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Modello di organizzazione e di gestione 231

24 settembre 2014

Rischio sovraccarico biomeccanico caseario


Rischio sovraccarico biomeccanico caseario

Le patologie muscolo scheletriche rappresentano oggi uno dei problemi più rilevanti nel campo delle malattie occupazionali.

Valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori nei processi di caseificazione industriale” - a cura di L. Murgia, T. Marras, M. Bullitta e M. Angius (Servizio SPRESAL, ASL Sassari), T. Gallu e A. Pazzona (Dipartimento Ingegneria del Territorio, Università degli Studi, Sassari) – si ricorda che l’ industria alimentare rappresenta uno dei settori in cui i rischi ergonomici sono presenti. Nonostante il crescente livello di automazione “permangono numerose attività manuali che richiedono frequenti stazionamenti prolungati in posizione eretta, sforzi di trazione e di prensione, azioni ripetitive i cui ritmi sono spesso determinati dai macchinari delle linee di lavoro”. E sotto quest’aspetto il “settore dell’industria casearia ovina merita di essere accuratamente analizzato e valutato, considerata anche la concomitanza di altri fattori critici di rischio lavorativo quali la movimentazione di carichi pesanti e lo stesso ambiente di lavoro caratterizzato da un’elevata umidità ambientale, dall’alternanza di alte e basse temperature nelle diverse aree lavorative, dalla presenza di pavimenti costantemente bagnati”Si intendono  con questo termini i disturbi  muscolo­scheletrici di natura cronica che l'interessano i nervi, i tendini, i muscoli, le articolazioni, che insorgono in  risposta   a  cause  multifattoriali  e  cumulative.

I fattori d'insorgenza più importanti sono fortemente correlati all'organizzazione del lavoro e includono lo sforzo muscolare, le posture incongrue, i movimenti ripetitivi  e  i tempi  di recupero  insufficienti (Colombini et al., 2002; Armstrong et al., 1996).

Le affezioni  da sovraccarico biomeccanico  che interessano  l'arto  superiore,  inclusa  la spalla, sono identificate internazionalmente con l'acronimo UL-WMSDs, Upper Limb .Work related Musculo Skeletal Disorders, e risultano in continuo aumento in tutti le tipologie di lavoro, fenomeno  che si riscontra  in  tutti i paesi  industrializzati  (Armaioli et  al.,  1996;  Baldasseroni et al., 1997; Webster et al., 1994).

L'industria alimentare  rappresenta  uno  dei  settori in  cui  il  problema  è  di  notevole importanza (Ghersi et al. 1996, Douillet e Aptel, 2000) anche in considerazione del fatto che, nonostante il crescente livello di automazione,  permangono numerose attività manuali che richiedono frequenti stazionamenti  prolungati  in  posizione  eretta, sforzi di  trazione e  di prensione, azioni ripetitive i cui ritmi sono spesso  determinati dai macchinari delle linee di lavoro. Sotto quest'aspetto  il settore dell'industria casearia ovina merita di essere accuratamente analizzato e valutato, considerata anche la concomitanza di altri fattori critici di rischio  lavorativo quali la movimentazione  di carichi  pesanti e  lo stesso ambiente di lavoro caratterizzato da un'elevata umidità ambientale,  dall'alternanza di alte e basse temperature nelle diverse aree lavorative, dalla presenza di pavimenti costantemente bagnati (Murgia  et al., 2003; Marras et al., 2005).

La misura accurata dell'esposizione ai fattori predisponenti allo sviluppo di patologie muscolo scheletriche durante l'attività lavorativa è di importanza rilevante sia per l'identificazione degli elementi critici che per la messa a punto di programmi nella prevenzione e nella riduzione del rischio.

Le tecniche sviluppate per valutare il rischio  ergonomico  si basano su approcci metodologici differenti  che  comportano  un  diverso  livello  di  precisione  della  stima.  I principali fattori occupazionali considerati sono: i movimenti ripetitivi ad alta frequenza.

La forza esercitata, le posture incongrue, il recupero insufficiente, la compressione di strutture anatomiche, le vibrazioni,  l'uso  di strumenti non ergonomici. In linea  generale le misure dell'esposizione al rischio si possono ottenere sulla base di:giudizi soggettivi espressi  dai lavoratori stessi  (attraverso  questionari o scale psicofisiche), di osservazioni sistematiche effettuate eia un esperto (col supporto di checklist e dei filmati video), di misure strumentali dirette  ( Van der  Beek  and  Fri.ngs-Dresen, 1998;  Capodaglio et  al.,  2001). 

Le tecniche osservazionali sono quelle più frequentemente utilizzate per la valutazione del carico biomeccanico  lavorativo e del rischio  ergonomico conseguente e la letteratura scientifica riporta numerosi metodi  messi  a punto  per  la valutazione  del rischio  a carico  degli  arti superiori. Non esiste  un unico metodo  di riferimento,  ma l'adozione  di una  determinata tecnica deve essere modulata in funzione  degli obiettivi dell'indagine delle caratteristiche del lavoro, degli individui che useranno il metodo, delle risorse disponibili per la raccolta e l'analisi dei dati ( Takala et al., 2010 ).

Alcune metodiche di più semplice utilizzo  per una rapida  ricognizione  del problema ergonomico hanno trovato diffusa  applicazione  in vari ambiti lavorativi.  Tra i principali metodi di valutazione del rischio da movimenti ripetuti degli arti superiori citiamo: RULA - Rapid Upper-Limb  Assessment:  STR.I\IN INDEX: CTD  RISK INDEX; OSHA  CHECK LIST: ACGIH-HAL  -American Conf.  Govenun. Industria!Hygienist  hand activity  leve!; OCRA-Occupational Repetitive Actions.

metodi per la valutazione del rischio biomeccanico degli arti superiori.

a cura di L. Murgia, T. Marras, M. Bullitta e M. Angius (Servizio SPRESAL, ASL Sassari), T. Gallu e A. Pazzona (Dipartimento Ingegneria del Territorio, Università degli Studi, Sassari), intervento alla giornata di studio “Salute e sicurezza sul lavoro nel comparto zootecnico e caseario”


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