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Modello di organizzazione e di gestione 231

13 marzo 2017

Rapporto Cave 2017 di Legambiente

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Raccolti dall'associazione ambientalista i principali numeri dell'attività estrattiva in Italia

Rapporto Cave 2017 di Legambiente

cave 2017Gli impatti economici ed ambientali, le norme regionali e le opportunità del settore relativamente all'economia circolare Intorno alle attività estrattive si giocherà nei prossimi anni una sfida di innovazione di grande interesse per il nostro Paese. Attraverso la chiave dell’economia circolare diventa infatti oggi possibile guardare in modo nuovo al futuro del settore delle costruzioni, anche per farlo uscire da una crisi che va avanti da nove anni. Attenzione, non si tratta di slogan o sogni ambientalisti, ma di processi già in corso in tante realtà europee e anche italiane, dove si sta concretamente dimostrando come oggi sia possibile ridurre il prelievo di materiali naturali, attraverso il riciclo e una progettazione attenta ai pro- cessi e alle prestazioni degli interventi. E che puntando su ricerca, innovazione e qualità dei prodotti si può tornare a far crescere imprese e occupati. Sono queste le ragioni per cui il nuovo Rapporto cave di Legambiente concentra la sua attenzione sulle opportunità e le scelte da intraprendere per il futuro del settore delle attività estrattive, e più in generale delle costruzioni in Italia. La sfida non è banale per arrivare a chiudere una stagione di scontro, inevitabile per i rilevantissimi impatti paesaggistici e ambientali che le attività estrattive producono e hanno prodotto nel territorio italiano. I numeri del resto sono impressionanti. Sono 2.012 i Comuni con al- meno una cava attiva presente sul proprio territorio (il 25,1% dei Comuni italiani, seppur in leggero calo si tratta di un quarto del totale) e quasi 1.000 i Comuni che hanno almeno 2 cave. Sono addirittura oltre 1.680 quelli con almeno una cava abbandonata o dismessa e 1.150 con almeno 2 siti. Del resto le attività estrattive hanno accompagnato i processi insediativi e l’identità delle nostre città (pensiamo agli straordinari marmi delle cattedrali toscane, lombarde o pugliesi), riguardano da vicino tanti settori tradizionali dell’economia - come edilizia e infrastrutture -, incrociano alcuni dei marchi più noti del Made in Italy nel Mondo, come la ceramica e i materiali pregiati. Ma soprattutto sono attività con un impatto rilevante nei territori, e inevitabilmente sollecitano ragionamenti che riguardano il rapporto con una risorsa non rinnovabile come il suolo e di gestione dei beni comuni. È al cuore di questo conflitto tra identità e innovazione che dobbiamo guardare per capire la strada da intraprendere per il futuro del settore. Per capire la situazione delle attività estrattive nel nostro Paese occorre partire dai numeri e dai cambiamenti avvenuti a seguito della lunga crisi del settore delle costruzioni, cominciata nel 2008 e non ancora conclusa. La fotografia aggiornata della situazione italiana è impressionante. Le cave attive sono 4.752 mentre sono 13.414 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. A queste infatti bisognerebbe sommare le cave abbandonate del Friuli Venezia Giulia , Regione in cui non esiste un monitoraggio nè altre fonti, e di Lazio e Calabria, dove gli ultimi dati risalgono ormai a qualche anno fa e sono di fatto parziali, il numero complessivo arriverebbe ad almeno 14 mila cave dismesse. Rispetti agli ultimi anni si nota ancora marcatamente la crisi del settore edilizio che ha ridotto i dati delle quantità estratte in particolare per sabbia e ghiaia, ma i numeri rimangono comunque molto alti. Sono 53 i milioni di metri cubi estratti nel 2015 solo per sabbia e ghiaia , materiali fondamentali nelle costruzioni, ma elevati sono anche i quantitativi di calcare (22,1 milioni di metri cubi) e di pietre ornamentali (oltre 5,8 milioni di metri cubi). L’estrazione di sabbia e ghiaia rappresenta il 61% di tutti i materiali cavati in Italia; ai primi posti Lombardia, Puglia e Piemonte, che da sole raggiungono oltre il 59,3% del totale estratto ogni anno con circa 31,4 milioni di metri cubi.

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