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Modello di organizzazione e di gestione 231

16 settembre 2015

Il rischio biologico nel comparto sanitario

I Working Papers di Olympus, 42 2015 Maurizio Sisti

Il rischio biologico nel comparto sanitario Le infezioni occupazionali

olympusIl lavoro si propone di affrontare la rilevante problematica del rischio biologico nel comparto sanitario con particolare riferimento alle infezioni occupazionali degli operatori sanitari in seguito a esposizioni mucocutanee o accidentali con sangue, liquidi biologici o materiale contaminato. La breve analisi dei dati epidemiologici disponibili per la valutazione del fenomeno mostra un’alta percentuale dei tassi di mancata notifica per le esposizioni percutanee. A questa seguirà un commento del recente d.lgs. n. 91/2014, recepimento della direttiva 2010/32/UE, in merito alla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario, ponendo in risalto gli aspetti positivi e le criticità. Infine si evidenzia l’importante ruolo che svolgono le istituzioni e le parti sociali a livello nazionale, regionale e territoriale nell’implementare la prevenzione delle infezioni occupazionali.

SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. Definizioni e analisi dei dati epidemiologici. – 3. Il riferimento normativo. La direttiva 2010/32/UE e il d.lgs. n. 19/2014. – 4. Un esempio di “buone prassi”. – 5. Alcune problematiche. – 6. La valutazione dei rischi e i modelli di organizzazione e di gestione. – 7. La sorveglianza sanitaria. – 8. L’obbligatorietà della vaccinazione per gli operatori sanitari. – 9. Il ruolo degli Istituti pubblici e delle Regioni La valutazione del rischio biologico è un percorso obbligato in tutte quelle attività da cui potrebbero derivare pericoli per la salute umana a causa dell’esposizione ad agenti biologici. Il rischio biologico occupazionale di natura infettiva, allergica, tossica e cancerogena è generalmente poco conosciuto e molto spesso sottostimato. Questo non avviene negli ambienti sanitari quali ospedali, ambulatori, servizi assistenziali, cliniche e ambulatori veterinari dove è alta la percezione del rischio, essendo l’operatore sanitario frequentemente esposto al contatto con fluidi biologici, aerosol respiratori, materiali o strumenti dedicati a pratiche mediche o chirurgiche potenzialmente contaminati dagli agenti biologici riportati nell’allegato XLVI 1 del d.lgs. n. 81/2008 e s.m.i. (in seguito T.U.). Eppure una recente indagine realizzata in Italia ha sorprendentemente messo in evidenza che tale rischio è conosciuto meno dai professionisti sanitari piuttosto che dalle altre categorie di lavoratori prese in considerazione: alimentazione, catering, servizi, agricoltura e allevamento ecc. La Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione (CONTARP) dell’INAIL, il Dipartimento Igiene del Lavoro dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL, dal 31 maggio 2010 assorbito nell’Inail) e il Sottogruppo Agenti Biologici del Comitato 9 della Commissione Consultiva Permanente per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro sempre INAIL sono tra i principali attori di un’intensa campagna informativa e formativa, mediante pubblicazione di schede tecnico divulgative aventi l’obiettivo principale di svolgere un’importante opera di prevenzione di primo livello nei confronti del rischio biologico occupazionale. Tuttavia per quello che concerne la casistica degli eventi di infezioni occupazionali nel comparto sanitario, le informazioni risultano di non facile deduzione. Infatti tali dati, forniti dall’INAIL nelle periodiche relazioni annuali, risultano in modo aggregato e questo non permette di distinguere gli infortuni di natura meccanica da quelli prodotti, ad esempio, per contatto con materiale biologico infetto in seguito a ferite causate da oggetti taglienti o pungenti.

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