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5 novembre 2012

INAIL – Marò detenuti in India. Napolitano: "Faremo ogni sforzo per riportarli a casa"

Giorgio Napolitano

5 novembre 2012. In occasione del giorno delle Forze armate il Capo dello Stato ha sollecitato il ritorno a casa dei due militari trattenuti dallo scorso febbraio con l'accusa di aver ucciso per errore due pescatori nel corso di un'azione anti-pirateria. L'8 novembre avvio del processo di primo grado a Kollam, in Kerala

ROMA - "Continueremo a compiere ogni tenace sforzo per riportarli a casa". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri, nel corso della cerimonia al Quirinale per il giorno dell'Unità nazionale e delle Forze armate, ha sollecitato con forza il ritorno in Italia di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò - in servizio anti-pirateria a bordo della petroliera "Enrica Lexie" - fermati dallo scorso febbraio in India con l'accusa di aver ucciso per errore due pescatori scambiati per predoni del mare. Napolitano - che già in occasione della festa della Marina militare era intervenuto sul caso - ha ricordato che i marò sono trattenuti "a causa di un'insufficiente garanzia di tutela dell'impegno esplicato nella missione internazionale contro la pirateria nell'Oceano Indiano".

Nessun sentenza sulla giurisdizione del caso. L'intervento del Capo dello Stato avviene a ridosso del processo di primo grado che, l'8 novembre prossimo, vedrà i due fucilieri imputati a Kollam, in Kerala. Il procedimento ha subito continui slittamenti nell'attesa della sentenza - sospesa da oltre un mese - della Corte Suprema indiana sul ricorso presentato dall'Italia per rivendicare la giurisdizione nel giudizio sui militari: fatto che ha inasprito non poco i rapporti con l'India e che ha visto l'espressione dello sconcerto della Farnesina.

"Manifestiamo loro affetto e ansietà". Si spera, adesso, che questa controversia internazione possa avviarsi a soluzione senza ulteriori problemi. Napolitano, nel corso del suo intervento, ha espresso il proprio "riconoscente apprezzamento, e quello di tutti gli italiani, agli oltre 6mila militari attualmente impegnati nei diversi teatri di crisi, dall'Afghanistan al Medio Oriente, ai Balcani, per garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti fondamentali e contribuire alla ricostruzione delle istituzioni locali e all'assistenza delle popolazioni". "A quei giovani manifestiamo la nostra vicinanza e la nostra gratitudine - ha concluso - con particolare affetto e ansietà per quelli tra loro che si vedono ancora privati della libertà, come i nostri marò detenuti in India".

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