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Modello di organizzazione e di gestione 231

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1
Ago

E-state in privacy

 

Informazioni utili su selfie e foto, protezione di smartphone e tablet, acquisti on line, uso di app, chat e social network quando si è in vacanza

E-state in privacy

garanteInformazioni utili su selfie e foto, protezione di smartphone e tablet, acquisti on line, uso di app, chat e social network quando si è in vacanza. Non tutti vogliono apparire on line, essere riconosciuti o far sapere dove e con chi si trovano durante le ferie estive. Soprattutto se le immagini possono risultare in qualche modo imbarazzanti. Se si postano foto o video in cui compaiono altre persone, è sempre meglio accertarsi prima che queste siano d'accordo, specie se si inseriscono anche dei tag con nomi e cognomi. E' bene porre particolare attenzione alle foto di minori, per garantire anche il loro diritto alla riservatezza e proteggerli dall'eccessiva esposizione: le immagini pubblicate on line possono infatti finire anche nelle mani di malintenzionati. Per gli amanti della riservatezza che non vogliono far sapere dove sono durante le vacanze estive, il suggerimento è disattivare le opzioni di geolocalizzazione di smartphone e tablet, oltre a quelle dei social network utilizzati. Postando sui social network informazioni sulle vacanze si potrebbe far sapere ad eventuali malintenzionati che la propria casa è vuota. Il pericolo aumenta se poi si scrive per quanto tempo si resterà in ferie o in quali giorni. Il suggerimento è innanzitutto quello di evitare di postare sul web informazioni troppo personali, come ad esempio l'indirizzo di casa o le foto del proprio appartamento. E' bene controllare le impostazioni privacy dei social network utilizzati, limitando la visibilità e la condivisione dei post ai soli amici. Altra buona regola è fare attenzione a non accettare sconosciuti nella cerchia di amicizie on line. In generale, se disponibili, è bene attivare particolari misure di sicurezza come, ad esempio, il controllo degli accessi al proprio profilo social o un codice di sicurezza da ricevere via sms o e-mail nel caso si acceda ai social network da device diversi da quelli abituali. In questo modo è possibile accorgersi in tempo di eventuali accessi abusivi alle proprie pagine social personali e di furti di identità. Durante un viaggio può capitare di utilizzare il pc di un Internet café o una postazione web messa a disposizione dall'albergo per controllare l'e-mail personale o i propri profili social. E' importante in questi casi ricordare - una volta terminata la consultazione - di fare sempre il logoff dagli account ed evitare di salvare le proprie credenziali nei browser di navigazione.

E-learning_5.pngScarica documento garante della privacy

 
17
Lug

Gli indicatori del clima in Italia nel 2016

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Andamento del clima nel corso del 2016

Gli indicatori del clima in Italia nel 2016

E-learningIl rapporto si basa in gran parte su dati, indici e indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA), realizzato dall’ISPRA in collaborazione e con i dati degli organismi titolari delle principali reti osservative presenti sul territorio nazionale.

Il XII rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente “Gli indicatori del clima in Italia” illustra l’andamento del clima nel corso del 2016 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia. Il rapporto si basa in gran parte su dati, statistiche, indici e indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.isprambiente.it), realizzato dall’ISPRA in collaborazione e con i dati degli organismi titolari delle principali reti osservative presenti sul territorio nazionale. Le statistiche e gli indici climatici del 2016 sono derivati complessivamente dalle osservazioni di circa 1100 stazioni di monitoraggio meteoclimatico. La base di dati utili alla stima e all’aggiornamento delle variazioni e delle tendenze climatiche di medio e lungo periodo è più ridotta e sconta le difficoltà e i ritardi nell’armonizzare, integrare e organizzare in modo omogeneo le diverse fonti di dati, virtualmente uno dei compiti e degli obiettivi di un servizio meteorologico e climatologico nazionale tuttora mancante. Come le precedenti, anche questa edizione del rapporto riporta le stime delle tendenze climatiche nell’ultimo mezzo secolo, attraverso indicatori rappresentativi dell’andamento sia dei valori medi che degli estremi di temperatura e precipitazione. Tali elementi di conoscenza della variabilità climatica presente e passata sono di importanza fondamentale per valutare gli impatti e definire le strategie e i piani di adattamento ai cambiamenti climatici.

E-learningGli indicatori del clima in Italia nel 2016

 
13
Lug

Commercio e utilizzo fitosanitari, i dati del controllo ufficiale 2016

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il report predisposto dal Ministero della salute sul controllo dei prodotti fitosanitari

Commercio e utilizzo fitosanitari, i dati del controllo ufficiale 2016

Commercio e utilizzo fitosanitariSono stati pubblicati dal Ministero della Salute i dati 2016 del Controllo ufficiale dell’immissione in commercio e dell’utilizzazione dei prodotti fitosanitari. Dati derivanti dalla vigilanza condotta nell’anno trascorso da Regioni e Province, Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari e dall’Agenzia delle dogane.

Il numero totale di controlli effettuati è pari a 15804:

  • 14053 effettuati dalle Aziende sanitarie locali delle Regioni/Province Autonome,
  • 712 effettuati dal Comando
  • 1039 effettuati dall’Ispettorato.

Sono inoltre stati effettuati 1766 controlli sui fitosanitari dall’ Agenzie delle dogane all’importazione. Sono state rilevate in totale 632 infrazioni che rappresentano il 3,9 % dei controlli effettuati. I controlli hanno riguardato le ispezioni delle rivendite di fitosanitari, le ispezioni delle aziende agricole che utilizzano fitosanitari, le verifiche delle etichette, delle confezioni e delle schede di sicurezza, i controlli dei formulati, i controlli presso le aree extragricole, presso i contoterzisti e presso i titolari di autorizzazione, all’importazione, presso gli importatori paralleli, presso le officine di produzione. Con il passare degli anni le infrazioni presso le rivendite hanno avuto quasi tutte andamento decrescente e quindi chi vende i prodotti fitosanitari li conosce e sa dare informazioni appropriate, tuttavia spesso gli utilizzatori non utilizzano dispositivi di protezione individuale, non utilizzano bene i prodotti fitosanitari e non registrano il loro utilizzo, sono ancora diffuse le informazioni relative alle etichette.

E-learningCommercio e utilizzo fitosanitari, i dati del controllo ufficiale 2016

 
11
Lug

Test per un progetto formativo

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E-learning e formazione, tutorial e informazioni

Test per un progetto formativo

E-learningIL MONITORAGGIO DEL PROGETTO

Il percorso di progettazione di un corso erogato in modalità e-learning non è lineare, richiede lo svolgimento di attività di verifica della rispondenza tra le caratteristiche del servizio in via di progettazione e le esigenze degli utenti. È importante sottolineare come le attività di “testing” del progetto debbano essere inserite lungo tutto il percorso di progettazione, al fine di fornire risultati attendibili relativamente a tutte le dimensioni del servizio (tecnologica, didattica, organizzativa e della comunicazione) e stimolare una pronta “riprogettazione” dello stesso. Come descritto in seguito, le attività di testing possono coinvolgere sia i “reali” utenti finali del servizio, sia utenti “simulati”, ovvero esperti che siano in grado di simulare le azioni di eventuali utenti reali. I metodi e le modalità con le quali si possono realizzare i test sono differenti: le tecniche vanno selezionate a seconda delle specificità del progetto e delle problematiche da analizzare.

LE ATTIVITÀ DI TESTING DEL PROGETTO

I momenti di verifica durante la fase di progettazione e realizzazione sono principalmente tre:

a. Attvità di testing del concept; b. Attività di testing sulla base di prototipi e simulatori; c. Attività di testing sul prodotto finito (test di validazione prima dell’erogazione).

Segue l’attività di monitoraggio dell’erogazione che fa emergere nuove indicazioni per il miglioramento del servizio.

a. Verifica del concept

Nel momento in cui vengono stabilite le caratteristiche dell’offerta didattica in merito a programmi, strumenti, modalità, costi, tipologie di utenti è necessario programmare un confronto con gli utenti potenziali al fine di verificare le ipotesi elaborate e la loro rispondenza con le effettive caratteristiche degli utenti. Nel caso in cui si segua un approccio di progettazione user centred, cioè qualora si sia formulata l’offerta dopo aver analizzato in modo approfondito le caratteristiche dell’utenza, è probabile che il concept sia rispondente alle esigenze del contesto specifico, ma la verifica con il coinvolgimento degli utenti può comunque essere utile per mettere a punto nel dettaglio l’ipotesi di lavoro. In particolare i test di verifica del concept si rivelano utili soprattutto quando ci si propone di realizzare corsi fortemente innovativi: la formulazione di ipotesi progettuali anche molto discontinue rispetto al panorama di riferimento viene infatti confrontata direttamente con gli utenti che restituiscono feedback sull’appropriatezza delle ipotesi formulate.

b. Verifica sulla base di prototipi e simulatori

Lo sviluppo di un percorso di e-learning integra il momento progettuale con quello di realizzazione, pertanto è probabile che fin dalle prime fasi si inizino a realizzare contenuti, piattaforme e materiali per la comunicazione: l’attività di test permette di verificare eventuali errori o inadeguatezze, su “bozze” (simulatori e prototipi) di questi strumenti prima di cominciare la fase di produzione definitiva. Le attività di testing hanno ricadute significative sul progetto perché evitano il protrarsi e il ripetersi di errori. Se svolte al termine della progettazione e della realizzazione comporterebbero una spesa eccessiva in termini di tempi e risorse.

c. Attività di testing sul prodotto finito

Il test di fine percorso, sia di progettazione che di realizzazione, è da svolgere sul prodotto finito prima che il servizio venga erogato. Il test di validazione deve essere realizzato in modo sistematico per verificare eventuali problematiche che devono essere risolte prima che gli utenti fruiscano effettivamente del corso. Le problematiche complessive legate alla gestione dei test di percorsi di e-learning risiedono nelle oggettive difficoltà di verifica a priori di attività didattiche o flussi comunicativi che presentano spesso elevata complessità.

Mentre è relativamente semplice testare la presenza di errori e bug in contenuti e sistemi di comunicazione, diventa complesso valutare, per esempio, l’efficacia didattica di attività collaborative che si svolgeranno in un lungo periodo di tempo. Risulta, infatti, difficile, prima dell’avvio del progetto, simulare le dinamiche temporali (che in un test devono essere necessariamente compresse) e di relazione umana, come anche l’integrazione nel contesto d’uso reale, il quale è influenzato dalla vita quotidiana e professionale di ciascun soggetto. I test di prodotti e servizi di e-learning non possono mai essere considerati completamente esaustivi e devono necessariamente essere integrati, almeno nelle prime edizioni di un corso, da un attento monitoraggio che consenta di osservare quanto avviene durante l’erogazione al fine di procedere a opportune correzioni in corso d’opera. Generalmente, anche se il percorso di testing è stato svolto in modo accurato, dal monitoraggio emergono nuove indicazioni per un miglioramento del servizio nelle edizioni successive.

LE TIPOLOGIE DI TESTING

Le principali tipologie di testing che possono essere utilizzate in un percorso di progettazione e realizzazione di un servizio e-learning si dividono in due grandi categorie: la prima richiede il coinvolgimento degli utenti finali, mentre la seconda si basa su attività svolte da esperti a seconda dell’oggetto specifico del test (esperti di e-learning, di interaction design o di progettazione multimediale). Entrambe queste categorie di test possono essere a loro volta suddivise in test online o test in laboratorio. Si possono individuare vantaggi e svantaggi in ambedue le soluzioni. Realizzare test che coinvolgano gli utenti finali presenta il grande vantaggio di assicurare al gruppo di progetto una simulazione più realistica del reale contesto d’uso, fattore importante quando ci si rivolge ad utenze che presentano caratterizzazioni specifiche. Questa tipologia di test potrebbe risultare utile quando gli utenti hanno una bassa familiarità con l’informatica o con competenze molto particolari e settoriali sul contenuto: tali caratteristiche sono molto difficili da ricreare e simulare semplicemente con l’aiuto di esperti. Gli svantaggi collegati al coinvolgimento di utenti rappresentativi durante i test sono da individuarsi nei tempi e nei costi organizzativi. Sviluppare attività di testing con il coinvolgimento di esperti presenta differenti vantaggi quali la rapidità e la semplicità organizzativa; la probabilità dell’emersione dei difetti fini, dal punto di vista dei risultati, e delle piccole problematiche a livello di usabilità, d’interfac-cia, di efficacia didattica che possono sfuggire a utenti finali. Questi generalmente forniscono indicazioni su problematiche significative di livello generale. Lo svantaggio principale di questa tipologia di attività di testing risiede nella difficoltà, da parte degli esperti, di simulare le effettive competenze degli utenti finali. Gli esperti sono portatori di un’esperienza e di una conoscenza dei sistemi tale che considerano più semplici cose che per un utente finale risultano poco intuitive.

Le differenze che si possono riscontrare tra lo svolgimento di test in laboratorio e test online risiedono sia nelle modalità di relazione tra i soggetti coinvolti che nella possibilità di testing delle caratteristiche dei contesti d’uso reali. Un test di laboratorio consente un rapporto diretto con utenti finali o esperti, ma non permette di testare le variabili legate al contesto d’uso specifico (per esempio, le variabili tecnologiche legate al contesto domestico, d’ufficio in cui l’utente fruirà del servizio; le variabili legate alle dinamiche delle attività collaterali che si svolgono dove lui dovrà fruire del servizio; ecc.): potrebbe essere interessante quindi sviluppare un opportuno insieme di test sviluppati in laboratorio e test sviluppati online in modo da cogliere i vantaggi di entrambe le soluzioni.

E-learningTest per un progetto formativo

 
10
Lug

SICURO GAS

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per un utilizzo sicuro del gas domestico Vigili del Fuoco, CIG e Assogasliquidi

SICURO GAS

Notizie utili sull’uso in sicurezza del gas naturale e del GPL

E-learningUna guida sicura ed affidabile per approcciarsi al gas per uso domestico (metano e GPL) con semplicità e senza correre alcun rischio. È questo l’obiettivo con cui, nell’ambito del Progetto di comunicazione sociale del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, a cura del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, in collaborazione con il Comitato Italiano Gas (CIG)e Assogasliquidi, è stato realizzato il Manuale “SICURO GAS” dedicato a tutti gli utenti del gas domestico che è stato presentato nella sua nuova veste grafica e aggiornato con importanti integrazioni.

Il manuale è stato realizzato per la prima volta nel 2004 e viene riproposto ora comprensivo dei più recenti sviluppi normativi, in virtù del costante impegno di Vigili del Fuoco, CIG e Assogasliquidi per il continuo miglioramento dei livelli di sicurezza, al fine di garantire  l’utilizzo corretto di queste fonti energetiche costantemente presenti nella vita quotidiana del cittadino.

Sebbene il rispetto delle norme, delle regole di buona tecnica e la diffusione di corrette prassi abbiano portato negli anni ad un numero di incidenti nell’utilizzo dei gas combustibili abbastanza contenuti, vi è la necessità di non abbassare la guardia nella comune convinzione che la sicurezza non si conquista una volta per tutte ma è il frutto di una consapevolezza che deve continuamente essere alimentata e rinnovata. La preoccupazione principale nello stendere queste note è stata la chiarezza e la semplicità dei concetti talvolta anche a scapito del rigore scientifico. Non si è voluto scrivere un trattato sulla sicurezza ma fornire delle indicazioni che possano generare comportamenti più attenti e sicuri. Nell’opuscolo sono riportate informazioni di carattere generale relative ad avvertenze specifiche per le diverse tipologie di utilizzo che, comunque, non devono essere intese come sostitutive dei testi legislativi e normativi ufficiali, cui ogni utente deve attenersi scrupolosamente ed integralmente.

E-learningSICURO GAS

 
4
Lug

Gruppo linkedin del Portale Consulenti

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L'iscrizione al gruppo diventa importante per l'invio di un riepilogo di tutte le attività del gruppo

Gruppo linkedin del Portale Consulenti

portale elearning formazioneIl Portale si avvale della collaborazione di numerosi consulenti esterni, di competenza e capacità comprovata. Il supporto costante permette di avere notizie sempre aggiornate ed interpretazioni tecnico/normative valide e congruenti con l’indirizzo del Legislatore. https://www.linkedin.com/groups/8532719. L'iscrizione al gruppo diventa importante per l'invio di un riepilogo di tutte le attività del gruppo. Ricordiamo che siamo alla ricerca di writer editor che vogliono collaborare con il Portale. Le pubblicazioni saranno firmate da voi con logo e recapiti, mentre l'invio della newsletter settimanale ai circa 25.000 utenti sarà gestita dal nostro gruppo web. Potete inviare una mail a mail@portaleconsulenti.it o contattare il webmaster al 347 71.74.164. Ricordiamo che l'accesso al Portale è Gratuito per l'utilizzo dell'intera Banca Dati.

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4
Lug

Distacco transnazionale pubblicati nuovi chiarimenti Ispettorato Nazionale Lavoro

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distacco transnazionale di lavoratori a seguito di problematiche segnalate dalle medesime sedi territoriali

Distacco transnazionale pubblicati nuovi chiarimenti

faqIspettorato Nazionale Lavoro Il 5 giugno 2017 la Direzione Centrale vigilanza, affari legali e contenzioso dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha trasmesso ai propri uffici ulteriori precisazioni in materia di distacco transnazionale di lavoratori a seguito di problematiche segnalate dalle medesime sedi territoriali.

In particolare, i chiarimenti forniti riguardano la corretta applicazione delle disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 136/2016 nelle ipotesi in cui il distacco dei lavoratori effettuato nell'ambito di una prestazione transnazionale di servizi coinvolga una pluralità di operatori economici, ovvero l'impresa straniera distaccante, il soggetto distaccatario e il destinatario finale della prestazione; inoltre, con riferimento allo stand temporaneo allestito in occasione delle manifestazioni fieristiche, è stato evidenziato che l'attività di esposizione o di vendita di prodotti, ivi svolta, per la partecipazione alla manifestazione con disponibilità di una singola area non costituirebbe un vero e proprio centro di imputazione di rapporti e situazioni giuridiche riferibili al soggetto straniero, con conseguente esclusione dell'applicazione degli obblighi previsti dal decreto stesso, come pure delle specifiche disposizioni sanzionatorie in esso contenute.

Distacco transnazionale pubblicati nuovi chiarimenti Ispettorato Nazionale LavoroLeggi la Nota prot. n. 4833 del 5 giugno 2017

 
3
Lug

Fumo passivo, spazi non regolamentati dalla Legge Sirchia

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Volume pubblicato dal Ministero della Salute e dal gruppo di lavoro Gard

Fumo passivo, spazi non regolamentati dalla Legge Sirchia

downloadLa tutela dal fumo passivo negli spazi confinati o aperti non regolamentati dalla Legge 3/2003 art.51 (Legge Sirchia) e successive modificazioni Giugno 2017 - Introduzione - Fumo passivo - Effetti del fumo passivo sulla salute - Fumo di terza mano - Vaporizzatori (sigarette elettronica) - Esposizione al fumo passivo in ambienti aperti - Esposizione al fumo passivo in ambiente domestico - Interventi di prevenzione dal fumo e loro efficacia - Conclusioni - Appendice: Raccolta normativa nazionale ed internazionale relativa a divieto di fumo negli ambienti aperti e/o confinati - Normative nazionali - Normative Europee - Normative internazionali - Bibliografia La prevenzione e la cura del tabagismo, primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili, sono essenziali per promuovere e tutelare la salute pubblica e richiedono lo sviluppo di politiche ed interventi, anche in ambiti diversi da quello strettamente sanitario, con l’obiettivo di attuare misure efficaci (interventi normativi, attività di educazione e promozione della salute, sviluppo di metodologie e farmaci per favorire la cessazione) per diminuire i consumi di prodotti del tabacco, ridurre la prevalenza dei fumatori e, quindi, delle malattie croniche fumo correlate. L’attuazione di misure efficaci è un obiettivo intersettoriale che può essere raggiunto solo attraverso strategie e politiche condivise tra vari Ministeri e Regioni e integrate con quelle dell’Unione Europea (UE) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’OMS, con il Piano di Azione Globale 2014-2020 per il controllo delle malattie croniche non trasmissibili, ha previsto l’obiettivo finale della riduzione del 25% della mortalità precoce per le malattie non trasmissibili entro il 2025; per raggiungere questo scopo gli Stati membri, tra cui l’Italia, si sono impegnati, tra l’altro, a ridurre la prevalenza dei fumatori del 30% entro il 2025. Attraverso documenti programmatici (Guadagnare salute) e piani nazionali (Piano Nazionale della Prevenzione) l’Italia ha rafforzato le azioni volte alla promozione di stili di vita sani ed al controllo del tabagismo. Secondo l’approccio intersettoriale di “Guadagnare salute”, il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018 impegna tutte le Regioni italiane a ridurre la prevalenza dei fumatori del 10% entro il 2018 (contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo previsto dall’OMS), attraverso l’attivazione di interventi di promozione della salute con approccio trasversale ai determinanti, per ciclo di vita e setting (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizio sanitario).

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22
Giu

Quello che l’e-learning può fare

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Scritto da Daniela Pellegrini Redazione www.elearningspecialist.it

Quello che l’e-learning può fare....

E-learningRiceviamo e pubblichiamo un interessante articolo di Daniela Pellegrini Esperto progettazione didattica, gare, R&S | Blogger elearningspecialist.it https://www.linkedin.com/in/pellegrinidaniela/

Quello che l’e-learning può fare… Sulla falsariga di una famosa canzone di Max Gazzè vogliamo riepilogare tutte le possibilità che oggi l’e-learning ci propone per la formazione. Teniamo subito conto che lo scenario in cui si muove la formazione online è quello della società liquida, iperconnessa, social e fortemente basata sull’informazione. In questo scenario le competenze digitali sono diventate strategiche per interagire e sfruttare pienamente le possibilità offerte dal web in generale. Il percorso stradale, i commenti di un ristorante, i pagamenti online, tutta la nostra vita oggi è semplificata dall’uso della tecnologia. Per questo le competenze digitali della popolazione si son evolute rapidamente. Questo uso massiccio del mondo digitale ha dunque cambiamo le abitudini, ma ha anche innalzato le aspettative rispetto alla comunicazione digitale. Con questi presupposti la proposta di e-learning che deve confrontarsi con utenti ormai esperti, deve per forza evolvere i propri strumenti. Ecco dunque, quello che l’e-learning può fare…L’e-learning può fare …. #apprendere con il video-learning La fruizione di contenuti video è divenuta sempre più comune in e-learning, soprattutto per coinvolgere sempre di più il partecipante, promuovere l’attenzione e l’interesse, ma anche semplificare la descrizione di casi, situazioni e scene prima solamente commentate con testo, audio e immagini. Il video è utilizzato in e-learning per: - promozione del corso (cosiddetti “learning spot”); - visualizzare contenuti animati integrati alla pagina html5 (evoluzione della “pagina flash”); - testimonianze e video lezioni (riprese dell’esperto); - video casi, presentazione di situazioni e casi aziendali; - video umoristici e/ o cartoon utilizzabili come casi, apertura, riepilogo o motivazione; - webinar registrati. Indubbiamente il video è uno strumento didattico ricco e gradito daipartecipanti, ma va sicuramente integrato ad altri strumenti o reso interattivo per coinvolgere maggiormente il partecipante. • L’e-learning può fare …. #giocare per imparare Ormai è ampiamente diffuso l’approccio didattico che punta all’ibridazione tra video-gioco e strumenti educativi per creare e realizzare il massimo coinvolgimento/engagement del partecipante, e sviluppare attraverso la forte interattività progetti formativi orientati alla sperimentazione di comportamenti (seppure simulati). Ingredienti fondamentali della gamification sono: sfida, competizione, scenario e premi (punteggi, status, badge); • L’e-learning può fare …. #usare i dispositivimobili Le statistiche delle piattaforme e-learning raccontano di una quota percentuale in crescita nell’uso dei dispositivi mobili per la formazione. Ciò racconta come per l’utente non ci sia distinzione nell’uso del corso da pc o da smartphone o tablet. Per questo i produttori di corsi devono adeguare i loro strumenti didattici per essere “responsive” cioè adattare il contenuto alla fruizione da mobile (senza eccessivi scrolling, o esigenza di zoom). Progettare in modo responsive richiede un elevato livello di consapevolezza nel trattamento dei contenuti, sono solo tecnicamente, ma sul piano didattico per costruire esperienze di apprendimento brevi, interattive e significative. La fruizione mobile richiede inoltre un significativo ragionamento sulla sostenibilità del corso in diverse tipologie di connessione (wi-fi o connessione dati). • L’e-learning può fare …. #evolvere il tracciamento xAPI è una novità recente ma con un futuro dirompente. Promette di rompere le barriere dei classici LMS, poiché: -    accoglie informazioni da diverse fonti (anche al di fuori della piattaforma); -    interpreta in senso lato ciò che si considera esperienza di apprendimento (es. aula, lettura, esercizi, ecc.) fornendo un quadro globale dell’azione formativa svolta dalla persona; L’aspetto più interessante è che lo standard xAPI non parte da una rigida descrizione di come l’oggetto corso deve registrare le informazioni, ma attribuisce a ogni singolo strumento formativo (indipendentemente dalla localizzazione e dalla natura dell’oggetto digitale) di codificare l’esperienza in un formato stabilito. L’oggetto acquisisce i dati per poi comunicarli in modo stabilito al software aggregatore dei dati (Learning Record Store). Il ruolo della piattaforma e-learning (LMS classico) diventa quello non più l’ambiente unico e privilegiato di fruizione, ma ne costituisce un “aggregatore/codificatore” dell’esperienza. • L’e-learning può fare …. #imparare dagli altri, usare il social learning In un settore dove improvvisamente irrompe il modello del 70:20:10 e sconvolge i piani degli enti formativi, la dimensione dell’apprendimento informale (al di fuori dei percorsi formativi classici), ma anche l’importanza del social learning assumono una rilevanza essenziale. Oggi il networking (il far parte contemporaneamente di diverse comunità di pratiche e/o di interesse), l’identità digitale e il personal branding e social linking, facilitato l’accesso a informazioni specifiche e condivise, ma anche la possibilità di relazionarsi con una molteplicità eterogenea di soggetti in relazione alle proprie esigenze, rendendo l’apprendimento informale ancora più interessante. Per questo l’e-learning deve porsi sempre di più la sfida di costruire delle community sui corsi per valorizzare all’interno dei canali istituzionali anche la dimensione sociale e realizzare un dialogo costante tra il social e il corso per alimentare dalla user genereted content, strumenti di micro e rapid learning che sostengono ed arricchiscono il percorso formale di formazione. • L’e-learning può fare …. #immergere nella realtà aumentata e realtà virtuale Utilizzare modelli didattici immersivi rispetto a procedure e situazioni, permette di coinvolgere attivamente il soggetto in un percorso realistico seppure simulato, scoprendo attivamente i significati connessi alla realtà che vive quotidianamente.  Sono varie le applicazioni di questo tipo di prodotti, che tuttavia non hanno ancora raggiunto una diffusione massiva negli utilizzatori, e richiedono elevate competenze progettuali, realizzative e di budget. • L’e-learning può fare …. #adattare i percorsi formativi Realizzare percorsi di studio personalizzati significa adeguare la sequenza didattica in base ai punti di forza o debolezza dimostrati nell’assessment preliminare. Differenziare il percorso di studio implica naturalmente una progettazione adeguata, che atomizza le unità didattiche, ne svincola le propedeuticità e le rende autonome e complete. Realizzare un percorso di studio personalizzato significa: - progettare un’architettura didattica unificata tra test di valutazione e percorso formativo, - considerare le diverse combinazioni possibili e la loro validità didattica e durata, - garantire un percorso minimo valido, trasversale e confrontabile, - gestire la proposta formativa in un pacchetto scorm differente per ciascun partecipante. • L’e-learning può fare …. #promuovere l’esperienza Si parla oggi di learning experience sulla falsariga della user experience. Ciò significa, di fatto, porre attenzione non solo al contenuto con il quale il partecipante entra in contatto, ma più in generale con tutta l’esperienza della persona nell’interazione con gli strumenti, le persone, i colleghi, i punteggi e il processo didattico in generale. Un’esperienza didattica efficace deriva, infatti, dalla corretta interazione del partecipante con il sistema formativo: cioè senza problemi di comunicazione, criticità tecnologiche o ritardi.Un’esperienza didattica efficace deriva da una interazione positiva con il sistema, gli strumenti, i contenuti, le regole, il ritmo di studioe le persone. Tanti sono gli spunti di riflessione attuali, tante sono le sfide del settore e-learning… La cosa più interessante è che risulta superata la fase in cui la tecnologia limitava le possibilità didattiche, perciò oggi la tecnologia ritorna a essere lo strumento per realizzare i prodotti formati più adatti alle esigenze e bisogni dei partecipanti.

E-learning_5.pngQuello che l’e-learning può fare

 
22
Giu

Abuso della connessione internet Sentenza 15 giugno 2017

 

Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE Licenziamento legittimo

Abuso della connessione internet Sentenza 15 giugno 2017

sentenzaLa Corte di cassazione, con sentenza 14862 del 15 giugno 2017, condivide quanto affermato nella pronuncia della Corte di appello territoriale, la quale ha cambiato il titolo del licenziamento da “giusta causa” a “giustificato motivo soggettivo”. Infatti il lavoratore non aveva dato prova che la connessione fosse avvenuta per motivi di lavoro ed inoltre deve ritenersi pacifico che – per il numero di 47 connessioni e della durata dell’accesso (45 ore) – l’utilizzo di internet aziendale fosse avvenuto per fini personali non in modo sporadico od occasionale bensì in modo sistematico. E per il fatto che non si è parlato di lesione della condotta illecita all’attività lavorativa, la fattispecie deve essere ricondotta a licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Nella sentenza n. 14862/2017 è stato sostenuto un principio rilevante: deve ritenersi insussistente una violazione delle regole sulla riservatezza e privacy del dipendente in quanto l’azienda non ha analizzato quali siti siano stati visitati dal dipendente né il tipo di dati scaricati e quindi i dettagli del traffico internet non sono da ricondurre a dati personali in quanto non forniscono alcuna indicazione in merito alla persona e alle sue scelte politiche, religiose, culturali o sessuali.

La Corte territoriale, escluso che la contestazione disciplinare non fosse tempestiva o sufficientemente specifica, anche in relazione alla specificazione della norma violata, ed escluso altresì che il provvedimento fosse stato comunicato oltre il termine di quindici giorni stabilito dalla contrattazione collettiva per la conclusione del procedimento, dovendosi avere riguardo al momento di spedizione dell'atto, osservava, in primo luogo, come la dedotta violazione della normativa sulla riservatezza non potesse ritenersi attinente al caso di specie, posto che la società si era limitata a verificare l'esistenza di accessi indebiti alla rete ed i relativi tempi di collegamento, senza compiere alcuna analisi dei siti visitati dal dipendente durante la navigazione o della tipologia dei dati scaricati, ne che si vertesse in materia di controllo a distanza della prestazione lavorativa. Osservava, quindi, come i fatti, di cui all'addebito, non risultassero in sé contestati e comunque emergessero dal dettaglio del traffico e, d'altra parte, il ricorrente, pur avendone l'onere, non aveva dimostrato, e prima ancora allegato, che la navigazione fosse avvenuta per motivi di lavoro: si era, pertanto, ad avviso della Corte di appello, di fronte ad un utilizzo della dotazione aziendale per fini personali non sporadica o eccezionale ma, al contrario, sistematica, e ciò in considerazione del numero delle connessioni (47), della durata dell'accesso (complessivamente 45 ore) e della rilevante entità dei volumi di traffico; ne conseguiva la legittimità del provvedimento espulsivo adottato dalla società, anche se - notava la Corte - non poteva configurarsi una giusta causa di recesso, in relazione all'assenza di precedenti, al fatto che la condotta illecita non aveva inciso sull'attività professionale e all'esiguità del danno sofferto dall'azienda, e la fattispecie richiedeva invece la conversione del recesso, così come intimato, in licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Su tali premesse, e in parziale accoglimento del reclamo incidentale della società, il giudice di secondo grado, disposta la conversione, condannava A.I. S.p.A. al pagamento della indennità sostitutiva del preavviso, oltre accessori di legge, con compensazione per intero delle spese di entrambi i gradi. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza il G. con nove motivi, illustrati da memoria; la società ha resistito con controricorso. Ragioni della decisione Con il primo motivo, deducendo violazione e/o falsa applicazione dell'art. 7 I. n. 300/1970 e degli artt. 26, 28, 70, 75 e 77 del CCNL per il personale dipendente non dirigente delle imprese di assicurazione, in relazione agli artt. 1362 e 1363 c.c., nonché violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1334 e 1335 c.c., il ricorrente censura la sentenza impugnata per avere erroneamente ritenuto che il termine per l'irrogazione della sanzione fosse stato rispettato dal datore di lavoro con la spedizione della relativa lettera di comunicazione entro i quindici giorni (decorrenti dalla data di presentazione delle difese scritte del lavoratore) fissati dalla contrattazione collettiva, nonostante che il tenore delle norme e la natura di atto ricettizio del licenziamento richiedessero che, entro tale termine, l'atto fosse anche portato a conoscenza del destinatario. Con il secondo motivo, deducendo illegittimità per errore in procedendo (art. 360 n. 4 c.p.c.), con riguardo all'onere di motivazione ex art. 132 c.p.c. e violazione e/o falsa applicazione dell'art. 111 della Costituzione, il ricorrente si duole che la Corte non abbia fornito, sulla questione di cui al primo motivo, una motivazione compiuta. Con il terzo motivo, deducendo la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 7 I. n. 300/1970, 2104 c.c., 28 e 100 CCNL di riferimento, anche in relazione agli artt. 1362 e 1363 c.c., nonché violazione dell'art. 24 Cost., il ricorrente censura la sentenza impugnata per avere, ascrivendo la condotta addebitata a violazione delle elementari regole del vivere comune, ritenuto irrilevante il fatto che egli - come emerso nel corso del giudizio - non avesse avuto conoscenza preventiva (come non l'aveva avuta neppure in sede di procedimento disciplinare, con pregiudizio del diritto di difesa) del regolamento sull'utilizzo degli apparati mobili aziendali del luglio 2011, nonostante che tale regolamento fosse da considerarsi come il documento fondamentale per l'identificazione dei comportamenti ammissibili o meno in materia e che, proprio in ragione di tale importanza, la società lo avesse espressamente indicato nella lettera di contestazione tra le disposizioni che definivano la valenza disciplinare della condotta. Con il quarto motivo, denunciando il vizio di cui all'art. 360 n. 5, il ricorrente si duole che la Corte abbia omesso di prendere in esame il fatto della mancata consegna (e, quindi, della mancata conoscenza) del regolamento del luglio 2011 sull'utilizzo degli apparati mobili aziendali. Con il quinto motivo, deducendo la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 4, 7, 10, 11, 13, 23 e 123 del decreto legislativo n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), delle Direttive n. 95/46/CE e n. 2002/58/CE, delle "Linee guida dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali" assunte con deliberazione n. 13 in data 1/3/2017 e dell'art. 25 bis del CCNL di riferimento, nonché la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 4 I. n. 300/1970 in relazione all'art. 114 d.lgs. n. 196/2003, il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui il giudice del reclamo ha ritenuto non attinente al caso di specie la normativa sulla tutela della riservatezza, e ciò sul rilievo che il datore non aveva analizzato quali siti il dipendente avesse visitato durante la navigazione in internet, né di quale tipo fossero i dati che aveva scaricato, né se li avesse salvati sul pc, posto che, contrariamente a quanto così ritenuto, anche i dati relativi alla data, all'ora, alla durata e al volume del traffico, i soli riportati nella lettera di contestazione, erano da considerarsi ad ogni effetto "dati personali", con ogni conseguenza circa le modalità di trattamento e di utilizzo; ed inoltre nella parte in cui ha ritenuto non conferente il richiamo all'art. 4 I. n. 300/1970, sul rilievo della estraneità della concreta fattispecie al tema del controllo a distanza della prestazione lavorativa, peraltro senza tener conto della disciplina dettata dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ed espressamente recepita dal CCNL di settore. Con il sesto motivo, deducendo violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2119 e 2106 c.c., 7 I. n. 300/1970, 30 comma 3 I. n. 183/2010, 3 I. n. 604/1966, in relazione agli art. 1453 e 1455 c.c., agli artt. 26, 75 e 76 CCNL di riferimento e agli artt. 1362 e 1363 c.c., nonché violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., il ricorrente censura la sentenza impugnata per non avere il giudice del reclamo, nel ritenere dimostrato l'illecito disciplinare, compiuto il pur necessario accertamento dell'elemento soggettivo (oltre che dei fatti oggettivi) e, in particolare, per non avere considerato - ciò che lo avrebbe portato a escludere la sussistenza di tale elemento - che il lavoratore non aveva ricevuto comunicazione del regolamento aziendale del luglio 2011 e che, pertanto, non era stato preventivamente edotto dal proprio datore di lavoro in ordine alle modalità e ai limiti cui si sarebbe dovuto attenere nell'utilizzo della strumentazione affidatagli. Con il settimo motivo, denunciando il vizio di motivazione, il ricorrente si duole che la Corte non abbia preso in esame diversi fatti idonei a smentire, o comunque a mitigare, la reale portata dell'addebito e segnatamente il difetto di indicazioni circa eventuali restrizioni nell'utilizzo della chiavetta per la navigazione in internet, la mancata comunicazione del regolamento del luglio 2011, la sostanziale insussistenza di un danno di natura economica per la società e il carattere marginale dei fatti contestati e sanzionati rispetto ad un'attività lavorativa sempre esercitata con serietà. Con l'ottavo motivo, deducendo violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2119 e 2106 c.c., 7 I. n. 300/1970, 30 comma 3 I. n. 183/2010, 3 I. n. 604/1966, in relazione all'art. 1455 c.c., agli artt. 26, 75 e 76 CCNL di riferimento e agli artt. 1362 e 1363 c.c., nonché violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., il ricorrente censura la sentenza per non avere valutato che la sanzione (anche nella sua conversione in licenziamento per giustificato motivo soggettivo) risultava del tutto sproporzionata rispetto ai fatti contestati, alla stregua degli elementi già posti in rilievo nei precedenti motivi sesto e settimo. Con il nono motivo, infine, il ricorrente, denunciando il vizio di motivazione e la violazione dell'art. 112 (art. 360 n. 3), si duole, ancora con riferimento al giudizio di proporzionalità, dell'omesso esame dei fatti decisivi riportati nei precedenti motivi settimo e ottavo. Il primo e il secondo motivo di ricorso possono essere esaminati congiuntamente, in quanto entrambi attengono, se pure sotto i differenti angoli visuali di vizi distinti, al capo di pronuncia relativo alla tempestività, rispetto alle previsioni collettive, dell'adozione e comunicazione del provvedimento disciplinare da parte del datore di lavoro. I motivi in esame risultano infondati. In primo luogo, è da ritenersi corretta la lettura che il giudice di merito ha dato dell'art. 28 CCNL per il personale dipendente non dirigente delle imprese di assicurazione, là dove è stabilito (co. 2°) che "qualora decida di adottare un provvedimento, l'Impresa lo comunicherà all'interessato entro i successivi 15 giorni oppure entro 15 giorni dal ricevimento delle eventuali difese scritte presentate dal lavoratore", considerando assolto l'onere così posto a carico del datore di lavoro, ai fini della ritualità del procedimento di applicazione della sanzione, con la mera spedizione della lettera di comunicazione del provvedimento. La previsione collettiva tende, infatti, manifestamente a contemperare l'interesse, che è comune ad entrambe le parti, ad una pronta e sollecita definizione del procedimento, quale episodio che si inscrive patologicamente nell'esecuzione del rapporto, con l'interesse ad una vera e adeguata ponderazione della inevitabilità della sanzione e del contenuto giustificativo delle difese svolte dal dipendente: interesse che appare anch'esso comune ad entrambe le parti del rapporto, essendo chiara la necessità, anche per il datore di lavoro, di uniformare la propria azione, nel più generale contesto delle relazioni aziendali, ai canoni di correttezza e buona fede (e, per la ipotesi in cui ricorrano elementi gravi e obiettivamente rilevanti, idonei a comportare l'adozione di un provvedimento espulsivo, anche di vagliare gli effetti della perdita, che l'adozione di tale provvedimento determinerebbe, di un'eventuale risorsa di specifica e non sostituibile importanza professionale ai fini del conseguimento delle finalità dell'impresa); ma che è di particolare rilievo per il lavoratore, che deve poter contare su di una valutazione concreta e approfondita sia dei presupposti fattuali di possibile rilievo disciplinare, sia (nel caso di presentazione di difese scritte) su di un esame attento degli elementi portati a propria discolpa. Di tale preminente rilievo è conferma nel successivo comma terzo dell'art. 28, là dove è previsto che il termine di quindici giorni può essere prorogato di altri quindici "per esigenze derivanti da difficoltà nella fase di valutazione delle difese scritte del lavoratore". Su tali premesse non può condividersi un'interpretazione della norma che dia assorbente rilievo, rispetto alla comune volontà delle parti di definire una disciplina che costituisca punto di incontro e di bilanciamento, al dato letterale imperniato sul verbo "comunicherà", interpretazione la cui naturale conseguenza sarebbe solo quella di comprimere la durata del termine sulla base del computo di un rischio "tecnico" connesso ai tempi di esecuzione dell'attività partecipativa, e, in quanto tale, non soggetto al controllo del mittente, ove essa, come d'ordinario, venga affidata al servizio postale, nella carente idoneità di altri mezzi (come il telefax) a garantire la certezza della conoscenza e in difetto dell'obbligo del dipendente di dotarsi un indirizzo di posta elettronica certificata; mentre il destinatario non potrebbe dolersi di una ricezione che, superando in misura non apprezzabile il termine di quindici giorni fissato dalla norma, vedrebbe comunque assicurata, sul piano sostanziale e della effettività, la tutela del rilevante interesse di cui è portatore. Non rileva, d'altra parte, per una diversa ricostruzione della fattispecie, la natura ricettizia del licenziamento, che attiene al momento in cui l'atto acquista efficacia, ponendosi invece, con la censura espressa nel primo motivo, la diversa questione se il termine di quindici giorni, stabilito dalla contrattazione collettiva, possa dirsi rispettato dal datore di lavoro mittente con la semplice spedizione (come esattamente ritenuto dalla Corte territoriale, per tutto quanto sopra osservato) ovvero richieda anche il compimento del procedimento di comunicazione. E', poi, da escludere che la motivazione adottata dal giudice di merito nel risolvere la questione sia inesistente, posto che la sentenza contiene una parte, pur nella sua brevità, specificamente dedicata ad essa, né che sia apparente, potendo correttamente ritenersi tale la motivazione che non permetta di ricostruire la ragione decisoria posta alla base della decisione assunta, mentre, nella specie, la Corte, lungi dall'asserire il mero fatto di un'avvenuta osservanza del termine, ha chiaramente affermato, nell'alveo concettuale della scissione tra spedizione e ricezione, l'idoneità e sufficienza del primo elemento dicotomico. Il terzo motivo è infondato. Al riguardo, si osserva come il fatto che il ricorrente non fosse stato posto nelle condizioni di conoscere tempestivamente le disposizioni sull'utilizzo degli apparati mobili aziendali, contenute nel regolamento in data 1 luglio 2011, non attiene al requisito di specificità che deve possedere la contestazione disciplinare, operando sul diverso piano dell'ascrizione di una condotta di cui si assume che non potesse essere nota la illiceità. Se, poi, la censura, come sembra doversi desumere da una complessiva lettura del motivo, ha riguardo alla diversa disposizione di cui al primo comma dell'art. 7 I. n. 300/1970, allora è da ritenere che essa - al pari di quella relativa alla mancata consegna del regolamento in sede di procedimento disciplinare, con pregiudizio del diritto di difesa - non sia tale da poter rimuovere criticamente la ragione decisoria posta dalla Corte territoriale a sostegno delle proprie conclusioni e cioè l'accertata contrarietà della condotta, riassunta dalla Corte in un ampio e indebito utilizzo dello strumento aziendale per finalità estranee all'attività lavorativa, alle "elementari regole del vivere comune" e al contenuto precettivo tanto dell'art. 2104 c.c. come dell'art. 100 CCNL di settore, entrambi esplicitamente richiamati nella lettera di contestazione. E' infatti consolidato l'orientamento di legittimità, per il quale "l'onere di pubblicità del cosiddetto codice disciplinare, previsto dall'art. 7, primo comma, della legge n. 300 del 1970, si applica al licenziamento disciplinare soltanto nei limiti in cui questo sia stato intimato per una delle specifiche ipotesi di comportamento illecito vietate e sanzionate con il provvedimento espulsivo da norme della contrattazione collettiva o da quelle validamente poste dal datore di lavoro - entrambe soggette all’obbligo della pubblicità per l'esigenza di tutelare il lavoratore contro il rischio di incorrere nel licenziamento per fatti da lui non preventivamente conosciuti come mancanze - e non anche quando, senza avvalersi di una di queste specifiche ipotesi, il datore di lavoro contesti un comportamento che, secondo quanto accertato in fatto dal giudice del merito, integri una violazione di una norma penale, o sia manifestamente contrario all'etica comune, ovvero concreti un grave o comunque notevole inadempimento dei doveri fondamentali connessi al rapporto di lavoro, quali sono gli obblighi di diligenza e di fedeltà prescritti dagli artt. 2104 e 2105 c.c., poiché in tali casi il potere di licenziamento deriva direttamente dalla legge (art. 2119 c.c. e artt. 1 e 3 della legge n. 604 del 1966): Cass. n. 14615/2000. Conformi, fra le altre: n. 6134/2001; n. 23120/2004. E' stato, inoltre, ripetutamente affermato nella giurisprudenza di questa Corte che l'obbligo di diligenza previsto dall'art. 2104 c.c., costituendo una specificazione del principio generale di cui all'art. 1176, comma 2°, c.c., deve essere valutato con ampio e complessivo riguardo alla natura dell'attività esercitata, in particolare rilevandosi, a questo proposito, che il contenuto dell'obbligo si sostanzia non solo nell'esecuzione della prestazione lavorativa secondo la particolare natura di essa (diligenza in senso tecnico) ma anche nell'esecuzione di quei comportamenti accessori che si rendano necessari in relazione all'interesse del datore di lavoro ad un'utile prestazione (cfr., in tal senso, già Cass. n. 3845/1992; cfr., più di recente, fra le molte: n. 12769/2000 e n. 7398/2010). Il quarto motivo è, per un verso, inammissibile, là dove lamenta, in relazione all'art. 360 n. 5, l'omesso esame del fatto decisivo per il giudizio costituito dalla mancata consegna, e quindi dalla mancata conoscenza, da parte del lavoratore, del regolamento aziendale sull'utilizzo degli apparti mobili, e, per altro verso, infondato, là dove, pur non esprimendola nella rubrica, muove alla sentenza impugnata una censura di motivazione apparente (se non addirittura inesistente): (a) inammissibile, in quanto della circostanza dedotta come omessa nella ricostruzione fattuale del giudice del reclamo non si dimostra la valenza "decisiva" (e cioè l'idoneità a determinare un esito diverso della decisione), in rapporto alla ratio su cui si fonda la pronuncia, e comunque essa, diversamente da quanto allegato, ha formato oggetto di specifico esame da parte del giudice (cfr. sentenza, p. 8, prima parte), che ne ha escluso la rilevanza nella fattispecie concreta, in coerenza, del resto, con le proprie valutazioni; (b) infondato, per le stesse considerazioni già svolte a proposito del secondo motivo, avendo la Corte fornito una motivazione sintetica ma del tutto adeguata a far comprendere le essenziali ragioni a sostegno della conclusioni raggiunte. Il quinto motivo, per ciò che attiene alla violazione della normativa sulla tutela della riservatezza, è inammissibile, in quanto non censura specificamente l'affermazione centrale del ragionamento della Corte territoriale, per la quale la possibilità di configurare, nella specie, una tale violazione è da ritenersi esclusa, sul rilievo che "l'azienda non ha analizzato quali siti" il G. "ha visitato durante la navigazione in internet, né la tipologia di dati che ha scaricato, né infine se li ha salvati sul p.c." (p. 9); e comunque è infondato, atteso che i dettagli del traffico, quali esclusivamente indicati nella lettera di contestazione disciplinare (data, ora, durata della connessione e importo del traffico), secondo l'accertamento compiuto sul punto dal giudice del merito, non costituiscono dati personali, non comportando alcuna indicazione di elementi riferibili alla persona dell'utente e di sue scelte o attitudini politiche, religiose, culturali, sessuali, rimanendo confinati in una sfera estrinseca e quantitativa che è di per sé sovrapponibile, senza alcuna capacità di individuazione, ad un numero indistinto di utenti della rete. Il motivo risulta, poi, palesemente inammissibile, con riferimento a quella parte della sentenza in cui la Corte ha dichiarato inconferente il richiamo all'art. 4 I. n. 300/1970 sul rilievo che nella specie non si verte "in materia di controllo a distanza della prestazione lavorativa" (cfr. ancora p. 9), risolvendosi la censura in una pura manifestazione di dissenso rispetto alla pronuncia del giudice, non sostenuta da alcun riferimento alla natura, all'oggetto e alle finalità del c.d. controllo a distanza del lavoratore e dalla positiva dimostrazione dell'esistenza, negata dalla decisione impugnata, dei presupposti per l'applicabilità della relativa disciplina. Si deve, in ogni caso, precisare che è controllo a distanza, ai sensi dell'art. 4 I. n. 300 del 1970, l'attività che abbia ad oggetto la prestazione lavorativa e il suo esatto adempimento, restando esclusa dal campo di applicazione della norma quella che sia volta a individuare la realizzazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente, idonei a ledere il patrimonio aziendale sotto il profilo della sua integrità e del regolare funzionamento e della sicurezza degli impianti (cfr. da ultimo Cass. n. 10955/2015). I motivi sesto, settimo, ottavo e nono possono essere esaminati congiuntamente, in quanto, sulla base della riproposizione di rilievi già formulati nei motivi precedenti, tendono a censurare l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito, sotto i profili dell'elemento soggettivo e della proporzionalità tra fatto e sanzione. I motivi in esame sono infondati. Ed invero, nel presupposto (che resiste, come si è notato, alle censure mosse con i motivi terzo e quarto) della ininfluenza della mancata consegna del regolamento aziendale e della essenziale rilevanza, al contrario, di un ampio e indebito utilizzo dello strumento, contrario alle regole elementari del vivere comune, la Corte territoriale ha proceduto ad un'articolata ricognizione della fattispecie, prendendo in esame l'insieme complessivo delle circostanze del caso concreto, anche di natura soggettiva, conformemente a consolidato orientamento di questa Corte (cfr., fra le molte, Cass. n. 7543/2006), e, in tal modo, sottraendosi alle critiche svolte con i motivi in esame. In particolare, il giudice di merito ha posto in rilievo come ci si trovi di fronte, nella specie, "ad un utilizzo della dotazione aziendale per fini personali non sporadica e/o eccezionale, bensì sistematica in considerazione della frequenza (complessivamente 27 connessioni), della durata dell'accesso (complessivamente 45 ore) e dello scambio di dati di traffico (migliaia di kbyte)" e come tale condotta integri con evidenza un utilizzo indebito dello strumento aziendale non solo "reiterato" ma anche, e di conseguenza, "intenzionale" (pp. 11-12). Sulla base di tali elementi, come della loro correlazione al "ruolo" di responsabilità che il G. ricopriva in azienda ("di controllore della qualità dei sinistri sul territorio nazionale": cfr. ancora pp. 11-12), la Corte è infine pervenuta a ritenere legittima l'adozione di un provvedimento espulsivo, pur dando atto di una serie di elementi idonei a privare di un persuasivo fondamento la ritenuta giusta causa di recesso. Si tratta di un insieme unitario di accertamenti di fatto che rientrano nella competenza esclusiva del giudice di merito e rispetto ai quali l'insieme di circostanze, specificate nel sesto e nel settimo motivo per essere ulteriormente riprese in quelli successivi, non si offrono come "decisive" al fine di una diversa ricostruzione della fattispecie. Il ricorso deve conclusivamente essere respinto. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. P.Q.M. Rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 200,00 per esborsi e in euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15% e accessori di legge. Ai sensi dell'art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.

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