore la L. n. 96/2018 che ha convertito con modifiche il D.L. n. 87/2018. La legge di conversione ha tra l’altro reintrodotto, all’art. 38 bis del D.Lgs. n. 81/2015, il reato di somministrazione fraudolenta che si configura in tutti i casi in cui “la somministrazione di lavoro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore”.
L’illecito in questione è punito con la sanzione penale dell'ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione, restando tuttavia ferma l’applicazione dell’art. 18 D.Lgs. n. 276/2003 che punisce con sanzione amministrativa le ipotesi di somministrazione illecita.
La somministrazione fraudolenta era già prevista, con formulazione identica, dall’art. 28 del D.Lgs. n. 276/2003, successivamente abrogato dall’art. 55 del D.Lgs. n. 81/2015. 
Su tale formulazione il Ministero del lavoro e delle politiche sociali aveva già avuto occasione di esprimersi fornendo indicazioni al personale ispettivo, in particolare in relazione alla configurabilità dell’illecito nei casi di utilizzo dello schema negoziale dell’appalto (cfr. ML circ. n. 5/2011).
Tanto premesso, si ritiene opportuno tornare in argomento su tali tematiche al fine di fornire ulteriori indicazioni operative al personale ispettivo, anche ad integrazione della recente circolare n. 10 dell’11 luglio 2018 in materia di appalto illecito.
In merito all’oggetto degli accertamenti e alla verbalizzazione, le indicazioni riguardano l’uso del libro unico LUL, il bisogno che nel verbale di primo accesso venga specificato l’oggetto dell’ispezione, il verbale interlocutorio, il verbale unico di conclusione, l’attività di vigilanza esclusiva in materia previdenziale e/o assicurativa.
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19
Feb

Piano di emergenza impianti stoccaggio rifiuti

 

LINEE GUIDA

Piano di emergenza impianti stoccaggio rifiuti

ministeroPiano di emergenza impianti stoccaggio rifiuti, prime indicazioni Ministero Ambiente disposizioni attuative dell’art. 26-bis, inserito dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132 e i contenuti minimi del PEI. Nelle more dell’emanazione del DCPM previsto dal comma 9 dell’art. 26-bis, che stabilirà le linee guida per la predisposizione dei PEE e per la relativa informazione alle popolazioni, ed in riscontro ai diversi quesiti pervenuti dagli operatori del settore, si forniscono le prime indicazioni sulle informazioni che i gestori degli impianti devono fornire ai prefetti ai sensi del comma 4 dell’art. 26-bis entro la data del 4 marzo 2019, e sui contenuti minimi del PEI.
 
Come noto, l’art. 26-bis del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, introdotto dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2018, n. 281 ed entrata in vigore il 4 dicembre 2018), ha previsto l’obbligo di predisporre entro novanta giorni un apposito “piano di emergenza interna” (di seguito PEI) per tutti i gestori degli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti, esistenti o di nuova costruzione, nonché la predisposizione del “piano di emergenza esterna” (di seguito PEE), elaborato dal prefetto d’intesa con le regioni e gli enti interessati sulla base delle informazioni fornite dai gestori stessi. 
Nelle more dell’emanazione del DPCM previsto dal comma 9 dell'art. 26-bis, che stabilirà le linee guida per la predisposizione dei PEE e per la relativa informazione alle popolazioni, ed in riscontro ai diversi quesiti pervenuti dagli operatori del settore, si ritiene di dover fornire, con la presente, le prime indicazioni sulle informazioni che i gestori degli impianti in argomento devono fornire ai prefetti ai sensi del comma 4 dell’art. 26-bis entro la data del 4 marzo 2019, e sui contenuti minimi del PEI. 
In primo luogo deve essere evidenziato che le disposizioni di cui all’art. 26-bis del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 non trovano applicazione con riferimento agli impianti che ricadano nell’ambito di applicazione del d.lgs. n. 105/2015. 
Le previsioni contenute nel citato art. 26-bis, infatti, sono volte a disciplinare ipotesi di rischio genericamente individuate, al fine di minimizzare il più possibile i pericoli per la salute umana e per l’ambiente che possono prodursi per effetto delle attività che si svolgono nei diversi impianti di gestione dei rifiuti. 
Le norme del d.lgs. n. 105/2015 riguardano invece ipotesi di rischio specificamente individuate essenzialmente con riferimento a parametri quantitativi di sostanze pericolose, al fine di regolare con una disciplina specifica e di particolare rigore i casi in cui i potenziali incidenti sono in grado di arrecare i danni più intensi ed estesi . 
Da ciò deriva che, laddove gli impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti ricadano nell’ambito del d.lgs. n. 105/2015, i relativi gestori dovranno attenersi alle disposizioni del medesimo decreto sia nel predisporre il PEI (per gli stabilimenti di soglia inferiore si richiama il comma 6 dell'art. 20 del medesimo decreto legislativo), sia nel fornire ai prefetti competenti le necessarie informazioni per la stesura del PEE, non dovendo viceversa dare seguito anche alle disposizioni di cui all’art. 26-bis in parola, trattandosi di adempimenti ridondanti rispetto a quanto già previsto dalle specifiche norme di settore, con riferimento al pericolo di incidenti rilevanti connessi con l’utilizzo di sostanze pericolose.
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18
Feb

Decreto 22 gennaio 2019 GU n.37 del 13 febbraio 2019

 

Individuazione della procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attivita' lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare.

Decreto 22 gennaio 2019 GU n.37 del 13 febbraio 2019

gazzettaPosa segnaletica stradale traffico veicolare, decreto 22 gennaio 2019 in GU MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI DECRETO 22 gennaio 2019  Individuazione della procedure di revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attivita' lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare. (19A00867) (GU Serie Generale n.37 del 13-02-2019)

Finalita' e campo di applicazione 
1. Il presente decreto individua, ai  sensi  dell'art.  161,  comma 2-bis, del decreto legislativo  9  aprile  2008,  n.  81,  i  criteri generali  di  sicurezza  relativi  alle   procedure   di   revisione, integrazione e apposizione della segnaletica stradale destinata  alle attivita'  lavorative  che  si  svolgono  in  presenza  di   traffico veicolare. L'applicazione dei criteri di cui al presente decreto  non preclude l'utilizzo di altre metodologie di consolidata validita'. 
2. Le attivita' lavorative di cui al comma 1 fanno riferimento alle situazioni descritte nei principi per il segnalamento  temporaneo  di cui all'art. 2 del disciplinare tecnico  approvato  con  decreto  del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 10 luglio 2002,  le cui previsioni sono fatte salve. 

I datori di lavoro del gestore e delle imprese devono assicurare formazione informazione e addestramento degli addetti all’attività di apposizione, integrazione e rimozione della segnaletica, seguendo le disposizioni previste dal secondo allegato.

Gli aspetti trattati dall’allegato I Criteri minimi per la posa, il mantenimento e la rimozione della segnaletica di delimitazione e di segnalazione delle attività lavorative che si svolgono in presenza di traffico veicolare sono:

  • Criteri generali di sicurezza;
  • Spostamento a piedi;
  • Veicoli operativi;
  • Entrata ed uscita dal cantiere;
  • Situazioni di emergenza;
  • Segnalazione e delimitazione di cantieri fissi;
  • Segnalazione di interventi all’interno di gallerie con una corsia per senso di marcia.

L’allegato II Schema di corsi di formazione per preposti e lavoratori, addetti alle attività di pianificazione, controllo e apposizione della segnaletica stradale destinata alle attività lavorative che si svolgano in presenza di traffico veicolare: 

  • Destinatari dei corsi. Soggetti formatori e sistema di accreditamento;
  • Requisiti dei docenti;
  • Organizzazione dei corsi di formazione;
  • Articolazione e contenuti del percorso formativo;
  • Sedi della formazione;
  • Metodologia didattica;
  • Valutazione e verifica dell’apprendimento;
  • Modulo di aggiornamento;
  • Registrazione sul fascicolo informatico del lavoratore.

Decreto 22 gennaio 2019 GU n.37 del 13 febbraio 2019Decreto 22 gennaio 2019 GU n.37 del 13 febbraio 2019

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13
Feb

guide Agenzia Entrate aggiornate con le ultime novità fiscali

 

bonus per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico a quello per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

guide Agenzia Entrate aggiornate con le ultime novità fiscali

bonus agenziePubblicate le nuove guide aggiornate alla Legge di bilancio 2019
ECOBONUS EDIFICI. La legge di bilancio 2019 (legge n.145 del 30 dicembre 2018) ha prorogato al 31 dicembre 2019, nella misura del 65%, la detrazione fiscale (dall’Irpef e dall’Ires) per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.
 
BONUS RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio beneficiano di importanti agevolazioni fiscali, sia quando si effettuano sulle singole unità abitative sia quando riguardano lavori su parti comuni di edifici condominiali. 
Nel documento si specifica che sarà estesa per tutto il 2019 la detrazione del 50 % per le spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernali alimentati da biomasse combustibili, per ulteriori interventi di ristrutturazione edilizia fino al raggiungimento di un massimo di spese di 96.000 euro.  
Si prevedono detrazioni per l’acquisto di mobili e di elettrodomestici di classe non inferiore ad A+ . mentre per i forni di classe A
 
BONUS MOBILI ED ELETTRODOMESTICI. Si può usufruire della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. 
La Manovra 2019 ha prorogato al 2019 il Bonus Mobili e arredi senza cambiamenti: è ancora possibile acquistare gli arredi con lo sconto fiscale del 50% a fronte di interventi di ristrutturazione iniziati nel 2018 (l’ha ribadito anche l’Agenzia delle Entrate a partire dall’all’articolo 1, comma 67, della legge di bilancio), o che partiranno nel 2019.
Il file è in formato zip con 3 guide in formato PDF
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12
Feb

Spreco alimentare

 

ISPRA Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturale

Spreco alimentare

ispraLa riduzione della perdita e dello spreco di alimenti è considerata dalle Nazioni Unite e da molte istituzioni internazionali come una delle principali strade per procedere verso la tutela dell'ambiente e per il benessere dell’umanità. 

Ciò è riaffermato anche dall’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile. È ormai evidente che lo spreco alimentare è un determinate chiave, inter alia, della perdita di biodiversità, dell’accumulo di gas-serra in atmosfera, dello spreco e inquinamento dell’acqua, del suolo e di altre risorse. 

Sulla base della letteratura e dei dati esistenti, con un’indagine sulle principali esperienze di successo, si fornisce una visione d’insieme dei nessi tra temi ambientali e altri aspetti, quali la sicurezza e la sovranità alimentare, lo sviluppo territoriale, la bioeconomia.

Il rapporto propone una definizione sistemica dello spreco alimentare fornendo dati e informazioni  sulla dimensione e sugli effetti ambientali, a scala nazionale, europea e sovranazionale. 

Sono indagate le cause che lo producono ed emergono differenti quantità in base alla struttura dei sistemi alimentari. Oltre alle azioni di recupero e riciclo delle eccedenze, lo studio evidenzia la necessità di dedicare maggiore attenzione alla prevenzione strutturale per ridurre a monte la formazione delle eccedenze e i conseguenti sprechi. Molte proposte sono estesamente trattate e finalizzate a una strategia complessa di trasformazione dei sistemi alimentari per favorire la resilienza ecologica.

Da una prospettiva di sicurezza alimentare, la riduzione dello spreco di cibo e dei rifiuti è un'occasione importante per colmare il divario di calorie tra l’attuale produzione mondiale e quella raccomandata per alimentare in modo sostenibile la popolazione del pianeta, proiettata a superare 9,5 miliardi di persone nel 2050. Lo spreco alimentare in Italia è stato per troppo tempo sottostimato, ma potrebbe essere di dimensioni anche più preoccupanti, come evidenziato in questo volume. 

La buona notizia è che la perdita di cibo sta cominciando a ottenere l'attenzione che merita. L’Unione Europea sta recependo l’obiettivo 12.3 degli SDGs così come stanno facendo anche l’Environmental Protection Agency e il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. In soli cinque anni il Regno Unito ha tagliato i rifiuti alimentari del 21 per cento, mentre la Danimarca ha ottenuto un'impressionante riduzione del 25 per cento nello stesso periodo. L’Italia, la Francia e la Romania hanno approvato di recente leggi sugli sprechi alimentari. 

Lavorando al principio che "ciò che viene misurato può essere meglio gestito", è quanto mai opportuno che l’ISPRA concentri l’attenzione sulle perdite e sugli sprechi di alimenti e avvii un’analisi sugli studi, le misure e le migliori pratiche esistenti, in particolare quelle che possono promuovere una significativa prevenzione strutturale degli sprechi alimentari e facilitare la trasformazione verso modelli alimentari più etici e sostenibili.

E-learning_4.pngScarica Pubblicazione ISPRA

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11
Feb

Norme sicurezza antincendio edifici civile abitazione

 

Modifiche ed integrazioni all'allegato del decreto 16 maggio 1987, n. 246

Norme sicurezza antincendio edifici civile abitazione

antincendioPubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.30 del 5 febbraio 2019 il Decreto del Ministero dell’Interno del 25 gennaio 2019 Modifiche ed integrazioni all’allegato del decreto 16 maggio 1987, n. 246 concernente norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione. Decreto che riporta un nuovo allegato che va a sostituirsi al precedente del citato decreto del 1987 modificandone le relative norme antincendio. In vigore a 90 giorni dalla pubblicazione in GU.
MINISTERO DELL'INTERNO DECRETO 25 gennaio 2019  Modifiche ed integrazioni all'allegato del decreto 16 maggio 1987, n. 246 concernente norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione. (19A00734) (GU Serie Generale n.30 del 05-02-2019)
E' approvato l'allegato 1 che costituisce parte  integrante  del presente  decreto  e  che  modifica  le  norme   tecniche   contenute nell'allegato al decreto del Ministro dell'interno 16 maggio 1987, n. 246, sostituendo il punto «9. Deroghe» e introducendo, dopo il  punto 9, il punto «9-bis. Gestione della sicurezza antincendio». 
Le disposizioni contenute nell'allegato 1 al presente decreto si applicano agli edifici di civile abitazione di nuova realizzazione ed a quelli esistenti alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto secondo le modalita' previste dall'art. 3.
Il decreto si applicherà agli edifici di nuova costruzione e per quanto riguarda gli esistenti dovranno adeguarsi alle disposizioni con le seguenti scadenze:
  • “due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto per le disposizioni riguardanti l’installazione, ove prevista, degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza;
  • un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto per le restanti disposizioni”.
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10
Feb

Cassazione Civile, Sez. Lav., 07 febbraio 2019, n. 3643

 

Infortunio durante i lavori di potatura di un giardino. Valenza probatoria della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile

Cassazione Civile, Sez. Lav., 07 febbraio 2019, n. 3643

cassazionePresidente: BRONZINI GIUSEPPE Relatore: DE GREGORIO FEDERICO Data pubblicazione: 07/02/2019
LA CORTE, esaminati gli atti e sentito il consigliere relatore
OSSERVA
S.R., premesso che era stato assunto nell'anno 2002 dall'impresa individuale F.S. e che aveva subito un infortunio sul lavoro il 25 marzo 2003 (mentre stava eseguendo dei lavori di potatura nel giardino di proprietà dei coniugi L.- P., all'interno di un cestello agganciato al braccio della gru posta su di un autocarro e manovrata dal F.S., era caduto da un'altezza di circa 6 metri a causa di una eccessiva movimentazione del braccio della gru), conveniva in giudizio il suddetto F.S., proprio datore di lavoro, per ottenere il risarcimento del patito danno non patrimoniale in ragione di complessivi € 527.120,83. Instauratosi il contraddittorio, con la costituzione in giudizio del convenuto, che resisteva alle pretese avversarie (assumendo in particolare che l'infortunio si era verificato in modo del tutto accidentale e comunque per colpa esclusiva del dipendente, il quale sarebbe caduto da una scala mentre era intento a portare una pianta nel vivaio della ditta), istruita la causa con l'escussione di alcuni testi e con l'espletamento di una c.t.u. medico-legale, il giudice adito con sentenza n. 316/2009 rigettava la domanda, compensando le spese di lite. Tale pronuncia veniva appellata dal lavoratore, osservando tra l'altro che non era stato attribuito adeguato valore alla sentenza di patteggiamento pronunciata nei confronti del convenuto e che erano stati ignorati rilevanti elementi probatori, che confermavano la responsabilità del F.S. nella determinazione del sinistro.
La Corte d'Appello di Bologna con sentenza n. 1470 in data 31 ottobre - 3 dicembre 2013 rigettava l'interposto gravame, compensando le ulteriori spese di lite, ritenendo che nella fattispecie l'asserita responsabilità del convenuto circa la causazione dell'Infortunio de quo non poteva basarsi unicamente sulla sentenza di patteggiamento, non essendo ravvisabili presunzioni gravi, precise e concordanti che i fatti si fossero svolti secondo la dinamica prospettata da parte attrice. Inoltre, era poco credibile che la prima versione fornita dall'infortunato, già da un anno alle dipendenze del F.S., fosse il frutto dell'ignoranza della lingua italiana, come sembrava emergere successivamente, allorché il lavoratore era stato nuovamente sentito dall'ufficiale di polizia giudiziaria con l'ausilio di un interprete cambiando radicalmente versione, come si ricavava dalla deposizione del cugino J. e come altresì si evinceva dal libero interrogatorio effettuato sempre ricorrendo ad un interprete. La dichiarazione resa dall'infortunato nell'immediatezza del fatto ad un pubblico ufficiale non poteva, quindi, essere considerata priva di valenza probatoria, tenuto conto altresì che la diversa dinamica del sinistro fu prospettata dall'infortunato dopo che il medesimo aveva presentato querela in veste di persona offesa. Peraltro, andava evidenziata l'incongruenza della successiva ricostruzione operata dal dipendente, il quale sarebbe caduto a seguito di un'oscillazione del cestello, dotato comunque di un parapetto di metallo che gli arrivava all'incirca all'altezza dell'anca. Pertanto, il materiale probatorio disponibile non consentiva di ritenere dimostrata la dinamica dei fatti quale descritta in seconda battuta dall'infortunato. Era stato assodato che nel marzo del 2003 il F.S. aveva eseguito dei lavori di potatura di una siepe nel giardino dei suddetti coniugi con l'ausilio di un collaboratore di nazionalità indiana (verosimilmente S.R., anche se la P. non era stata in grado di fornire una descrizione), il quale << operava all'interno di un cestello collegato al braccio di una gru (cfr. dichiarazioni P., Po. e G.)>>. Non era stata, pertanto, dimostrata la presenza del S.R. nella proprietà dei coniugi il giorno dell'infortunio e il fatto che il F.S. avesse negato di essersi recato il 25 marzo 2003 sul posto non costituiva un argomento di prova a supporto dell'assunto attoreo, poiché la teste P. aveva ribadito in udienza che il 25 marzo 2003 non vide nessuno. Anche gli accertamenti effettuati dall'investigatore su incarico di parte attrice non avevano fornito elementi nuovi, avendo il predetto sentito la P. e visionato lo stato dei luoghi. Era poi irrilevante la circostanza che la potatura della siepe non fosse stata ultimata, ciò trovando giustificazione nella spiegazione resa dalla stessa P.. Era altresì inutilizzabile il giudizio espresso dal c.t.u., secondo cui le lesioni riportate dal ricorrente erano compatibili con un trauma da precipitazione da un'altezza significativa, essendo tale valutazione adattabile ad entrambe le versioni. Il lavoratore aveva sostenuto di essere caduto da un'altezza di circa sei metri, ma il pino che stava potando, secondo la versione del F.S., con l'utilizzo di una scala di oltre tre metri, era alto 4 metri e mezzo circa. Quanto, poi, alla pronuncia di condanna di F.S. per il reato di cui all'articolo 374 c.p. (n. 2691/10 Trib. Modena), il giudice penale aveva fondato il suo convincimento prevalentemente sulla deposizione del S.R. (che nel giudizio civile era parte - però al pari dello stesso convenuto F.S., le cui dichiarazioni sembrano appaiono essere state diversamente valutate dai giudici emiliani,), mentre quanto alla sentenza (n. 259/12 Trib. Modena) di condanna a favore dell'INAIL, dagli atti di causa non si ricavava il presupposto su cui il giudice del lavoro aveva fondato la responsabilità di F.S., ovvero l'essere stato costui presente nell'occasione dell'Infortunio e di condurre egli il mezzo in cui era sospeso il S.R.. Poteva, quindi, ritenersi provato che nel marzo del 2003 il F.S. e il ricorrente avevano eseguito la potatura di siepi nella proprietà dei suddetti L.-P. <<con l'utilizzo (verosimilmente inadeguato dal punto di vista della sicurezza) di un cestello», ma altrettanto non poteva affermarsi in ordine al fatto che ciò fosse avvenuto il 25 marzo 2003 e che pertanto lesioni riportate dal lavoratore fossero ricollegabili etiologicamente ad omissione di cautele generiche o specifiche da parte datoriale. Non meritava, quindi, censure la decisione gravata, laddove aveva evidenziato che la prova poteva essere anche logica e indiretta, ma che doveva comunque essere fornita in termini di elevata probabilità e non di mera possibilità, come era invece nel caso in esame.
Avverso l'anzidetta pronuncia di appello ha proposto ricorso per cassazione S.R. (n. in India il ...) con atto del 30 maggio 2014, affidato a due motivi, cui ha resistito F.S. mediante controricorso del 23 giugno 2014.
Il solo ricorrente ha depositato memoria illustrativa, previa rituale tempestiva comunicazione ad entrambe le parti dell'adunanza in camera di consiglio fissata per il 18 luglio 2018.
CONSIDERATO che
con il primo motivo di ricorso, formulato ex articolo 360 n. 3 c.p.c., è stata denunciata la violazione e falsa applicazione di norme di diritto nella parte in cui la sentenza impugnata, affermando che non poteva farsi discendere dalla sentenza ex art. 444 c.p.p. la prova dell'ammissione di responsabilità da parte dell'imputato e ritenendo che tale prova non fosse utilizzabile nel procedimento civile, aveva violato il disposto di cui agli articoli 115, 166 c.p.c., 2730 e ss. c.c., in relazione agli articoli 444 e 445 c.p.p. e al principio giurisprudenziale enunciato dalle Sezioni unite di questa Corte con la sentenza n. 17289 del 2006, ribadito con la successiva pronuncia n. 9456 del 2013, laddove era stato affermato che la sentenza di applicazione della pena emessa ai sensi del cit. art. 444, presuppone nel processo civile una ammissione di colpevolezza che esonera la controparte dall'onere della prova;
con il secondo motivo il ricorrente ha denunciato, ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c., l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, che aveva formato oggetto di discussione tra le parti, laddove la sentenza impugnata, nel disconoscere l'efficacia probatoria della sentenza cosiddetta di patteggiamento, non aveva spiegato le ragioni per cui il F.S. avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità e il giudice penale avesse quindi prestato fede a tale ammissione;
le anzidette doglianze, tra loro connesse e quindi esaminabili congiuntamente, risultano fondate nei seguenti termini;
preliminarmente, va ritenuta, tuttavia, la tempestività del ricorso di cui è processo, avverso la sentenza de qua, pubblicata mediante deposito in cancelleria il tre dicembre 2013 e non notificata, come da atto di cui è stata disposta la notifica in data 30 maggio 2014 (momento rilevante per stabilire la tempestività dell'impugnazione), in seguito meramente perfezionatasi il successivo sei giugno dello stesso anno mediante l'avviso di ricevimento pervenuto al destinatario, laddove per di più nella specie opera il termine c.d. lungo, di durata annuale secondo la previgente formulazione dell'art. 327 c.p.c., qui ratione temporis applicabile visto che la sentenza di primo grado risale al 10 giugno 2009 (cfr. il regime transitorio di cui all'art. 58, co. 1, l. n. 69/2009, in vigore dal 4 luglio 2009. V. poi, tra le altre, Cass. sez. un. civ. n. 13970 del 26/07/2004: in tema di notificazione, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 2002 - dichiarativa della sentenza della illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 149 cod. proc. civ. e dell'art. 4, comma terzo, della legge n. 890 del 1982, nella parte in cui prevede che la notificazione di atti a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario anziché a quella, antecedente di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario - deve ritenersi operante nell'ordinamento vigente un principio generale secondo il quale, qualunque sia la modalità di trasmissione, la notifica di un atto processuale, almeno quando debba compiersi entro un determinato termine, si intende perfezionata, dal lato del richiedente, al momento dell'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario, che funge da tramite necessario del notificante nel relativo procedimento); 
invero, appare invalida la decisione impugnata nell'aver praticamente negato ogni valenza probatoria al comportamento processuale osservato dal convenuto F.S. in sede penale con la richiesta applicazione della pena, di cui poi alla conseguente sentenza di c.d. patteggiamento, pronunciata dal giudice penale ai sensi degli artt. 444 e ss. c.p.p., in ordine ai reati per i quali lo stesso F.S. era stato incriminato (ex art. 184 D.P.R. n. 547/55, poiché in qualità di titolare dell'omonima azienda agricola effettuava il sollevamento di persone con attrezzature di lavoro ed accessori non previsti a tal fine - ex art. 590 c.p., perché nell'esercizio delle sue mansioni di imprenditore, con negligenza, imprudenza e imperizia, ed in particolare mediante la violazione di cui alla suddetta contravvenzione, movimentando personalmente il braccio della gru installata sull'autocarro tg.to ..., cagionava al lavoratore S.R. -che effettuando lavori di potatura di una siepe formata da alberi di alto fusto, operando all'Interno di un cestello fissato a detta gru, alzato diversi metri dal suolo, cadeva a terra a causa di una repentina inclinazione del cestello stesso, dovuta alla brusca movimentazione del braccio della gru- lesioni personali gravi, consistite nella paraplegia degli arti inferiori. Per di più all’esito del procedimento penale il giudice competente, dopo aver emesso la sentenza, disponeva la trasmissione gli atti al Pubblico Ministero in ordine alla configurabilità a carico del medesimo F.S. di altre ipotesi di reato, legate alla falsa prospettazione dell'accaduto, sicché lo stesso F.S. veniva ulteriormente inquisito per il reato di cui all'art. 374 bis c.p., per aver immutato lo stato dei luoghi delle cose e delle persone...)) la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. costituisce, infatti, un importante elemento probatorio per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (Cass. sez. un. civ. n. 17289 del 31/07/2006: <<È del resto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che la sentenza penale emessa a seguito di patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p. costituisce un importante elemento di prova nel processo civile (la richiesta di patteggiamento dell'imputato implica pur sempre il  riconoscimento del fatto-reato); il giudice, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato avrebbe ammesso una sua responsabilità non sussistente e il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione (cfr. le sentenze di questa Corte n. 2213 del 1 febbraio 2006 e n. 19251 30 settembre 2005). Infatti, la sentenza di applicazione di pena patteggiata, "pur non potendosi tecnicamente configurare come sentenza di condanna, anche se è a questa equiparabile a determinati fini", presuppone "pur sempre una ammissione di colpevolezza che esonera la controparte dall'onere della prova" (Cass. 5 maggio 2005, n. 9358)>>. V. in senso analogo, tra le altre, Cass. V civ. n. 10280 del 21/04/2008 e S.U. n. 21591 del 20/09/2013. Cfr. parimenti Cass. V civ. n. 13034 del 24/05/2017: la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito, il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità ed il giudice penale vi abbia prestato fede. Detto riconoscimento, pertanto, pur non essendo oggetto di statuizione assistita dall'efficacia del giudicato, ben può essere utilizzato come prova dal giudice tributario -nella specie ivi esaminata- nel giudizio di legittimità dell'accertamento, sicché in applicazione del principio veniva cassata la sentenza della Commissione tributaria, che aveva ritenuto ininfluente, ai fini della prova a carico del contribuente, la sentenza di patteggiamento emessa in sede penale nei suoi confronti per gli stessi fatti oggetto della pretesa tributaria. Conforme Cass. n. 24587 del 2010); d'altro canto, in base al principio di unitarietà dell’ordinamento giuridico, cui almeno in astratto tendono le previsioni di diritto positivo, per lo stesso fatto soltanto alla stregua di valide giustificazioni, debitamente argomentate, possono ammettersi differenti e contrastanti decisioni giudiziali, pur nell'autonomia dei relativi giudizi assicurata e disciplinata da norme di rango costituzionale e di natura processuale; la sentenza di patteggiamento, del resto, presuppone non solo il consenso delle parti (imputato e p.m.), ma anche che non debba essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129 c.p.p., oltre che corretta la qualificazione giuridica del fatto (art. 444, II co., c.p.p.); 
nei sensi di cui sopra, pertanto, va cassata con rinvio la sentenza qui impugnata, con la quale in sintesi si finisce, soprattutto, per omettere ogni esame dell'ammissione in sede penale di responsabilità riguardo al sinistro di cui alla causa civile da parte del convenuto, ammissione che ancorché implicita, costituisce, come rilevato dalla succitata giurisprudenza, qui condivisa, indefettibile presupposto della applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 c.p.p. (L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo ... omissis 1-bis. Sono esclusi dall'applicazione dei comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis e 3-quater... omissis
2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, ii giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica dei fatto, l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, ii giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato ai pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.
3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.
Peraltro, va pure ricordato quanto affermato dalla Corte Costituzionale, che con sentenza 26 giugno 1990 n. 313 aveva dichiarato l’illegittimità dell'originario art. 444, comma 2, c.p.p., «nella parte in cui non prevedeva che, ai fini e nei limiti di cui all'art. 27, comma 3, cost., il giudice potesse valutare la congruità della pena indicata dalle parti, rigettando la richiesta in ipotesi di sfavorevole valutazione». Inoltre, con la medesima pronuncia la Corte, nel dichiarare infondata nei sensi di cui in motivazione altra questione di legittimità sollevata al riguardo, aveva affermato, tra l'altro, che «anche la decisione di cui all'art. 444, c.p.p., quando non è decisione di proscioglimento, non può prescindere dalle prove della responsabilità»);
di conseguenza, nella specie, a parte la rilevata atomistica valutazione di varie circostanze indiziario-presuntive (per certi versi non cogliendo neppure taluni significativi elementi contraddittori nelle dichiarazioni citate a sostegno della pronuncia dubitativamente assolutoria), vi è stata omissione della implicita ammissione di responsabilità in sede penale ex cit. art. 444, per cui la Corte di merito nemmeno ha fornito una qualche appropriata e ragionevole spiegazione delle ragioni di una tale ammissione, a monte della richiesta applicazione di sanzioni penali, né tanto meno alcuna valida argomentazione circa la conseguente pronuncia del giudice penale, che ha così pure, evidentemente, escluso un possibile eventuale proscioglimento dell'imputato ai sensi dell'art. 129 c.p.p.; il rilevato omesso esame di un siffatto elemento decisivo, in difetto di ogni pertinente motivazione sul punto integra, pertanto, senza dubbio il vizio di cui all'art. 360, comma I n. 5 c.p.c., così sostituito dall'art. 54, co. 1, lett. b), d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in l. 7 agosto 2012, n. 134 (norma che per espressa previsione dell'art. 54, co. 3, d.l. cit., «si applica alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto», avvenuta il 12 agosto 2012, perciò nella specie ratione temporis applicabile, visto che la sentenza d'appello impugnata con il ricorso de quo risale al 31 ottobre/tre dicembre 2013);
nei sensi anzidetti l'impugnata sentenza va, dunque, cassata con rinvio, ai sensi degli artt. 384 e 385 c.p.c., con rinvio ad altra Corte di Appello, designata in dispositivo, che attenendosi ai richiamati principi di diritto, riesaminerà la controversia valutando complessivamente tutte le acquisite risultanze istruttorie, tenuto altresì conto della censurabilità, in sede di legittimità, della decisione di merito in cui il giudice si limiti a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non siano in grado di acquisirla ove valutati nella loro convergenza globale, accertandone la pregnanza conclusiva (v. sul punto Cass. lav. n. 18822 del 16/07/2018, che nella specie, in causa di licenziamento per giusta causa, ha cassato la decisione impugnata, la quale, dopo aver esaminato atomisticamente gli indizi raccolti in istruttoria, anche relativi al giudizio penale, ne aveva escluso la valutazione complessiva al fine di ponderarne la valenza probatoria, in quanto privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. V. altresì Cass. III civ. n. 9059 del 12/04/2018, secondo cui in tema di prova per presunzioni, il giudice, dovendo esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento. In senso analogo v. pure Cass. Sez. 6-5, ordinanza n. 5374 del 2/3/2017. V. ancora Cass. III civ. n. 12002 del 16/05/2017: allorquando la prova addotta sia costituita da presunzioni, le quali anche da sole possono formare il convincimento del giudice del merito, rientra nei compiti di quest'ultimo il giudizio circa l'idoneità degli elementi presuntivi a consentire inferenze che ne discendano secondo il criterio del c.d. "id quod prelumque accidit", essendo il relativo apprezzamento sottratto al controllo in sede di legittimità, se sorretto da motivazione immune da vizi logici o giuridici e, in particolare, ispirato al principio secondo il quale i requisiti della gravità, della precisione e della concordanza, richiesti dalla legge, devono essere ricavati in relazione al complesso degli indizi, soggetti ad una valutazione globale, e non con riferimento singolare a ciascuno di questi, pur senza omettere un apprezzamento così frazionato, al fine di vagliare preventivamente la rilevanza dei vari indizi e di individuare quelli ritenuti significativi e da ricomprendere nel suddetto contesto articolato e globale. Conforme Cass. III civ. n. 26022 del 05/12/2011. V. ancora in senso analogo Cass. V civ. n. 9108 del 06/06/2012: in terna di prova per presunzioni, il giudice, posto che deve esercitare la sua discrezionalità nell'apprezzamento e nella ricostruzione dei fatti in modo da rendere chiaramente apprezzabile il criterio logico posto a base della selezione delle risultanze probatorie e del proprio convincimento, è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi: in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; successivamente, è doverosa una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi. Ne consegue che deve ritenersi censurabile in sede di legittimità la decisione in cui il giudice si sia limitato a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall'altro in un rapporto di vicendevole completamento);
infine, essendo risultato, anzidetti termini il ricorso de quo, non ricorrono nella specie i presupposti di cui all'art. 13, co. 1 quater, d.P.R. n. 115/2002, circa il raddoppio del contributo unificato nell'ipotesi d'integrale rigetto dell'impugnazione ovvero nel caso d'inammissibilità o d'improcedibilità della stessa.
P.Q.M.
la Corte accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione. Cassa, per l'effetto, l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di Firenze.
Così deciso in Roma il 18 luglio 2018
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