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Modello di organizzazione e di gestione 231

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9
Lug

CONFIGURAZIONI DI PENSIERO E DI COMPORTAMENTO

 

la comunicazione nell’ambiente di lavoro attraverso il Metodo Emergenetics

CONFIGURAZIONI DI PENSIERO E DI COMPORTAMENTO

EmergeneticsRiceviamo e pubblichiamo un documento di ANNA MARIA DOTT.SSA BERNARD sulla comunicazione nell’ambiente di lavoro

È scontato capirsi nella vita e negli ambienti di lavoro? NoIl Metodo Emergenetics è un valido strumento organizzativo e di team building per sviluppare una consapevolezza sulla comunicazione, derivante dalle preferenze cognitive e comportamentali. Emergenetics è la combinazione di due parole inglesi: Emerge e Genetics.

Per ciò che “Emerge” si intende tutto ciò che emerge dall’esperienze di vita dalla nascita alla vita adulta. Siamo gli unici essere viventi del pianeta, che non nasciamo con il cervello completamente formato. I primi 6 anni di vita sono fondamentali per la sua evoluzione, che si completerà verso i 22/23 anni di vita sostengono i ricercatori. Per ciò che riguarda la “Genetics”, ossia il patrimonio genetico, si intende ciò che si eredita dai genitori, dalla discendenza e dall’educazione che ci predispongono a pensare e comportarci in un certo modo. Lo strumento psicometrico, costituito da un questionario di 100 items,  misura  tendenze, attitudini di pensiero e comportamento. Nasce dagli studi delle neuroscienze disciplina in evoluzione nella comprensione del funzionamento del cervello umano e delle sue funzionalità. Il nostro cervello è attraversato da una rete inestricabile e incommensurabile di connessioni neuronali. 85 miliardi di neuroni, ciascuno dei quali può avere migliaia di connessioni – le cosiddette sinapsi, ci consentono di pensare e agire. Queste connessioni spiegano chi siamo dal punto di vista cognitivo e comportamentale. Esse si creano e si consolidano, si rafforzano, diventano quelle preferenziali per la nostra mente. Ogni persona è un universo unico fatto dalla combinazione di queste preferenze, che agiscono ad efficienza energetica. Dentro quella preferenza non dobbiamo impegnarci, ci viene facile, spontanea, appunto preferita.

Le preferenze di comportamento sono:

l'Espressività è il modo in cui ciascuno di noi manifesta agli altri e al mondo che ci circonda e le proprie emozioni. Ovviamente siamo tutti espressivi, ma agiamo diversamente. Qualcuno tende ad essere riflessivo, introverso, di poche parole. Qualcun altro invece tende ad essere espansivo,  loquace, ama stare al centro dell’attenzione.

l'Assertività è lo stile e il ritmo con cui portiamo avanti le nostre opinioni, le nostre idee e affrontiamo le cose. C'è chi ha uno stile pacato, accomodante, cerca di evitare il confronto e soprattutto lo scontro con gli altri, è paziente, tende ad “aspettare” gli altri, più che a spingerli. C’è invece chi, al contrario, tende a “prendere il toro per le corna”, ha poca pazienza e cerca di trascinare gli altri, più che a farsi trascinare.

la Flessibilità, infine, riguarda la “disponibilità” che ciascuno di noi ha nell’adattarsi alle idee e alle azioni degli altri. Tutti ci dobbiamo in qualche modo adattare alle circostanze e all’ambiente che ci circonda. C'è però chi non si adatta così facilmente, tende ad essere piuttosto irremovibile o quantomeno preferisce mantenere una posizione e fare una cosa alla volta; c'è invece chi si adatta molto facilmente al cambiamento, anzi risulta persino gratificato da questo e ama dover fare molte cose contemporaneamente.

Allo specchio i diversi comportamenti, se non interpretati nella valorizzazione della diversità, possono essere barriere comunicative. Le preferenze cognitive sono collegate alla conformazione del nostro cervello, in base all’emisfero sinistro e all’emisfero destro e sono caratterizzate da:

-       il pensiero Analitico;

-       il pensiero Strutturale;

-       il pensiero Sociale

-       il pensiero Concettuale.

Ognuno di noi ha queste tipologie di pensiero, in alcuni sono delle preferenze. Iniziamo la scoperta delle preferenze cognitive con il pensiero convergente, ossia quello per cui noi tendiamo a concentrare la nostra attenzione in una modalità lineare, sequenziale. Il pensiero Analitico è quello logico e razionale, di chi ragiona con lucidità, affidandosi a dati e fatti. Il pensiero Strutturale, anch’esso convergente, ma è più concreto, ossia basato sui dettagli, sull’ordine e sulle procedure. Il pensatore Analitico risolve i problemi usando la logica e affidandosi a prove ed evidenze. Il pensatore Strutturale preferisce invece seguire le linee guida e le istruzioni, si affida soprattutto ai piani e ai dettagli.

ll pensiero "divergente" è quello che i neuro scienziati dicono essere la condizione continua della nostra mente, quella per cui abbiamo pensieri paralleli, anche in modo inconsapevole, che ci consentono di collegare costantemente tra di loro  le idee e le sensazioni. ll pensiero Concettuale è il pensiero immaginativo, quello di chi tende a risolvere i problemi con l'intuito, è alla ricerca di nuove idee, è attratto dall'inusuale. Il pensiero Sociale è anch’esso intuitivo, ma si tratta di un intuito che riguarda le persone, anziché le idee, quindi è caratteristico di chi tende ad essere relazionale ed empatico, ama aiutare gli altri e stare con gli altri. Il pensiero Concettuale è il pensiero immaginativo, quello di chi tende a risolvere i problemi con l'intuito, è alla ricerca di nuove idee, è attratto dall'inusuale. Il pensiero Sociale, è anch’esso intuitivo, ma si tratta di un intuito che riguarda le persone, anziché le idee, quindi è caratteristico di chi tende ad essere relazionale ed empatico, ama aiutare gli altri e stare con gli altri. ll Profilo Emergenetics è semplice, ma non semplicistico, e costituisce una “fotografia” molto attendibile delle preferenze di pensiero e comportamento di una persona.

L'utilità del Profilo Emergenetics si riscontra sia livello personale, che a livello di gruppo ed ha un impatto

ANNA MARIA DOTT.SSA BERNARD

WWW.STUDIOBERNARD.IT

329 7384934

098761221

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9
Lug

Gli indicatori del clima in Italia

 

Il XIII rapporto ISPRA

Gli indicatori del clima in Italia

climaIl XIII rapporto della serie “Gli indicatori del clima in Italia” illustra l’andamento del clima nel corso del 2017 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia. Il rapporto si basa in gran parte su dati, indici e indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA), realizzato dall’ISPRA in collaborazione e con i dati degli organismi titolari delle principali reti osservative presenti sul territorio nazionale. Pubblicazione 2018
Il rapporto si basa in gran parte su dati, statistiche, indici e indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.isprambiente.it), realizzato dall’ISPRA in collaborazione e con i dati degli organismi titolari delle principali reti osservative presenti sul territorio nazionale. Le statistiche e gli indici climatici del 2017 sono derivati complessivamente dalle osservazioni di circa 1100 stazioni di monitoraggio meteoclimatico. Le rappresentazioni del clima nel corso del 2017 derivano dai dati di un numero elevato di stazioni, densamente distribuite sul territorio nazionale. Viceversa, le stime delle variazioni e delle tendenze climatiche nel lungo periodo, si basano sull’elaborazione di un numero ridotto di serie temporali.
Con questa XIII edizione prosegue la pubblicazione regolare del rapporto annuale sul clima in Italia, promossa e avviata dal sistema delle agenzie ambientali nel 2006. In esso sono raccolti e presentati i principali elementi che hanno caratterizzato il clima nell’ultimo anno, confrontandoli anche, laddove possibile, con i valori climatologici normali e con il loro andamento negli ultimi decenni. Per favorire l’elaborazione, la rappresentazione e la disponibilità di indicatori sul clima italiano, l’ISPRA ha realizzato e gestisce da tempo il Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA) [1, 2, 3, 4]; il sistema SCIA viene attualmente alimentato con i dati e grazie alla collaborazione del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, di numerose Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) e di alcuni Servizi Agrometeorologici regionali, a cui si aggiungono i dati accessibili attraverso i siti web di enti delle regioni e delle provincie autonome. Mediante l’elaborazione delle serie temporali di dati misurati da diverse reti di osservazione, il sistema SCIA rende disponibili i valori decadali, mensili e annuali e i valori climatologici normali di diverse variabili meteoclimatiche. Di recente, la base dati è stata arricchita con un certo numero di serie giornaliere di temperatura minima e massima e di precipitazione. Gli indici e indicatori climatici sono calcolati, aggiornati annualmente e sottoposti a controlli di validità con metodologie omogenee e condivise con gli organismi titolari dei dati. Le informazioni prodotte da SCIA sono accessibili attraverso un sito web dedicato, all’indirizzo: www.scia.isprambiente.it. I criteri generali adottati per il calcolo e la rappresentazione degli indicatori climatici sono dettati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) [5], mentre per una descrizione dei controlli di validità dei dati di ingresso e degli indicatori calcolati attraverso il sistema SCIA, si rimanda a documenti specifici [6, 7]. Da quest’anno alcuni prodotti climatici spazializzati sono arricchiti da dati delle reti che fanno capo ai Centri Funzionali regionali, grazie alla collaborazione, dettata anche dai rispettivi compiti istituzionali, tra il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale e il Sistema Nazionale di Protezione dell’Ambiente, in materia di monitoraggio del clima, prevenzione del rischio climatico e adattamento ai cambiamenti climatici.
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6
Lug

Uomini e macchine. Protezione dati per un´etica del digitale

 

Garante per la protezione dei dati personali

Uomini e macchine. Protezione dati per un´etica del digitale

Uomini e macchine. Protezione dati per un´etica del digitaleIn questo volume sono raccolti i contributi di studiosi ed esperti intervenuti al Convegno “Uomini e macchine. Protezione dati per un’etica del digitale” organizzato dal Garante per la protezione dei dati personali in occasione della “Giornata europea della protezione dei dati personali” 2018.
Il 27 dicembre 1982 la rivista “Time” dedicava al computer – per la sua “grande influenza nella nostra vita quotidiana” – la propria copertina, assegnando per la prima volta la qualifica di soggetto dell’anno a una “macchina” anziché a una persona.
La pubblicazione – che sembrò quasi suggerire la fine della centralità culturale e sociale dell’uomo – precedeva di poco più di un anno quel 1984 in cui George Orwell prefigurava, già settant’anni fa, la riduzione dell’uomo a codice e l’affermazione della sorveglianza totale quale tecnica di governo della complessità sociale.
Non si trattava, del resto, di una preoccupazione isolata se pochi anni dopo Erich Fromm avrebbe osservato come “la civiltà sta producendo macchine che si comportano come uomini e uomini che si comportano come macchine. Il pericolo del passato era che gli uomini diventassero schiavi. Il pericolo del futuro è che gli uomini diventino robot”.
Il progresso tecnologico appariva pertanto – già prima dell’avvento di internet – come talmente capace di sconvolgere i parametri del vissuto individuale e collettivo, da rovesciare l’interrogativo su cosa l’uomo possa fare delle macchine nel suo inverso: cosa le macchine possano fare dell’uomo.
Se, dunque, il mero calcolatore suggeriva l’idea di un potere smisurato della tecnica e del costo umano del progresso, la rivoluzione – cognitiva, simbolica, antropologica – determinata da internet (of things, of toys, of beings) e dall’intelligenza artificiale, dovrebbe oggi indurci ad un supplemento di riflessione.
Essenzialmente perché il digitale è divenuto la trama stessa delle nostre vite, agente potentissimo di trasformazione sociale, struttura e sovrastruttura insieme, testo e contesto: la cornice entro cui si svolge ogni espressione dell’uomo, che condiziona secondo i soli parametri della funzionalità e dell’efficienza. 
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3
Lug

Schede di sintesi redatte dall’Ufficio del Garante a mero scopo divulgativo

 

Una sintesi per aziende ed enti Regolamento europeo 2016/679

Schede di sintesi redatte dall'Ufficio del Garante a mero scopo divulgativo

E-learning_12.pngSchede di sintesi redatte dall'Ufficio del Garante a mero scopo divulgativo. Per un quadro completo della materia, si rimanda alla legislazione in tema di protezione dei dati personali e ai provvedimenti dell'Autorità. Per dubbi e domande si suggerisce di contattare l'Urp del Garante)

Ogni trattamento di dati personali deve avvenire nel rispetto dei principi fissati all’articolo 5 del Regolamento (UE) 2016/679, che qui si ricordano brevemente:

  • liceità, correttezza e trasparenza del trattamento, nei confronti dell’interessato;
  • limitazione della finalità del trattamento, compreso l’obbligo di assicurare che eventuali trattamenti successivi non siano incompatibili con le finalità della raccolta dei dati;
  • minimizzazione dei dati: ossia, i dati devono essere adeguati pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità del trattamento;
  • esattezza e aggiornamento dei dati, compresa la tempestiva cancellazione dei dati che risultino inesatti rispetto alle finalità del trattamento;
  • limitazione della conservazione: ossia, è necessario provvedere alla conservazione dei dati per un tempo non superiore a quello necessario rispetto agli scopi per i quali è stato effettuato il trattamento;
  • integrità e riservatezza: occorre garantire la sicurezza adeguata dei dati personali oggetto del trattamento.

Il Regolamento (articolo 5, paragrafo 2) richiede al titolare di rispettare tutti questi principi e di essere “in grado di comprovarlo”. Questo è il principio detto di “responsabilizzazione” (o accountability) che viene poi esplicitato ulteriormente dall’articolo 24, paragrafo 1, del Regolamento, dove si afferma che “il titolare mette in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire, ed essere in grado di dimostrare, che il trattamento è effettuato conformemente al presente Regolamento.” 

Assicurare la liceità del trattamento di dati personali Il Regolamento, come già il d.lgs 196/2003 Codice in materia di protezione dei dati personali, prevede che ogni trattamento deve trovare fondamento in un’idonea base giuridica. I fondamenti di liceità del trattamento di dati personali sono indicati all’articolo 6 del Regolamento: - consenso, adempimento obblighi contrattuali, interessi vitali della persona interessata o di terzi, obblighi di legge cui è soggetto il titolare, interesse pubblico o esercizio di pubblici poteri, interesse legittimo prevalente del titolare o di terzi cui i dati vengono comunicati. Per quanto riguarda le “categorie particolari di dati personali” (articolo 9 del Regolamento), il loro trattamento è vietato, in prima battuta, a meno che il titolare possa dimostrare di soddisfare almeno una delle condizioni fissate all’articolo 9, paragrafo 2 del Regolamento, che qui ricordiamo: 
  • l'interessato ha prestato il proprio consenso esplicito al trattamento di tali dati personali per una o più finalità specifiche;
  • il trattamento è effettuato da una fondazione, associazione o altro organismo senza scopo di lucro che persegua finalità politiche, filosofiche, religiose o sindacali;
  • il trattamento riguarda dati personali resi manifestamente pubblici dall'interessato;
  • il trattamento è necessario per uno dei seguenti scopi:
    • per assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti specifici del titolare del trattamento o dell'interessato in materia di diritto del lavoro e della sicurezza sociale e protezione sociale;
    • per tutelare un interesse vitale dell'interessato o di un'altra persona fisica qualora l'interessato si trovi nell'incapacità fisica o giuridica di prestare il proprio consenso;
    • per accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria o ogniqualvolta le autorità giurisdizionali esercitino le loro funzioni giurisdizionali;
    • per motivi di interesse pubblico rilevante sulla base del diritto dell'Unione o degli Stati membri;
    • per finalità di medicina preventiva o di medicina del lavoro, valutazione della capacità lavorativa del dipendente, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale ovvero gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali;
    • per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica;
    • per il perseguimento di fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici.
Per alcune di tali finalità sono previste limitazioni o prescrizioni ulteriori, anche nel diritto nazionale. Schede di sintesi redatte dall'Ufficio del Garante a mero scopo divulgativoSchede di sintesi redatte dall'Ufficio del Garante a mero scopo divulgativo

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28
Giu

Software DPIA Privacy Valutazione Impatto gratuito

 

La versione in lingua italiana in collaborazione del Garante per la protezione dei dati personali.

Software DPIA Privacy Valutazione Impatto gratuito

CNILLa versione in lingua italiana è stata messa a punto anche con la collaborazione del Garante per la protezione dei dati personali.
Il software PIA fa parte di un approccio per supportare i responsabili dei processi nell'attuazione degli obblighi del RGPD. Disponibile in Italiano, francese e inglese, facilita e accompagna lo svolgimento di una valutazione dell'impatto sulla protezione dei dati, che diventerà obbligatoria per alcuni trattamenti a partire da maggio 2018. Questo strumento mira anche a facilitare l'appropriazione delle guide. PIA del CNIL.
Per chi è lo strumento PIA?
Lo strumento è destinato principalmente ai gestori di trattamenti che non hanno o non hanno familiarità con l'approccio PIA. Questa è una versione "plug and play", facilmente avviabile su una workstation.
È anche possibile distribuire lo strumento sui server per integrarlo negli strumenti già implementati internamente in un'azienda. Lo strumento PIA si basa su tre assi per aiutarti a seguire il metodo PIA sviluppato dalla CNIL
Possiamo dire che è l’unico modello “approvato” per la valutazione d’impatto DPIA attualmente presente nel panorama Italiano.
 
Lo strumento si basa su un'interfaccia ergonomica che ti consente di gestire tutti i tuoi PIA semplicemente. Svela chiaramente il metodo di analisi dell'impatto della CNIL, permettendoti di seguirlo passo passo e di non ricordare passaggi. Diversi strumenti di visualizzazione consentono di comprendere a colpo d'occhio lo stato dei rischi del trattamento studiato.
Lo strumento comprende i punti legali che garantiscono la liceità del trattamento, nonché le misure a tutela dei diritti delle persone interessate. Ha anche una base di conoscenza contestuale accessibile in qualsiasi momento durante l'esecuzione delle analisi e il cui contenuto, basato su RGDP e sulle guide PIA e sulla CNIL Security Guide, si adatta agli elementi studiati. trattamento.
Progettato per semplificare il tuo processo di conformità, puoi adattare il contenuto dello strumento alle tue esigenze specifiche o al tuo settore di attività, ad esempio creando un modello IAP che può essere duplicato e utilizzato per trattamenti di natura simile. Pubblicato sotto licenza gratuita, è possibile modificare il codice sorgente dello strumento per aggiungere funzionalità o integrarlo con strumenti già pubblicati internamente.
Le informazioni sono state prelevate dal sito del garante Doc-Web:8581268 del 01/06/18
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28
Giu

Credito d’imposta per la formazione 4.0

 

Gazzetta ufficiale del 22 giugno 2018. decreto 14 maggio 2018

Credito d'imposta per la formazione 4.0

creditoPubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto attuativo del credito di imposta per la formazione 4.0 previsto dalla legge di Bilancio 2018.
L’articolo 1, commi da 46 a 56, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (c.d. legge di bilancio per il 2018) ha introdotto un nuovo incentivo fiscale automatico a favore degli investimenti effettuati dalle imprese per la formazione del personale dipendente nelle materie aventi ad oggetto le c. d. “tecnologie abilitanti” e cioè le tecnologie rilevanti in generale per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal “Piano Nazionale Impresa 4.0”. Il beneficio, accordato nella forma di credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione e riguardante le attività di formazione svolte nel periodo d’imposta 2018 (rectius: nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017), si applica nei limiti e alle condizioni previsti dal regolamento (UE) n. 651/2014 per la concessione di aiuti alla formazione. In questo senso, dispone espressamente il comma 52 del richiamato articolo 1 della legge di stabilità 2018, operando rinvio, in particolare, all’articolo 31 di tale regolamento e demandando al Ministero dello sviluppo economico il compito di provvedere ai collegati adempimenti europei. Il successivo comma 55 del citato articolo 1 ha, inoltre, disposto che con decreto (di natura non regolamentare) del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, siano emanate le disposizioni necessarie per l’applicazione del credito d’imposta per le spese di formazione, con particolare riguardo agli obblighi documentali, all’effettuazione dei controlli e all’eventuale recupero del beneficio non spettante.
A cosa serve

Stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale nelle materie aventi a oggetto le tecnologie rilevanti per il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal "Piano Nazionale Impresa 4.0", cosiddette "tecnologie abilitanti".

Quali vantaggi

Credito d'imposta del 40% delle spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione, sostenute nel periodo d'imposta agevolabile e nel limite massimo di 300.000 euro per ciascun beneficiario, pattuite attraverso contratti collettivi aziendali o territoriali. Sono ammissibili al credito d'imposta anche le eventuali spese relative al personale dipendente ordinariamente occupato in uno degli ambiti aziendali individuati nell'allegato A della legge n. 205 del 2017 e che partecipi in veste di docente o tutor alle attività di formazione ammissibili, nel limite del 30% della retribuzione complessiva annua spettante al dipendente. La misura è applicabile alle spese in formazione sostenute nel periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017.

A chi si rivolge

Imprese residenti nel territorio dello Stato, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali. Enti non commerciali residenti svolgenti attività commerciali rilevanti ai fini del reddito d'impresa. Imprese residenti all'estero con stabili organizzazioni sul territorio italiano.

E-learning_14.pngdecreto 14 maggio 2018

E-learning_4.pngGazzetta ufficiale del 22 giugno 2018

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO DECRETO 4 maggio 2018  Disposizioni applicative del credito d'imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0. (18A04324) (GU Serie Generale n.143 del 22-06-2018)

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28
Giu

IL BENESSERE LAVORATIVO AD OGNI ETÀ

 

un’accelerazione del processo di invecchiamento della popolazione INAIL

 IL BENESSERE LAVORATIVO AD OGNI ETÀ

benessereL’Italia è già oggi uno dei paesi più anziani dell’Ocse, ma lo sarà ancora di più nei prossimi anni a causa di un’accelerazione del processo di invecchiamento della popolazione. Obiettivo dell’opuscolo è diffondere informazioni di base sui cambiamenti dovuti all’età - che agiscono non solo sulle capacità individuali ma anche sul livello di qualità dell’esecuzione del proprio lavoro - nonché definire le dimensioni chiave per una corretta gestione dell’età nei luoghi di lavoro e illustrare le buone pratiche sviluppate dall’Inail per garantire benessere lavorativo a tutti i lavoratori di tutte le età Prodotto: Volume Edizioni: Inail -  2018. Pubblicazione realizzata da Inail Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (Cug).

La forza lavoro europea sta invecchiando. Entro il 2030 in molti paesi1 le persone di età compresa tra 55 e 64 anni costituiranno almeno il 30% dei lavoratori L’Italia è già oggi uno dei paesi più anziani dell’Ocse, ma lo sarà ancora di più nei prossimi anni a causa di un’accelerazione del processo di invecchiamento della popolazione2 . L’età pensionabile ufficiale in aumento comporta una prolungata permanenza nei luoghi di lavoro e una maggiore esposizione ai rischi professionali. L’adattamento degli ambienti lavorativi alle singole capacità, competenze e allo stato di salute delle persone, l’utilizzo delle nuove tecnologie a supporto dei lavoratori, la tutela della salute e della sicurezza nonché le politiche per la formazione continua e per la promozione del benessere lavorativo rappresentano elementi cruciali per garantire la sostenibilità del lavoro a tutte le età, attraverso un approccio che cominci ben prima dell’età matura. L’invecchiamento della popolazione lavorativa non rappresenta solo una sfida, bensì una opportunità in termini di trasferimento di conoscenze ed esperienze. Obiettivo dell’opuscolo è diffondere informazioni di base sui cambiamenti dovuti all’età - che agiscono non solo sulle capacità individuali ma anche sul livello di qualità dell’esecuzione del proprio lavoro - nonché definire le dimensioni chiave per una corretta gestione dell’età nei luoghi di lavoro e illustrare le buone pratiche sviluppate dall’Inail per garantire benessere lavorativo a tutti i lavoratori di tutte le età.
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14
Giu

Comunicazione dei dati di contatto del Responsabile della Protezione dei Dati – RPD

 

art.37, par.7 del Regolamento (UE) 2016/679 - RGPD e art. 28, c. 4 del D.Lgs. 51/2018

Comunicazione dei dati di contatto del Responsabile della Protezione dei Dati - RPD

art.37, par.7 del Regolamento (UE) 2016/679 - RGPD e art. 28, c. 4 del D.Lgs. 51/2018Il Garante per la protezione dei dati personali, in qualità di titolare (con sede in Piazza di Monte Citorio n. 121, IT-00186, Roma; Email: garante@gpdp.it; PEC: protocollo@pec.gpdp.it; Centralino: +39 06696771), tratterà i dati personali conferiti con il presente modulo, con modalità prevalentemente informatiche e telematiche, per le finalità previste dal Regolamento (UE) 2016/679 (RGPD), in particolare per l'esecuzione dei propri compiti di interesse pubblico o comunque connessi all'esercizio dei propri pubblici poteri, ivi incluse le finalità di archiviazione, di ricerca storica e di analisi per scopi statistici. Ove richiesto dagli interessati, i dati potranno essere trattati anche per comunicare eventi o altre iniziative di informazione destinate ai RPD o di particolare interesse per la loro attività. Il conferimento dei dati presenti nei campi contrassegnati da asterisco è obbligatorio e il loro mancato inserimento non consente di completare la comunicazione al Garante. Per contro, il rilascio dei dati presenti nei campi non contrassegnati da asterisco, pur potendo risultare utile per agevolare i rapporti con il Garante, è facoltativo e la loro mancata indicazione non pregiudica il completamento della procedura di comunicazione. I dati saranno trattati per tutto il tempo in cui l'interessato svolge l'incarico di RPD e, successivamente alla comunicazione della cessazione dell'attività del titolare o del responsabile o della intervenuta revoca dell'incarico del RPD, i dati saranno conservati in conformità alle norme sulla conservazione della documentazione amministrativa. I dati saranno trattati esclusivamente dal personale e da collaboratori dell'Autorità o delle imprese espressamente nominate come responsabili del trattamento. Al di fuori di queste ipotesi i dati non saranno comunicati a terzi né diffusi, se non nei casi specificamente previsti dal diritto nazionale o dell'Unione europea.  Gli interessati hanno il diritto di chiedere al titolare del trattamento l'accesso ai dati personali e la rettifica o la cancellazione degli stessi o la limitazione del trattamento che li riguarda o di opporsi al trattamento (artt. 15 e ss. del RGPD). L'apposita istanza all'Autorità è presentata contattando il Responsabile della protezione dei dati presso il Garante (Garante per la protezione dei personali - Responsabile della Protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, 121, 00186, Roma, email: rpd@gpdp.it ). Gli interessati, ricorrendone i presupposti, hanno, altresì, il diritto di proporre reclamo al Garante quale autorità di controllo secondo le procedure previste.
  1. Compilazione della comunicazione
  2. Istruzioni (LEGGERE CON ATTENZIONE PRIMA DI INIZIARE LA PROCEDURA)
  3. Fac-simile del modello di comunicazione
  4. Pagina informativa sul RPD
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24
Mag

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali

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Regolamento UERegolamento UE. "Illeciti, non soltanto sanzioni. Le reazioni saranno diverse. In un approccio graduale"

Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali

Regolamento UE. "Illeciti, non soltanto sanzioni. Le reazioni saranno diverse. In un approccio graduale" Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali (di Antonio Ciccia Messina,  "Italia Oggi", 21 maggio 2018)

Non solo sanzioni amministrative nel Regolamento Ue sulla privacy. Le reazioni possibili dell'ordinamento alle violazioni sui dati sono diverse e dovranno seguire un approccio gradualistico. A sottolinearlo è Antonello Soro, presidente dell'Autorità garante italiana, che, rispondendo a ItaliaOggi Sette a pochi giorni dal debutto del "Gdpr" (il regolamento 2016/679 sulla protezione di dati), detta le priorità per aziende ed enti alle prese con le nuove sfide poste dalla normativa europea. In cima all'agenda, la formazione del personale e la sicurezza informatica.

Presidente Soro, il Regolamento europeo nasce in un clima di incertezza e di ansia per le imprese. Quali sono gli adempimenti ai quali si consiglia di dare priorità?

Il Regolamento è in vigore già da due anni e sulle sue innovazioni il Garante ha promosso un'attività formativa ad amplissimo spettro, proprio al fine di promuoverne la conoscenza da parte di imprese e amministrazioni. Naturalmente, il ritardo nell'approvazione del decreto legislativo di adeguamento può ingenerare incertezza rispetto alle modifiche da apportare alla propria attività aziendale, inducendo a ripensare assetti o modalità organizzative, consolidati a volte più per inerzia che per reale utilità. Ma l'adeguamento al Regolamento si rivelerà una straordinaria opportunità, per consentire ad aziende e amministrazioni di stare al passo con l'innovazione e le nuove sfide di un'economia fondata sui dati, nonché per investire sulla protezione dati quale risorsa reputazionale essenziale e fattore di vantaggio competitivo. Adempimenti fondamentali, in questo senso, sono un'adeguata formazione del personale, modulata naturalmente sulla base delle specifiche mansioni di ciascuno, una puntuale ricognizione delle misure di sicurezza, tecniche e organizzative, che dovranno essere adeguate alle caratteristiche del trattamento, una complessiva revisione delle proprie informative per adeguarle all'impostazione più sostanzialistica del Regolamento, nonché la predisposizione delle procedure necessario ad effettuare, ove ne ricorrano i presupposti, la notifica dei data breach. Per rendere più agevole il processo di adeguamento al Regolamento, è poi opportuno, per le imprese che vi siano tenute ma anche, auspicabilmente, per le altre, nominare il Dpo, che possa indirizzare le scelte aziendali nella direzione della compliance. Coloro i quali vi siano tenuti, dovranno poi provvedere ad adempimenti essenziali quali la valutazione d'impatto privacy (e, nel caso di persistenza di rischi, la consultazione preventiva del Garante) o il registro delle attività di trattamento.

Gli enti pubblici sono generalmente molto indietro nell'applicazione del regolamento Ue. Sono in programma linee guida o interventi simili da parte del Garante e su quali argomenti?

Non abbiamo elementi per ritenere che gli enti pubblici siano indietro nell'applicazione del Regolamento; per parte nostra abbiamo organizzato, in varie regioni italiane, numerosi incontri formativi con i rappresentanti delle amministrazioni, proprio al fine di accompagnarle nell'attività di adeguamento al nuovo quadro giuridico europeo. Abbiamo pubblicato specifiche linee guida e faq, nonché un cospicuo materiale informativo sul Regolamento. A seguito dell'approvazione del decreto legislativo di adeguamento, che introduce norme di raccordo con l'ordinamento interno e della prima attuazione della disciplina, valuteremo gli interventi da compiere in ragione delle specifiche esigenze che si dovessero presentare.

Il Garante predisporrà regole di graduazione delle sanzioni amministrative per distinguere violazioni formali da quelle più gravi?

Il Regolamento delinea un sistema sanzionatorio alquanto articolato. Anzitutto, configura la sanzione amministrativa come una delle possibili "reazioni" (non certo l'unica) dell'ordinamento all'illecito, da applicarsi secondo un approccio gradualistico, congiuntamente o alternativamente alle misure inibitorie e prescrittive. La scelta in ordine all'an della sanzione deve fondarsi sugli stessi parametri indicati dal Regolamento per la commisurazione infraedittale della sanzione pecuniaria (gravita dell'illecito desunta anche dal danno che ne sia derivato, elemento soggettivo, eventuale ravvedimento operoso o, al contrario, recidiva, categorie di dati interessate dalla violazione, adesione a codici di condotta o sistemi di certificazione, cooperazione con l'autorità di controllo ecc.). La norma fornisce già, dunque, elementi sufficienti per distinguere gli illeciti in ragione della loro gravita, ai fini della scelta tanto sull'an quanto sul quantum della sanzione.

Il settore Pmi è sempre in attesa di semplificazioni. Nelle more devono eseguire tutti gli adempimenti che il regolamento Ue prescrive senza distinzioni. Non sarebbe opportuno indicare in concreto e al più presto quali sono le disposizioni ufficiali per piccole e medie imprese?

Il Regolamento già di per sé modula gli adempimenti previsti in capo al titolare in ragione, tra l'altro, della dimensione dell'impresa e, quindi, dell'ambito di incidenza del trattamento, come abbiamo chiarito anche in diversi incontri con esponenti del mondo imprenditoriale e, in particolare, associazioni di categoria. La disciplina europea, che mira a rafforzare "il clima di fiducia che consentirà lo sviluppo dell'economia digitale" nel mercato interno, coniuga la protezione dati con istanze di semplificazione, che il decreto di adeguamento peraltro valorizza, prevedendo che rispetto alle micro, piccole e medie imprese il Garante possa promuovere modalità semplificate di adempimento agli obblighi del titolare.

fonte http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9099445
 
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Mag

IL DPO Data Protection Officer

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Chi è il DPO, Data Protection Officer

IL DPO Data Protection Officer

Il 25 maggio 2018 si applica in tutti i paesi Ue il GDPR 2018, il nuovo Regolamento europeo in materia di trattamento dei dati personali, 2016/679. Si tratta di una data importante per tutti i soggetti che, a vari livelli, hanno a che fare con i dati personali altrui e con il loro trattamento. L’idea di fondo che ha ispirato l’introduzione della nuova normativa sulla privacy è quella di permettere che i cittadini europei abbiano un controllo molto maggiore sul modo in cui i singoli, le aziende e gli enti pubblici utilizzano le informazioni, e in particolare i dati sensibili, raccolti dagli utenti. Si tratta - come ha sottolineato il segretario generale del Garante della privacy, Giuseppe Busia – dell'inizio di un percorso, che si svilupperà nel corso dei prossimi mesi e che prevede anche provvedimenti del Garante per ridefinire, alla luce delle nuove regole sulla riservatezza, il perimetro delle autorizzazioni generali e dei codici deontologici. 

GDPR, come nominare e comunicare DPO al Garante Privacy: in base all'articolo 37, paragrafo 7, del nuovo Regolamento UE GDPR Privacy 2018, è previsto sia per i soggetti pubblici che privati la nomina e la successiva comunicazione al Garante Privacy per la protezione dei dati personali, il nominativo del DPO, Data Protection Officer altrimenti chiamato con il nome italiano di Responsabile della Protezione dei dati, RPD qualora designato. La nomina DPO, e la sua comunicazione online al Garante italiano attraverso la compilazione di un apposito modulo, è una procedura che ha come obiettivo principale quello di consentire agli utenti di contattare direttamente il Responsabile della Protezione dei Dati, così come previsto dalla GDPR Privacy 2018 e di fungere da tramite tra azienda e Garante. Al fine di facilitare gli utenti nell'adempimento di comunicazione del DPO al Garante, sono state resi disponibili sul sito www.garanteprivacy.it: le FAQ, le istruzioni per effettuare la procedura online per comunicare il DPO e di compilazione del modulo DPO ed un fac simile del modello.

Requisiti DPO Privacy 2018: Quali sono i requisiti per nominare il DPO Privacy 2018? Requisiti DPO:

- il responsabile della protezione dei dati personali, o DPO, deve possedere di un'importante conoscenza del Regolamento e delle pratiche in materia di privacy, delle norme e delle procedure.

- il DPO deve essere in possesso di grande professionalità coerentemente a al ruolo che gli è stato assegnato, deve saper gestire ed organizzare i dati personali in modo sicuro e garantito.

- il DPO deve essere completamente indipendente ed operare in piena autonomia.

- Il responsabile della protezione dei dati personali per svolgere il suo lavoro, deve avere l'accesso al personale, ai locali, alle attrezzature ecc.

- Il DPO scelto all'interno dell'azienda deve essere nominato Responsabile della protezione dei dati con apposito atto di designazione mentre se scelto all'esterno, dovrà stipulare un contratto di servizi

- Il DPO deve avere accesso alle risorse finanziarie, infrastrutturali e al personale.

I dati di contatto del DPO devono essere comunicati all'Autorità di controllo.

Nominare DPO obbligo: per chi è? Per chi è obbligatorio nominare il DPO? La nomina DPO è obbligatoria per esempio per quelle aziende pubbliche o private che trattano in modo sistematico e regolare:

  • i dati personali su larga scala larga;
  • determinate categorie di dati personali su larga scala;
  • dati relativi a condanne penali e a reati.

In pratica, l'obbligo di nominare DPO è per esempio per:

  • istituti di credito;
  • imprese assicurative;
  • sistemi di informazione creditizia;
  • società finanziarie;
  • società di informazioni commerciali;
  • società di revisione contabile;
  • società di recupero crediti;
  • istituti di vigilanza;
  • partiti e movimenti politici;
  • sindacati;
  • caf e patronati;
  • società di telecomunicazioni, energia elettrica, gas ecc;
  • imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale;
  • ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione;
  • call center;
  • società che forniscono servizi informatici;
  • società che erogano servizi televisivi a pagamento.