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19 settembre 2012

INAIL – Mercato del lavoro, il Cnel: aumentano donne, immigrati e contratti part-time

Una operaia al lavoro

19 settembre 2012. Il nuovo rapporto sulla trasformazione del nostro sistema produttivo offre una fotografia della situazione attuale con proiezioni a medio e lungo termine. L'Italia finora ha risentito solo in misura marginale della recessione, ma dal 2008 sono stati persi oltre un milione di posti tra gli under 34

ROMA - Invecchiamento demografico, incremento dell'occupazione di donne e immigrati, crescita dei contratti a tempo parziale e dei giovani che non studiano e sono senza lavoro, diminuzione della quota di lavoratori autonomi. Questi alcuni dei principali fattori di trasformazione del sistema produttivo del nostro Paese individuati dal Rapporto sul mercato del lavoro in Italia 2011-2012 del Cnel, che offre una fotografia della situazione occupazionale e dei processi in atto, con proiezioni a medio (2020) e lungo termine (2065).

Nel 2020 un milione e mezzo di disoccupati in più. All'incremento della partecipazione al mercato del lavoro delle donne (+111mila occupate) e dei lavoratori immigrati (+202mila), probabile effetto del calo del reddito familiare e del conseguente fenomeno del "lavoratore aggiuntivo", destinato ad avere delle ripercussioni anche sul piano del welfare, si accompagna il progressivo aumento del tasso di disoccupazione, cominciato dagli ultimi mesi del 2011. L'Italia, secondo il Cnel, finora ha risentito solo in misura marginale della nuova recessione, ma tra il 2011 e il 2020 il numero dei disoccupati aumenterà di oltre 1,5 milioni nella popolazione di età compresa tra i 15 e i 66 anni. In questo lasso di tempo si prevede una forte riduzione dei giovani attivi italiani (oltre 515mila) e degli adulti fino a 54 anni, compensata dall'aumento dalla crescita della forza lavoro immigrata (+1,3 milioni) e soprattutto delle forze lavoro "anziane". In un cinquantennio la percentuale di anziani dovrebbe passare dal 15,3% al 26,8% della popolazione complessiva, determinando una riduzione del peso delle altre classi d'età con importanti effetti sui rapporti intergenerazionali.

Oltre due milioni non studiano e sono senza impiego. "Rispetto al 2008 - si legge nel Rapporto - si sono persi oltre un milione di occupati di età inferiore ai 34 anni, solo parzialmente compensati dalla crescita dell'occupazione di età superiore". Chi ha subito di più le conseguenze della crisi sono i giovani con un titolo di studio basso (-24,8% tra chi ha solo la licenza media), i residenti nelle regioni meridionali (-19,6%), i lavoratori a tempo indeterminato (-19,3%) e quelli a tempo pieno (-17,9%). Aumenta il tasso di disoccupazione di lungo periodo anche per i più giovani (15-24 anni): il 46,6% sul totale della disoccupazione giovanile. Rimane inoltre sensibilmente superiore alla media europea la percentuale dei cosiddetti Neet, acronimo di "Not in employment, education or training". Nel nostro Paese, infatti, le persone che non lavorano e non seguono nessun tipo di percorso formativo sono più di due milioni, il 24% tra i 25-29enni nel 2011, contro una media europea del 15,6%.

In calo l'occupazione autonoma. Un'altra caratteristica del mercato del lavoro italiano, secondo il rapporto del Cnel, riguarda la crescita nel 2011 dei lavoratori con un contratto part-time involontario, ovvero "che lavorano a tempo parziale perché non hanno trovato un lavoro a tempo pieno". Continua inoltre a diminuire l'occupazione autonoma. In questo caso, "la contrazione ha riguardato soprattutto gli imprenditori e i lavoratori in proprio, ovvero coloro che hanno risentito in prima persona delle difficoltà delle imprese, soprattutto le più piccole".

Sotto-inquadrate la metà delle laureate. Per Edoardo Patriarca, presidente della Commissione speciale per l'informazione (III) del Cnel che ha curato il Rapporto, la perdita di posizioni rispetto alle altre economie europee, soprattutto quelle dell'area tedesca, apre seri quesiti sulla capacità del nostro sistema produttivo di superare l'urto della recessione e di riprendere, in tempi brevi, un periodo di crescita. Le difficoltà dell'economia italiana non potranno che ripercuotersi sull'andamento della domanda di lavoro e il rilancio del settore manifatturiero nel nostro Paese passa quindi attraverso una serie di snodi strutturali. Il graduale processo di femminilizzazione del mercato del lavoro necessita, inoltre, di un rafforzamento delle politiche a sostegno delle famiglie e del lavoro delle donne. Patriarca ha sottolineato anche lo scollamento tra i risultati del sistema formativo e la domanda di lavoro, che va a incrementare il fenomeno noto come "over-education", particolarmente evidente tra i giovani e, soprattutto, tra le giovani laureate, che nel 50% dei casi risultano sotto-inquadrate.

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