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Modello di organizzazione e di gestione 231

9 gennaio 2018

SISTEMI E-LEARNING OPEN SOURCE

MODI qualità ambiente sicurezza formazione modelli 231

E-learning formazione professionale

SISTEMI E-LEARNING OPEN SOURCE

SISTEMI E-LEARNING OPEN SOURCELa realizzazione di un percorso di formazione in modalità e-learning richiede la scelta di soluzioni tecnologiche capaci di soddisfare le specifiche definite in fase di progettazione del percorso stesso. In particolare, è necessario effettuare scelte relative all’acquisizione e messa in esercizio della infrastruttura tecnologica di base (costituita, tra l’altro, dalle piattaforme LMS e LCMS) da utilizzare a supporto del percorso di formazione.

Tali piattaforme tecnologiche, possono essere suddivise in tre categorie:

• piattaforme di tipo commerciale;

• piattaforme free o open source;

• piattaforme sviluppate ad hoc.

I sistemi appartenenti alla prima categoria consistono generalmente in software di tipo proprietario, il cui uso è soggetto alle condizioni contenute in un contratto di licenza che l’utente è tenuto ad accettare e che solitamente ne proibisce la modifica, la distribuzione e la riproduzione.

I sistemi software appartenenti alla seconda categoria sono distribuiti con una licenza che lascia all’utente la libertà di usare, studiare, modificare e ridistribuire il software. Le libertà concesse sono alla base del modello di sviluppo free o open source (OS), portatore di un modo nuovo di concepire la creazione e la distribuzione del software e di un inedito modello commerciale che ha echi notevoli nello sviluppo dell’informatica. Esse determinano spesso un alto numero di utenti che vengono a costituire una comunità di condivisione e scambio delle esperienze di utilizzo, che si sovrappone in parte alla comunità degli sviluppatori. Infatti, la libertà di modificare il software permette di adattarlo alle diverse esigenze (di norma mediante aggiunta di nuove funzionalità e/o miglioramento di quelle esistenti) e la libertà di ridistribuirlo spinge alla condivisione delle nuove versioni così sviluppate. Un altro effetto è la possibilità di verificare la correttezza del sistema su larga scala e in diverse condizioni di esercizio: ciò permette alla comunità degli sviluppatori di segnalare e rimuovere tempestivamente i bug (errori) e gli eventuali malfunzionamenti.

I sistemi software appartenenti alla terza categoria, infine, sono sviluppati ex novo per le esigenze di uno specifico progetto. Di conseguenza, essi hanno il vantaggio di rispondere con esattezza alle esigenze per cui sono stati creati e l’organizzazione, che li implementa per il proprio uso, ha il pieno possesso e controllo delle licenze. Tuttavia lo sviluppo ad hoc richiede un notevole impiego di risorse economiche, umane e di tempo.

Non si deve confondere il software open source con quello free: i due concetti sono strettamente legati ma non sono sinonimi. Anche se da un punto di vista tecnico/pratico ogni software che ricade sotto queste due grandi categorie (free e open source) permette di fare all’incirca le stesse cose, l’elemento concreto che li differenzia è relativo ai diritti e alle libertà concesse agli utenti ed è quindi costituito dalle licenze con cui il software viene distribuito, oltre che dalla filosofia sottostante.

I sostenitori del modello open source,  vedono in esso una modalità organizzativa e un modo di lavorare utile per ottenere prodotti caratterizzati da un alto grado di affidabilità e sicurezza. Al contrario, gli oppositori vedono il “disordine” dell’approccio open source come un ostacolo allo sviluppo di software di qualità.

In linea generale, gli aspetti positivi del software open source sono schematizzabili come segue:

• accesso alla tecnologia: non essendo appannaggio esclusivo, la tecnologia sviluppata è accessibile all’intera collettività;

• autonomia tecnologica: la tecnologia di un’applicazione open source non è proprietà esclusiva di un singolo soggetto. Ciò determina l’indipendenza dal fornitore;

• sviluppo incrementale: avendo a disposizione il codice sorgente, a fronte di nuovi requisiti non si deve affrontare lo sviluppo di un’applicazione ex novo, ma è possibile intervenire sull’applicazione esistente facendola evolvere secondo le proprie esigenze;

• “valore sociale”: la libera disponibilità del software determina uno spostamento del fulcro della tecnologia informatica da un asse puramente economico a uno basato sulla conoscenza. Attraverso i prodotti open source, la conoscenza delle tecnologie software viene condivisa, incentivata e, soprattutto, non resta appannaggio di pochi;

• riduzione dei costi: generalmente l’utilizzo e l’adattamento di un’applicazione open source richiedono costi minori rispetto ad un’analoga soluzione proprietaria e possono non esserci costi legati alle licenze d’uso, con la conseguente possibilità di ridurre la spesa per il software.

Per quanto concerne quest’ultimo aspetto, occorre sottolineare che l’adozione di sistemi open source può comportare rilevanti vantaggi economici solo se inserita in una opportuna strategia. I sistemi open source, infatti, sono solitamente distribuiti gratuitamente o a costi molto contenuti; tuttavia una corretta valutazione economica deve tenere conto non solo delle spese iniziali ma del complesso dei costi, inclusi quelli per i servizi di supporto, formazione, migrazione, installazione, personalizzazione e gestione.

Tra gli aspetti negativi del software aperto, invece, vi sono l’assenza nelle comunità titolari dei prodotti di un punto di riferimento unico per gli utenti; la necessità di risorse qualificate per le modifiche del codice sorgente; la difficoltà dal punto di vista giuridico di individuare le responsabilità in caso di malfunzionamenti, difetti o danni causati dall’uso della piattaforma; l’incertezza sugli sviluppi dei prodotti e su nuove versioni degli stessi e la minore offerta di servizi da parte del mercato.

Come accade ormai per numerosi ambiti applicativi, anche il panorama delle piattaforme di e-learning presenta soluzioni open source stabili che rappresentano una valida alternativa al software proprietario. Le Aziende che decidono di erogare progetti formativi in modalità e-learning e che si trovano, ad esempio, di fronte alla necessità di adottare una piattaforma di erogazione (LMS), hanno il bisogno di valutare le piattaforme open source in alternativa all’acquisizione di licenze di sistemi proprietari.

Le piattaforme di e-learning open source oggi disponibili sono generalmente rilasciate con una licenza nota come General Public License (GPL), che prevede per l’utente ampie possibilità di studiare, modificare e ridistribuire il codice, con l’unico vincolo del copyleft, ovvero la necessità di mantenere, al momento della ridistribuzione, i termini della licenza che tutelavano il software originario.

Anche per le piattaforme di e-learning open source, dunque, esiste la possibilità di modificare il codice sorgente allo scopo di adattare l’applicazione alle specifiche esigenze senza dover ricorrere ad un determinato fornitore e la possibilità di ridistribuire il codice stesso, cosa che consente il riuso delle applicazioni in contesti simili. In aggiunta, è da sottolineare che, sebbene molti sistemi software non li supportino ancora adeguatamente, lo sviluppo attuale delle piattaforme open source appare orientato in maniera crescente verso:

• conformità agli standard per il contenuto;

• rispetto delle norme sull’accessibilità per i soggetti diversamente abili.

Sul mercato esistono circa un centinaio di piattaforme LMS e-learning open source. Alcuni prodotti hanno raggiunto un ottimo livello di maturità e stabilità; altri si trovano ancora in fase sperimentale e altri ancora, creati all’interno di specifici progetti, risentono molto dell’ambiente in cui sono nati. Va sottolineato però che la valutazione delle piattaforme ai fini della loro adozione deve tener conto degli aspetti funzionali ma anche di attributi di qualità (quali l’adesione agli standard e la corrispondenza ai requisiti di accessibilità), oltre che la presenza di adeguata documentazione (utente e software) e la disponibilità dei software di base richiesti (sistemi operativi, DBMS, server web).

Uno dei punti cruciali rimane l’integrità dei progetti open-source alle normative di riferimento nel campo nazionale. Nei nostri approfondimenti sull’elearning, dobbiamo sempre tenere conto della formazione professionale. Per formazione professionale o istruzione professionale (in inglese: vocational training) si intende, in generale nel lavoro, il percorso di formazione che si deve intraprendere per accostarsi a una professione e per essere pronti ad entrare (o rientrare) nel mondo del lavoro.

Si parla di formazione professionale iniziale se questa è rivolta ai giovani che si accostano per la prima volta al mondo del lavoro.

Si parla di formazione professionale continua se è rivolta ad adulti che sono stati esclusi dal mondo del lavoro (disoccupato) e/o che intendono riqualificarsi in vista di un nuovo o di un migliore inserimento. La formazione professionale continua si inserisce nel concetto del cosiddetto lifelong learning, un termine inglese che possiamo tradurre con formazione lungo tutto il corso della vita. Serve a far capire che nella cosiddetta società della conoscenza l'apprendimento deve ormai svilupparsi come una componente permanente della propria attività di lavoro e del proprio sviluppo personale.

In Italia, in applicazione dell'art. 117 della Costituzione della Repubblica italiana, sono le Regioni ad avere autonoma competenza in materia di formazione professionale, a differenza dell'istruzione che è compito dello Stato tramite il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Un contributo importante alla formazione professionale viene anche fornito dagli enti di formazione privati che propongono contenuti formativi specialistici su settori specifici dell'apprendimento professionale. Molti corsi proposti da enti privati, purché accreditati presso le Regioni italiane, sono gratuiti in quanto finanziati con le risorse comunitarie del Fondo Sociale Europeo. L'accreditamento delle sedi formative è stato avviato con il Decreto del Ministero del Lavoro n. 166 del 26 maggio 2001, recepito dalle Regioni che, ai sensi dell'art. 117 della Costituzione, hanno poi applicato in modo autonomo, e spesso molto diverso, i criteri generali lì normati per il riconoscimento delle sedi formative. In alcune Regioni si è poi proceduto successivamente anche all'accreditamento del personale impegnato, in ruoli diversi, nella realizzazione di attività formative finanziate con risorse pubbliche. Si è data in tal modo un'importante garanzia in termini di qualità dei corsi erogati.

Quindi adattare un progetto open-source, all’erogazione della formazione professionale, non è cosa semplice, sia dal punto di vista dell’adeguamento normativo, sia nella gestione delle funzionalità che questo tipo di formazione richiede. Questo comporterebbe un eccessivo esborso economico nell’adattare le piattaforme, visto che lo sviluppo dei progetti open-source è legata essenzialmente al mercato U.S.A. e al mondo Universitario. Un ulteriore problema degli ultimi anni è che molte piattaforme free o open source si sono trasformate in organizzazioni commerciali rimanendo i progetti open-source a versioni obsolete.

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