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Modello di organizzazione e di gestione 231

23 aprile 2015

Strage per la costruzione degli stadi in Qatar


Possiamo accettare, in silenzio, una strage per la costruzione degli stadi in Qatar per i prossimi campionati del mondo di calcio del 2022?
Articolo di Franco Mugliari

È quello che avvenendo nei cantieri di questo paese arabo, mentre sui giornali e in tv passano le immagini sulle meraviglie dei nuovi impianti e sulla presunta modernizzazione di Doha e delle altre città coinvolte. Sui morti, invece, silenzio tombale, come se non esistessero. 

L’unica denuncia arriva dalla solita voce isolata e inascoltata di Amnesty International e di alcuni sindacati, anche italiani, che raccontano i numeri dell’ecatombe: 1.200 operai morti sui cantieri fino ad oggi. In gran parte si tratta di manodopera, priva di qualsiasi forma di assistenza sanitaria, che arriva dal Nepal, dall’India e dal Bangladesh.

Un lungo elenco di vite sprecate, morti assurde , dovute alle incredibili condizioni di lavoro. Nei cantieri per i mondiali, infatti, si lavora fino a 16 ore al giorno, senza interruzione, con temperature che toccano il valore record di 50 gradi. E si muore d’infarto. 

Tenendo conto che ai nuovi stadi lavorano circa un milione di operai, se continua così e se non si interviene, da oggi al 2022 i morti potrebbero diventare oltre 4mila«Siamo dinanzi a una catastrofe, che noi abbiamo segnalato a tutte le autorità. Il governo di Doha ci ha risposto incaricando uno studio legale che ha prodotto su due piedi alcune, blande raccomandazioni, peraltro inattuate, sulle condizioni di lavoro» racconta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. E aggiunge: «Aspettiamo di sentire una parola dalla Fifa, che sta coprendo con una sorta di cortina fumogena la strage, parlando di un Paese moderno e di impianti all’avanguardia, senza però accennare alla strage». 


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