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Modello di organizzazione e di gestione 231

4 ottobre 2012

INAIL – Taranto, 29 dirigenti dell’Ilva alla sbarra per la morte di 15 operai

Un operaio dell'Ilva

4 ottobre 2012. I lavoratori dello stabilimento siderurgico si sarebbero ammalati in seguito al contatto con l'amianto. Il reato contestato agli imputati è quello di disastro colposo e omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro perché non avrebbero adottato i sistemi di sicurezza che potevano proteggerli dalla fibra-killer

TARANTO - Mentre Taranto discute, si divide e si interroga sul futuro dell'Ilva, ieri nel suo tribunale si è aperto un nuovo capitolo giudiziario che riguarda il più grande polo siderurgico europeo. Dall'ex patron Emilio Riva al figlio Fabio, infatti, sono 29 gli imputati chiamati a rispondere della morte di 15 operai dello stabilimento, che si sarebbero ammalati in seguito al contatto con l'amianto durante l'attività lavorativa.

L'accusa: "Non furono installati sistemi di abbattimento delle polveri". Il reato contestato a tutti gli imputati è quello di disastro colposo e omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro. Secondo la tesi dell'accusa, infatti, i dirigenti "omettevano nell'esercizio ovvero nella direzione dell'impresa, nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, di adottare cautele che secondo l'esperienza e la tecnica sarebbero state necessarie a tutelare l'integrità fisica dei prestatori di lavoro". In particolare non sarebbero stati installati impianti di aspirazione e sistemi di abbattimento delle polveri della fibra-killer, "che avrebbero permesso di salvaguardare l'ambiente di lavoro dall'aggressione del materiale cancerogeno".

"Le vittime esposte ripetutamente al materiale cancerogeno". Gli imputati, sostiene ancora l'accusa, avrebbero anche omesso "di far eseguire in luoghi separati le lavorazioni afferenti al rischio di inalazione delle polveri-fibre di amianto, unitamente ad altre adeguate misure di prevenzione ambientali e personali atte a ridurre la concentrazione e la diffusione delle polveri-fibre di amianto generatesi durante le lavorazioni a tutela dei lavoratori dipendenti dello stabilimento Ilva ripetutamente esposti ad amianto durante lo svolgimento di attività lavorative".

Il procedimento riguarda anche i manager dell'ex Italsider. Oltre a Emilio Riva e al figlio Fabio, alla sbarra sono finiti diversi manager dell'Ilva e dell'ex Italsider, tra cui il direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, e i vari dirigenti che hanno gestito il passaggio del siderurgico dalla gestione pubblica di Finsider e Partecipazioni Statali a quella privata, avvenuta nel 1995 con la vendita dell'Ilva a Riva da parte dell'Iri. Tra i rinviati a giudizio figura anche Giorgio Zappa, già direttore generale di Finmeccanica, in forza all'Ilva pubblica tra il 1988 e il 1993, prima come vicedirettore e poi come direttore generale.

Una nuova denuncia chiede l'imputazione per omicidio volontario. Il nuovo capitolo giudiziario per le morti da amianto rischia, però, di non essere l'ultimo per l'Ilva. Proprio ieri, infatti, alla cancelleria penale del tribunale è stata depositata la prima denuncia con la richiesta di contestazione del reato di omicidio volontario con dolo eventuale nei confronti dei rappresentanti legali dell'Ilva già coinvolti nell'inchiesta per disastro ambientale. A presentarla è stato l'avvocato Giuseppe Lecce, del foro di Taranto, per conto della figlia di un ex dipendente comunale che ha lavorato per 30 anni come giardiniere ed è morto nel 2006 a causa di un melanoma.

Il legale ipotizza una somiglianza con il processo Thyssen. Giuseppe Lecce è lo stesso legale che guida una class action di alcuni cittadini tarantini contro l'Ilva, per la quale ha ipotizzato una somiglianza con il processo Thyssen, che si è concluso con la condanna dell'amministratore delegato Herald Espenhahn a 16 anni e mezzo di reclusione proprio per omicidio volontario con dolo eventuale. "Così come sapevano i vertici della Thyssenkrupp - ha sottolineato Lecce - così quelli del siderurgico erano a conoscenza dei mali provocati dallo stabilimento".

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