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5 settembre 2012

INAIL – Conto alla rovescia per i marò bloccati in India: pochi giorni alla sentenza

Salvatore Latorre e Massimo Girone

5 settembre 2012. Battute finali nel processo che vede i fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati di avere ucciso per errore, il 15 febbraio, due pescatori in un'operazione anti-pirateria. La difesa ha ribadito i motivi che attribuirebbero all'Italia l'esclusiva giurisdizione sulla vicenda. Dal governo cauto ottimismo sull'esito positivo del procedimento

NEW DELHI - E' scattato il conto alla rovescia per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò in servizio anti-pirateria sulla petroliera italiana "Enrica lexie" da sette mesi bloccati in India con l'accusa di avere ucciso, per errore, due pescatori dell'imbarcazione St.Antony, scambiati per predoni del mare. Ieri Altamar Kabir, presidente della sezione n.2 della Corte Suprema indiana, ha considerato chiuso il processo sui ricorsi presentati dall'Italia per rivendicare la giurisdizione nel giudizio sui fucilieri. Il dibattimento sull'incidente, dunque, è terminato, anche se ci sarà un piccolo strascico determinato dalla richiesta dei legali dello Stato centrale indiano e del Kerala - già accolta - di poter svolgere delle contro-repliche all'intervento finale del difensore degli imputati, Harish Salve. La data della sentenza verrà fissata, quindi, dopo l'udienza del 9 settembre, e potrebbe richiedere un'altra settimana.

La difesa: "La giurisdizione spetta all'Italia". In un'ora e mezza di arringa, e davanti ad un'aula stracolma di avvocati e pubblico, Salve ha riassunto gli argomenti che a suo avviso sostengono la legittimità della tesi della giurisdizione italiana, a scapito di quella indiana, e mettono in luce l'invasione giuridica realizzata dal Kerala nella vicenda. Il legale ha ribadito che "l'estensione del Codice penale indiano fuori dalle acque territoriali vale solo in specifiche aree e non permette sovranità piena, e che quindi la Convenzione dell'Onu sul Diritto della navigazione (Unclos), firmata e ratificata dall'India, trova applicazione". Altro punto nodale: i marò - per le funzioni di sicurezza loro affidate dal governo italiano - godrebbero di una immunità funzionale che l'India deve riconoscere. Infine, Salve ha detto che "per quanto riguarda l'incidente, il Kerala non poteva intervenire perché questo non è avvenuto nelle sue acque territoriali".

Il St.Antony non batteva bandiera indiana. In mattinata la difesa delle ragioni del Kerala - dove Latorre e Girone si trovano ora in libertà dietro cauzione - aveva sostenuto che la Convenzione Unclos non sarebbe valida perché per essa manca una legge applicativa indiana. Il legale ha anche cercato di dimostrare che nelle circostanze riguardanti l'incidente della "Enrica Lexie" il codice penale indiano può essere applicato per tutta l'estensione della Zona di interesse economico (200 miglia nautiche). Salve ha, tuttavia, contrastato questi argomenti e anzi ha fatto emergere alcuni particolari riguardanti il peschereccio St.Antony, che si avvicinò troppo alla petroliera tanto da far sorgere il timore di un assalto di pirati. Quella unità, ha detto, "non batteva bandiera indiana, e non lo poteva fare perché non era iscritta, come avrebbe dovuto essere, nel registro della Marina mercantile indiana".

Il sottosegretario De Mistura: "Cautamente ottimista". All'udienza generale di ieri ha partecipato una importante delegazione italiana. Oltre all'ambasciatore a New Delhi, Giacomo Sanfelice, e all'addetto militare, Franco Favre, ne facevano parte gli avvocati dello Stato, Carlo Sica e Giacomo Aiello, il capo del contenzioso della Farnesina, Giorgio Marrapodi, e la professoressa Ida Caracciolo, esperta di diritto internazionale. "I nostri marò non vanno dimenticati: bisogna tenere alta l'attenzione, ma senza drammatizzare, affinché il governo di Kerala non faccia diventare il caso un danno locale e un danno per i nostri militari - ha affermato il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura. Il rappresentante del governo si è detto "cautamente ottimista" sull'esito della vicenda. "La difesa punta sui due aspetti fondamentali: l'incidente è  avvenuto in acque internazionali e l'immunità funzionale - ha valutato - Quando i militari fanno il loro mestiere rispondono solo alle proprie autorità e non alle autorità straniere, e questo vale anche per gli indiani".

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