1 roa Archives - MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione | MOG 231 – Modelli di Organizzazione e Gestione
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Modello di organizzazione e di gestione 231

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13
Nov

ROA Radiazzioni Ottiche Artificiali? Quando è necessaria l’informazione e formazione dei lavoratori e attivare la sorveglianza sanitaria?

Per quanto riguarda l’esposizione a radiazione ottica non coerente si raccomanda di attivare l’informazione/formazione dei lavoratori quando la valutazione dei rischi non può concludersi con la cosiddetta “giustificazione” di non dover effettuare una valutazione dei rischi più dettagliata. Relativamente alla radiazione laser, l’informazione/formazione ai lavoratori è dovuta quando si utilizzano sorgenti di classe diversa dalla 1. Premesso che in ogni caso deve essere previsto un tempestivo controllo del Medico Competente ove si fosse riscontrata un’esposizione superiore ai valori limite, in considerazione del fatto che la sorveglianza sanitaria di cui all’art.218 del D. Lgs. 81/08 è effettuata con lo scopo di prevenire tutti gli effetti dannosi derivanti dall’esposizione, appare logico attivare gli accertamenti sanitari preventivi e periodici per quei lavoratori che, sulla base dei risultati della valutazione del rischio, debbano indossare DPI degli occhi o della pelle in quanto altrimenti potrebbero risultare esposti a livelli superiori ai valori limite di legge (nonostante siano state adottate tutte le necessarie misure tecniche di prevenzione, mezzi di protezione collettiva nonché misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro). Con specifico riferimento alla radiazione ultravioletta e alla luce blu, possono essere messi in atto interventi mirati di sorveglianza sanitaria finalizzata alla prevenzione dei danni a lungo termine quando le esposizioni, anche se inferiori ai valori limite, si possono protrarre nel tempo (mesi, anni). La sorveglianza sanitaria è di norma annuale. Per quanto riguarda i soggetti particolarmente sensibili, che potrebbero essere esposti ad un rischio significativo anche a valori inferiori ai limiti di legge, saranno individuate dal Medico Competente la periodicità dei controlli sanitari e le misure protettive specifiche da mettere in atto in relazione alla tipologia ed entità dell’esposizione ed alle condizioni di suscettibilità individuale emerse dal controllo sanitario.

MODI S.r.l. organizza corsi aziendali per lavoratori che operano in presenza di Radiazioni Ottiche Artificiali.

Per visionare le FAQ ROA e approfondire l'argomento cliccare qui.  Per le recensioni, opinioni espresse dai nostri Clienti e Allievi cliccare qui.

Per consulenze, iscrizione ai corsi e partecipazione ai seminari chiamare il numero 0415412700 o visitate i nostri siti www.mog231.it; www.modiq.it, www.consulenzasicurezzaveneto.it, www.corsionlineitalia.it, www.consulenzaprivacyregolamentoue679.it e www.consulenzacertificazioneiso37001.it/. E-mail MODI NETWORK modi@modiq.it.
 
13
Nov

ROA Radiazzioni Ottiche Artificiali? Quando è necessaria l’informazione e formazione dei lavoratori e attivare la sorveglianza sanitaria?

Per quanto riguarda l’esposizione a radiazione ottica non coerente si raccomanda di attivare l’informazione/formazione dei lavoratori quando la valutazione dei rischi non può concludersi con la cosiddetta “giustificazione” di non dover effettuare una valutazione dei rischi più dettagliata.

Relativamente alla radiazione laser, l’informazione/formazione ai lavoratori è dovuta quando si utilizzano sorgenti di classe diversa dalla 1.

Premesso che in ogni caso deve essere previsto un tempestivo controllo del Medico Competente ove si fosse riscontrata un’esposizione superiore ai valori limite, in considerazione del fatto che la sorveglianza sanitaria di cui all’art.218 del D. Lgs. 81/08 è effettuata con lo scopo di prevenire tutti gli effetti dannosi derivanti dall’esposizione, appare logico attivare gli accertamenti sanitari preventivi e periodici per quei lavoratori che, sulla base dei risultati della valutazione del rischio, debbano indossare DPI degli occhi o della pelle in quanto altrimenti potrebbero risultare esposti a livelli superiori ai valori limite di legge (nonostante siano state adottate tutte le necessarie misure tecniche di prevenzione, mezzi di protezione collettiva nonché misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro).

Con specifico riferimento alla radiazione ultravioletta e alla luce blu, possono essere messi in atto interventi mirati di sorveglianza sanitaria finalizzata alla prevenzione dei danni a lungo termine quando le esposizioni, anche se inferiori ai valori limite, si possono protrarre nel tempo (mesi, anni).

La sorveglianza sanitaria è di norma annuale.

Per quanto riguarda i soggetti particolarmente sensibili, che potrebbero essere esposti ad un rischio significativo anche a valori inferiori ai limiti di legge, saranno individuate dal Medico Competente la periodicità dei controlli sanitari e le misure protettive specifiche da mettere in atto in relazione alla tipologia ed entità dell’esposizione ed alle condizioni di suscettibilità individuale emerse dal controllo sanitario.

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11
Ott

DPI? Quali sono i criteri di scelta dei Dispositivi di Protezione Individuale per la protezione degli occhi e del viso da radiazioni ottiche?

Per proteggere i lavoratori dai rischi che possono provocare dei danni agli occhi e al viso, una volta identificati e valutati i rischi ed adottate tutte le misure concretamente attuabili per la loro eliminazione o riduzione, il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare anche i dispositivi di protezione degli occhi e del viso più efficaci per contrastare i tipi di rischio presenti. Per la protezione di occhi e viso si utilizzano occhiali (con oculare doppio o singolo), maschere (del tipo a scatola o a coppa) e ripari facciali (per saldatura o altro uso). I DPI destinati a prevenire gli effetti acuti e cronici delle radiazioni sull’occhio devono poter assorbire la maggior parte dell’energia irradiata nelle lunghezze d’onda nocive.  Non devono alterare in modo eccessivo la trasmissione della parte non nociva dello spettro visibile, la percezione dei contrasti e la distinzione dei colori qualora le condizioni prevedibili d’impiego lo richiedano.  Le lenti inoltre non devono deteriorarsi o perdere le loro proprietà per effetto dell’irraggiamento emesso in normali condizioni di impiego. Tutti i dispositivi di protezione degli occhi e del viso da radiazioni ottiche appartengono almeno alla II categoria del D.Lgs. 475/1992 e pertanto comportano l’obbligo di una formazione specifica all’uso. I dispositivi di protezione degli occhi e del viso, oltre alla marcatura CE, devono avere obbligatoriamente la marcatura specifica sia dell’oculare che della montatura, entrambe rappresentate da una sequenza orizzontale di lettere e numeri che stanno ad indicare le capacità protettive e le caratteristiche delle due parti del dispositivo.  La nota informativa che accompagna il DPI contiene le spiegazioni che permettono di interpretare il significato della marcatura e si rivela particolarmente utile poiché la marcatura utilizza diversi codici alfanumerici stabiliti dalle norme tecniche specifiche. L’oculare presenta un codice alfanumerico prima del marchio di identificazione del fabbricante che, se funzionale alla riduzione dell’esposizione a radiazioni ottiche non coerenti, nella prima posizione presenta un numero di scala che identifica il tipo di protezione da radiazioni luminose.  Il numero di scala è una combinazione di numero di codice (che identifica la regione spettrale per la quale i filtri sono destinati) e numero di graduazione (che rappresenta la capacità del filtro di trattenere la radiazione incidente pericolosa), staccati da un trattino.  Occorre infine ricordare che la protezione complessiva del lavoratore si avvale spesso di DPI che non riguardano solo la protezione di occhi e volto. Ad esempio, nelle lavorazioni che comportano l’esposizione dell’operatore alle radiazioni emesse da archi elettrici, torce al plasma, ecc., la protezione si attua prescrivendo al lavoratore di utilizzare, oltre alle maschere munite di idonei filtri o agli elmetti provvisti di filtri elettronici a cristalli liquidi, i guanti da saldatore e indumenti resistenti al calore (es.: grembiule). I DPI oculari specifici per radiazioni laser devono essere utilizzati in tutte le zone pericolose dove è possibile il superamento dei valori limite di esposizione. La norma europea UNI EN 207 descrive i requisiti cui i filtri laser devono rispondere ed elenca i livelli protettivi possibili, indicati da un numero di graduazione espresso con il simbolo L, seguito da un numero da 1 a 10. Per ogni livello protettivo è indicato il fattore spettrale massimo di trasmissione per lunghezza d'onda, nonché le densità di potenza e/o di energia utilizzata per i test di prova; tali test vengono eseguiti per le varie tipologie di laser (a onda continua, pulsata, a impulsi giganti e a impulsi a modo accoppiato), ognuna contraddistinta da una lettera identificativa (rispettivamente D, I, R e M). Per calcolare il livello protettivo necessario ad un determinato laser, la norma tecnica sopra citata fornisce le formule necessarie ed una tabella di riferimento per poter eseguire gli opportuni calcoli; in alternativa, si consiglia di far riferimento ai fabbricanti di occhiali antilaser, fornendo tutte le caratteristiche del laser da cui ci si deve proteggere. Oltre al livello protettivo, ai fini della scelta del dispositivo idoneo, è necessario prendere in considerazione anche:
  • la trasmissione luminosa per avere la visione più nitida possibile;
  • il riconoscimento dei colori;
  • il campo visivo che deve essere il più vasto possibile.
Inoltre i protettori degli occhi devono restare aderenti al volto, permettendo comunque una ventilazione sufficiente per evitare l’appannamento. La montatura e i ripari laterali devono dare una protezione equivalente a quella assicurata dalle lenti. È comunque opportuno precisare che, anche indossando un occhiale protettivo, non si deve per nessun motivo fissare il raggio. Per quanto riguarda le operazioni di puntamento e allineamento del raggio laser esistono delle protezioni specifiche i cui requisiti sono indicati in un'altra norma tecnica, la UNI EN 208. Si tratta di occhiali che proteggono durante la regolazione di laser, con emissione nel campo spettrale visibile da 400 a 700 nm, in cui il raggio è visibile. 

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10
Set

Come interpretare i valori limite presenti nelle Tabelle dell’Allegato XXXVII del D. Lgs. 81/2008 in materia di ROA?

Come interpretare i valori limite presenti nelle Tabelle dell'Allegato XXXVII del D. Lgs. 81/2008 in materia di ROA?

I valori limite di esposizione alle radiazioni ottiche sono correlati direttamente ai possibili effetti sulla salute che sono stati accertati nelle esperienze lavorative sulla base di considerazioni di natura prettamente biologica: il rispetto di questi limiti fornisce un elevato livello di protezione della salute per i lavoratori esposti. Questi valori limite permettono anche di valutare il tempo massimo di permanenza in un ambiente ove sia possibile una esposizione, misurabile o calcolabile, a radiazioni non coerenti o laser senza subire danni alla salute. A differenza di quanto avviene per i campi elettromagnetici e per le radiazioni ionizzanti, per le ROA non esistono ulteriori livelli di protezione per la popolazione. I VLE per le radiazioni non coerenti emesse da sorgenti artificiali sono riportati nell'Allegato XXXVII - Parte I, mentre quelle delle radiazioni laser nell'Allegato XXXVII - Parte II. Le formule e i parametri da utilizzare per la valutazione dell’esposizione dipendono dall’intervallo di lunghezza d’onda in cui si colloca lo spettro della radiazione emessa dalla sorgente, dalle caratteristiche di emissione e da quelle di esposizione.  I risultati delle valutazioni dell’esposizione devono essere poi confrontati con i corrispondenti valori limite delle grandezze radiometriche considerate e indicati negli allegati citati. Per una determinata sorgente di radiazioni ottiche possono essere pertinenti differenti valori limite di esposizione che in questo caso devono essere tutti rispettati contemporaneamente.

MODI S.r.l. organizza corsi aziendali per lavoratori che operano in presenza di Radiazioni Ottiche Artificiali e fornisce consulenza specifica alla aziende interessate.

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15
Lug

Quali fonti sono utilizzabili per la valutazione del rischio e quali sanzioni comporta la mancata valutazione del rischio da Radiazioni Ottiche Artificiali?

Quali fonti sono utilizzabili per la valutazione del rischio e quali sanzioni comporta la mancata valutazione del rischio da Radiazioni Ottiche Artificiali?

L’articolo 216 del D. Lgs. 81/08 precisa che “il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli delle radiazioni ottiche a cui possono essere esposti i lavoratori….” in conformità alle norme CIE e CEN per quanto riguarda le radiazioni non coerenti e le norme IEC per i laser. Allo stato attuale i riferimenti per le misurazioni delle radiazioni ottiche non coerenti sono:
  • UNI EN 14255-1:2005 per gli UV;
  • UNI EN 14255-2:2006 per il visibile e l’infrarosso;
  • UNI EN 14255-4:2007 sulla terminologia e le grandezze da utilizzare per le misurazioni;
  • I valori limite di esposizione (VLE) per le ROA non coerenti sono contenuti nell’Allegato XXXVII Parte I del D. Lgs. 81/2008. Altre norme che trattano la valutazione e la misura in ambiti specifici sono:
  • UNI EN 12198-1:2009/UNI EN 12198-2:2009/UNI EN 12198-3:2008 per le radiazioni emesse dal macchinario;
  • CEI EN 62471:2009 per la valutazione della sicurezza fotobiologica delle lampade e dei sistemi di lampade.
Allo stato attuale i riferimenti per le misurazioni delle radiazioni laser sono:
  • le norme CEI-EN 60825-1:2009 fascicolo 9891 (anche denominata “nuova classificazione”) e CEI-EN 60825-1 fascicolo 4405 R (anche denominata “vecchia classificazione”);
  • i VLE per le ROA coerenti sono contenuti nell’Allegato XXXVII - Parte II del D. Lgs. 81/2008.

Altre norme che trattano la valutazione e la misura in ambiti specifici sono:
  • UNI EN ISO 11553-1:2009 / UNI EN ISO 11553-2:2009 sui requisiti di sicurezza per macchine laser e laser portatili;
  • UNI EN ISO 11554:2008 sui metodi di prova per determinare la potenza e l’energia di fasci laser ad onda continua e ad impulsi.
Tanto per le radiazioni laser quanto per quelle non coerenti, ulteriori fonti di cui tenere conto sono le informazioni reperibili in pubblicazioni scientifiche ed i dati della sorveglianza sanitaria dove attuata (art. 216, comma 2, lettera h). La mancata valutazione del rischio da Radiazioni Ottiche Artificiali prevede la sanzione dell’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.740 a 7.014 euro (art. 219 comma 1 lettera a D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.) e l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2192 a 4384 euro (art. 219 comma 1 lettera b D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.) per il Datore di Lavoro. Mentre Datore di Lavoro e Dirigenti sono puniti con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.192 a 4.384 euro (art. 219 comma 2 lettera a D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.) e con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 822 a 4.384 euro (art. 219 comma 2 lettera b D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.). Il Medico Competente è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 438,84 a 1.753,60 euro (art. 220 comma 1 D.Lgs. 81/2008).

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12
Giu

Come si può effettuare la valutazione del rischio di esposizione alle ROA?

Per effettuare la valutazione del rischio di esposizione alle ROA lo schema di flusso consigliato è il seguente:
  • Conoscenza delle sorgenti: è necessario preliminarmente censire le sorgenti ROA (attenzione a non limitarsi a consultare inventari spesso non correttamente aggiornati) ed acquisirne i dati forniti dai fabbricanti o, in loro assenza, da documenti tecnici o lavori presenti in Letteratura che trattano sorgenti analoghe. Utilizzare, ove disponibile, la classificazione delle sorgenti secondo le norme tecniche specifiche o la conformità a standard tecnici, può consentire la “giustificazione” che permette di non effettuare una valutazione approfondita del rischio in quanto trascurabile, ovvero di stabilire direttamente (senza effettuare misurazioni) il superamento o meno dei valori limite.
  • Conoscenza delle modalità espositive: tutte le attività che comportano o possono comportare l’impiego di sorgenti ROA devono essere censite e conosciute a fondo; in particolare devono essere individuate le tipologie di sorgenti, le modalità di impiego ed i luoghi in cui sono operanti, acquisendo, se possibile, i “layout” o le planimetrie dove sono installate le sorgenti.
  • Per poter valutare i lavoratori a rischio e la loro effettiva esposizione è importante acquisire anche i tempi, le distanze e le modalità di esposizione per le sorgenti non coerenti, mentre per quelle laser è importante verificare anche eventuali riflessioni.
  • Esecuzione di misure: nel caso non siano disponibili i dati del fabbricante o non vi siano riferimenti a standard tecnici specifici, è necessario effettuare delle misure strumentali secondo le indicazioni fornite da norme tecniche specifiche. Le misure devono essere eseguite con strumentazione adeguatamente tarata, dotata di caratteristiche idonee ai parametri da rilevare.
  • Esecuzione di calcoli: partendo dai dati forniti dal fabbricante, dai dati di letteratura o dai valori misurati, mediante appositi calcoli si ottengono le grandezze necessarie al confronto con i valori limite (es.: dall’irradianza spettrale fornita dal costruttore o misurata, si stima l’irradianza efficace).
  • Confronto con i valori limite: i risultati acquisiti dalle fasi precedenti (dai dati dei produttori, dai dati di bibliografia, da misure strumentali o da calcoli) devono essere confrontati con i valori limite previsti nell’Allegato XXXVII del D.Lgs.81/2008 per stabilire il possibile superamento o meno di tali valori.

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4
Giu

Quali sono le condizioni e le attività nelle quali l’esposizione al rischio campi elettromagnetici può considerarsi “giustificabile”? Gli apparecchi che dichiarano il rispetto delle norme di compatibilità elettromagnetica possono essere “giustificati”?

 
Si definisce situazione “giustificabile” una condizione che può avvalersi della modalità di valutazione del rischio campi elettromagnetici meno approfondita nella quale la condizione espositiva non comporta apprezzabili rischi per la salute.
Ai fini di questa definizione si reputano in primo luogo non comportare rischi per la salute le esposizioni inferiori ai livelli di riferimento per la popolazione di cui alla raccomandazione europea 1999/519/CE.
In questi casi la giustificazione è adottabile indipendentemente dal numero di attrezzature di lavoro in uso. Nelle attività nelle quali l’esposizione al rischio può considerarsi “giustificabile rientrano tutte le attività che si svolgono unicamente in ambienti privi di impianti e apparecchiature elettriche e di magneti permanenti. Attività in cui si usano apparecchiature a bassa potenza (così come definite dalla norma EN 50371: con emissione di frequenza 10 MHz¸300 GHz e potenza media trasmessa fino a 20 mW e 20 W di picco), oppure in cui c’è l’uso di attrezzature marcate CE, valutate secondo gli standard armonizzati per la protezione dai CEM. Alcuni esempi di luoghi di lavoro per i quali, comunemente, si può accettare il rischio sono i seguenti: uffici, centri di calcolo, negozi, alberghi, parrucchieri ecc. Resta ferma la piena responsabilità del datore di lavoro nell’assumere la giustificazione per la propria particolare sorgente nelle specifiche condizioni e ambiente di utilizzo.
Gli apparecchi che dichiarano il rispetto delle norme di compatibilità elettromagnetica, in linea generale, non possono essere “giustificati”.
Le norme di compatibilità elettromagnetica prescrivono vincoli sull’immunità degli apparati ai campi elettromagnetici (cioè la capacità di funzionare correttamente anche in presenza di disturbi elettromagnetici) e sull’emissione degli apparati stessi ai fini della prevenzione di malfunzionamenti su altre attrezzature utilizzate in prossimità dell’apparato.
Pertanto gli apparecchi che rispettano le norme di compatibilità elettromagnetica non garantiscono automaticamente il rispetto dei limiti per la protezione della salute umana, a meno che tale aspetto non sia esplicitamente riportato nella norma di prodotto.
MODI S.r.l. con sedi nelle città di Mestre e Spinea Venezia organizza corsi e seminari su questo specifico argomento e esegue con i propri tecnici qualificati le valutazioni sul rischio da esposizione a campi elettromagnetici. Per visionare le FAQ e approfondire l'argomento cliccare qui.
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23
Mag

Qual è il processo di valutazione del rischio elettromagnetico ed è sempre obbligatoria la valutazione approfondita dei campi elettromagnetici con misurazione dei livelli di esposizione?

 
La valutazione del rischio derivante dall’esposizione a campi elettromagnetici si può organizzare secondo i seguenti step fondamentali:
  • Censimento delle sorgenti di campo elettromagnetico, cioè identificazione, determinazione del tipo di radiazione emessa e delle modalità di emissione, collocazione materiale in azienda. Individuazione di quelle eventualmente giustificabili sulla base della loro classificazione, secondo le norme tecniche di riferimento o specifici standard tecnici. Le sorgenti giustificabili non richiedono una valutazione del rischio approfondita;
  • Identificazione dei compiti lavorativi che espongono gli addetti al rischio da campi elettromagnetici, identificazione delle mansioni che prevedono i compiti lavorativi di cui sopra e individuazione nominale degli addetti che risultano esposti al rischio;
  •  Identificazione delle aree potenzialmente soggette a divieto di accesso;
  • Calcolo o misurazione diretta della grandezze fisiche che risulta necessario valutare (campo elettrico e/o magnetico, correnti di contatto, correnti attraverso gli arti), in corrispondenza degli organi bersaglio (capo, tronco ed, eventualmente, estremità), sotto le condizioni definite da ognuno dei compiti lavorativi e, nel caso, di ognuna delle situazioni espositive identificate precedentemente;
  • Valutazione dell’esposizione e confronto normativo;
  • Definizione dell'eventuale programma di azione (bonifica).
La valutazione approfondita dei campi elettromagnetici con misurazione dei livelli di esposizione non è sempre obbligatoria come per gli altri rischi di esposizione ad agenti fisici, ai sensi dell’art. 181, comma 3 del D.Lgs. 81/2008. Il datore di lavoro può includere, nella valutazione generale dei rischi per i lavoratori, una giustificazione in base alla quale, secondo la natura e l’entità dei rischi da campi elettromagnetici, non si renda necessaria una valutazione più dettagliata. MODI S.r.l. con sedi nelle città di Mestre e Spinea Venezia organizza corsi e seminari su questo specifico argomento e esegue con i propri tecnici qualificati le valutazioni sul rischio da esposizione a campi elettromagnetici.
 
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14
Mag

Quali caratteristiche deve avere il “personale adeguatamente qualificato” che effettua la valutazione del rischio?

Fermi restando i principi generali fissati dal Titolo I del D. Lgs. 81/2008, i riferimenti legislativi vanno ricercati tanto nell’art. 32 quanto nell’art. 181 del D. Lgs.81/2008 ove si afferma che il personale qualificato deve avere specifiche conoscenze in materia di rischi da agenti fisici. In questo contesto la dicitura “personale qualificato” definisce correntemente un operatore che abbia sostenuto un corso di qualificazione conclusosi con una valutazione positiva e documentabile dell’apprendimento. In assenza di qualsiasi riferimento su durata e contenuti del corso, sui soggetti (enti/aziende) autorizzati alla valutazione ed all’espressione della certificazione finale, si suggerisce di giudicare il “personale qualificato” essenzialmente sulla base del curriculum (richiedendo un curriculum specifico nel settore ed in particolare la partecipazione ad almeno un corso teorico-pratico sulla materia), del rispetto delle norme di buona tecnica e di buona prassi (apparecchiature adeguate, modalità tecniche appropriate) e del prodotto finale del proprio lavoro (una relazione tecnica con tutti gli elementi richiesti dal Capo V, Titolo VIII, DLgs.81/2008).

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15
Apr

Quali sono le misure per eliminare o ridurre i rischi derivanti dalle ROA?

Il D.Lgs. 81/2008 prevede che il datore di lavoro mettain atto una serie di misure tecniche organizzative, tra le quali:
  • adozione di metodi di lavoro che comportano una minore esposizione alle radiazioni ottiche;
  • scelta di attrezzature che emettano meno radiazioni ottiche, tenuto conto del lavoro da svolgere;
  • adozione di misure tecniche per ridurre l'emissione delle radiazioni ottiche, incluso, quando necessario, l'uso di dispositivi di sicurezza, schermatura o analoghi meccanismi di protezione della salute;
  • adozione di programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e delle postazioni di lavoro;
  • limitazione della durata e del livello dell'esposizione;
  • adozione di adeguati dispositivi di protezione individuale.

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