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13 settembre 2012

INAIL – Obbligo defibrillatori, i timori dei dilettanti: “Senza fondi rischio autogol”

Defibrillatori

13 settembre 2012. La novità introdotta dal nuovo decreto sulla sanità raccoglie il plauso dei medici, ma è accolta con più freddezza dal mondo della pratica sportiva di base, che chiede finanziamenti adeguati per poter dotare tutte le società di questi dispositivi di emergenza senza penalizzare le realtà più piccole

ROMA - Fa discutere la norma contenuta nel nuovo decreto sulla sanità che, oltre a controlli di idoneità più accurati, prevede la dotazione e l'impiego di defibrillatori semiautomatici esterni (Dae) e altri dispositivi salvavita in tutte le società sportive. Il provvedimento raccoglie infatti il plauso più o meno generalizzato dei medici sportivi, ma suscita anche qualche perplessità nel mondo dei dilettanti, che temono che la nuova disposizione, in assenza di adeguati finanziamenti pubblici, si traduca in una diminuzione della pratica sportiva nelle realtà più piccole, che non sono in grado di reggere costi ulteriori.

Castellacci: "Un grande passo avanti". Tra i sostenitori più convinti della norma introdotta dal ministro Balduzzi c'è Enrico Castellacci, presidente dell'Associazione dei Medici del calcio e medico della nazionale azzurra. Per Castellacci, infatti, si tratta di "un grande passo avanti", perché "i rischi tra chi svolge sport a livello dilettantistico e soprattutto amatoriale sono grandi, se non si mette in piedi un sistema di controllo e di soccorso adeguato. Il defibrillatore è lo strumento minimo e anche una sola vita salvata è un grande risultato". L'unico rammarico è legato al fatto che "un passo del genere venga compiuto dopo fatti tragici", e il riferimento è alle morti del pallavolista Vigor Bovolenta e del calciatore Piermario Morosini.

I medici sportivi: "Più risorse per la prevenzione e la formazione". L'introduzione dell'obbligo del Dae per i medici sportivi "è un'arma in più", sottolinea il presidente della loro federazione, Maurizio Casasco. "Gli aspetti che per noi restano irrinunciabili - precisa però Casasco - sono sempre la prevenzione e la formazione. Se ci sono risorse andrebbero investite su queste'', anche perché "va sempre ricordato che l'Italia nella prevenzione è un'eccellenza assoluta. Nel mondo, infatti, il rapporto delle morti improvvise è di una su 100-300mila, da noi una su un milione, un milione e mezzo''.

La Roma ha già organizzato un corso per i suoi operatori. Tra le prime società sportive che si sono adeguate alla novità contenuta nel provvedimento del ministro della Salute Balduzzi l'As Roma, che già sabato scorso ha organizzato presso il centro sportivo "Fulvio Bernardini" di Trigoria un corso di rianimazione cardio-polmonare e di utilizzo del Dae per i suoi operatori sportivi e il suo staff sanitario, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Castelli Onlus e Ares 118 Lazio. Il progetto, si legge in una nota pubblicata sul sito della società giallorossa, "mira ad accrescere la tutela sanitaria dei suoi tesserati e a diffondere a tutti i livelli la cultura dell'emergenza e del primo soccorso".

Achini (Csi): "Chi paga?". Al momento non ci sono stime precise sul numero di defibrillatori necessari in Italia, ma per quanto riguarda gli impianti sportivi uno studio di Unioncamere nel 2005 aveva censito quasi 15mila impianti sportivi, cui potrebbero aggiungersi le 8.500 palestre presenti su tutto il territorio nazionale, mentre il Coni ha censito nel suo registro 110mila società dilettantistiche, tutte potenzialmente interessate dal decreto. ''Di fronte a quanto previsto - commenta Massimo Achini, presidente nazionale del Centro sportivo italiano (Csi), che raggruppa più di 13mila società sportive e quasi un milione di atleti - ci chiediamo chi dovrà sostenerne i costi. Ci saranno investimenti in questa direzione o la spesa ricadrà per intero sulle famiglie e sulle società sportive? Dalla risposta alla domanda dipende se il mondo dello sport di base farà un passo avanti oppure indietro. Se le novità saranno adeguatamente finanziate avremo un miglioramento della qualità della pratica sportiva di base, ma se tutto sarà lasciato sulle spalle delle famiglie e delle società sportive è fondato il rischio che la pratica sportiva nel Paese diminuisca. Le società sportive di quartiere e di oratorio non possono più reggere altri costi perché veramente non ce la fanno più".

Con il Dae il tasso di sopravvivenza sale fino al 50%. "Un Dae costa circa mille euro - spiega Giuliano Altamura, presidente della Fondazione Insieme per il Cuore - e mentre il tasso di sopravvivenza a un arresto cardiaco è del 3-4%, quando si ha a disposizione uno di questi dispositivi può salire fino al 50%. Lo dimostra il caso della stazione Termini a Roma: dopo l'installazione del Dae, su 18 arresti cardiaci avvenuti all'interno della struttura nove persone si sono salvate". Il defibrillatore dovrebbe essere posizionato in modo da garantire l'intervento entro cinque minuti ed è consigliato soprattutto nelle aree in cui sono presenti apparecchi elettrici, nei luoghi di lavoro all'aperto, dove possono cadere fulmini o si lavora su linee elettriche, nelle zone isolate dove è più difficile fare arrivare i soccorsi e nei luoghi di transito o permanenza di molte persone. La legge numero 191 del 2009, con il relativo decreto ministeriale del 18 marzo 2011, raccomandava alle Regioni la presenza di Dae in tutti i luoghi di grande affluenza come alberghi, ristoranti, centri commerciali, cinema, piscine e stabilimenti balneari. "Alcune Regioni come Toscana ed Emilia Romagna si sono adeguate rapidamente - precisa Altamura - mentre altre sono ancora molto indietro".

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