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8 ottobre 2012

INAIL – Sicurezza dei marittimi: sequestrati in Libia due pescherecci mazaresi

il peschereccio Daniela L

8 ottobre 2012. Per fermare le imbarcazioni una motovedetta militare ha sparato anche alcuni colpi di arma da fuoco. Gli equipaggi sono composti da 14 marinai, italiani e tunisini, e si trovano agli arresti nella procura di Bengasi. Mobilitata la Farnesina. Ennesimo caso di un lungo contenzioso sulla territorialità delle acque

MAZARA DEL VALLO - Una motovedetta militare libica ha sequestrato, alle 13 di ieri, e scortato nel porto di Bengasi due pescherecci di Mazara del Vallo - "'Daniela L" e "Giulia Pg" - impegnati nelle battute di pesca sul canale di Sicilia. Per fermare gli equipaggi - composti, in totale, da 14 marittimi, tra italiani e tunisini - sono stati sparati colpi d'arma da fuoco. Il ministero degli Esteri si è già mobilitato e dalla Farnesina si fa sapere che "su istruzione del ministro, Giulio Terzi, l'ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Grimaldi, e il console generale a Bengasi, Guido De Santis, stanno seguendo la vicenda con la massima attenzione".

"Siamo in galera". I 14 marittimi sarebbero adesso agli arresti nella procura militare di Bengasi. La notizia - riportata dalla stampa locale - è stata confermata anche dal comandante della "Giulia Pg", raggiunto dall'Ansa. "Siamo in galera", afferma. Difficile che la liberazione degli uomini possa avvenire nello stretto giro dei prossimi giorni. Non è la prima volta che, in prossimità della Libia, succedono episodi del genere. Lo stesso peschereccio "Daniela L.", dell'armatore palermitano Cosimo Lo Nigro, non è nuovo a sequestri da parte dei libici: era stato fermato, infatti, già l'1 dicembre 2010. Anche allora era stato condotto al porto di Bengasi ed era stato rilasciato dopo una settimana in seguito al pagamento di un'ammenda di 5mila euro.

L'armatore/comandante già imprigionato 16 anni fa. Armatore del peschereccio "Giulia Pg" è Domenico Asaro, che è anche il comandante del natante e si trova a bordo con il resto dell'equipaggio. Asaro, alla fine di febbraio 2010 - quando era alla guida del "Luna Rossa" - era riuscito a fuggire a un tentativo di cattura da parte dei libici che, anche in quella circostanza, avevano fatto uso delle armi, sparando raffiche di mitra. Sedici anni fa erano sempre stati i libici a sequestrargli il peschereccio "Osiride". Asaro - condotto, con l'equipaggio, a Misurata - fu imprigionato per sei mesi nelle carceri libiche e, nonostante la società armatrice avesse pagato una ammenda di 26 milioni di lire, non ebbe restituita l'imbarcazione.

Il sindaco Cristaldi: "Fatto di gravità assoluta". Da ricordare, infine, che altri due  pescherecci mazaresi sono al momento sequestrati: il "Twenty Four" è a Sfax, in Tunisia e l'"Artemide" ad Alessandria, in Egitto. "Il settore della pesca  non può andare avanti in questo modo. Siamo di fronte a una guerra - ha affermato Giovanni Tumbiolo, presidente del distretto produttivo per la pesca "Cosvap" di Mazara del Vallo - Va subito attivato un tavolo di confronto tra i paesi rivieraschi e al contempo, mentre si avvia un piano di sviluppo per il Mediterraneo, volto al superamento del contenzioso relativo alle zone esclusive di pesca istituite da molte nazioni, va incrementata la vigilanza nel canale di Sicilia da parte delle autorità italiane". Ancora più perentorio il sindaco del paese siciliano, Nicola Cristaldi. "E' stato fatto uso delle armi e questo è di gravità assoluta - afferma - Niente può giustificare azioni di tale portata. I segni dei colpi sono ben visibili sulle fiancate dei pescherecci. I natanti erano in acque internazionali anche se, come è noto, i libici ritengono quelle acque di loro pertinenza".

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