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8 novembre 2012

INAIL – A un anno dalla scomparsa di Sartori l’INAIL ricorda un uomo coraggioso

Marco Fabio Sartori

8 novembre 2012. Malgrado la grave malattia che lo aveva colpito il presidente dell'Istituto continuò, fino all'ultimo giorno, ad adempiere al proprio ruolo istituzionale, con fermezza e senso del dovere, nella convinzione che l'entusiasmo per il lavoro fosse una risorsa essenziale nel portare avanti anche  la sua battaglia contro il male

ROMA - Marco Fabio Sartori diede l'annuncio della propria malattia ai dipendenti dell'INAIL durante una videoconferenza da Milano, dove si trovava per affrontare i primi, difficili cicli di cure. Era la fine di maggio 2010 e il presidente dell'INAIL appariva già visibilmente provato nel fisico dal faticoso percorso terapeutico che stava intraprendendo. Quando accennò alla sua situazione, per un attimo la voce si incrinò e la commozione si sciolse nell'applauso della platea che lo ascoltava e nell'abbraccio del direttore generale, Giuseppe Lucibello, che gli era accanto.

Pochi giorni dopo raccontò al Sole 24 Ore quel momento di confronto col personale dell'Istituto, voluto non solo per illustrare il decreto legge di stabilizzazione finanziaria (dl. 78/2010, art. 7) che sanciva l'incorporazione nell'INAIL dell'ex Ispesl e dell'ex Ipsema - e la nascita del Polo della salute e della sicurezza - ma anche, disse, "per spiegare le ultime settimane di assenza a Roma". Si mostrava sereno e fiducioso. Non sottovalutava, naturalmente, quanto fosse problematica la sua malattia, ma non la considerò mai un vincolo che potesse impedirgli di continuare a lavorare. "Per fortuna oggi certi tipi di tumore si possono curare - commentò nell'intervista - e trovo giusto comunicarlo quando si occupa un incarico pubblico".

A un anno dalla sua scomparsa, nel ricordare Marco Fabio Sartori è difficile distinguere il rappresentante delle istituzioni dall'uomo che affrontò, con grandi coraggio e pudore, una strenua battaglia per la guarigione. Perché - come ha ricordato Lucibello - il lavoro per Sartori fu un autentico "motivo di vita, la linfa da cui ha attinto motivazione a resistere e ad andare avanti malgrado tutto, anche nei frangenti più faticosi del dolore". Una considerazione condivisa anche dal presidente del Civ, Franco Lotito. "Marco era fermamente convinto che non poteva permettere a quanto gli stava capitando di ostacolare il suo entusiasmo per il lavoro - ha affermato - Tanti di noi credono che abbia fatto di questa volontà un autentico 'motivo' di cura e che avesse continuato a impegnarsi come sempre nell'Istituto, con uno spirito davvero infaticabile, non solo per un innato senso del dovere, ma anche per impedire al male di continuare ad aggredirlo".

Nato a Busto Arsizio il 31 maggio 1963 e laureato in Scienze politiche, Sartori fu deputato della Lega Nord nella XI e XII legislatura, svolgendo l'attività parlamentare nella XI Commissione Lavoro, di cui divenne presidente durante la XII legislatura. Alla guida dell'INAIL dal 30 luglio 2008 - prima come presidente, successivamente come commissario straordinario (dall'11 settembre 2008) e, alla fine, di nuovo come presidente (dal 31 maggio 2010) - in 40 mesi Sartori 'traghettò' l'Istituto nella delicata fase di avvio del Polo della salute e della sicurezza: un progetto da lui fortemente voluto e ritenuto "il presidio deputato per tutto quello che concerne la sicurezza dei lavoratori italiani".

Sartori combatté  la malattia per oltre 18 mesi, dopo la manifestazione delle prime avvisaglie nel marzo 2010, al suo ritorno dai giochi paralimpici canandesi, dove aveva rilanciato con forza le potenzialità d'intervento dell'Istituto sul fronte delle prestazioni medico-riabilitative. Un anno e mezzo di terapie assidue ed estenuanti, malgrado le quali mantenne sempre fede ai propri incarichi istituzionali e al proprio ruolo all'interno dell'INAIL.

Le sue apparizioni pubbliche si diradarono, ovviamente, ma non si interruppero mai. Il 30 aprile fu lui ad accogliere presso la sede centrale di piazzale Pastore, a Roma, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia d'anticipo della Festa dei lavoratori. E, ancora, il 5 luglio 2011 - pure estenuato da un ciclo di cure appena terminato - non volle mancare alla presentazione del Rapporto annuale 2010 al salone della Lupa di Montecitorio, dove poté annunciare l'abbattimento della soglia dei mille morti sul lavoro registrato nell'andamento infortunistico.

Presente o meno di persona - come tanti hanno detto dopo la sua scomparsa - "fu il presidente dell'INAIL fino all'ultimo", e fino all'ultimo condusse numerose battaglie per la tutela e il rafforzamento dell'Istituto. Il 19 aprile 2011, in occasione della presentazione del Libro bianco sui nanomateriali, Sartori non esitò a definire l'INAIL "a livelli minimi di organico". "Abbiamo più compiti da svolgere e sempre meno personale - disse - Stiamo arrivando vicino alla soglia di sostenibilità per garantire al cittadino ciò che ci viene chiesto dalla legge". Il 24 agosto, intervistato dal Corriere della sera, auspicò l'adozione da parte dell'esecutivo di procedimenti più semplici perché l'INAIL potesse utilizzare le risorse stanziate per la ricostruzione dell'Aquila colpita dal terremoto. Il 13 settembre, infine, sulle colonne del quotidiano "Italia Oggi" confutava all'Istituto Leoni la proposta di privatizzazione dell'INAIL: "Si tratta di una scelta che comporterebbe il rischio di un paradossale aumento del costo assicurativo e del lavoro - valutò, ritenendo il "carattere solidaristico" un aspetto coerente in un sistema pubblico.

Marco Fabio Sartori morì l'8 novembre scorso, a Roma. "Fu un uomo di forte determinazione e convinta passione civile", ha detto di lui il Capo dello Stato, esprimendo il cordoglio unanime delle istituzioni e di tutto l'arco parlamentare. Una passione per il lavoro che il personale dell'INAIL - lo stesso a cui si rivolse in videoconferenza, annunciando il suo male - ha voluto riconoscere esplicitamente con una donazione, su iniziativa del Civ, di 23mila euro all'Associazione per la ricerca sul cancro. Il modo migliore per ricordare un uomo coraggioso che non permise mai alla malattia che lo aveva colpito di impedirgli di adempiere al proprio dovere.

(Luca Saitta)

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