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15 novembre 2014

Isochimica di Avellino, gli indagati sono 29


isochimica avSi è chiusa con l’iscrizione di altre sei persone nel registro degli indagati – tra le quali anche il sindaco di Avellino, Paolo Foti – la maxi inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica del capoluogo irpino in merito al disastro ambientale provocato dall’ex Isochimica, la fabbrica di Borgo Ferrovia di proprietà dell’imprenditore Elio Graziano dove, nei primi anni Ottanta, venivano scoibentate le carrozze ferroviarie. Salgono, dunque, a 29 gli indagati della “fabbrica della morte” nei confronti dei quali il procuratore capo, Rosario Cantelmo, ipotizza il reato di disastro ambientale colposo continuato, provocato dalla dispersione volontaria delle fibre di amianto nell’area dello strabilimento e nell’ambiente circostante.

La lista degli indagati si allunga. Insieme a quelli già iscritti nel registro dalla Procura, oggi si aggiungono i vertici e dirigenti delle Ferrovie dello Stato. Si tratta di Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi  e Silvano Caroti. Le ipotesi di reato a loro contestate sono: concorso di disastro ambientale. Secondo la Procura avrebbero attestato falsamente che all’interno della fabbrica di Pianodardine vi fossero le condizioni igienico-sanitarie e tecnologiche per poter trattare l’amianto. Restano indagati anche l’ex sindaco Giuseppe Galasso e gli assessori che firmarono la delibera nel maggio 2005 per l’ipotesi di concorso in disastro colposo (Sergio Barile, Giancarlo Giordano, Luca Iandolo, Toni Iermano, Donato Pennetta, Raffaele Pericolo, Antonio Rotondi, Antonio Spina e Ivo Capone). Il reato di omissione di atti di ufficio, inoltre, ha riguardato non solo Galasso ma anche l’attuale primo cittadino Paolo Foti.

 Ma nell’elenco ci sono anche Giuseppe Blasi, resposanbile del procedimento, che insieme all’ex sindaco Galasso avrebbero illegittimamente ordinato alla curatela fallimentare dell’isochimica la ripresa dei lavori di bonifica. Indagato anche Biagio De Lisa, amministratore unico della Eurokomet, “quale obbligato in forza di contratto di eseguire i lavori di bonifica dello stabilimento”.  Tra gli indagati anche Giovanni D’Ambrosio, amministratore unico della Geisa “quale obbligato in forza di incarico del Curatore del Fallimento Isochimica di eseguire i lavori di messa in sicurezza d’urgenza.


Anche Giovanni Rosti, amministratore delegato della Team Ambiente “quale obbligato in forza di contratto di appalto con la Eurokomet di eseguire i lavori, per aver omesso di bonificare il sito.  Francesco Barbieri, amministratore unico della Pescatore Srl per aver omesso di operare la bonifica, Francesco Di Filippo amministratore unico Hge Ambiente per l’omessa bonifica, Leonida Gabrieli, quale curatore fallimentare della Isochimica, per aver omesso di adempiere agli obblighi di messa in sicurezzae e per omesso controllo. Michele De Piano, quale funzionario dell’Asl di Avellino per aver affermato – durante una riunione di Giunta, che non vi era alcun pericolo per la salute pubblica, circostanza rivelatasi false. Francesco Tizzani, Luigi Angelo Maria Cicalese quali dirigenti del Comune per aver occultato al commissario prefettizio la documentazione concernente il procedimento amministrativo della messa in sicurezza. Ed infine Luigi Borea quale dirigente medico responsabile unità operativa Amianto dell’Asl per aver omesso di effettuare un controllo sanitario sui lavoratori dell’ex Isochimica.

Oltre la metà delle morti di tutto il mondo che, ogni anno, si devono all’amianto avviene in Europa. Per l’esattezza il 56% dei decessi per mesotelioma (pari a 7mila casi) e il 41% di quelli per asbestosi (pari a 500 casi) sono legati geograficamente al Vecchio Continente. Ad affermarlo è uno studio pubblicato nel bollettino settimanale dell’Oms.

Il bilancio più allarmante in Islanda, Malta e Regno Unito. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono 107mila le persone che, ogni anno, perdono la vita per cause relative all’amianto. La metà di loro è europea: un dato che sconcerta se si pensa che in quest’area risiede solo il 13% della popolazione di tutto il pianeta. Per quanto riguarda il mesotelioma (una forma tumorale associata all’esposizione alla fibra killer) i tassi più alti di morte si registrano in Islanda – con 25 decessi ogni 10 milioni di abitanti –, seguita dal Regno Unito e Malta (l’Italia è nella media con 10 morti). I tre stati ritornano anche per quanto riguarda l’asbestosi, la malattia polmonare dovuta all’inalazione dell’amianto: in questo caso l’Islanda segue Malta e precede il Regno Unito.

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