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Modello di organizzazione e di gestione 231

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24
Mag

Certificazioni volontarie CCIAA Cuneo fondi fino a 100.000 Euro


Contributi a favore delle imprese, La Camera di Commercio di Cuneo ha pubblicato un bando per la concessione di contributi

Certificazioni volontarie CCIAA Cuneo fondi fino a 100.000 Euro

BandoIn conformità con il Regolamento (UE) N. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «De Minimis» e il Regolamento (UE) N. 1408/2013 della Commissione per il settore agricolo come modificato dal Regolamento n. 2019/316 del 21.2.2019 (Pubblicati su Gazzetta Ufficiale UE L. 352/1 e L. 352/9 del 24.12.2013 – L. 51I del 22.2.2019)

La Camera di commercio di Cuneo, in collaborazione con le associazioni di categoria provinciali, ha deliberato l'apertura di un bando a favore delle imprese che sostengono spese relative alle certificazioni volontarie di prodotto e di processo.

I fondi a disposizione ammontano complessivamente a € 100.000,00.

Sono ammesse a presentare domanda le imprese aventi sede o unità locale cui è riferita l’attività oggetto di contributo in provincia di Cuneo, regolarmente iscritte al Registro Imprese e in regola con il pagamento del diritto annuale.
L'impresa deve risultare attiva al momento della liquidazione del contributo ovvero nel caso di conferimento l’impresa subentrante deve risultare in attività.
Ciascuna impresa può presentare una sola domanda di contributo.

Non possono partecipare al bando:
• le imprese beneficiarie del bando certificazioni volontarie 2018 (cod. 1803);
• le imprese che hanno in corso la fornitura di servizi a favore della Camera di commercio, anche a titolo gratuito, e per tutta la durata del contratto di fornitura;
• le imprese sottoposte a procedure concorsuali, in stato di liquidazione volontaria o che rientrino nella categoria delle “imprese in difficoltà” secondo la definizione comunitaria;
• i soggetti iscritti unicamente al Repertorio delle Notizie economiche e amministrative (REA).

Sono ammissibili le spese sostenute e fatturate nel periodo compreso tra il 1°/01/2019 e il 31/12/2019, nelle tipologie specificate nell'allegato al presente bando.
Le spese ammissibili devono essere riferite esclusivamente alla sede e/o unità locali ubicate in provincia di Cuneo.
Le spese al netto di Iva, complessivamente sostenute per le voci di cui all'allegato, non devono essere inferiori a € 700,00 e dovranno essere inderogabilmente pagate alla data di invio della domanda.

24
Mag

Bando voucher digitali I4.0 – anno 2019


concessione di contributi camerali per spese di formazione e consulenza per l'introduzione di tecnologie di innovazione digitale

Bando voucher digitali I4.0 - anno 2019

bando ravenna Bando voucher digitali I4.0 - anno 2019Il bando approvato con delibera di Giunta Camerale n 43 del 04/04/2019 si rivolge alle micro, piccole e medie imprese (MPMI) con l'obiettivo di promuovere l'utilizzo di servizi o soluzioni focalizzati sulle nuove tecnologie digitali in attuazione della strategia definita nel Piano nazionale Impresa 4.O Camera di Commercio Ravenna.

A pena di esclusione, le richieste di voucher devono essere trasmesse esclusivamente in modalità telematica, con firma digitale, attraverso lo sportello online “Contributi alle imprese”, all’interno del sistema Webtelemaco di Infocamere – Servizi e-gov, dalle ore 8:00 del 10 aprile 2019 alle ore 21:00 del 15 luglio 2019. Saranno automaticamente escluse le domande inviate prima e dopo tali termini. Non saranno considerate ammissibili altre modalità di trasmissione delle domande di ammissione al voucher.

L’invio telematico dovrà avvenire mediante la piattaforma WebTelemaco (http://webtelemaco.infocamere.it/) –Servizi e-gov - Contributi alle imprese.

Con il presente Bando, si intendono finanziare, tramite l’utilizzo di contributi a fondo perduto (voucher) le seguenti misure di innovazione tecnologica I4.0:

  • Misura A – Domande di contributo relative a servizi di formazione, consulenza e acquisto di attrezzature finalizzati all’introduzione delle tecnologie del Piano Impresa 4.0 per progetti condivisi da più imprese, presentati secondo quanto specificato nella parte generale del presente Bando e nella “Scheda 1 – Misura A”;
  • Misura B – Domande di contributo relative a servizi di formazione, consulenza e acquisto di attrezzature finalizzati all’introduzione delle tecnologie del Piano Impresa 4.0 per progetti presentati da singole imprese secondo quanto specificato nella parte generale del presente Bando e nella “Scheda 2 – Misura B”.

Utilizzo delle tecnologie di cui agli allegati A e B della legge 11 dicembre 2016, n. 232 e s.m.i. inclusa la pianificazione o progettazione dei relativi interventi e, specificamente:

  • Soluzioni per la manifattura avanzata
  • Manifattura additiva
  • Soluzioni tecnologiche per la navigazione immersiva, interattiva e partecipativa del e nell’ambiente reale (realtà aumentata, realtà virtuale e ricostruzioni 3D)
  • Simulazione
  • Integrazione verticale e orizzontale
  • Industrial Internet e IoT
  • Cloud
  • Cybersicurezza e business continuity
  • Big data e analytics
  • Soluzioni tecnologiche digitali di filiera finalizzate all’ottimizzazione della gestione della supply chain e della gestione delle relazioni con i diversi attori (es. sistemi che abilitano soluzioni di Drop Shipping, di “azzeramento di magazzino” e di “just in time”)
  • Software, piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-impresa, impresa-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field; incluse attività connesse a sistemi informativi e gestionali - ad es. ERP, MES, PLM, SCM, CRM, etc.- e progettazione ed utilizzo di tecnologie di tracciamento, ad es. RFID, barcode, etc)

Le risorse complessivamente stanziate a disposizione dei soggetti beneficiari ammontano a euro 200.000 interamente a carico della Camera di commercio e suddivise come da tabella seguente:

  • Misura A, euro 100.000
  • Misura B, euro 100.000

I voucher avranno un importo massimo:

  • per la Misura A di euro 10.000
  • per la Misura B di euro 5.000

Gli importi del contributo voucher sono limitati alle seguenti percentuali dei costi ammissibili:

  • per la Misura A al 50%
  • per la Misura B al 50%
E-learning_6.pngLink Camera di Commercio

20
Mag

Attestato falso, verifica attrezzature, Privacy



News sicurezza ambiente qualità E-learning #HSE, Banca dati Newsletter 17 del 20 Maggio 2019, Attestato falso, verifica attrezzature, Privacy, Download banca dati. In caso di difficoltà nel recupero credenziali, non esiti a inviare una mail a mail@portaleconsulenti.it. Ricordiamo che l'accesso al Portale è Gratuito per l'utilizzo dell'intera Banca Dati
E-learning_2.png
Certificazione e verifica attrezzature 
Dal 27 maggio la richiesta dei servizi è on-line. L’Inail ha implementato la gestione informatizzata dei servizi di certificazione e verifica resi dall’Istituto alle diverse tipologie di utenti: a partire dal 27 maggio prossimo, infatti, sarà operativo il nuovo applicativo CIVA.
E-learning_2.pngCircolare n. 7 del 6 maggio 2019 
benefici normativi e contributivi e rispetto della contrattazione
Vademecum ENEA serramenti e infissi 
cosa fare per accedere alla detrazione fiscale del 50% per il risparmio energetico
Manuale sul diritto europeo in materia di protezione dei dati 
Il manoscritto del presente manuale è stato completato nell’aprile 2018. Il presente manuale illustra le norme giuridiche in materia di protezione dei dati nell’ambito dell’Unione europea (UE) e del Consiglio d’Europa (CdE). Esso è volto ad assistere i professionisti non specializzati nel campo della protezione dei dati, compresi avvocati, giudici e altri professionisti in materia nonché soggetti che collaborano con altri organismi, come le organizzazioni non governative (ONG) che potrebbero dover affrontare problematiche giuridiche connesse alla protezione dei dati.
L’utilizzo di tecniche di rilevamento multi - e iper-spettrali per l’identificazione delle sorgenti di rischio amianto 
Seminario INAIL Roma, martedì 4 giugno 2019
installazione videosorveglianza sui luoghi di lavoro 
Ministero del Lavoro - interpello n.3/2019
Il futuro ruolo dei big data e dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro in Europa 
EU-OSHA sulla digitalizzazione e sulla SSL
Attestato di formazione falso 
Cassazione Penale, Sez. 7, 17 aprile 2019, n. 16715
Inail, Formazione dipendenti, valutazione d’impatto, rischio chimico 
sicurezza ambiente qualità E-learning #HSE, Banca dati Newsletter
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17
Mag

Circolare n. 7 del 6 maggio 2019


benefici normativi e contributivi e rispetto della contrattazione

Circolare n. 7 del 6 maggio 2019

circolareL'Ispettorato nazionale del lavoro pubblica la circolare n. 7 del 6 maggio 2019 relativa alla corretta applicazione, in sede di vigilanza, della disposizione di cui all'art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006.

Oggetto: art. 1, comma 1175, L. n. 296/2006 – benefici normativi e contributivi e rispetto della contrattazione collettiva. A seguito di alcune richieste di chiarimento e facendo seguito a quanto già illustrato con circ. n. 3/2018 di questo Ispettorato, si ritiene opportuno fornire alcune precisazioni in ordine alla corretta applicazione, in sede di vigilanza, della disposizione di cui all’art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006. Tale disposizione stabilisce che “a decorrere dal 1° luglio 2007, i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

In particolare si segnala, fra le condizioni che subordinano il godimento dei benefici, quella del “rispetto degli accordi e contratti collettivi (…)”. 
A tale riguardo e al fine di verificare se il datore di lavoro possa o meno fruire dei benefici, il personale ispettivo dovrà svolgere un accertamento sul merito del trattamento economico/normativo effettivamente garantito ai lavoratori e non un accertamento legato ad una formale applicazione del contratto sottoscritto dalle “organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. 

In altri termini, atteso che la disposizione in parola chiede il “rispetto” degli “accordi e contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, si ritiene che anche il datore di lavoro che si obblighi a corrispondere ai lavoratori dei trattamenti economici e normativi equivalenti o superiori a quelli previsti da tali contratti, possa legittimamente fruire dei benefici normativi e contributivi indicati dall’art. 1, comma 1175, della L. n. 296/2006; ciò, pertanto, a prescindere di quale sia il contratto collettivo “applicato” o, addirittura, a prescindere da una formale indicazione, abitualmente inserita nelle lettere di assunzione, circa la “applicazione” di uno specifico contratto collettivo. 
Si ricorda che la valutazione di equivalenza di cui sopra non potrà tenere conto di quei trattamenti previsti in favore del lavoratore che siano sottoposti, in tutto o in parte, a regimi di esenzione contributiva e/o fiscale (come ad es. avviene per il c.d. welfare aziendale). Resta fermo che lo scostamento dal contenuto degli accordi e contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale determinerà la perdita di eventuali benefici normativi e contributivi fruiti.

17
Mag

Vademecum ENEA serramenti e infissi


Vademecum ENEA: cosa fare per accedere alla detrazione fiscale del 50% per il risparmio energetico in caso di sostituzione dei serramenti

Vademecum ENEA serramenti e infissi

Vademecum ENEA serramenti e infissiPer gli interventi riguardanti la sostituzione di finestre comprensive di infissi è possibile detrarre il 50% delle spese totali sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2019, per un limite massimo di 60.000 euro per unità immobiliare.

Al riguardo ricordiamo il vademecum ENEA contenente la scheda riepilogativa dei requisiti tecnici richiesti e la documentazione da approntare per usufruire delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica in caso di sostituzione serramenti e infissi.

Negli articoli precedenti avevamo considerato, tra gli interventi detraibili, quelli riguardanti Parti comuni condominiali e Building automation.

SERRAMENTI E’ AGEVOLABILE LA SOSTITUZIONE DI FINESTRE COMPRENSIVE DI INFISSI, DELIMITANTI IL VOLUME RISCALDATO VERSO L’ESTERNO E VERSO VANI NON RISCALDATI CHE RISPETTANO I REQUISITI DI TRASMITTANZA TERMICA U, (W/m2 K), RIPORTATI IN TABELLA 2 del D.M. 26 gennaio 2010.

CHI PUÒ ACCEDERE: tutti i contribuenti che: - sostengono le spese di riqualificazione energetica; - posseggono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio; E’ possibile per tutti i contribuenti, in luogo delle detrazioni, optare per la cessione del credito(1) . 

PER QUALI EDIFICI: - alla data della richiesta di detrazione, devono essere “esistenti” ossia accatastati o con richiesta di accatastamento in corso e in regola con il pagamento di eventuali tributi; - devono essere dotati di impianto termico, come definito dalla nostra FAQ n.9D (http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/faq.pdf);

Vademecum ENEA serramenti e infissiVademecum ENEA serramenti e infissi


16
Mag

Manuale sul diritto europeo in materia di protezione dei dati


Il manoscritto del presente manuale è stato completato nell’aprile 2018

Manuale sul diritto europeo in materia di protezione dei dati

GDPRIl presente manuale illustra le norme giuridiche in materia di protezione dei dati nell’ambito dell’Unione europea (UE) e del Consiglio d’Europa (CdE). Esso è volto ad assistere i professionisti non specializzati nel campo della protezione dei dati, compresi avvocati, giudici e altri professionisti in materia nonché soggetti che collaborano con altri organismi, come le organizzazioni non governative (ONG) che potrebbero dover affrontare problematiche giuridiche connesse alla protezione dei dati.

Le nostre società sono sempre più digitalizzate. La velocità degli sviluppi tecnologici e le modalità di trattamento dei dati personali alla luce di tali cambiamenti hanno quotidianamente un impatto su ognuno di noi in vari modi. Recentemente sono stati rivisti i quadri giuridici dell’Unione europea (UE) e del Consiglio d’Europa che tutelano la riservatezza della vita privata e dei dati personali.

L’Europa è all’avanguardia in materia di protezione dei dati a livello mondiale. Le norme di protezione dei dati dell’UE si basano sulla convezione 108 del Consiglio d’Europa, sugli strumenti dell’UE, tra cui il regolamento generale sulla protezione dei dati e la direttiva sulla protezione dei dati destinata alla polizia e alle autorità giudiziarie penali, nonché sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di giustizia dell’Unione europea.
In materia di protezione dei dati l’UE e il Consiglio d’Europa hanno introdotto riforme ampie e a volte complesse, che comportano una vasta serie di benefici e ripercussioni sia per i singoli che per le aziende. Questo manuale intende sensibilizzare e migliorare la conoscenza sulle norme in materia di protezione dei dati, in particolare tra gli operatori del diritto non specializzati che si trovano a gestire questioni relative alla protezione dei dati nello svolgimento dei loro compiti.
Questo manuale nasce da una redazione congiunta dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), del Consiglio d’Europa (con la cancelleria della Corte europea dei diritti dell’uomo) e del Garante europeo della protezione dei dati.
Aggiorna l’edizione del 2014 e fa parte di una serie di manuali giuridici redatti congiuntamente dalla FRA e dal Consiglio d’Europa. Esprimiamo la nostra gratitudine alle autorità preposte alla protezione dei dati di Belgio, Estonia, Francia, Georgia, Irlanda, Italia, Monaco, Regno Unito, Svizzera e Ungheria per i riscontri utili da loro forniti sulla bozza del manuale. Inoltre, il nostro riconoscimento va anche all’unità «Protezione dei dati» della Commissione europea e alla sua unità «Protezione e flussi di dati internazionali». 
Ringraziamo la Corte di giustizia dell’Unione europea per l’assistenza documentale fornita durante i lavori preparatori di questo manuale. Infine vorremmo esprimere la nostra riconoscenza al Garante per la protezione dei dati personali che ha controllato la traduzione italiana del manuale.
Manuale sul diritto europeo in materia di protezione dei datiManuale sul diritto europeo in materia di protezione dei dati

16
Mag

L’utilizzo di tecniche di rilevamento multi – e iper-spettrali per l’identificazione delle sorgenti di rischio amianto


Seminario INAIL Roma, martedì 4 giugno 2019

L’utilizzo di tecniche di rilevamento multi - e iper-spettrali per l’identificazione delle sorgenti di rischio amianto

seminarioL’evento, co-organizzato da Inail Dit - Sapienza Università di Roma DICMA,  rappresenta un’importante occasione per illustrare gli esiti del progetto Bric Id 58, finalizzato alla definizione e messa a punto di tecniche di rilevamento ed analisi per il riconoscimento e la mappatura di materiali contenenti amianto (MCA), anche tramite l’utilizzo di dati telerilevati multispettrali ed iperspettrali.

L’attività svolta ha portato all’analisi di campioni rappresentativi di materiali e superfici contenenti amianto ed alla loro catalogazione ed opportuna processazione mediante analisi d’immagine iper-spettrale e multispettrale sia di prossimità che da remoto.
L’evento è volto a porre l’attenzione sulla identificazione e mappatura dei materiali contenenti amianto, diffusamente presenti sul territorio nazionale, nonché sulla valutazione e gestione del rischio amianto ai fini della tutela dei lavoratori addetti alla bonifica dei siti inquinati e degli ambienti di vita limitrofi.

Per partecipare è necessario effettuare l’iscrizione, inviando una mail di richiesta a dit.segreteriaeventi@inail.it
Per ulteriori informazioni:
Inail Dit - Sezione Tecnico Scientifica Trasferibilità delle attività di ricerca
Dott.ssa Daniela Gaetana Cogliani 0654876430
Dott.ssa Francesca Ceruti 0654876419
Data Inizio:
04/06/2019
Data Fine:
04/06/2019
Sede Evento:
Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale della Sapienza Università di Roma
Indirizzo:
Via Eudossiana, 18
Provincia:
RM
Info Email Evento:
dit.segreteriaeventi@inail.it
Info Telefono Evento:
0654876430 - 0654876419
E-learning_9.pngLink alla pagina INAIL dell'evento

15
Mag

Il futuro ruolo dei big data e dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro in Europa


EU-OSHA sulla digitalizzazione e sulla SSL

Il ruolo futuro dei big data e dell'apprendimento automatico nell'efficacia dell'ispezione sanitaria e di sicurezza

L’uso dei big data, unitamente alla tecnologia dell’apprendimento automatico, si diffonde sempre più nei luoghi di lavoro in Europa. Due nuovi documenti di discussione prospettici esaminano i benefici e i potenziali rischi connessi all’utilizzo di tali sviluppi digitali per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. L'articolo, che verte sull’uso dei big data per l’efficienza delle ispezioni, esamina gli obiettivi delle ispezioni nel settore della salute e sicurezza sul luogo di lavoro (SSL).

Le ispezioni sono probabilmente lo strumento politico più importante del lavoro governativo gli ispettorati utilizzano per garantire che le aziende adottino le misure necessarie per conformarsi alla professione norme di salute e sicurezza. Tuttavia, l'effetto che le ispezioni hanno dipende da diversi diversi fattori Un fattore fondamentale è il processo di selezione degli oggetti di ispezione, ad es. aziende o siti da ispezionare. In linea di principio, ci sono almeno tre diversi approcci di selezione a disposizione. 

Il primo approccio è quello di ispezionare tutte le società indipendentemente dal rischio potenziale, dalle dimensioni dell'azienda, tipo di industria o altri criteri. Il secondo approccio riguarda la selezione delle imprese basate su campionamento casuale, in cui ogni azienda, indipendentemente da qualsiasi caratteristica, ha un uguale probabilità di essere selezionato. Per quanto riguarda le condizioni preventive ed economiche, entrambe queste cose i metodi sono generalmente considerati inefficaci (Blanc, 2013).

Pertanto, la maggior parte degli ispettorati del lavoro seleziona oggetti sulla base del terzo approccio, vale a dire l'approccio basato sul rischio. In breve, il rischio basato approccio comporta la selezione di oggetti di ispezione sulla base del livello di rischio.

Sebbene l'approccio basato sul rischio sia un principio essenziale per la maggior parte degli ispettorati del lavoro moderni, ci sono sfide sostanziali per applicarlo nella pratica. La ragione principale di ciò è che sufficientemente Mancano metodi a grana fine per l'analisi del rischio (Mischke et al., 2013). Senza appropriato metodi per rendere possibile la definizione delle priorità basate sul rischio, l'approccio basato sul rischio è a rischio
diventando una dichiarazione politica governativa senza conseguenze pratiche tangibili. Quindi, lì è la necessità di sviluppare metodi che consentano il targeting di società ad alto rischio (Weil, 2008).

La maggior parte degli ispettorati del lavoro raccoglie e immagazzina enormi quantità di dati relativi ai propri oggetti di ispezione e le loro attività di ispezione. Pertanto, gli ispettorati possiedono potenzialmente grandi dimensioni e in rapida crescita volumi di dati, al giorno d'oggi chiamati "big data". Grandi dati, combinati con la macchina tecnologia di apprendimento, viene utilizzata a un ritmo crescente per diversi scopi predittivi, da imparare dalle tendenze nascoste nei dati. Ad esempio, il valore predittivo dei big data e della macchina le tecniche di apprendimento vengono testate in aree diverse come la prognosi del cancro e il paziente risultati, previsione di fallimenti, previsione del prezzo del petrolio, rilevamento di frodi fiscali, previsione di reati e previsioni del mercato azionario. La domanda fondamentale che viene affrontata in questo documento, tuttavia, è Indipendentemente dal fatto che l'uso dei big data e della tecnologia di apprendimento automatico mirino a un'ispezione ad alto rischio oggetti è una strada promettente per gli ispettorati del lavoro.

Il futuro ruolo dei big data e dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro in EuropaScarica Il futuro ruolo dei big data e dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro in Europa

Il documento è in lingua Inglese


9
Mag

Attestato di formazione falso

 

Cassazione Penale, Sez. 7, 17 aprile 2019, n. 16715

Attestato di formazione falso

Cassazione Penale, Sez. 7, 17 aprile 2019, n. 16715 Presidente: ROSI ELISABETTA Relatore: SCARCELLA ALESSIO Data Udienza: 08/02/2019
Fatto
1. Il Tribunale di Genova, con sentenza 8.11.2017 dichiarava l'imputato A. colpevole delle violazioni contravvenzionali in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro (artt. 71, co. 3, sanzionato dall'art. 87, co. 3, lett. b), d. Lgs. n. 81 del 2008; artt. 71, co. 7, lett. a), 73, commi 4 e 5, in relazione all'art. 87, comma 2, lett. c) e d), d. Lgs. n. 81 del 2008), in relazione a fatti del 2.11.2015 condannandolo alla pena di 11.200€ di ammenda.
2. Con il ricorso per cassazione, articolato con due motivi, il difensore iscritto all'Albo speciale ex art. 613 c.p.p., deduce:
1) violazione di legge in relazione all'art. 533, c.p.p. e correlato vizio di manifesta illogicità della motivazione (si censura la sentenza impugnata per aver il giudice di merito ritenuto i dipendenti della FIAN non adeguatamente formati e non equipaggiati, pervenendo altresì ad affermare che gli attestati sulla formazione fossero falsi perché precedenti alla data di assunzione; diversamente, si sostiene, la circostanza che l'imputato avesse impiegato operai non formati sarebbe rimasta sfornita di prova, avendo solo presunto il giudice che la circostanza fosse stata provata in base ad una valutazione di inverosimiglianza circa il fatto che il dipendente P.L. potesse aver ricevuto la formazione in data 24.10.2015, ossia prima ancora di essere assunto, senza tener conto che si trattava di operai assunti a tempo determinato, i quali venivano licenziati e riassunti in base alle commesse, e senza peraltro tenere in considerazione che spesso i corsi di formazione precedono l'avviamento al lavoro vero e proprio; il giudice avrebbe poi ricostruito l'incidente in conformità a quanto sostenuto dall'operatore della ASL che aveva formulato una mera ipotesi ricostruttiva, disattendendo invece quella dei due operai presenti al fatto, che avevano descritto una modalità della sua verificazione assolutamente diversa);
2) violazione di legge in relazione al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, nonché per la mancata applicazione della disciplina del concorso formale o della continuazione (si sostiene, anzitutto, che le attenuanti generiche sarebbero state negate erroneamente, basando il diniego sul mancato risarcimento al lavoratore infortunato, sulla sua mancata partecipazione al processo e sull'invio alla ASL di documentazione falsa per evitare di dar corso alle prescrizioni; in particolare, non si sarebbe tenuto conto di una serie di fattori attenuanti (condotta di vita antecedente al reato; condotta di vita contemporanea e susseguente; condizioni di vita individuale, familiare e sociale; comportamento processuale cristallino dell'imputato), laddove gli elementi valorizzati per il diniego non giustificavano in realtà tale giudizio, anzitutto perché il risarcimento è dovuto dall'INAIL e dalla compagnia assicuratrice, in secondo luogo perché la mancata partecipazione al processo è stata necessitata dalla notevole distanza tra la residenza in Sicilia dell'imputato e la sede del processo in Liguria; infine, quanto all'invio alla ASL di documentazione falsa, non vi sarebbe prova in atti, essendo frutto tale affermazione di una ipotesi del giudice non comprovata dagli atti processuali; il giudice, infine, avrebbe errato sia nel non riconoscere il concorso formale, trattandosi di danno effettuato con una sola azione od omissione che ha violato più norme, sia, ancora, nel non riconoscere la continuazione tra le violazioni contestate, erroneamente ritenendo che non vi fossero elementi a sostegno).
Diritto
3. Il ricorso è inammissibile in quanto proposto per motivi non consentiti dalla legge.
4. Ed invero, la sentenza impugnata illustra con dovizia di particolari e con percorso logico-argomentativo privo di sbavature od errori ricostruttivi le ragioni per le quali l'imputato è stato ritenuto colpevole delle contravvenzioni in materia di prevenzione infortuni sul lavoro, accertate a seguito di un infortunio sul cantiere allestito in Genova per la posa di alcuni cavi di fibra ottica ad un lavoratore extracomunitario suo dipendente; in particolare, dopo aver descritto i particolari dell'infortunio occorso al dipendente, il giudice è passato ad esaminare i fatti rilevanti ai fini dell'affermazione di responsabilità per i reati contravvenzionali rilevando che: a) il personale presente sul cantiere (segnatamente il P.L.) non aveva la formazione adatta per lo svolgimento dell'attività certamente pericolosa posta in essere; b) sul luogo era mostrato il POS in cui il datore di lavoro, conformemente alla visura camerale della CCIAA, risultava essere l'attuale ricorrente e non era presente alcuna indicazione sulla formazione specifica dei lavoratori; c) il coordinatore per la sicurezza, presente in loco, non essendo in condizione di fornire documentazione al riguardo, in un secondo momento aveva fatto pervenire la documentazione inviatagli dalla FIAN, da cui risultava che in nessuno degli eventi formativi organizzati dalla società erano però stati presenti i due lavoratori impiegati in quel cantiere, né il P.L. né il lavoratore infortunatosi, tale S., né tantomeno un terzo lavoratore, tale F., poi incontrato al pronto soccorso; d) le indagini successivamente svolte sul P.L., che aveva materialmente operato la movimentazione, consentivano di accertare che lo stesso era stato recentemente assunto in data 27.10.2015 e che il medesimo non avesse ricevuto formazione; e) richiesta di documentazione al riguardo, la FIAN aveva risposto inviando un attestato per la formazione successiva alla data del 2.11.2015, ma che recava una data antecedente; f) la falsità di tale attestato, in particolare, veniva desunta dal giudice non solo perché la data della supposta formazione (24.10.2015) era antecedente all'assunzione del P.L. (27.10.2015), ma soprattutto dal fatto che il progressivo dell'attestato corrispondeva ad un codice fiscale diverso rispetto a quello del lavoratore P.L.; g) gli accertamenti eseguiti presso la società che effettuava i corsi di formazione avevano dato infatti esito positivo, risultando invero che il progressivo indicato nell'attestato riguardava in effetti un altro lavoratore ed un altro corso; h) la deposizione resa dal P.L., infine, era risultata falsa, avendo egli fornito una versione assolutamente inverosimile sulla questione relativa all'attività di formazione che avrebbe svolto prima della data dell'infortunio al collega di lavoro (venendo a più riprese fatto oggetto di contestazione ex art. 500, c.p.p. da parte del PM nel corso dell'esame testimoniale) sia sulla sua situazione lavorativa con la FIAN (asserendo in chiusura del suo esame, di non avere più rapporti) sia, ancora, mostrando una disarmante ingenuità nell'affermare, a domanda del PM se qualcuno gli avesse indicato le modalità di movimentazione del pozzetto, che nessuno lo aveva fatto perché non ce n'era bisogno considerata la semplice manovra di sollevamento da svolgere; i) infine, sempre dalla sentenza emerge come lo stesso lavoratore infortunato avesse chiarito come la cinghia impressa sulle fotografie non era neppure quella usata per il posizionamento del pozzetto, precisando che quella utilizzata era molto più usurata ed era stata cambiata mentre egli veniva caricato sull'autoambulanza, aggiungendo di non aver ottenuto per il danno subito (amputazione di due dita) alcun risarcimento da parte della ditta dell'imputato o da terzi.
5. Sulla base, dunque, di tali consistenti elementi, il giudice ha concluso per la esistenza delle contravvenzioni oggetto di accertamento, non avendo provveduto, da un lato, ad adottare adeguate misure tecniche ed organizzative affinchè fossero impiegati accessori rispondenti alle vigenti normative idonei a garantire che il sollevamento del pozzetto avvenisse con una configurazione dell'imbracatura tale da evitare l'oscillazione lungo l'asse di rotazione, atteso che nel cantiere era presente solo una cinghia del tutto inidonea a spostare il pozzetto. Dall'altro, non avendo preso le misure necessarie affinchè il P.L., addetto alle manovre di sollevamento con la gru, avesse ricevuto una formazione, informazione ed addestramento adeguati e specifici, tali da consentire l'utilizzo delle attrezzature in modo idoneo e sicuro anche in relazione ai rischi che potevano esser causati ad altre persone; tale mancanza di formazione, come evidenzia il giudice di merito, ha avuto una diretta incidenza causale sull'infortunio, poiché i pezzi del manufatto, legati insieme e non singolarmente, sono entrati in rotazione, colpendo il lavoratore sito dentro lo scavo.
6. Orbene, al cospetto di tale apparato argomentativo, le doglianze del ricorrente appaiono del tutto prive di pregio, in quanto si risolvono non solo in censure puramente contestative ed in fatto, ma tradiscono in realtà il "dissenso" sulla ricostruzione dei fatti e sulla valutazione delle emergenze processuali svolta dal giudice di merito, operazione vietata in sede di legittimità, attingendo la sentenza impugnata e tacciandola per una presunta violazione di legge e per un vizio motivazionale con cui, in realtà, si propone una doglianza non suscettibile di sindacato da parte di questa Corte. Deve, sul punto, ribadirsi infatti che il controllo di legittimità operato dalla Corte di cassazione non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore possibile ricostruzione dei fatti, ne' deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se tale giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento (v., tra le tante: Sez. 5r n. 1004 del 30/11/1999 - dep. 31/01/2000, Moro, Rv. 215745).
E, sul punto, che l'attività di formazione del personale sul cantiere non fosse stata curata bene è desunta logicamente dal giudice con riferimento alla posizione del lavoratore P.L., al punto tale che la stessa società di cui l'imputato è legale rappresentante giunse a formare un documento falso che ne attestava la formazione, falsità corroborata non solo dall'anteriorità della data in cui la formazione sarebbe avvenuta rispetto alla data dell'assunzione, ma soprattutto dagli accertamenti svolti presso la società di formazione che avevano consentito di appurare che il cronologico esistente sull'attestato riguardasse in realtà un lavoratore diverso.
7. Quanto, poi, alla censura relativa al trattamento sanzionatorio, il giudice motiva il diniego delle attenuanti generiche escludendo la presenza di elementi giustificativi, dovendosi in particolare valorizzare, tra i tre elementi indicati dalla Corte, particolarmente la produzione della falsa documentazione da parte dell'imputato, che non solo denota particolare callidità nell'azione, ma è chiaramente descrittiva, nell'ottica del giudice, di un negativo giudizio sulla personalità dell'imputato, elemento che deve essere valutato ex art. 133, c.p., smentendo nel contempo la sussistenza dei fattori attenuanti invocati, tra cui proprio la condotta del reo successiva al reato, concretizzatasi nel produrre un documento falso all'organo di vigilanza per ottenere i benefici derivanti dalla procedura di cui al d. lgs. n. 758 del 1994, osta al riconoscimento dell'art. 62 bis, c.p.
Deve, in ogni caso, essere qui ribadito che la sussistenza di circostanze attenuanti rilevanti ai fini dell'art. 62-bis cod. pen. è oggetto di un giudizio di fatto e può essere esclusa dal giudice con motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria decisione, non sindacabile in sede di legittimità, purché non contraddittoria e congruamente motivata, neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per ciascuno dei pretesi fattori attenuanti indicati nell'Interesse dell'imputato (Sez. 6, n. 42688 del 24/09/2008 - dep. 14/11/2008, Caridi e altri, Rv. 242419).
8. Quanto poi alla contestata mancata applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, il giudice ne esclude l'applicabilità.
Sul punto, deve qui rilevarsi, quanto al concorso formale, che non risulta soddisfatta la condizione richiesta dal comma primo dell'art. 81, c.p. (ossia la violazione di diverse disposizioni di legge ovvero la commissione di più violazioni della medesima disposizione di legge con una sola azione od omissione, atteso che le violazioni di cui ai capi a) e b) sono riferite a condotte diverse; quanto poi alla mancata applicazione della disciplina del reato continuato, è ben vero che l'art. 81, comma secondo, cod. pen., non pone alcuna distinzione tra delitti e contravvenzioni, limitandosi a stabilire che "Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge".
La norma, infatti, si riferisce alle violazioni in genere e dunque ai reati, che possono essere indifferentemente sia i delitti che le contravvenzioni. La riduzione dei diversi reati, purché non eterogenei, in un trattamento sanzionatorio unico, rientra tuttavia nelle previsioni di detta norma alla sola condizione che in tema di continuazione l'elemento soggettivo comune ai reati presi in esame sia il dolo e non la colpa: circostanza da escludersi, nel caso di specie, trattandosi per ambedue le violazioni di reati contravvenzionali punibili a titolo di colpa. Ed invero è pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che la continuazione può essere ravvisata tra contravvenzioni solo se l'elemento soggettivo ad esse comune sia il dolo e non la colpa, atteso che la richiesta unicità del disegno criminoso è di natura intellettiva e consiste nella ideazione contemporanea di più azioni antigiuridiche programmate nelle loro linee essenziali (da ultimo, v.: Sez. 3, n. 10235 del 24/01/2013 - dep. 05/03/2013, Vitale, Rv. 254423). 
9. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma, ritenuta adeguata, di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, nella sede della S.C. di Cassazione, l'8 febbraio 2019
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