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Modello di organizzazione e di gestione 231

28 gennaio 2016

La colpa negli infortuni sul lavoro

Una riflessione sulla condotta abnorme del lavoratore

La colpa negli infortuni sul lavoro

Lisanna BilIeri , Tecnico della Prevenzione , Dipartimento della Prevenzione dì Pistoia. AUSL Toscana centro  

lavoratoreDagli appuntì raccolti durante l'intervento del dott. Luigi Boccia, sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dì Pistoia Sì premettono due considerazioni dì principio.

La prima è quella in forza del quale anche il lavoratore, pu r essendo il soggetto primariamente tutelato dalla normativa dì prevenzione, è anch'egli titolare dì una posizione dì garanzia nella materia del lavoro. Sì potrebbe dire che la posizione del lavoratore è una situazione bifronte: il lavoratore come soggetto destinatario dì responsabilità e come soggetto destinatario dì protezione. Importante, in proposito, è la disposizione Che dettaglia in maniera ancora più puntuale rispetto alla previgente disciplina (in particolare l'articolo 6 del D.P.R. 547 del 1955) gli obblighi comportamentali del lavoratore (articolo 20 del decreto legislativo 81/08 e s.m.ì. ). Dì rilievo, in particolare, è l'obbligo imposto dal comma 1 ), del citato articolo, al lavoratore dì prendersi cura non so'lo della propria salute e sicurezza, ma anche dì quella delle altre persone presenti sul  luogo dì lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni od omissioni. Sì tratta dì un obbligo cautelare "specifico", la cui violazione può integrare un addebito a titolo dì  colpa specifica", con gli effetti, in caso dì danno alle persone, dì cui agli articoli 589 comma 2 e 590 comma 3 del codice penale.

La seconda, secondo la quale, dì norma, la responsabilità del datore dì lavoro non è esclusa dai comportamenti negligenti, trascurati, imperiti del lavoratore, Che abbiano contribuito al verificarsi dell'infortunio. Ciò in quanto al datore di lavoro è imposto, tra l'altro, di esigere il rispetto delle regole di cautela da parte del lavoratore: cosicché il datore di lavoro è "garante" anche della correttezza dell'agire del lavoratore (l'articolo 18 comma 1) lett. f), del decreto legislativo 81/08 e s.m.ì., che impone al datore di lavoro di richiedere l'osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in tema di sicurezza del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuali messi a toro disposizione). Appare anche opportuno segnalare Che la norma cristallizza l'obbligo di Vigilanza del datore d i lavoro e del dirigente sull'adempimento degli obblighi previsti a carico di lavoratori, preposti, progettisti, fabbricanti, fornitori, installatori, medici competenti ecc. come peraltro già ritenuto dalla giurisprudenza consolidata, tant'è che la violazione di tale obbligo di vigilanza è sanzionata ai sensi dell'art. 55 del D.lgs. 81/08 e s.m.i ..

E' evidente che la norma non fornisce indicazioni puntuali sulla misura del dovere di vigilanza imposto ai soggetti individuati, compito che inevitabilmente è rimandato ai giudici. Va sottolineato che, in realtà, in molti casi, la violazione che viene imputata al datore di lavoro non è l'astratta violazione dell'obbligo di vigilare tout court, ma è la contestazione di aver consentito l'instaurarsi di una prassi di lavoro all'insegna della noncuranza o comunque della scarsa vigilanza sull'osservanza delle norme antinfortunistiche da parte dei lavoratori; in sostanza, un livello di disattenzione diffuso e protratto nel tempo, che viene di regola tollerato (se non a volte stimolato) per esigenze di contenimento dei tempi di lavoro.

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