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14 gennaio 2013

INAIL – Processo d’appello Thyssen. La difesa alza il tiro: “Operai imprudenti”

processo Thyssen

14 gennaio 2013. Francesco Dassano, legale del responsabile dello stabilimento torinese, ha sostenuto che le vittime, sottovalutando la portata del rogo, disapplicarono la regola del piano di emergenza che imponeva loro la fuga. Immediate le proteste dei familiari, che hanno abbandonato l'aula

TORINO - Toni accesi e proteste durante il processo d'appello Thyssen: venerdì scorso, in occasione dell'ennesima udienza presso il tribunale di Torino, Francesco Dassano, legale di Cosimo Cafueri - responsabile della sicurezza dello stabilimento e condannato a 13 anni e mezzo in primo grado - ha sostenuto che gli operai morti tra la notte del 5 e il 6 dicembre 2007 si sarebbero accorti in ritardo dell'incendio divampato sulla linea 5. Le sue parole hanno provocato il brusio dell'aula e alcuni dei familiari delle vittime se ne sono andate in silenzio, in segno di protesta.

Il legale - adottando una linea ben più aggressiva rispetto a quella delle "anomalie imprevedibili" ipotizzate dal collega Maurizio Anglesio, rappresentante del direttore della fabbrica, Raffaele Salerno - ha, dunque, puntato il dito contro le stesse vittime. "Da parte loro c'è stata imprudenza, perché quando gli operai sono intervenuti per spegnere l'incendio le fiamme ormai erano alte e l'incendio di palese gravità - ha sostenuto - Scattava, allora, una regola ferrea: il non intervento assoluto. Una regola scritta nel piano di emergenza redatto dallo stesso Cafueri. Gli operai hanno agito in contrasto con quella regola. Chiedo che di questa imprudenza si tenga conto nella valutazione della gravità del reato".

Dassano, professore di diritto penale all'Università di Torino e direttore della scuola di specializzazione delle professioni legali, ha dato una versione molto differente della dinamica dell'incidente. "L'incendio si è sviluppato in una quindicina di metri ed è stato, quindi, diverso da altri episodi - ha sostenuto - C'è stata un'esplosione divampata istantaneamente, che ha fatto disastri e che si è esaurita in pochi secondi. La posizione del pulpito, a circa 20 metri dal luogo in cui è nato l'incendio, consentiva l'avvistabilità delle fiamme". Secondo il legale, insomma, ci sarebbe stata una "sottovalutazione" della gravità della situazione da parte degli operai: un principio ritenuto inaccettabile dai parenti delle vittime presenti in aula che, pur in modo composto, hanno manifestato la loro contrarietà abbandonando la sede del processo.

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