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8 ottobre 2012

INAIL – Doping. Assolto Macchi: "Ma nessuno mi restituirà le Paralimpiadi"

Fabrizio Macchi

8 ottobre 2012. Il ciclista varesino, escluso alla vigilia dai Giochi di Londra per aver frequentato in passato un medico inibito per questioni legate a sostanze proibite, esce pulito dal processo a suo carico. Contro di lui nessun indizio o prova: "Sono felice, ma anche arrabbiato: per questa vicenda ho perso medaglie, premi e lavoro"

ROMA - Assolto. Un mese e mezzo dopo essere stato escluso dalle Paralimpiadi di Londra, Fabrizio Macchi esce pulito dal procedimento disciplinare contro di lui per aver frequentato il medico Michele Ferrari, inibito dal 2002 dalla Federciclismo per questioni di doping. Fermato alla vigilia di Londra 2012, Macchi è stato ora assolto dal Tribunale nazionale antidoping "perché il fatto non costituisce illecito disciplinare".

All'epoca dei fatti Macchi non era tesserato Coni. La decisione è scaturita da una questione, in parte, puramente tecnica: all'epoca dei suoi incontri con Ferrari - era il 2007 - Macchi non era un tesserato Coni e, dunque, non era tenuto a rispettarne i regolamenti che vietavano qualsiasi rapporto con soggetti inibiti. Al di là di questa motivazione, l'innocenza di Macchi è rafforzata dal fatto che nel corso del procedimento non è emersa a suo carico alcuna prova che potesse ritenere che il suo rapporto con Ferrari sia continuato nel tempo e che fosse di natura professionale. Che, cioè, Macchi seguisse quelle tabelle e quei programmi di allenamento (con tanto di sostanze dopanti) per le quali Ferrari era stato a suo tempo allontanato a vita dal massimo organo sportivo italiano.

I pronostici gli attribuivano la certezza di due ori. Assolto dunque, ma si tratta di un'assoluzione che non cancella la delusione per aver perso la possibilità di gareggiare a Londra: obiettivo che Macchi inseguiva da quattro anni. Lo stop - arrivato cinque giorni prima del via ai Giochi - ha rappresentato un profondo motivo di umiliazione per l'atleta, ma anche l'impossibilità di conquistare delle medaglie (almeno due erano date per certe) e di ottenere i relativi premi in denaro. L'esclusione dai Giochi ha avuto, infine, per Macchi, anche un ulteriore risvolto economico, comportando la risoluzione del suo unico contratto di lavoro (con un'importante testata editoriale di cui, da tempo, era collaboratore).

Incontrò la figlia del medico che stava redigendo una tesi su di lui. Macchi,  in definitiva, ha pagato a caro prezzo la sua frequentazione - saltuaria - col medico inibito: contatto da lui stesso ammesso senza problemi poiché il ciclista era oggetto della tesi di laurea in scienze motorie redatta dalla figlia di Ferrari. Questi rapporti, documentati, erano valsi a Macchi il deferimento della procura antidoping al Tribunale nazionale antidoping, con richiesta di otto mesi di squalifica e conseguente e immediata esclusione da Londra. Il Tribunale ha, però, sentenziato che - poiché all'epoca di tali incontri il ciclismo paralimpico non era ancora entrato sotto l'egida della Federazione ciclistica italiana (cosa che avverrà dal marzo 2009) - Macchi non era tenuto a rispettarne il regolamento, che proibiva ai tesserati qualsivoglia rapporto con soggetti inibiti per doping.

Nessuna assunzione di sostanze e nessun rapporto economico. Ma al di là del cavillo giuridico, l'accusa non è comunque riuscita a dimostrare né che i rapporti fra Macchi e Ferrari siano continuati posteriormente al periodo di quella tesi di laurea, né soprattutto che fossero di natura professionale, e cioè che Macchi utilizzasse consigli, tabelle di allenamento, diete alimentari e sostanze dopanti consigliate dal medico inibito. Né è stata trovata traccia di rapporti di tipo economico fra i due. "Sono felice perché ero sicuro di me, ma questa vicenda mi ha fatto male, anzi, malissimo - ha commentato l'atleta, comprensibilmente amareggiato - Ho perso le Paralimpiadi per qualcosa di cui non ho colpa. Ho sempre avuto fiducia che la verità sarebbe emersa alla fine".

"Un grande dolore soprattutto per i miei familiari". "In questo momento, però, voglio solo ringraziare la mia famiglia e il mio avvocato. Certo mi hanno fatto malissimo tutte le accuse, vedere il mio nome legato al doping quando il doping non c'entrava nulla e non è mai entrato in questa vicenda. Non so se ci sono delle colpe, ma io mi assumo le mie responsabilità e lo dovranno fare pure gli altri - ha concluso Macchi - La cosa più drammatica è stata l'aver dovuto dire, il 24 agosto 2012, a mio figlio di cinque anni e mezzo che non andavo a Londra e che lui non sarebbe venuto, mentre i suoi amichetti gli dicevano che avevo rubato. Ecco, questo mi ha dato molto fastidio. E' stata dura spiegargli che non ero un ladro o un dopato mentre tutti lo scrivevavo o lo dicevano. Ci vorrebbe un po' più di sensibilità... E, comunque, ormai l'Olimpiade che ho perso non me la potrà restituire nessuno".

(Fonte: Superabile)

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