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Modello di organizzazione e di gestione 231

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11
Dic

Lauree professionalizzanti per geometri e periti


Decreto lauree professionalizzanti: in arrivo corsi triennali per periti industriali, chimici, agrari, guide turistiche ed esperti di cantieri. A Bologna, Napoli, Udine e Bolzano i primi corsi

laureaIl mondo accademico cerca di avvicinarsi il più possibile a quello del lavoro. Una delle critiche maggiori che viene fatta al sistema universitario italiano, soprattutto ad alcune facoltà, è di concentrarsi troppo sugli aspetti teorici dedicando poco tempo alle applicazioni pratiche delle materie insegnate. Così, dopo la tanto sudata laurea, per gli studenti inizia un nuovo percorso: imparare la professione che vorranno fare da grandi.

Gli Atenei potranno attivare un corso per anno accademico per le professioni che sono regolate da ordini e collegi e dovranno armonizzare la loro offerta con quella degli Istituti tecnici superiori, in una logica di prosecuzione degli studi.
Dal prossimo anno accademico gli studenti in uscita dalle scuole superiori avranno una nuova possibilità da tenere presente per il loro orientamento: le lauree professionalizzanti. E' stato infatti firmato dalla Ministra dell'Istruzione Fedeli il decreto che istituisce le nuove lauree triennali pensate per armonizzare l'uscita dagli Istituti tecnici superiori ITS e l'entrata all'università, orientando però il corso di studi verso il contesto lavorativo.
Il decreto firmato prevede, inoltre, un’importante modifica, sollecitata dal mondo accademico e dalla CRUI in modo particolare, per l’accreditamento e l’attivazione di nuovi corsi di studio: ci sarà, infatti, una maggiore flessibilità rispetto ai numeri richiesti per la docenza. Le Università, anche se in carenza di alcuni requisiti, potranno ampliare la propria offerta formativa, ma solamente nel caso di  atenei dove gli indicatori di sostenibilità economico-finanziaria risultino positivi.
“Grazie al lavoro della Cabina di regia, le Università potranno ora avviare questi percorsi con un quadro di riferimento più chiaro e con obiettivi precisi, definiti dal documento finale del Gruppo di lavoro. I corsi offerti dagli Atenei dovranno consentire alle studentesse e agli studenti una rapida qualificazione professionale. Si potranno creare partenariati con i collegi e gli ordini professionali per l’attivazione dei percorsi. Si tratta di una novità importante e molto attesa”, sottolinea Fedeli. “Con la maggiore flessibilità prevista per l’accreditamento iniziale dei corsi diamo poi una risposta alle sollecitazioni che ci sono arrivate dal mondo universitario per poter garantire un graduale ampliamento dell'offerta che sia comunque adeguata e coerente con il loro progetto formativo. Una flessibilità che intercetta le esigenze delle studentesse e degli studenti senza però mettere a rischio la qualità”.
In particolare, le Università potranno attivare al massimo un corso di laurea di tipo professionalizzante per anno accademico da erogare in modalità tradizionale, dunque non on line. Il corso dovrà essere attivato in stretta collaborazione con il mondo del lavoro e definito in relazione a professioni comunque disciplinate a livello nazionale, a partire da quelle ordinistiche. I percorsi formativi saranno sviluppati in collaborazione con gli ordini professionali. Nell’ambito delle convenzioni con gli ordini e i collegi professionali le Università potranno realizzare partenariati con le imprese. I corsi partiranno dal prossimo anno accademico. Sono previsti tirocini durante il percorso di laurea.
“Con l’avvio delle lauree professionalizzanti e la loro armonizzazione con l’offerta degli ITS il nostro Paese si dota finalmente di un proprio modello di formazione terziaria professionalizzante. Una risposta alla necessità espressa dalle nostre e dai nostri giovani di potersi qualificare rapidamente e anche alla domanda di personale altamente formato che viene da imprese e mondo delle professioni” chiude Fedeli.


4
Dic

installazione e utilizzazione di impianti audiovisivi

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telecameraL’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito, con la nota n. 299 del 28 novembre 2017, ha fornito alcune indicazioni circa operative sull’installazione e utilizzazione di impianti audiovisivi e di altri strumenti di controllo ai sensi dell’art. 4 della legge n. 300/1970. Il testo della nota Pervengono a questo Ispettorato numerose istanze da parte di imprese che intendono procedere all’installazione di impianti di allarme o antifurto dotati anche di videocamere o fotocamere che si attivano, automaticamente, in caso di intrusione da parte di terzi all’interno dei luoghi di lavoro. L’installazione di tali impianti, finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, prevedendo comunque la presenza di videocamere o fotocamere, rappresenta una fattispecie rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 4 della legge n. 300/1970 ed è soggetta pertanto alla preventiva procedura di accordo con RSA o RSU ovvero all’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro. Al fine di uniformare l’operatività degli Uffici Territoriali, si ritiene però opportuno fornire le seguenti indicazioni operative finalizzate a rendere più celeri le procedure autorizzative connesse a tali particolari impianti. In primo luogo si ritiene che questi ultimi, essendo evidentemente finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, trovano la loro legittimazione nella previsione di cui al primo comma del citato art. 4. Quanto alle modalità operative va tenuto presente che, qualora le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non sussiste alcuna possibilità di controllo “preterintenzionale” sul personale e pertanto non vi sono motivi ostativi al rilascio del provvedimento. Conseguentemente, in relazione alla evidente esigenza di celerità nell’attivazione dei predetti impianti, si invitano codesti Uffici a rilasciare il provvedimento autorizzativo in tempi assolutamente rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.
 
3
Dic

UNI 11697:2017

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Profili professionali relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali

UNI 11697:2017

Norma numero : UNI 11697:2017 Titolo : Attività professionali non regolamentate - Profili professionali relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali - Requisiti di conoscenza, abilità e competenza ICS : [35.020]  Stato : IN VIGORE Commissioni Tecniche : [UNINFO Attività professionali non regolamentate]  Data entrata in vigore : 30 novembre 2017 Data ritiro : Sommario : La norma definisce i profili professionali relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali coerentemente con le definizioni fornite dall’EQF e utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla UNI 11621-1 “Attività professionali non regolamentate - Profili professionali per lNorma numero : UNI 11697:2017 Titolo : Attività professionali non regolamentate - Profili professionali relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali - Requisiti di conoscenza, abilità e competenza ICS : [35.020]  Stato : IN VIGORE  Commissioni Tecniche : [UNINFO Attività professionali non regolamentate]  Data entrata in vigore : 30 novembre 2017 Data ritiro : Sommario : La norma definisce i profili professionali relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali coerentemente con le definizioni fornite dall’EQF e utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla UNI 11621-1 “Attività professionali non regolamentate - Profili professionali per l'ICT - Parte 1: Metodologia per la costruzione di profili professionali basati sul sistema e-CF".
 
29
Nov

E-learning, MOOC, condivisione e riuso

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La formazione Professionale

E-learning, MOOC, condivisione e riuso

E-learningLa notevole diffusione delle tecnologie per l’e-learning verificatasi nel corso degli ultimi anni e la considerazione degli elevati costi di produzione di materiali didattici, hanno portato gli operatori del settore a prestare attenzione alla produzione di contenuti digitali di qualità e alla loro appropriata gestione ai fini della condivisione e del riuso. In altri termini, si assiste ad una crescente consapevolezza circa il fatto che i contenuti di qualità (accanto ad aspetti pedagogici quali, ad esempio, il tutoraggio) assumono un ruolo essenziale nel processo di formazione a distanza, rispetto al ruolo strumentale delle tecnologie, e che la produzione dei contenuti di questo tipo richiede tempi e costi elevati. Per effetto di ciò, si è sviluppata una forte esigenza di condivisione e riuso dei materiali didattici digitali per la formazione a distanza. Sempre più diffusa è dunque la tendenza a sviluppare cosiddetti repository di contenuti, cioè sistemi indipendenti – separati dai sistemi autore e dalle piattaforme per l’erogazione - ove sono archiviati consistenti quantità di materiali didattici in formato digitale e che è possibile interrogare con tecniche di ricerca avanzate. In questa ottica i contenuti sono considerati veri elementi di valore (asset) della formazione in possesso di una organizzazione, che è appunto possibile gestire, condividere e riutilizzare attraverso un repository. Più in generale, la tendenza attuale è di andare verso un modello federato, costituire cioè federazioni di repository digitali indipendenti che mirano a promuovere lo sviluppo collaborativo di una pluralità di repository in rete interconnessi ed interoperanti. Il modello federato appare in grado di rispondere meglio alle necessità di comunità omogenee (come ad esempio quella accademica o le pubbliche amministrazioni di un paese) e di garantire il ritorno degli investimenti da parte di grandi organizzazioni, siano esse enti formativi o imprese. Il modello federato è sufficientemente flessibile da potersi applicare ad organizzazioni disposte a cooperare, pur mantenendo la propria indipendenza ed autonomia decisionale. Una delle principali spinte alla creazione di repository di e-learning è l’esigenza per gli utenti di individuare learning objects di interesse attraverso funzionalità di ricerca più mirate ed efficaci di una “tradizionale” ricerca sul web. Allo stato, la tecnica più efficace – sebbene molto onerosa – per descrivere in maniera appropriata i contenuti e poterli cercare e localizzare in un repository è il ricorso a metadati secondo appositi schemi. Strettamente connesse al tema dei repository sono dunque le problematiche della creazione di profili applicativi, della creazione di metadati “di qualità” per i LO, nonché degli standard per l’interoperabilità.

Un repository è un sistema di gestione sia di learning object, che dei relativi metadati. In generale, il materiale raccolto in un repository di una federazione, come illustrato dalla figura riportata di seguito, consiste di:

•  contenuti formativi in formato digitale, archiviati localmente;

• metadati relativi ai contenuti archiviati localmente ed, eventualmente, anche ai LO disponibili in altri repository della federazione.

Gli obiettivi sono la raccolta, la condivisione e il riuso di contenuti formativi tra i soggetti federati. Gli utilizzatori possono effettuare ricerche interrogando il catalogo dei metadati relativi ai contenuti disponibili in tutta la federazione. Nel caso in cui una ricerca conduca ad un LO disponibile presso un altro nodo della federazione, il repository indirizzerà l’utente al nodo appropriato per l’acquisizione dei contenuti. In tal modo ogni nodo può mantenere il pieno controllo dei propri contenuti, aprendosi al contempo ad una comunità più ampia. Un repository prevede generalmente l’impiego di un LCMS ed è finalizzato a supportare le seguenti operazioni/attività:

• gestione di LO: comprende le operazioni di creazione, raccolta e archiviazione dei LO nel repository;

• catalogazione dei LO archiviati localmente: la catalogazione avviene mediante creazione dei metadati secondo lo schema previsto dallo specifico profilo applicativo adottato. I metadati sono anch’essi archiviati localmente nel repository;

• ricerca di LO: possono sussistere due tipologie di ricerche. Le ricerche locali sono effettuate nella raccolta di metadati presenti nel repository, relativa ai LO archiviati localmente; le ricerche globali avvengono nell’intero insieme dei repository federati;

• distribuzione di LO agli utenti registrati che ne fanno richiesta, al fine di installarli su proprie piattaforme di erogazione di contenuti (LMS) per la formazione;

• erogazione di contenuti (tramite un sistema LMS): tipicamente, il sistema LCMS di gestione del repository interopera con una piattaforma LMS attraverso la quale i contenuti possono essere erogati a classi virtuali di discenti;

• creazione di nuovi LO attraverso il riuso, mediante ricerche e successivo assemblaggio di LO.

Tipicamente un repository non prevede strumenti autore per la produzione di LO. Esso prevede invece strumenti di facile uso per la catalogazione dei LO (creazione dei metadati), la validazione secondo lo schema previsto dal profilo applicativo adottato, e la costruzione di nuovi LO mediante ricerca e successivo assemblaggio di LO presenti nel repository.

E-learningE-learning, MOOC, condivisione e riuso

 
24
Nov

Valutazione sulla protezione dei dati

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Linee-guida del  Gruppo Articolo 29 in materia di valutazione di impatto sulla protezione dei dati

Valutazione sulla protezione dei dati

scaricaQuando un trattamento può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone interessate (a causa del monitoraggio sistematico dei loro comportamenti, o per il gran numero dei soggetti interessati di cui sono magari trattati dati sensibili, o anche per una combinazione di questi e altri fattori), il regolamento 2016/679 obbliga i titolari a svolgere una valutazione di impatto prima di darvi inizio, consultando l'autorità di controllo in caso le misure tecniche e organizzative da loro stessi  individuate per mitigare l'impatto del trattamento non siano ritenute sufficienti  - cioè, quando il rischio residuale per i diritti e le libertà degli interessati resti elevato. Si tratta di uno degli elementi di maggiore rilevanza nel nuovo quadro normativo, perché esprime chiaramente la responsabilizzazione (accountability) dei titolari nei confronti dei trattamenti da questi effettuati. I titolari sono infatti tenuti non soltanto a garantire l'osservanza delle disposizioni del regolamento, ma anche a dimostrare adeguatamente in che modo garantiscono tale osservanza; la valutazione di impatto ne è un esempio. Le linee-guida del WP29 offrono alcuni chiarimenti sul punto; in particolare, precisano quando una valutazione di impatto sia obbligatoria (oltre ai casi espressamente indicati dal regolamento all'art. 35), chi debba condurla (il titolare, coadiuvato dal responsabile della protezione dei dati, se designato), in cosa essa consista (fornendo alcuni esempi basati su schemi già collaudati in alcuni settori), e la necessità di interpretarla come un processo soggetto a revisione continua piuttosto che come un adempimento una tantum. Le linee-guida chiariscono, peraltro, anche quando una valutazione di impatto non sia richiesta: ciò vale, in particolare, per  i trattamenti in corso che siano già stati autorizzati dalle autorità competenti e non presentino modifiche significative prima del 25 maggio 2018, data di piena applicazione del regolamento. Il messaggio finale delle linee-guida (già sottoposte a consultazione pubblica) è che la valutazione di impatto costituisce una buona prassi al di là dei requisiti di legge, poiché attraverso di essa il titolare può ricavare indicazioni importanti e utili a prevenire incidenti futuri. In questo senso, la valutazione di impatto permette di realizzare concretamente l'altro fondamentale principio fissato nel regolamento 2016/679, ossia la protezione dei dati fin dalla fase di progettazione (data protection by design) di qualsiasi trattamento.

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16
Nov

Manutenzione, equo compenso, POS, Edilizia

 
Notizie HSENotizie brevi Manutenzione ascensori, riattivate le Commissioni per il rilascio dell’abilitazione Via libera al ripristino delle Commissioni prefettizie per gli esami di abilitazione alla manutenzione degli ascensori con l’approvazione definitiva della legge europea 2017. In base alle nuove regole introdotte dalla legge europea, l’abilitazione viene infatti rilasciata dal prefetto dopo l’esame da parte di Commissioni, abolite dal dl 95/2012. In materia di ascensori, l’art. 23 reca disposizioni ai fini dell’integrale attuazione della direttiva 2014/33/UE per l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative agli ascensori e ai componenti di sicurezza per ascensori, con specifico riferimento ai certificati di abilitazione. Viene disposto, quindi, che il rilascio del certificato di abilitazione è necessario alla manutenzione degli ascensori per garantire la sicurezza negli impianti di sollevamento. Il certificato deve essere rilasciato dal Prefetto in seguito all’esito favorevole di una prova teorico-pratica svolta davanti ad una Commissione esaminatrice. La Commissione, nominata dal Prefetto stesso, deve essere composta da 5 funzionari, in possesso di adeguate competenze tecniche dei quali almeno uno, oltre al presidente, con laurea in ingegneria. I componenti saranno designati rispettivamente dal ministero del Lavoro, dal ministero delle Infrastrutture, dal ministero dello Sviluppo economico, dall’Inail e da un’azienda sanitaria locale o da un’agenzia regionale per la protezione ambientale. Inoltre, il prefetto del capoluogo di Regione, tenuto conto del numero e della provenienza delle domande pervenute, potrà disporre apposite sessioni di esame per tutte le domande presentate nella stessa Regione. Dopo il passaggio al Senato il provvedimento attende ora l’approvazione definitiva da parte della Camera.
L’equo compenso è esteso a tutti i professionisti, sia quelli iscritti in appositi ordini che quelli non organizzati in ordini o collegi. È arrivato, infatti, l’ok della Commissione Bilancio al Senato all’emendamento, a firma Sacconi, al dl fiscale (148/2017), che introduce l’equo compenso (art. 19-bis) per i professionisti iscritti agli ordini: 19.0.300 (Equo compenso delle professioni regolamentate) 1. Si presume, fino a prova contraria, manifestamente sproporzionato all’opera professionale e non equo un compenso disposto dalle amministrazioni pubbliche, come dai committenti privati, in misura inferiore ai minimi stabiliti dai parametri per la liquidazione dei compensi dei professionisti iscritti agli ordini o collegi definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, dal decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247, o inferiore ai corrispettivi minimi definiti dal decreto del Ministro della giustizia 17 giugno 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 174 del 27 luglio 2016, adottato ai sensi dell’articolo 24, comma 8, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. E’ nulla ogni clausola o patto che determina un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente della prestazione prevedendo un compenso non equo. La nullità della clausola o del patto di cui al periodo precedente opera a vantaggio del professionista iscritto all’ordine o al collegio che esercita la relativa azione, ferma restando la validità del contratto nelle altre sue parti.
Cancellazione obbligo POS: presentati 5 emendamenti al ddl Bilancio 2018 Sono stati presentati diversi emendamenti (8.0.1, 8.0.2, 8.0.3, 14.0.25 e 14.0.26) al ddl Bilancio 2018  con la richiesta di abrogazione o modifica dei commi 4 e 5 del DL 179/2012, convertito nella Legge 221/2012, per l’eliminazione dell’obbligo del POS per i professionisti. Ricordiamo che con l’introduzione obbligatoria del POS tutti i professionisti devono dotarsi di POS e accettare pagamenti con bancomat o carta di credito per importi superiori ai 5 euro (dai 30 euro di soglia minima iniziale). Gli emendamenti presentati Di seguito proponiamo una breve sintesi dei 5 emendamenti: richiesta l’introduzione di un credito d’imposta annuale pari al costo complessivo sostenuto in ogni periodo d’imposta (emendamento 8.0.1) limitazione dell’obbligo di POS  per i soli venditori di “prodotti e prestazioni di servizi mediante pubblici esercizi”, escludendo quindi gli studi professionali e i professionisti (emendamento 8.0.2) cancellazione totale dell’obbligo POS per tutti, sia per i venditori di prodotti e servizi che per i professionisti (emendamento 8.0.3) applicazione di un canone fisso mensile (massimo 20 euro, pena l’annullamento del contratto) per l’utilizzo e la gestione del servizio, che comprende le commissioni relative alle transazioni mensili e i costi di noleggio (emendamento 14.0.25) richiesta di non applicazione delle tariffe per l’utilizzo e la gestione del POS per chi ha l’obbligo (emendamento 14.0.26)
Edilizia scolastica: assegnati 321 milioni di euro a 471 scuole per la messa in sicurezza È stato pubblicato il decreto 8 agosto 2017 sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2017, recante: Ripartizione del fondo di cui all’articolo 25, commi 1 e 2-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, in favore delle Province e Città metropolitane. Il decreto in esame prevede la ripartizione del fondo di 321.100.000 euro, ripartito tra le annualità 2017, 2018, 2019 e 2020, per interventi di adeguamento sismico e messa in sicurezza degli edifici scolastici, a seguito delle indagini diagnostiche per le Province e le Città metropolitane, come previsto nel programma “Edilizia Scolastica 2014-2018”.
Bando PON edilizia scolastica, prorogati i termini per la presentazione domande Il Miur ha comunicato che sono cambiate le date per la presentazione delle proposte progettuali circa il bando PON per la messa in sicurezza e riqualificazione degli immobili pubblici adibiti ad uso scolastico. la data iniziale del 28 settembre per le richieste di accreditamento, inoltrate attraverso la sezione del sistema informativo predisposta per l’accreditamento degli Enti locali, è stata posticipata al 20 novembre 2017 il termine ultimo per presentazione delle proposte progettuali è prorogato al 22 gennaio 2018 (rispetto al 28 settembre 2017) Il bando è così ripartito tra le 5 Regioni: Basilicata: 16,555 milioni di euro Calabria: 53,655 milioni di euro Campania: 101,815 milioni di euro Puglia: 62,755 milioni di euro Sicilia: 115,220 milioni di euro
 
15
Nov

Iper e Super Ammortamento A cosa serve

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Quali vantaggi, A chi si rivolge, Domande di approfondimento

Iper e Super Ammortamento A cosa serve

ammortamentoSupportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. Quali vantaggi Iper-ammortamento: supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0 acquistati o in leasing Superammortamento: supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing. Per chi beneficia dell’iperammortamento possibilità di fruire dell’agevolazione anche per gli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi IT). Il beneficio è cumulabile con:

  • Nuova Sabatini
  • Credito d’imposta per attività di Ricerca e Sviluppo
  • Patent Box
  • Incentivi alla patrimonializzazione delle imprese (ACE)
  • Incentivi agli investimenti in Start up e PMI innovative
  • Fondo Centrale di Garanzia

La Legge di Bilancio, trattando dei software necessari al funzionamento dei beni strumentali sopra descritti quali software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni, ha effettivamente concesso uno strappo in materia, in quanto i software risultano l'unica eccezione tra i beni immateriali a poter beneficiare del Super ammortamento al 140 %. In questo caso dunque è possibile maggiorare il costo di acquisto di un bene strumentale del 40 %, ai fini della deduzione fiscale delle quote di ammortamento. Ricordiamo anche che questa agevolazione è valida anche per i professionisti. Se il bene materiale per cui richiediamo l'agevolazione dell'Iper Ammortamento al 250 % ha un software interno necessario al suo funzionamento, anche a questo software sarà applicato l'ammortamento del 250 %. Alla categoria dei software si applicano comunque le regole generali per tutti gli altri beni per cui viene richiesta l'agevolazione: tali beni non devono avere un coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5%, e non devono essere rilevanti ai fini Irap e studi di settore. Inoltre, per gli investimenti in beni strumentali superiori ai 500.000 euro sarà necessario richiedere una perizia giurata da parte di un professionista. Negli altri casi sarà sufficiente produrre un'autocertificazione ai sensi del Dpr 445/2000. Gli incentivi fiscali sono ammissibili a condizione che gli ordini relativi agli investimenti risultino accettati dal venditore e che sia avvenuto almeno il pagamento del primo acconto del 20 % entro il 31 dicembre 2017, con chiusura al 30 giugno 2018. Se un bene “industria 4.0” viene acquistato a un prezzo unitario comprensivo del software necessario per il suo funzionamento, tutto il corrispettivo può beneficiare della maggiorazione del 150% oppure bisogna operare una distinzione tra la componente materiale e quella immateriale dell’acquisto? Si ritiene che se il software è embedded, e quindi acquistato assieme al bene, lo stesso è da considerarsi agevolabile con l’iperammortamento. Questa interpretazione è coerente con l’elenco dell’allegato B che include software stand alone e quindi non necessari al funzionamento del bene. Si chiede conferma del fatto che, ai fini dell’iper ammortamento del 150%, rilevano gli investimenti in beni materiali nuovi, inclusi nell’allegato A alla legge n. 232 del 2016, effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2017. Come conseguenza, un bene di quel tipo consegnato nel 2016 beneficia solo della maggiorazione del 40%? L’articolo 1, comma 8, della legge n. 232 del 2016 (legge di stabilità 2017) proroga al 31 dicembre 2017 - ovvero al 30 settembre 2018 in presenza di determinate condizioni - la disciplina relativa al c.d. “super ammortamento” del 40% riguardante gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi (la proroga non vale per alcune tipologie di mezzi di trasporto a motore). Il successivo comma 9 introduce un nuovo beneficio, il c.d. “iper ammortamento”, che consiste nella possibilità di maggiorare del 150%, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento ovvero dei canoni di leasing, il costo di acquisizione di alcuni beni materiali strumentali nuovi ad alta tecnologia (elencati nell’allegato A annesso alla legge di bilancio 2017). L’iper ammortamento si applica agli investimenti effettuati nel periodo che va dal 1° gennaio 2017, data di entrata in vigore della legge di bilancio, al 31 dicembre 2017 (ovvero al 30 settembre 2018 in presenza di determinate condizioni). Ai fini della spettanza della maggiorazione del 150% si è dell’avviso che l'imputazione degli investimenti al periodo di vigenza dell'agevolazione, come per il super ammortamento, debba seguire le regole generali della competenza previste dall'articolo 109, commi 1 e 2, del TUIR. Pertanto, un bene materiale strumentale nuovo, elencato nel citato allegato A e consegnato nel 2016, non può usufruire della maggiorazione del 150% in quanto l’effettuazione dell’investimento avviene al di fuori del periodo agevolato, ma può beneficiare solo di quella del 40%. Un bene compreso nell’allegato A alla legge di bilancio, acquistato nel 2016 ed entrato in funzione ed interconnesso nel 2017, di quale maggiorazione di costo beneficia? Come già rilevato nella risposta precedente, l’investimento effettuato nel 2016 può beneficiare solo del super ammortamento (e non dell’iper ammortamento). La maggiorazione del 40% può essere fruita dal 2017, periodo d’imposta di entrata in funzione del bene. L’interconnessione, ai fini del super ammortamento previsto dalla legge n. 208 del 2015, non assume alcuna rilevanza. L’iper ammortamento con maggiorazione del 150% è applicabile agli esercenti arti e professioni? Il tenore letterale della disposizione di cui al comma 11 (“Per la fruizione dei benefìci di cui ai commi 9 e 10, l’impresa è tenuta a produrre una dichiarazione…”), il contenuto dell’allegato A annesso alla legge di bilancio 2017 (elencazione dei “Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «Industria 4.0»”) nonché la tipologia di beni agevolabili inducono a ritenere che la maggiorazione del 150% riguardi soltanto i titolari di reddito d’impresa. Si può applicare il superammortamento del 40% a un bene immateriale compreso nella tabella B allegata alla legge di bilancio, se tale bene viene acquistato nel 2017 e applicato nello stesso anno a un bene teoricamente compreso nella tabella A, ma non agevolato perché acquistato già da anni dall’impresa? L’articolo 1, comma 10, della legge di bilancio 2017 prevede la maggiorazione del 40% del costo di acquisizione dei beni immateriali elencati nell’allegato B della legge stessa. Tale beneficio è riconosciuto ai “soggetti” che beneficiano della maggiorazione del 150%. La norma, pertanto, mette in relazione il bene immateriale con il “soggetto” che fruisce dell’iper ammortamento e non con uno specifico bene materiale (“oggetto” agevolato). Tale relazione è confermata anche dal contenuto della relazione di accompagnamento alla legge di bilancio. Pertanto, il software rientrante nel citato allegato B può beneficiare della maggiorazione del 40% a condizione che l’impresa usufruisca dell’iper ammortamento del 150%, indipendentemente dal fatto che il bene immateriale sia o meno specificamente riferibile al bene materiale agevolato. Quali caratteristiche deve avere un bene per poter essere definito “interconnesso”? Affinché un bene, coerentemente con quanto stabilito dall’articolo 1, comma 11, della legge di bilancio 2017, possa essere definito “interconnesso” ai fini dell'ottenimento del beneficio dell’iper ammortamento del 150%, è necessario e sufficiente che: scambi informazioni con sistemi interni (es.: sistema gestionale, sistemi di pianificazione, sistemi di progettazione e sviluppo del prodotto, monitoraggio, anche in remoto, e controllo, altre macchine dello stabilimento, ecc.) e/o esterni (es.: clienti, fornitori, partner nella progettazione e sviluppo collaborativo, altri siti di produzione, supply chain, ecc.) per mezzo di un collegamento basato su specifiche documentate, disponibili pubblicamente e internazionalmente riconosciute (esempi: TCP-IP, HTTP, MQTT, ecc.); sia identificato univocamente, al fine di riconoscere l’origine delle informazioni, mediante l’utilizzo di standard di indirizzamento internazionalmente riconosciuti (es.: indirizzo IP).

Si chiede di sapere se la perizia giurata, da fornirsi in caso di beni con valore superiore a € 500.000, deve essere redatta per singolo bene o può comprendere tutti i beni strumentali acquistati nello stesso esercizio? La perizia deve essere fatta per singolo bene acquisito.

 
14
Nov

Sostanze chimiche – ambiente e salute

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Bollettino di informazione Anno 8 – Numero 3 – Ottobre 2017

Sostanze chimiche – ambiente e salute

Regolamento  REACHI nanomateriali sono sostanze chimiche con una dimensione che varia tra i 1 e 100 nanometri. Oggi se ne parla perché la nanotecnologia è entrata a far parte del linguaggio e della produzione industriale, ma in sé, come forma, entità, sono presenti in natura

I nanomateriali offrono nuove opportunità per l’innovazione in settori quali: - ingegneria - tecnologia dell'informazione e della comunicazione - medicina e prodotti farmaceutici - tessile - chimico - cosmetico - alimentare

Attualmente nel Reach non esistono riferimenti diretti ai nanomateriali, ma in quanto sostanza chimica, sono soggetti a ogni norma prevista dal regolamento. L’Unione europea ha pubblicato il 18 ottobre 2011 la Raccomandazione sulla definizione di nanomateriale. Riferimenti ai nanomateriali sono contenuti nel Regolamento (UE) n.1169/2011 fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori,  nel Regolamento (UE) n. 528/2012 messa a disposizione e mercato dei biocidi; Regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici. La disciplina che si occupa della ricerca scientifica riguardante i rischi derivanti dai nanomateriali viene definita nanotossicologia, o eco-nanotossicologia se si riferisce all’ambiente. Gli ambiti di applicazione sono l’esposizione degli esseri viventi, dell’uomo e del consumatore, del lavoratore, quindi della biosfera, degli ecosistemi, i rischi nella catena alimentare. 

Valutazione del rischio per la salute umana Le criticità nel processo di valutazione del rischio dei nanomateriali sono legate all’incertezza su: • rilevanza delle vie di esposizione • sistemi di misura dell’esposizione • meccanismi di traslocazione e possibilità di degradazione delle nanoparticelle all’interno del corpo umano • meccanismi di tossicità. L’es posizione umana può avvenire mediante inalazione, ingestione o attraverso la pelle. Ad oggi, gli effetti più importanti dei nanomateriali sono stati riscontrati sull’apparato respiratorio. Inoltre, i nanomateriali possono raggiungere, oltre ai polmoni, altri organi e tessuti, tra cui il fegato, i reni, il cuore, il cervello e i tessuti molli. La nanotossicologia riveste quindi un ruolo primario per la prevenzione dei rischi per la salute umana e per una completa e corretta informazione dei consumator.

Bollettino di informazione Anno 8 – Numero 3 – Ottobre 2017Bollettino di informazione Anno 8 – Numero 3 – Ottobre 2017

Bollettino di informazione Anno 8 – Numero 3 – Ottobre 2017Regolamento (CE) n.1907/2006

Regolamento  REACHRegolamento  REACH

 
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Rapporto Rifiuti Urbani 2017

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA

Rapporto Rifiuti Urbani 2017

Rapporto Rifiuti Urbani 2017Il Rapporto Rifiuti Urbani, giunto alla sua diciannovesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art. 189 del d.lgs. n. 152/2006. Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive. Il Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2017 fornisce i dati, aggiornati all’anno 2016, sulla produzione, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, compreso l’import/export, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario. Infine, presenta una ricognizione dello stato di attuazione della pianificazione territoriale aggiornata all’anno 2017.

CAPITOLO 1 CONTESTO EUROPEO La redazione è stata curata da: Francesco MUNDO CAPITOLO 2 PRODUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI URBANI La redazione è stata curata da: Andrea Massimiliano LANZ Ha collaborato: Angelo Federico SANTINI Si ringraziano per le informazioni fornite: ARPA/APPA, Regioni, Province, Comuni, Osservatori Regionali e Provinciali sui Rifiuti, Unioncamere. CAPITOLO 3 GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI La redazione è stata curata da: Letteria ADELLA, Gabriella ARAGONA, Patrizia D’ALESSANDRO, Valeria FRITTELLONI, Irma LUPICA, Lucia MUTO, Angelo Federico SANTINI Ha collaborato: Jessica TUSCANO Si ringraziano per le informazioni fornite: ARPA/APPA, Regioni, Province, Comuni, Gestori degli Impianti, Unioncamere.

CAPITOLO 4 IMBALLAGGI E RIFIUTI DI IMBALLAGGIO La redazione è stata curata da: Costanza MARIOTTA Si ringraziano per le informazioni fornite: Consorzio Nazionale Imballaggi, Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica, Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio, Consorzio Nazionale per la Raccolta il Riciclaggio e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, Consorzio Recupero Vetro, Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Recupero e il Riciclaggio degli Imballaggi in Legno.

CAPITOLO 5 MONITORAGGIO, ANALISI E VALUTAZIONI ECONOMICHE DEL SISTEMA TARIFFARIO La redazione è stata curata da: Fabrizio LEPIDI Ha collaborato: Patrizia D’ALESSANDRO

CAPITOLO 6 VALUTAZIONE DEI COSTI DI GESTIONE DEI SERVIZIO DI IGIENE URBANA IN ITALIA - ELABORAZIONI DELLE DICHIARAZIONI MUD La redazione è stata curata da: Michele MINCARINI Ha collaborato: Angelo Federico SANTINI

CAPITOLO 7 PIANIFICAZIONE REGIONALE La redazione è stata curata da: Marina VIOZZI Si ringraziano per le informazioni fornite: ARPA/APPA, Regioni, Province.

APPENDICE QUADRO REGIONALE La redazione è stata curata da: Angelo Federico SANTINI Hanno collaborato: Letteria ADELLA, Gabriella ARAGONA, Patrizia D’ALESSANDRO Andrea Massimiliano LANZ, Irma LUPICA, Valeria FRITTELLONI, Lucia MUTO

Rapporto Rifiuti Urbani 2017 Rapporto Rifiuti Urbani 2017

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ISPRA Ideambiente n. 4 2017

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

emergenze ambientali che hanno caratterizzato l’estate appena trascorsa

ISPRA Ideambiente n. 4 2017

scaricaISPRA Ideambiente n. 4/2017 Protagoniste del nuovo numero di Ideambiente sono le diverse emergenze ambientali che hanno caratterizzato l’estate appena trascorsa. Il focus è pertanto dedicato agli incendi, al fenomeno della siccità, ai cambiamenti climatici, con uno sguardo attento anche alle ripercussioni sull’ambiente e sul mondo della produzione agricola. L’estate 2017 sarà anche ricordata per l’alluvione di Livorno e per il sisma che ha colpito l’Isola di Ischia, ad appena un anno dalle scosse che hanno devastato il Centro Italia; a questo evento, abbiamo dedicato un racconto per immagini e un resoconto su ciò che è stato fatto. Spazio anche al SNPA, alle consuete rubriche, agli articoli del Collage e alle notizie dal mondo della Ricerca. Anno 14| Numero 04_2017

“La Legge 132 segna il percorso del mio mandato” Cristina Pacciani 2 “Qui succede Casamicciola” Marco Amanti 4 PHOTOGALLERY Terremoto Centro Italia 2016: un anno dopo Cristina Sanna 2 Incendi estivi: per la prevenzione arriva l’aiuto della tecnologia Filippo Pala 16 Desertificazione e siccità, pronto un nuovo quadro strategico Anna Luise 17 Le Accademie scientifiche ai Paesi del G7: più investimenti in scienza e tecnologie Giuliana Bevilacqua 18 Incendi, al 2017 l’infausto primato Lorenzo Ciccarese 19 Le criticità climatiche del 2017 in Italia Franco Desiato 21 La calda estate 2017. Da Nord a Sud le conseguenze dei cambiamenti climatici Luca Mercalli 23 Cambiamenti climatici e agricoltura : intervista Direttore del Centro di Agricoltura e Ambiente del CREA Alessandra Lasco 25 Contro frane e dissesto idrogeologico, le attività di Italia Sicura Carla Iadanza 27 Verde Umbria addio, a Spello via gli ippocastani dalla piazza Chiara Bolognini 29 Cambiamenti climatici e opportunità per il nostro Paese Gabriella Rago 31 Migrazione di balenottere nel Mediterraneo: nuovi studi per identificare habitat critici Giancarlo Lauriano 33 Verso la cultura del fare. I Mobility Manager in azione Cristina Sanna 35 Inaugurato al Bioparco di Roma il M.A.Cri Anna Rita Pescetelli 36 Vertebrati, in corso la Sesta Estinzione di massa News dal Sistema Nazionale a cura dell’Ufficio Stampa 39 GAiA a cura di Chiara Bolognini 41 Psicologia & Ambiente a cura di Sabrina Arata Farris 43 Curiosità a cura di Cristina Pacciani 45 Spazio Internazionale a cura di Stefania Fusani e Sandra Moscone 47 Prossimamente nel mondo a cura di Stefania Fusani e Sandra Moscone 48 dal Mondo della Ricerca a cura di Giuliana Bevilacqua 50

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