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19 settembre 2012

INAIL – Amianto. Allarme del governo: 500 siti a massimo rischio

rimozione dell'amianto

17 settembre 2012. Presentati al workshop di Casale Monferrato gli esiti della prima mappatura nazionale: restano da smaltire 32 milioni di tonnellate di materiale. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, non nasconde il problema degli stanziamenti per le bonifiche: "Lo Stato farà la sua parte, ma il numero delle aree contaminate è elevato e le risorse necessarie sono ingenti"

CASALE MONFERRATO - Gli esiti della mappatura (la prima e di carattere ancora parziale) non lasciano dubbi: con circa 32 milioni di tonnellate di materiale da smaltire, 12 siti di 'interesse nazionale' e 34mila luoghi ritenuti 'pericolosi', in Italia l'allarme amianto è più forte che mai. Ovvio, quindi, che le malattie correlate all'asbesto rappresentino - a detta del ministro della Salute, Renato Balduzzi - "un'emergenza che impone un insieme coordinato di interventi": dalla bonifica delle aree più contaminate al loro monitoraggio, fino alla predisposizione di percorsi diagnostico terapeutici per i pazienti e di sostegno per le famiglie.

Presentato il 15° Quaderno del ministero della Salute. E' uno scenario a tinte fosche quello emerso oggi, a Casale Monferrato, in occasione del workshop "Verso la 2° conferenza governativa su amianto e patologie correlate". Nel corso dei lavori è stata presentata la 15° edizione dei Quaderni del ministero della Salute,  il volume - la cui redazione ha visto la forte partecipazione dell'INAIL - che espone un primo bilancio sulla diffusione della fibra-killer nel nostro paese e alle previsioni relative alle strategie di contrasto da attuare.

Dismissioni realizzabili in almeno 85 anni. Dei 34.148 siti ad alto potenziale di contaminazione, 373 sono di "priorità 1", ovvero a maggior rischio (ma si stima che il numero sia destinato a crescere a circa 500, mancando alla mappatura i dati relativi a Sicilia e Calabria). Una realtà che rende fondamentale - sottolinea il Quaderno - "il reperimento urgente delle necessarie risorse finanziarie atte a consentire nel breve termine l'attuazione degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica". La pubblicazione evidenzia, così, che con l'assegnazione di circa dieci milioni di euro l'anno per dieci anni "si ritiene che tutte le situazioni a maggiore rischio potrebbero essere rimosse". Nel 2009 in Italia sono state smaltite 373 mila tonnellate di rifiuti contenente amianto, il 72% delle quali è stato trattato all'estero, soprattutto in Germania. La dismissione dei 32 milioni di tonnellate restanti potrebbe interessare un arco di 85 anni.

Balduzzi: "Necessario un forte coordinamento nella ricerca". Il governo, dunque, non nasconde un oggettivo problema sul fronte degli stanziamenti. "Lo Stato farà la sua parte, ma il numero dei siti contaminati è elevato e le risorse necessarie sono ingenti", ha affermato Balduzzi. Il ministero della Salute - ha continuato - sta mettendo in atto in alcuni siti inquinati modelli di intervento per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti, con un approccio integrato che sarà successivamente esteso anche alle altre aree geografiche interessate. "C'e bisogno, inoltre, di un forte coordinamento sul fronte della ricerca, attualmente ancora incompleta in diversi aspetti e con evidenze limitate per poter fornire tutte le risposte appropriate", ha concluso Balduzzi.

Clini: "Incentivi fiscali per chi fa risanamento". Il responsabile dell'Ambiente, Corrado Clini, ha annunciato l'intenzione di chiedere al Consiglio dei ministri di introdurre incentivi fiscali per le aziende che compiono investimenti nel risanamento ambientale. "Penso per esempio al credito di imposta: l'impresa che investe per risanare deve poter scaricare dalle tasse i costi sostenuti - ha affermato - E' ciò che abbiamo fatto con le misure di efficienza energetica nell'edilizia, che hanno avuto grandi risultati e hanno mosso un mercato importante, facendo anche emergere il nero che era molto diffuso. Perciò alla fine le tasse che lo Stato non ha incassato attraverso il credito di imposta le ha riavute indietro con gli interessi attraverso la messa in moto di un settore produttivo".

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