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3 aprile 2016

Qatar 2022 un incubo per gli operai La denuncia di Amnesty

Gli abusi sugli operai che costruiscono gli stadi dei mondiali in Qatar

Qatar 2022 un incubo per gli operai La denuncia di Amnesty

"Gli abusi sui lavoratori in Qatar sono una macchia sulla coscienza del calcio mondiale"

Gli abusi sugli operai che costruiscono gli stadi dei mondiali in QatarDue anni dopo le denunce delle associazioni umanitarie sulle condizioni di lavoro disumane degli operai immigrati in Qatar e impiegati nei cantieri per la costruzione degli stadi, in vista dei mondiali di calcio in programma nel 2022, la situazione non è migliorata. Più di cento operai immigrati che hanno partecipato alla costruzione degli stadi del Mondiale del 2022 in Qatar hanno subito abusi sistematici e gravi violazioni dei loro diritti umani. Lo afferma un rapporto di Amnesty International intitolato "Il volto orribile del bel gioco". In particolare l'Ong internazionale denuncia "le condizioni di vita disastrose" degli operai immigrati che hanno lavorato alla costruzione del Khalifa International Stadium. Il dossier si basa sulle testimonianze raccolte fino a febbraio scorso di 234 uomini, originari principalmente dal Bangladesh, dall'India e dal Nepal. Molti di questi, oltre 100, hanno rivelato di essere stati vittime di lavori forzati. Una serie di abusi che vanno dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno fino alle disastrose condizioni degli alloggi, passando dalla confisca del passaporto e dagli stipendi non pagati. Pronta la risposta del comitato che sovrintende all'organizzione della rassegna mondiale in Qatar: "Le condizioni che sono state riportate non rappresentano la situazione complessiva della forza lavoro. Il dossier dipinge un quadro fuorviante". Lo sfruttamento, spiega Amnesty, trova terreno fertile nel sistema dello sponsor in vigore in Qatar (detto kafala), in base al quale un migrante non può cambiare lavoro o lasciare il paese senza il permesso dei datore di lavoro. La tanto pubblicizzata riforma di questo sistema, annunciata alla fine del 2015, secondo la Ong modificherà ben poco la dinamica dei rapporti tra lavoratori migranti e loro datori di lavoro. "Per calciatori e tifosi lo stadio di un Mondiale è un luogo da sogno, ma per alcuni degli operai che hanno parlato con noi è come vivere in un incubo", ha evidenziato il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, prima di puntare il dito contro la Fifa. "Nonostante cinque anni di promesse, la Fifa non ha fatto quasi nulla per far sì che i Mondiali di calcio del 2022 non venissero costruiti grazie allo sfruttamento del lavoro migrante", ha affermato. Shetty ha poi mandato un al nuovo presidente della Fifa, Gianni Infantino: "Il mondo del calcio non può chiudere gli occhi di fronte agli abusi nelle strutture e negli stadi in cui si giocano le partite. Se la nuova leadership della Fifa è seriamente intenzionata a cambiare pagina, non può permettere che un evento globale come il Mondiale si svolga negli stadi costruiti sull'abuso dei lavoratori migranti". "Alcuni dei più grandi campioni si saranno già allenati su terreni realizzati e mantenuti grazie allo sfruttamento del lavoro migrante. Presto, potrebbero giocare in stadi costruiti allo stesso modo. Ora -ha concluso- è il momento che i leader del mondo calcistico, se non vorranno sentirsi complici di tutto questo, prendano la parola: che si tratti di squadre come il Bayern di Monaco e il Psg o dei grandi sponsor come Adidas e Coca-Cola". La risposta della Fifa è stata affidata a un comunicato: "Siamo pienamente consapevoli dei rischi cui sono esposti i lavoratori in Qatar e dell'opportunità che ha la Fifa, insieme alle altre parti in causa, per migliorare le condizioni lavorative nel paese. Restiamo convinti che l'attrazione unica e la visibilità globale del Mondiale siano un forte catalizzatore per un cambiamento significativo".

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