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Modello di organizzazione e di gestione 231

31 ottobre 2014

Lavoro e sicurezza nelle fabbriche in Bangladesh


Lavoro e sicurezza nelle fabbriche in Bangladesh

ILODal 2013, il Governo del Bangladesh ha fatto importanti progressi per garantire l’applicazione dei diritti sul lavoro e per migliorare la sicurezza nelle fabbriche nell’industria dell’abbigliamento e della maglieria nel paese, ma c’è ancora molto lavoro da fare. È la principale conclusione della riunione di valutazione organizzata a Bruxelles dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dalla Commissione Europea.


La riunione ha esaminato le misure contenute nel «Patto di sostenibilità», l’accordo siglato da ILO, Commissione Europea, Governo del Bangladesh e Stati Uniti nel luglio 2013. La riunione ha anche identificato gli ambiti nei quali sono tuttora necessari urgenti miglioramenti.

Progressi importanti

Nel suo intervento, Sandra Polaski, Direttore Generale Aggiunto dell’ILO, ha preso atto degli importanti progressi compiuti a partire dal luglio 2013 dal Governo del Bangladesh e dalle altre parti del Patto di sostenibilità.

Sono stati introdotti emendamenti alla Legge sul lavoro del Bangladesh per rafforzare la libertà di associazione e di contrattazione collettiva, come pure la salute e la sicurezza sul lavoro. Nuovi sindacati sono stati registrati.

Sono state effettuate ispezioni sulla sicurezza nelle fabbriche di abbigliamento destinato all’export. Maggiori risorse sono state destinate ai servizi pubblici di ispezione delle fabbriche. È stata adottata una politica nazionale per la salute e per la sicurezza sul lavoro; sono state stabilite norme in materia di ispezioni sulla sicurezza. È stata istituita una commissione d’inchiesta per la chiusura delle fabbriche pericolose.

Sono necessari ulteriori miglioramenti

L’ILO sottolinea che, nonostante i progressi, c’è ancora molto da fare in diversi ambiti.

La legislazione del lavoro del Bangladesh dovrebbe entrare in vigore ed essere applicata pienamente; e per questo, il Governo dovrebbe emanare direttive in modo che la nuova normativa possa essere tradotta in realtà.

Dovrebbe essere facilitata la creazione e registrazione di nuovi sindacati, sia dal punto di vista giuridico che pratico. Andrebbe protetto il diritto di sciopero; ulteriori sforzi sono anche necessari per garantire l’applicazione di norme internazionali del lavoro come la libertà di associazione e di contrattazione collettiva.

Il Governo dovrebbe allineare la Legge sul lavoro e la normativa sulle zone franche alle norme internazionali del lavoro, in particolare per quanto riguarda la libertà di associazione e di contrattazione collettiva.

È anche importante continuare i programmi di educazione e di formazione sui diritti sul lavoro per le forze dell’ordine e per altro personale.

Le vittime del crollo del Rana Plaza dovrebbero usufruire di formazione professionale e di attività di riabilitazione. L’ILO chiede anche la creazione di un sistema di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. «Il regalo più bello per le vittime del Rana Plaza sarebbe quello di creare in Bangladesh un sistema sostenibile di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro», ha sottolineato Sandra Polaski.

La banca dati pubblica delle fabbriche andrebbe migliorata includendo anche i subappaltatori.

Un punto di svolta

Il Direttore Generale Aggiunto dell’ILO Sandra Polaski ha affermato la disponibilità dell’ILO a fornire ulteriore sostegno al Governo del Bangladesh.

La Polaski ha infine ricordato che la tragedia del Rana Plaza segna «un punto di svolta che ha polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle condizioni di lavoro in un settore così fondamentale per la vita di milioni di lavoratori del Bangladesh e per l’intera economia del paese».

Il Direttore aggiunto ha sottolineato che «il Governo, le parti del Patto di sostenibilità, i partner e l’industria dell’abbigliamento devono fare tutto il possibile per evitare perdite di vite umane e infortuni sul lavoro, e per garantire ora e nel futuro i diritti fondamentali dei lavoratori».

«Il settore tessile, determinato a preservare la sua reputazione di settore equo e sostenibile, deve dimostrare di avere riparato agli errori del passato. In questo contesto, il Patto di sostenibilità rappresenta una piattaforma ideale per farlo, con il sostegno di numerosi partner che vogliono che il Bangladesh e le sue aziende possano prosperare e che ai suoi lavoratori e cittadini sia garantito un livello di vita migliore, il pieno esercizio dei diritti e un futuro sereno e prospero», ha concluso la Polaski.

Tratto da http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/per-la-stampa/comunicati-stampa/WCMS_315514/lang--it/index.htm


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