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Modello di organizzazione e di gestione 231

Posts from the ‘Generale’ Category

9
Ott

Inquinamento atmosferico e beni culturali

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

effetti sui materiali a Roma pubblicazione ISPRA

Inquinamento atmosferico e beni culturali

Inquinamento atmosferico e beni culturaliIl deterioramento dei materiali che costituiscono il patrimonio culturale è un fenomeno complesso solitamente riconducibile a vari fattori, tra cui l’inquinamento dell’aria e le condizioni climatiche del territorio in cui i beni sono collocati.  L’azione sinergica dei fattori ambientali e climatici spesso comporta un danno di tipo estetico e/o strutturale del materiale originale che può compromettere la percezione e la fruizione dell’opera stessa e causarne la perdita di valore.  Gli inquinanti maggiormente coinvolti nei processi di degrado frequentemente riscontrati sui beni culturali (annerimento, recessione superficiale, corrosione, etc.) sono il biossido di zolfo (SO2), il biossido di azoto (NO2), l’ozono (O3) e il particolato atmosferico (PM10, PM2.5 etc.).  Le politiche di riduzione di SO2 messe in atto a livello  europeo negli ultimi decenni, hanno portato ad una significativa diminuzione delle concentrazioni di questo inquinante in atmosfera, mentre altre sostanze (ossidi di azoto, particolato atmosferico, ozono),  potenzialmente altrettanto pericolose sia per la salute umana che per l’ambiente e per i materiali da costruzione, continuano ad essere presenti in aria in quantità significative. Pertanto la conoscenza di come gli inquinanti atmosferici influiscano sui processi di deterioramento e di alterazione delle opere d’arte è particolarmente importante per la loro protezione e per la scelta dei materiali appropriati da utilizzare per la costruzione di nuove strutture (Tzanis et al., 2009).  Per questo motivo il rapporto tra patrimonio culturale e ambiente continua a rappresentare per la ricerca scientifica un tema ancora molto attuale e di grande interesse.  A livello europeo, negli anni passati, sono stati condotti progetti di ricerca finalizzati alla valutazione e alla quantificazione del danno cui sono soggetti alcuni dei materiali che generalmente vengono impiegati nel settore dei beni culturali (MULTIASSESS Final Report 2007, CULT-STRAT 2006).   In particolare l'obiettivo di questi studi è stato quello di analizzare i meccanismi di deterioramento di ogni materiale preso in esame, arrivando a definire per ciascuno di essi, specifiche relazioni matematiche (funzioni dose-risposta) in grado di stimare quantitativamente, laddove non sia possibile misurarlo direttamente, il danno attribuibile agli inquinanti atmosferici e ai parametri climatici.
Nell’ambito dei suddetti progetti, le funzioni dose-risposta (di danno) sono state definite esponendo provini nuovi di alcuni materiali, in un determinato numero di siti su un'ampia scala geografica. Tali funzioni, oltre alla stima, permettono di prevedere l’andamento del danno di un materiale nel tempo e di realizzare mappe che mostrino le eventuali variazioni nello spazio del danno stesso (Verney-Carron et al, 2012). Facendo riferimento ai lavori appena citati, ISPRA e ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro), in collaborazione con ARPA Lazio, hanno avviato nel 2013 una campagna di monitoraggio della durata di tre anni, a Roma, con lo scopo di analizzare i processi di annerimento e di degradazione di alcuni dei materiali costituenti il patrimonio culturale italiano. In particolare lo studio sperimentale è consistito nell’esposizione di campioni di marmo, rame e vetro in sette siti, all’interno del Grande Raccordo Anulare, in corrispondenza di sette centraline di monitoraggio della qualità dell’aria caratterizzate da differenti condizioni ambientali.  Sui provini sono state condotte analisi colorimetriche periodiche, in situ, per verificare le variazioni di colore causate dalla deposizione degli inquinanti, misure di differenze di peso, eseguite in laboratorio, per quantificare l’eventuale perdita di materiale, analisi con Microscopio Elettronico a Scansione (SEM-EDS) per la caratterizzazione del particolato depositato sui provini nel corso dell’esposizione e analisi con Spettroscopia Raman per la determinazione dei prodotti di corrosione del rame. La sperimentazione ha permesso di definire l’andamento dei processi di annerimento del marmo e del vetro, di studiare la recessione superficiale del marmo e la corrosione del rame. Per quanto riguarda il marmo, è stato inoltre possibile confrontare i dati sperimentali ottenuti nel corso della campagna di monitoraggio con quelli ricavati applicando le funzioni dose-risposta presenti in letteratura (Christodoulakis et al., 2016).
 
6
Ott

Linee guida prevenzione incendi frantoio oleario-oleificio

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Vigili del Fuoco con nota n. 12622 del 26-09-2017

Linee guida prevenzione incendi frantoio oleario-oleificio

Linee guida prevenzione incendi frantoio oleario-oleificioLe linee guida sono state realizzate dai VVF in collaborazione con FOOI Filiera olivicola olearia italiana e uffici della Direzione centrale VVF. Come evidenziato dalla nota dei VVF non devono essere interpretate e non rappresentano una regola tecnica verticale. Sono uno strumento utile che non va a mutare nulla in merito agli adempimenti correnti, alla classificazione prevista dall’Allegato I del Dpr 151/2011 e all’istruttoria di prevenzione incendi DM 7/8/2012 Allegato I.

Il deposito di olio di oliva vergine costituisce un’attività soggetta al controllo dei Vigili del fuoco, in quanto ascrivibile al p.to 12 dell’Allegato 1 del DPR 151/11 . Con l’obiettivo di fornire un supporto concreto alle imprese del settore, indicando gli elementi indispensabili per assicurare il corretto adempimento degli obblighi in materia di prevenzione degli incendi, sono state predisposte le Linee guida di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività di frantoio oleario – oleificio. Il documento è il frutto della collaborazione tra Associazioni di categoria ed Uffici della Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile in particolare, basandosi su misure di carattere prescrittivo dettate anche dall’esperienza maturata nell’ambito dell’espletamento dell’attività di prevenzione incendi per questa specifica attività, le suddette linee guida rappresentano un mezzo per individuare un insieme di misure di prevenzione e di protezione, passiva ed attiva, finalizzate al contrasto del rischio di incendio nell’ambito della progettazione, costruzione ed esercizio delle attività di frantoio oleario-oleificio con deposito di olio d’oliva vergine. Nel segnalare che nulla è mutato in relazione all’istruttoria di prevenzione incendi per le attività in questione, che dovrà comunque seguire le procedure previste dal DM 7/8/2012 e dal relativo Allegato I (Documentazione relativa ad attività non regolate da specifiche disposizioni antincendio), si esprime la convinzione che, con la redazione di questo documento, si forniscano le indicazioni per garantire un adeguato livello di sicurezza per i frantoi oleari-oleifici.

Linee guida prevenzione incendi frantoio oleario-oleificio Linee guida prevenzione incendi frantoio oleario-oleificio

 
2
Ott

sperimentazione su base volontaria del sistema del vuoto a rendere

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Decreto 3 luglio 2017, n. 142

sperimentazione su base volontaria del sistema del vuoto a rendere

E-learningMINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DECRETO 3 luglio 2017, n. 142 Regolamento recante la sperimentazione di un sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare, ai sensi dell'articolo 219-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. (17G00154) (GU Serie Generale n.224 del 25-09-2017) note: Entrata in vigore del provvedimento: 10/10/2017.

Al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio,favorendo il riutilizzo degli imballaggi usati, il presente regolamento disciplina le modalita' di attuazione della sperimentazione su base volontaria del sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi o residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo, di cui all'articolo 219-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006,n.152, nonche' le forme di incentivazione, le  loro modalita' di applicazione e i valori cauzionali per ogni singola tipologia di imballaggi. La sperimentazione del sistema del vuoto a rendere  su  cauzione si applica agli imballaggi con le seguenti caratteristiche: a) di tipo primario, ai sensi dell'articolo 218, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; b) riutilizzabili, ai sensi dell'articolo 218, comma  1,  lettera e), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152; c) conformi ai  requisiti  stabiliti  dal  decreto  del  Ministro dell'ambiente e della  tutela  del  territorio  del  2  maggio  2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  108  dell'  11  maggio  2006, recante «Aggiornamento  degli  studi  europei  fissati  dal  Comitato europeo di normazione (CEN), in conformita' ai  requisiti  essenziali stabiliti all'articolo 9 della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi  e rifiuti di imballaggio»; d) destinati all'uso alimentare e  al  contenimento  di  birra  o acqua minerale; e) serviti al pubblico nei punti di consumo; f) di volume compreso tra 0,20 e 1,5 litri.

Decreto 3 luglio 2017, n. 142Decreto 3 luglio 2017, n. 142

 
25
Set

HACCP piano di autocontrollo

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L’importanza del piano di autocontrollo HACCP

HACCP piano di autocontrollo

HACCP piano di autocontrolloL’importanza del piano di autocontrollo HACCP Ogni impresa e attività del settore alimentare deve quindi dotarsi di un manuale, o piano di autocontrollo, HACCP, contenente tutte le informazioni sui rischi dell’azienda e le misure per prevenirli ed eliminarli. E questo permetterà agli operatori di effettuare un autocontrollo razionale sul proprio lavoro e di produrre, conservare e vendere cibi e bevande che siano sicuri. E’ necessario, che la corretta predisposizione e applicazione di procedure, se pure semplificate, consenta nell’ambito del processo produttivo, il controllo e la gestione dei pericoli. L’applicazione dei principi del sistema dell’analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo (HACCP) alla produzione primaria non è ancora praticabile su base generalizzata, ma si incoraggia l’uso di prassi corrette in materia d’igiene in questo settore. Per facilitare l'adozione di piani di autocontrollo adeguati vengono resi disponibili Manuali di Corretta Prassi Igienica (Good Hygiene Practice o GHP) , che costituiscono documenti orientativi voluti dalla normativa comunitaria ed utilizzabili come guida all'applicazione dei sistemi di autocontrollo.

L'HACCP si basa sul monitoraggio dei "punti della lavorazione" degli alimenti in cui si prospetta un pericolo di contaminazione, sia di natura biologica che chimica o fisica. È sistematico ed ha basi scientifiche; la sua finalità è quella di individuare ed analizzare pericoli e mettere a punto sistemi adatti per il loro controllo (inteso nell'accezione di "regolazione").

Prima dell'adozione del sistema HACCP le verifiche venivano effettuate a valle del processo produttivo, con analisi della salubrità del prodotto finito, pronto per la vendita al consumatore, e spesso il prodotto era consumato prima dell'individuazione dell'irregolarità. Inoltre, per le analisi, veniva effettuato il campionamento (analisi di un lotto tramite prelievo di un campione) ed il risultato del campione analizzato non era sempre un risultato significativo (l'eventuale contaminazione non si distribuisce omogeneamente nel lotto). Dopo l'emanazione del D.Lgs. 155/1997, poi abrogato dal d.lgs. 193/2007 in attuazione del regolamento CE 852/2004, è stato introdotto in Italia il sistema HACCP che, promuovendo il concetto di prevenzione, analizza i possibili pericoli verificabili in ogni fase del processo produttivo e nelle fasi successive come lo stoccaggio, il trasporto, la conservazione e la vendita o somministrazione al consumatore. In altri termini, questo controllo si prefigge di monitorare tutta la filiera del processo di produzione e distribuzione degli alimenti; lo scopo è quello di individuare le fasi del processo che possono rappresentare un punto critico (per esempio: la distribuzione di prodotti surgelati, dove la temperatura di conservazione non deve salire oltrei -18 °C, rimanendo costante dalla produzione alla consumazione). Il sistema pone un importante accento sulla qualità alimentare, in particolare riguardo a salubrità e sicurezza; concetto che va oltre la semplice soddisfazione del cliente, ma punta piuttosto alla tutela della salute pubblica.

Le norme di buona fabbricazione (NBF), o buone prassi di fabbricazione, o ancora norme di buona preparazione (NBP), sono un insieme di regole, procedure e linee guida in base alle quali vengono prodotti i farmaci (in Europa si usa il termine medicinali), i cibi e le sostanze farmacologicamente attive (in inglese Active PharmaceuticalIngredients, API). Il meccanismo di campionamento dei prodotti può fornire solo garanzie di tipo statistico sul fatto che i campioni stessi (ed eventualmente le aree adiacenti al luogo dove vengono prelevati i campioni) siano idonei all'uso; di conseguenza, poiché i controlli finali si basano tutti su tecniche di campionamento, le NBF seguono un approccio olistico secondo il quale vengono regolamentati nel loro complesso gli ambienti di produzione e di controllo in laboratorio. Una componente estremamente importante delle NBF è la necessità di documentare ogni aspetto del processo, ogni attività ed ogni operazione. Se la documentazione non è corretta ed in ordine, se non evidenzia il modo in cui il prodotto è stato fabbricato e verificato, permettendo la rintracciabilità e il ritiro dal mercato in caso di problemi futuri, allora il prodotto viene considerato contaminato (negli Stati Uniti il termine corrispondente è adulterato).

HACCP piano di autocontrolloL’importanza del piano di autocontrollo HACCP

 
22
Set

Tecnologie e professionalità per l’Industria 4.0

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Seminario tecnico Slide Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma

Tecnologie e professionalità per l’Industria 4.0

industria 4.0Seminario tecnico Tecnologie e professionalità per l’Industria 4.0 Giovedì 20 Luglio 2017 P.zza della Repubblica, 59 Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma Grazie alla digitalizzazione del settore manifatturiero si sta rinnovando profondamente la catena del valore, sta cambiando il modo di lavorare ma sta cambiando anche la natura delle organizzazioni grazie anche a un forte impegno da parte del Governo. Per le imprese sfruttare gli incentivi diventa un'occasione strategica per innovare. L’espressione Industrie 4.0 è stata usata per la prima volta alla Fiera di Hannover nel 2011 in Germania. A ottobre 2012 un gruppo di lavoro dedicato all'Industria 4.0, presieduto da Siegfried Dais della multinazionale di ingegneria ed elettronica Robert Bosch GmbH e da Henning Kagermann della Acatech (Accademia tedesca delle Scienze e dell'Ingegneria) presentò al governo federale tedesco una serie di raccomandazioni per la sua implementazione. L'8 aprile 2013, all'annuale Fiera di Hannover, fu diffuso il report finale del gruppo di lavoro. La Commissione Building Automation e Processi Industriali, istituita presso l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma propone in data 20-07-2017 ai propri iscritti un seminario tecnico gratuito sul tema della Fabbrica Digitale lanciato dal Piano Nazionale dell’Industria 4.0 Grazie all’introduzione di incentivi fiscali che sfociano in Super ed Iper Ammortamenti utili a sostenere le aziende italiane nel processo di digitalizzazione e robotizzazione dei sistemi produttivi, il Piano Industria 4.0 offre opportunità dirette anche alla figura dell’ingegnere per consulenze e perizie. Nel corso del seminario si cercherà di porre le basi sugli aspetti finanziari rivolti sia ai titolari di impresa sia ai liberi professionisti con particolare attenzione sui criteri di incentivazione per i beni hardware e software. Ottimizzare i processi portando efficienza e maggiore visibilità in ogni anello della supply chain garantisce una comunicazione multidirezionale nell’ambito di tutti i processi produttivi. I dati, messi a sistema e registrati senza soluzione di continuità, dal fornitore al consumatore, offrono alle aziende una nuova capacità di analisi di tipo predittivo, che assicura un’ampia base informativa per migliorare i prodotti e i servizi, supportando al meglio le decisioni. Non c’è Industry 4.0 senza Big Data Management e una Business Intelligence supportata da Analytics sempre più personalizzate a misura di azienda. Ma quel suffisso 4.0 significa anche un’innovazione rispetto alle modalità di fruizione delle risorse tecnologiche che, grazie alle varie formule del Cloud, cambia approcci e strategie di sviluppo. Attraverso modalità as a Service e pay per use, infatti, le imprese possono scegliere la migliore innovazione tecnologica rispettando i sempre più stringenti vincoli di budget, trasformando gli investimenti iniziali (Capex) in costi ricorrenti (Opex).

ndustria 4.0Tecnologie e professionalità per l’Industria 4.0

Le slide sono compresse in formato ZIP circa 13MB

 
22
Set

Qualità del dato nel monitoraggio biologico

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macroinvertebrati delle acque superficiali interne

Qualità del dato nel monitoraggio biologico

Qualità del dato nel monitoraggio biologicoLa qualità dei dati ecologici, così come richiesto dalla recente politica di gestione ambientale, è direttamente correlata al livello di fiducia riposto nei dati analitici forniti da laboratori che operano sul territorio; la partecipazione a confronti interlaboratorio rappresenta quindi un utile strumento per garantire la validazione del dato e permette agli operatori di documentare prestazioni di buona qualità. Le linee guida qui presentate riguardano un percorso volto a disegnare ed organizzare confronti interlaboratorio per la componente macrobentonica delle acque superficiali interne. Quanto riportato nel documento rappresenta una guida per procedere alla corretta organizzazione ed esecuzione sia di confronti interlaboratorio indirizzati alla valutazione della “performance” degli operatori che all’organizzazione di specifici confronti che garantiscano il mantenimento delle competenze per gli Expert Panel. ISPRA ha curato la stesura delle linee guida al fine di rendere fruibili i risultati dell’attività svolta attraverso un documento unico, in forma di guida per l’operatore, che evidenziasse con chiarezza le procedure per operare nell’ambito dei confronti interlaboratorio conformemente alle norme vigenti. ISPRA Settembre 2017

In Italia, con l’emanazione del D.lgs. 152 del 2006 (Italia, 2006) e dei successivi decreti attuativi che recepiscono la Direttiva 2000/60/CE, o Direttiva Quadro Acque, si applica l’approccio ecologico, orientato ad uno sviluppo sostenibile e ad una gestione integrata delle risorse idriche. Gli elementi biologici richiesti per il monitoraggio rappresentano i differenti livelli trofici dell’ecosistema: i produttori primari (fitobenthos e macrofite) e i diversi livelli di consumatori (macroinvertebrati e pesci). La Direttiva Quadro Acque richiede agli Stati membri la classificazione dei corpi idrici attraverso l’applicazione del monitoraggio biologico, che viene effettuato mediante l’utilizzo di elementi di qualità biologica per i quali vengono stabiliti rapporti di qualità biologica (RQE). Tali rapporti rappresentano la distanza tra i valori dei parametri biologici osservati nel corpo idrico monitorato e i valori degli stessi parametri per un corpo idrico di riferimento dello stesso tipo fluviale. La classificazione espressa mediante rapporti di qualità biologica ha uno scarso valore se non è accompagnata da una stima quantitativa delle incertezze dovute al campionamento o ad altre fasi di analisi e dalla conoscenza del livello di fiducia con cui si assegna un corpo idrico ad una determinata classe di qualità. La consapevolezza dell’importanza degli aspetti legati alla qualità del dato ha portato la Commissione Europea a inserire nella Direttiva 2000/60/CE la richiesta che il “livello di attendibilità e precisione conseguito dal sistema di monitoraggio” sia “definito nel piano di gestione del bacino idrografico” (paragrafo 1.3.4 dell’Allegato V della Direttiva 2000/60/CE).

Qualità del dato nel monitoraggio biologicoQualità del dato nel monitoraggio biologico

 
18
Set

Scegliere una piattaforma e-learning

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Questa pubblicazione sulle tecnologie e-learning si rivolge ai responsabili dell’azienda

Scegliere una piattaforma elearning

sicurezza ambiente qualità E-learning HSEQuesta pubblicazione sulle tecnologie, si rivolge ai responsabili dell’azienda coinvolti nel processo di scelta delle soluzioni per le infrastrutture tecnologiche e per le piattaforme software da dedicare alla formazione in modalità e-learning.

Chiunque sia stato associato a un corso eLearning negli ultimi dieci anni, avrà sicuramente notato il ritmo del cambiamento che l'industria ha subito - in particolare negli ultimi 5 anni. Dai passi avanti in metodologie di progettazione didattica; a un'integrazione più ricca dei contenuti nei moduli eLearning, come i video-on-demand, l'industria si è evoluta ad un ritmo enorme. Se c'è una tendenza che è emersa chiara e distinta nel mondo dell'eLearning, è il modo in cui i partecipanti sono impegnati nella formazione di oggi. La definizione di cosa significa "formazione" è cambiata. Nell'ultimo decennio, la ricerca avanzata nella psicologia umana e nella tecnologia ha generato una serie di nuove innovazioni su come le persone imparano.

I responsabili tecnici delle strutture che abbiano deciso di adottare una soluzione e-learning ovvero di estendere i servizi o rinnovare le tecnologie di soluzioni già in esercizio - e pertanto si accingano a redigere bandi per gare di forniture - saranno impegnati nelle fasi di selezione e valutazione tecnica ed economica di soluzioni e-learning. Essi dovranno tenere conto di fattori quali l’integrabilità, la riutilizzabilità e la manutenibilità dei sistemi e dei contenuti formativi, garantendo l’interoperabilità sistemistica verso architetture informative e web eventualmente pre-esistenti o di futura adozione.

Negli altri documenti pubblicati si è accennato a criteri complementari, spesso propedeutici alle scelte tecnologiche, quali l’analisi delle opportunità strategiche offerte dalla decisione di intraprendere un progetto e-learning, l’ottimizzazione della fase di progettazione didattica ed organizzativa e la scelta delle modalità implementative (come ad esempio soluzioni sincrone, asincrone, centrate sui contenuti o sul processo, completamente online o miste). Si sono esaminati i quattro aspetti che compongono il formato didattico (didattica, organizzazione, tecnologia e comunicazione) e si è fatto cenno alle decisioni che le aziende, nel progettare e realizzare un progetto formativo in modalità e-learning, devono prendere a livello tecnologico.

Un’attenzione particolare è dedicata ai sistemi software open source e ai nuovi media, che prendono in considerazione l’evoluzione che il settore ha subito negli ultimi anni in ambito in tecnologico e gli elementi necessari per effettuare una valutazione tecnica delle soluzioni e-learning adottate.

Rimane invariata la nostra puntualizzazione sui sistemi software e-learning che vanno adattati alla gestione professionale e alle normative di riferimento. Ricordiamo sempre, che i progetti open source e-learning sono sempre stati strutturati dalle o per le università in cui la metodologia didattica è completamente diversa dalla formazione professionale che è basata su tempo di fruizione minima, norme Ad hoc per le diverse tipologie di formazione professionale ( CFP – ECM – HACCP – Safety - HSE … ) con metodologia di insegnamento e apprendimento, articolazione, obiettivi e contenuti del percorso formativo, valutazione degli apprendimenti, riconoscimento formazione pregressa, verifiche in itinere e finale,  garantire la disponibilità dei profili di competenze per la gestione didattica e tecnica della formazione, etc.. Comunque ogni corso o modulo dovrà essere realizzato in conformità allo standard internazionale SCORM (Shareable Content Object Reference Model) (“Modello di riferimento per gli oggetti di contenuto condivisibile”) o eventuale sistema equivalente, al fine di garantire il tracciamento della fruizione degli oggetti didattici (Learning Objects) nella piattaforma LMS utilizzata.

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15
Set

sgravi contributivi per i datori di lavoro

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sgravi contributivi per i datori di lavoro che prevedano istituti specifici di conciliazione

sgravi contributivi per i datori di lavoro

datore di lavoroFirmato il decreto che riconosce sgravi contributivi per i datori di lavoro che prevedano istituti specifici di conciliazione tra vita professionale e privata nei contratti aziendali

All’attuazione della misura sperimentale, prevista dal decreto legislativo n. 80/2015, sono destinati complessivamente circa 110 milioni di euro per il biennio 2017 e 2018, a valere sul Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello.

Firmato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, e dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il decreto che riconosce sgravi contributivi ai datori di lavoro privati che abbiano previsto, nei contratti collettivi aziendali, istituti di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori. Il provvedimento dovrà essere registrato dalla Corte dei Conti. All'attuazione della misura sperimentale, prevista dal decreto legislativo n. 80/2015, sono destinati complessivamente circa 110 milioni di euro per il biennio 2017 e 2018, a valere sul Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello. Il decreto recepisce le indicazioni contenute nelle Linee guida elaborate da un'apposita Cabina di regia presieduta dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei Dipartimenti per la famiglia, per le pari opportunità e della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Per accedere agli sgravi contributivi i datori di lavoro dovranno aver sottoscritto e depositato contratti collettivi aziendali che prevedano l'introduzione di misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata innovative e migliorative rispetto a quanto già previsto dai contratti collettivi nazionali di riferimento o dalle disposizioni vigenti. Il beneficio potrà essere riconosciuto ai contratti collettivi aziendali sottoscritti e depositati a decorrere dal 1° gennaio 2017 e non oltre il 31 agosto 2018, nei limiti e con le modalità stabilite nel decreto. Considerato il carattere sperimentale della misura, il decreto individua criteri di accesso al beneficio che possano favorire la più ampia partecipazione dei datori di lavoro interessati.

sgravi contributivi per i datori di lavoro che prevedano istituti specifici di conciliazioneDecreto Interministeriale misure di conciliazione

 
6
Set

Elaborato dall’ANCE un vademecum sull’istituto del subappalto


Sono approfondite alcune novità introdotte per il subappalto.

Elaborato dall'ANCE un vademecum sull'istituto del subappalto

Elaborato dall'ANCE un vademecum sull'istituto del subappaltoL’Ance, Associazione dei costruttori edili, ha pubblicato un vademecum sull’istituto del subappalto disciplinato dall’articolo 105 D. Lgs. 18/4/2016 n. 50, come modificato dal D.lgs. 19 aprile 2017 n. 56, contenente il nuovo Codice dei contratti pubblici. Sono approfondite alcune novità introdotte per il subappalto.

L’Ance (Associazione dei costruttori edili) ha pubblicato un vademecum sull’istituto del subappalto disciplinato dall’articolo 105 del nuovo Codice dei contratti pubblici (D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50) come modificato dal D.lgs. 19 aprile 2017, n. 56. Il vigente Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha sensibilmente innovato la precedente disciplina del subappalto, sotto due aspetti particolarmente rilevanti. Riguardo al primo aspetto, se il d.lgs. n. 163/2006 prevedeva, all’art. 118, il limite del 30 per cento per le sole “categorie prevalenti”, le nuove disposizioni estendono tale limite all’importo complessivo dell’opera, riducendo così la quota di subappalto a disposizione dell’appaltatore. Un secondo elemento di novità è contenuto nella disposizione che impone, nei casi previsti, di indicare sin dalla fase di gara una terna di nominativi di (futuri) subappaltatori. I due aspetti sopra evidenziati, assieme ad altre significative previsioni in materia, sono approfonditi nel vademecum dell’Ance.

Perché la Stazione Appaltante autorizzi il subappalto, l’aggiudicatario del contratto di appalto deve depositare il contratto di subappalto presso la stazione appaltante almeno 20 giorni prima della data di inizio dell'esecuzione delle prestazioni. Contestualmente al deposito del contratto, l’aggiudicatario deve trasmettere la certificazione sui requisiti del subappaltatore, la dichiarazione del subappaltatore attestante l'assenza dei motivi di esclusione di cui all'articolo 80.
Nel caso in cui sia richiesta l’indicazione della terna, il possesso dei requisiti previsti dall’articolo 80 deve essere dichiarato dal concorrente al momento della presentazione dell’offerta e la Stazione Appaltante compie una nuova verifica al momento dell’autorizzazione. L’affidatario deve acquisire una nuova autorizzazione integrativa qualora l'oggetto del subappalto subisca variazioni nel corso dell’esecuzione e l'importo dello stesso sia incrementato.

vademecum sull'istituto del subappaltovademecum sull'istituto del subappalto


5
Set

Responsabile tecnico nuovi requisiti

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Delibera n. 6 del 30 maggio 2017

Responsabile tecnico nuovi requisiti

Delibera n.6/2017 Albo gestori ambientali: Responsabile tecnico nuovi requisitiLa delibera entra in vigore il 16 ottobre 2017.

Delibera n.6/2017 Albo gestori ambientali: Responsabile tecnico nuovi requisiti Delibera n. 6 del 30 maggio 2017 relativa ai requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del D.M. 120/2014 Con la delibera n. 6 del 30 maggio 2017 il Comitato nazionale ha definito i requisiti del responsabile tecnico di cui agli articoli 12 e 13 del D.M. 3 giugno 2014, n. 120.

Articoli 1 Requisiti del responsabile tecnico 1. I requisiti del responsabile tecnico sono individuati, per ciascuna categoria e classe d'iscrizione, nell'allegato "A". 2. Ai fini dell'iscrizione prevista per i diversi settori di attività, l'esperienza richiesta al responsabile tecnico consiste nell'esperienza acquisita in almeno uno o più dei seguenti casi: a) come legale rappresentante di impresa operante nel settore di attività per la quale si chiede l'iscrizione; b) come responsabile tecnico o direttore tecnico operante nel settore di attività per la quale si chiede l'iscrizione; c) come dirigente o funzionario direttivo tecnico con responsabilità inerenti il settore di attività per le quali si chiede l'iscrizione; d) come dipendente nell'affiancamento al responsabile tecnico. In tal caso, l'impresa interessata, con nota a firma congiunta del legale rappresentante, del dipendente e del responsabile tecnico, comunica preventivamente alla Sezione regionale competente, utilizzando il modello allegato sotto la lettera "B", l'inizio e la durata del periodo di affiancamento.

E-learning_5.pngDelibera n. 6 del 30 maggio 2017