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6 settembre 2012

INAIL – India: rogo in una fabbrica di fuochi d’artificio. Per ora i morti sono 52

rogo in uno stabilimento

5 settembre 2012. A Sivasaki - polo della pirotecnia nelle cui imprese spesso si lavora in condizioni di totale assenza di misure di sicurezza - un incendio ha provocato una strage in uno stabilimento (il bilancio finale è ancora incerto). In Cina, intanto, si registrano in una settimana  oltre 50 minatori scomparsi per le esplosioni in due miniere di carbone

NEW DELHI - Almeno 25 persone sono morte e 60 sono state ferite in un incendio divampato in una fabbrica di fuochi d'artificio nel sud dell'India. Lo ha riportato la tv privata Times Now. Diverse squadre di pompieri sono ancora all'opera in queste ore per spegnere il gigantesco rogo che si è sviluppato nel magazzino pieno di materiale pirotecnico. Si teme che diversi operai siano ancora intrappolati nelle stanze della fabbrica che si trova a Sivakasi, nello stato del Tamil Nadu.

Si lavorava a pieno regime per il Capodanno induista. Nello stabilimento, uno dei più grandi della città di Sivakasi, polo indiano dei fuochi d'artificio, erano al lavoro circa 100 operai. L'incendio ha distrutto il magazzino, due laboratori chimici e una sessantina di stanze dove avveniva il lavoro manuale. La produzione era a pieno regime per le festività di Diwali, il Capodanno induista che si tiene a ottobre.

Un settore che impiega migliaia di bambini. Sivakasi è il principale centro di produzione indiana del settore con 8mila fabbriche di grande e piccola dimensione da cui proviene il 90% del totale dei fuochi pirotecnici in India. Sono impiegate decine di migliaia di lavoratori - tra cui anche bambini - che fabbricano a mano botti e mortaretti di ogni tipo e dimensione. Nonostante in passato (nel 1996, 2005 e 2006) si siano verificati gravissimi incendi, gli impianti sono spesso privi di sufficienti norme di sicurezza e di prevenzione anti-incendio.

E in Cina si continua a morire nelle miniere di carbone. Due altre gravi tragedie del lavoro hanno destato, però, nei giorni scorsi l'attenzione dei mass-media. A Shangai, lunedì, tredici minatori sono morti e due sono dispersi nello scoppio avvenuto in una miniera di carbone nella provincia orientale del Jiangxi. Secondo quanto riportato dall'agenzia Nuova Cina, erano 38 le persone che lavoravano nella miniera Gaokeng a Pingxiang. A provocare l'esplosione sarebbe stata una fuga di gas. Se 23 minatori sono riusciti a scappare, per gli altri purtroppo non c'è stato nulla da fare. A rendere difficili le operazioni di soccorso le temperature molto alte, la bassa visibilità e la presenza di gas infiammabili.

In una settimana hanno perso la vita 50 minatori. Intanto è salito a 45 il bilancio delle vittime dell'altro scoppio nella miniera di carbone di Panzhihua, nella provincia sud occidentale del Sichuan. L'incidente, avvenuto mercoledì scorso, ha ucciso un terzo dei 154 minatori che lavoravano sul posto e ferito altri 54 (dei quali 17 in maniera seria). Secondo le prime indagini, l'ignoranza delle misure di sicurezza e la gestione caotica delle stesse hanno contribuito ad aumentare il bilancio delle vittime. Il governo cinese ha nominato un team investigativo, guidato dal capo dell'amministrazione statale per la sicurezza sul lavoro, per indagare sull'accaduto.

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