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Modello di organizzazione e di gestione 231

8 novembre 2012

INAIL – Il Polo salute e sicurezza: vocazione solidaristica e prevenzione a tutto campo

Franco Lotito, Marco Fabio Sartori e Giuseppe Lucibello

8 novembre 2012. Il direttore generale dell'Istituto e il presidente del Civ ricordano Marco Fabio Sartori. Giuseppe Lucibello: "Insieme nell'avvio di un progetto unico nel welfare italiano". Franco Lotito: "La forza d'animo di un uomo sempre impegnato nel confronto"

ROMA - "Ho avuto l'onore di condividere con Marco il progetto per l'attuazione del Polo salute e sicurezza: un percorso che prende le mosse da un suo piano industriale lungimirante e che - pure prefigurando strategie di attuazione molto articolate e, per certi aspetti, non agevoli - preannunciava quella vision dell'INAIL che oggi tutto l'Istituto, con grandi sforzi, è impegnato a realizzare. Anche in suo nome". Il direttore generale, Giuseppe Lucibello, ricorda così Marco Fabio Sartori, a un anno dalla sua scomparsa.

Lucibello: "La vision di un ente pubblico garante della tutela integrata del lavoratore". "Quello voluto da Sartori è un INAIL nuovo e moderno: un ente capace, da una parte, di tenere ben salde le tradizionali 'redini' di istituzione pubblica assicurativa solidaristica e, dall'altra, di affermarsi progressivamente come il garante della tutela integrata del lavoratore sul fronte prevenzionale - ha aggiunto Lucibello - Si tratta di un obiettivo ambizioso, certamente, poiché finalizzato alla promozione di un soggetto unico nel welfare e capace di includere anche funzioni che fanno riferimento alla cura, alla riabilitazione e al reinserimento socio/lavorativo di ogni infortunato e tecnopatico. In questo contesto gioca un ruolo strategico l'attività di ricerca che adesso - dopo l'integrazione dell'ex Ispesl - compete all'Istituto e che, come diceva Sartori, ha rappresentato per l'INAIL un autentico salto di qualità".

"La prevenzione come cultura da apprendere già dai banchi di scuola". Lucibello ha espresso il proprio apprezzamento per un premio "che rispecchia l'attenzione di Sartori per tutto ciò che è informazione e sensibilizzazione nei confronti dell'opinione pubblica sui temi della sicurezza sul lavoro: a partire dalle scuole, che riteneva il primo ambito nel quale diffondere il messaggio della prevenzione". "Pur comprendendo la legittima indignazione che si prova davanti alle tante vittime del lavoro, Sartori non voleva che di salute e sicurezza si parlasse solo in occasione dei fatti di cronaca - ha concluso il direttore generale - e amava ripetere, anche quando illustrava i dati confortanti dell'andamento infortunistico, che comunque era necessario 'fare meglio e di più': perché sapeva che questa battaglia può essere vinta solo attraverso la diffusione capillare della cultura della sicurezza nel tessuto sociale".

Lotito: "Il suo contributo all'Istituto fino all'ultimo". Anche il presidente del Civ, Franco Lotito, ha voluto ricordare con grande affetto il profilo umano e professionale di Sartori. "Un anno fa il presidente Sartori ci ha lasciati - ha detto - Tutti sapevamo, eppure tutti avvertimmo lo sgomento di fronte a quel congedo che la ragione delle cose aveva già previsto e che pure, quando arrivò, arrivò all'improvviso. Come un ladro nella notte". Lotito ha sottolineato quanto Sartori sia stato operativo fino all'ultimo nell'INAIL, malgrado la fatica causata dalla malattia. "L'epilogo della sua vita era sempre più vicino. Eppure ricordo che ancora parlavamo delle tante cose da fare per portare avanti i progetti nei quali l'Istituto era impegnato - ha aggiunto - E, quando il Consiglio di indirizzo e vigilanza svolgeva la sua attività, Marco era lì con noi, attento alle cose, impegnato nel confronto, pronto a dare il suo contributo, anche quando l'affanno appannava la sua voce".

"Un confronto sempre leale e senza ipocrisie". Lotito, infine, ha sottolineato la fruttuosità della collaborazione tra Sartori e il Civ. "Sartori aveva le sue idee e il suo modo di affrontare e risolvere i problemi che derivavano dall'impegno istituzionale - ha concluso - Con la sua visione delle cose ci si poteva misurare lealmente e senza ipocrisie. E noi lo abbiamo fatto. Ma dentro quel ruolo c'era un uomo dotato di una straordinaria forza d'animo e di una volontà che solo l'inesorabilità del suo male ha potuto piegare".

(Luca Saitta)

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