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Modello di organizzazione e di gestione 231

23 febbraio 2017

Lista di controllo per il sovraccarico biomeccanico

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

IL SOPRALLUOGO MIRATO AL SOVRACCARICO BIOMECCANICO

Lista di controllo per il sovraccarico biomeccanico

sicurezza_lavoroDa scaricare una check-list del Servizio Prevenzione Sicurezza MO49 Ambienti di Lavoro Dipartimento Sanità Pubblica AUSL Reggio Emilia Dipartimento Sanità Pubblica – Regione E.R. – SPSAL RE ELEMENTI OGGETTO DI VERIFICA DA PARTE DEGLI OPERATORI Per movimentazione manuale dei carichi si intendono le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari. Per patologie da sovraccarico biomeccanico si intendono le patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari. Il datore di lavoro deve adottare le misure organizzative necessarie e ricorrere ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessità di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori. Qualora però non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro deve adottare le misure organizzative necessarie, ricorrere ai mezzi appropriati e fornire ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi I disturbi muscolo-scheletrici da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, le evidenze di relazione causale con le attività lavorative e la sorveglianza sanitaria. In particolare per sovraccarico biomeccanico “s’intende il fatto che le strutture delle articolazioni delle braccia (tendini, nervi, vasi sanguigni ecc.), sono ‘progettate’ per effettuare dei movimenti con una soglia limite di velocità, di durata, di posture, di applicazione di forza ecc.”. E riguardo ai movimenti ripetitivi, i compiti ciclici ripetitivi “sono presenti nelle attività in cui il lavoratore effettua la stessa sequenza d’azione, con un inizio ed una fine, che si ripete in modo ciclico”. Ecco alcuni elementi utili per comprendere la problematica del sovraccarico biodinamico e dei movimenti ripetitivi: - fattori di rischio: vi sono (come riportato dal NIOSH, National Institute of Occupational Safety and Health) fattori di rischio principali che “possono causare o esacerbare le patologie dell’arto superiore (forza, postura, ripetitività, vibrazioni)” e fattori di rischio modificanti che “possono aggravare il livello ed il tipo del danno sulle strutture articolari, muscolari, nervose e vascolari dell’arto superiore (intensità, durata, tempi di recupero e esposizione al freddo)”; - forza: vi è “evidenza di relazione causale tra forza e sindrome del tunnel carpale, tendiniti mano polso, patologia del collo”, ma “scarsa evidenza della relazione tra forza e patologie del gomito” E per la sindrome del tunnel carpale “la forza risulta fattore di rischio solamente se associata alla ripetitività, mentre, da sola, non sembra essere correlata alla sindrome del tunnel carpale” - plausibilità biologica (“la conoscenza di un già noto o comunque ragionevole meccanismo di sviluppo del danno, rinforza il riconoscimento della causalità”) in relazione alla forza: “applicazioni elevate di forza sono in grado di causare lesioni alle strutture muscolari, tendinee e legamentose”; - posture incongrue: “sono deviazioni articolari estreme rispetto alla posizione neutrale”. Vi è “correlazione con le patologie della spalla e dei tendini del segmento mano-polso e forte correlazione con i disturbi del collo. Evidenza di correlazioni tra posture incongrue singolarmente considerate e patologie del gomito e sindrome del tunnel carpale (videoterminalisti). Correlazione forte se le posture incongrue sono combinate con altri fattori di rischio come la forza e la ripetitività”; - ripetitività: “la plausibilità biologica dell’azione della ripetitività come fattore di rischio è stata dimostrata sperimentalmente come fattore di rischio principale che come fattore di rischio modificante soprattutto se in combinazione con altri fattori di rischio, quali la forza e le posture incongrue”; - durata: “per gli esposti per più di 20 ore settimanali ad attività che richiedono il mantenimento del polso in flessione i rapporti di prevalenza sono risultati 8.7 volte maggiori rispetto ai non esposti e circa 3 volte maggiori rispetto agli esposti fino a 20 ore settimanali”. E la limitazione dell’esposizione giornaliera a 4 ore “può ridurre il rischio di sindrome del tunnel carpale di 2-3 volte (De Krom)”; - profilo temporale: “nelle attività lavorative altamente ripetitive che richiedono un impegno limitato di forza, a causa della loro bassa soglia di attivazione, vengono reclutate prevalentemente fibre muscolari di tipo I, più lente e meno affaticabili delle fibre veloci di tipo II. Il loro reclutamento, con un impiego limitato di forza, permette un’attività prolungata nel tempo, senza insorgenza di fatica muscolare. La mancata insorgenza di fatica, durante questo tipo di attività, può invece determinare significativi danni muscolari: questa ipotesi, nota come ‘Cinderella Hypothesis’ suggerisce una importante ragione fisiologica della necessità di inserire adeguati periodi di pausa nelle attività altamente ripetitive” (Knardahl, 2005); - intensità: “Punnett in un indagine trasversale condotta su lavoratori del settore automobilistico ha valutato l’intensità dell’esposizione ad attività che richiedevano movimenti ripetitivi e posture incongrue dell’arto superiore per mezzo di una scala da 0 a 25 punti suddivisa in quartili. La prevalenza dei disturbi dei segmenti spalla-braccio e mano-polso, clinicamente diagnosticati, mostrano un incremento dose dipendente sino al punteggio di diciotto”; - esposizione al freddo: “sperimentalmente è stato dimostrato che attività lavorative con esposizione al freddo determinano una maggiore attivazione muscolare, una ridotta coordinazione e tempi più lunghi per espletare il compito lavorativo. Tali modificazioni possono causare o contribuire ad esacerbare le manifestazioni patologiche a carico degli arti superiori”.

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