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Modello di organizzazione e di gestione 231

19 marzo 2015

Sovramortalità legata al lavoro di notte


INCA news
Uno studio pubblicato di recente su American, Journal of Preventive Medicine mette ancora una volta in luce i rischi legati al lavoro di notte

L’espressione "orari atipici" si applica a tutte le forme di tempi di lavoro che si collocano al di fuori dell’orario settimanale standard.

Le forme atipiche più note sono il lavoro a turni, il lavoro di notte ed il lavoro nel fine settimana.

Il 19% dei lavoratori dell’Unione europea a 27 svolge un lavoro che comprende almeno 2 ore nella fascia oraria 22-05.

Il lavoro notturno si concentra maggiormente nei servizi e nel settore pubblico dove si concentra circa i 2/3 dei lavoratori di notte.

Nell’ultimo decennio la percentuale di lavoratori notturni ha visto un marcato aumento soprattutto per quanto concerne la popolazione lavoratrice femminile.

Il lavoro notturno determina una vasta tipologia di rischi da quello infortunistico, infatti gli infortuni che avvengono di notte, secondo gli studi di letteratura, presentano un tasso di gravità superiore; ad effetti sulla salute fisica.

Il lavoro notturno si associa sovente con una diminuzione della durata del sonno il che porta ad un deficit cronico (riduzione da 1 a 2 ore del sonno giornaliero).

La qualità del sonno goduto durante il giorno è di qualità inferiore (più corto, frazionato, disturbato da elementi esterni, ecc.) e dunque meno ristoratore.

Nei lavoratori notturni questa desincronizzazione fra i ritmi biologici e quelli imposti dall’orario di lavoro è assai significativa. Le conseguenze dei disturbi del sonno rappresentano un fattore moltiplicativo del rischio infortunistico ma anche dei “mancati infortuni “ meglio definibili come “quasi infortuni

Questo rischio diviene molto importante in relazione soprattutto al tragitto di ritorno a casa e siamo dunque nella casistica degli infortuni in itinere

Sovramortalità legata al lavoro di notteNewsletter medico-legale INCA n°76/2015


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