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Modello di organizzazione e di gestione 231

26 luglio 2016

Repertorio delle storie di infortunio Un sabato di luglio

un operaio ha subito l’amputazione completa della mano destra

Repertorio delle storie di infortunio Un sabato di luglio

DoRS una nuova storia di infortunio

Repertorio delle storie di infortunio Un sabato di luglioPer me luglio è il mese più bello dell’anno. Le giornate sono lunghe e luminose, l’aria è calda ma asciutta, e poi ci si sente vicini alle ferie. Quel sabato di luglio me lo ricordo bene, sono certo che non lo dimenticherò mai. Una mia conoscente stava facendo ristrutturare la sua casa nelle campagne del pinerolese, una ex-cascina, su due piani. I lavori erano già abbastanza avanti e si trattava allora di pensare ai pavimenti, quindi mi ha chiesto se ero disponibile a occuparmene. Ho accettato volentieri, anche perché la conoscevo ben e, e sapevo che mi avrebbe pagato a tempo e debito, non era di quelli che i soldi te li fanno sospirare. La signora era già in ritardo con i lavori ed aveva fretta di concluderli, quindi bisognava lavorare anche di sabato. “ Non è un problema ” le avevo detto, “ siamo abituati ”, e così il venerdì pomeriggio, finito un altro lavoro, ho portato a casa della signora le attrezzature necessarie (macchina per gli intonaci e compressore ). L’indomani alle 7 ero già lì con il camioncino carico di sabbia e malta, e mentre preparavo tutto il necessario sono arrivati anche Angelo e Luigi, due ragazzi poco più che ventenni che conoscevo fin da quando erano bambini, e che da poco avevano preso la partita IVA. Collaboravo spesso con loro, eravamo amici, e lavorare insieme era un piacere: vedevo in loro l’entusiasmo che io stesso avevo vent’anni fa, quando avevo iniziato a lavorare per conto mio. Il sapere che non avevo padroni a cui rendere conto e che se più lavoravo più guadagnavo mi esaltava. Quel mattino dovevamo realizzare il sottofondo per le piastrelle di quella che doveva diventare la cucina-soggiorno, un locale molto ampi o, circa 40 metri quadrati. Luigi aveva detto che lui preferiva lavorare all’esterno, ad alimentare la macchina trasportatrice, così io e Angelo ci siamo invece dedicati alla stesa del l’impasto cementizio per realizzare il fondo liscio su cui poi piazzare le piastrelle. La macchina trasportatrice è piuttosto semplice: un serbatoio cilindrico montato orizzontalmente su ruote, dotato superiormente di un oblò per il caricamento, e con un bocchettone per il collegamento al compressore ed un secondo bocchettone per l’uscita dell’impasto . L’utilizzo è altrettanto semplice: attraverso l’oblò superiore si caricano all’interno la sabbia, la malta e l’acqua, che un braccio rotante dotato di palette raschianti provvede a miscelare. Fatto l’impasto, si chiude l’oblò, si apre la valvola dell’aria compressa e quindi si apre la valvola per l’uscita dell’impasto. La pressione dell’aria spinge l’impasto attraverso il bocchettone di uscita e da lì nel tubo di gomma dal quale viene poi distribuito sul pavimento e lisciato a dovere. Quando l’impasto è finito, si chiudono le due valvole, si fa sfogare la pressione e si inizia un nuovo ciclo. La storia continua sul sito DoRS

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