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Modello di organizzazione e di gestione 231

6 novembre 2017

Manuale Amianto

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Collana UIL SSL - Salute e Sicurezza sul Lavoro

Manuale Amianto

Manuale AmiantoNUMERO 2 – OTTOBRE 2017 AMIANTO A cura di: Paolo Baroncini Esperto Salute e Sicurezza sul Lavoro Con il contributo di: Marco Lupi Antonio Ceglia UIL Confederale - Servizio Politiche del Sociale e Sostenibilità Settore Salute e Sicurezza sul Lavoro sicurezzalavoro@uil.it Grafica: Giulia Proietti UIL Trasporti Con il termine amianto, o il suo sinonimo asbesto (Amiantos, in greco significa immacolato, incorruttibile, mentre Asbesto significa perpetuo, inestinguibile) è indicato un minerale naturale a struttura fibrosa. L’applicazione industriale dell’amianto ebbe inizio nel XIX secolo, con la scoperta dei vasti giacimenti canadesi del Quebec (1877). Il successo canadese sollecitò lo sfruttamento dei giacimenti brasiliani, italiani - la miniera di Balangero (TO) è stata la più importante d’Europa -, greci e russi, da cui si estraevano essenzialmente serpentini (crisotilo), mentre la crocidolite fu scoperta in Sudafrica, più precisamente nella provincia del Capo, nel 1983. L’amosite fu scoperta nel Transvaal nel 1907. Questi tre mineral i sono i più importanti economicamente e tecnicamente sin dai primi del 1900 - come testimoniato dalla produzione mondiale di amianto in fibre che dagli anni ’50 agli ’80 ha superato i 4 milioni di tonnellate l’anno -. Dei restanti anfiboli, l’antofilite è la più conosciuta, sebbene i suoi giacimenti siano piccoli e non abbiano una particolare importanza economica, l o stesso vale anche per i rari tremolite (Italia, Pakistan e Corea) e actinolite (piccoli ac cumuli sono a Taiwan e nella provincia del Capo in Sud Africa). Le “buone” caratteristiche fisico-chimico-meccaniche dell’amianto hanno incentivato, nel passato, un suo largo uso nell’industria, nell’edilizia ed in molti prodotti d’uso domestico. Mentre la conferma della cancerogenicità dell’amianto risale agli anni ‘50 e ‘60, il divieto totale di produzione di tale materiale interviene solamente nel 1992/1994. L’inalazione e la deposizione nei polmoni di fibre d’asbesto possono causare alcune gravi malattie e, per fare un esempio, nel caso di manufatti contenenti amianto il rilascio nell’ambiente delle fibre può avvenire in occasione di una loro manipolazione e lavorazione (per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilavamento d’acqua, eccetera) o spontaneamente (come nel caso dei materiali friabili usurati) o sottoposti a vibrazioni, urti, eccetera. Per questi motivi il cosiddetto “amianto friabile” , quello che, secondo definizione, si può ridurre in polvere anche con la semplice azione manuale, è considerato più pericoloso di quello “compatto”. Dunque, l’amianto è pericoloso quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante e quindi penetrare nell’organismo umano attraverso due vie : 1. Respiratoria (la più importante) e i fattori determinanti, per l a pericolosità polmonare delle fibre, sono le dimensioni (diametro e lunghezza) e la forma; 2. Digestiva (mangiando, bevendo, inghiottendo fibre respirate e intrappolate nel muco).

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